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Plini - Sunhead
25/11/2018
( 282 letture )
Continua a profumare di fresco e di stupore il percorso intrapreso dal giovanissimo Plini, all'anagrafe Plini Roessler-Holgate, nato nel relativamente vicino 1992 e stessa classe dell'autore di questa recensione. È innegabile lo stupore nell'ascoltare un EP di un coetaneo australiano dell'altra parte del mondo, che con semplicità scrive, arrangia, registra e passa alla fase di missaggio e produzione in maniera del tutto autonoma. Dopo il bellissimo Handmade Cities (2016) il chitarrista è ormai in tour con colossi del progressive metal odierno come TesseracT e Between the Buried and Me. Nonostante -a detta di Plini- il materiale scritto risulti immediatamente successivo a quello pubblicato due anni fa nel suo primo full length, si sente chiaramente che il musicista ha preso una nuova direzione musicale. Le influenze jazz e fusion, sia in alcune soluzioni compositive, sia nel tocco sulla sei corde, emergono in maniera nettamente più evidente, senza tuttavia oscurare la parte progressive metal e djent che da sempre permea le composizioni dell'artista.

Parlare di Plini, su un lavoro così particolare e soprattutto così corto -visto che l'EP dura in totale venti minuti- non è facile. Sunhead è un EP decisamente meno immediato rispetto ai lavori precedenti e presenta diverse sfumature di genere anche piuttosto nette. L'elegantissima copertina nera e grigia mostra tante piccole cose: barche, foglie, forchette e piccoli lumi da comodino. Sono proprio le piccole cose a servire da ispirazione all'artista.

"Sia da un punto di vista musicale che emotivo, la musica è fortemente influenzata da tutto il viaggiare e il fare tour degli ultimi due anni. L'EP Sunhead è l'espressione musicale della pura eccitazione che proviene dal viaggiare in nuovi posti, incontrare nuove persone e mangiare nuove cose."
(Plini)


Le parole del chitarrista che presentano Sunhead lasciano spazio all'ascoltate di immaginare l'EP come un lavoro decisamente intimo e personale. Questo si nota egregiamente fin dalle atmosfere della prima traccia. L'impronta jazz traspare fino dai primi accordi di Kind, dove molteplici strati di chitarre si sovrappongono sfociando rapidamente in una prima sezione distorta alla quale ne segue una in clean notevole. Molto bello anche il tempo incastrato dalla sezione ritmica di Simon Grove e Chris Allison. Il lavoro, soprattutto in termini di basse frequenze e brillantezza del suono, è missato egregiamente e le chitarre di Plini hanno sempre dei suoni eccellenti. Anche l'assolo di Kind, dolce e caldo, ci culla come il resto della composizione alla quale forse manca solo un momento che ci lasci a bocca aperta. La successiva Salt + Charcoal, scelta anche come canzone promozionale di Sunhead, percorre lidi più sperimentali e anche meno chiari. Nonostante alcuni passaggi molto interessanti come la meravigliosa ed elegantissima scala a 1.58, ne abbiamo anche altri con un vago sapore di già sentito e nel brano si respira un filo di discontinuità e vago disordine nella gestione delle idee. Il valido ma sprecato e decontestualizzato finale del brano ne è un esempio. Flâneur è invece la canzone più fuori binari e valida dell'EP, che vede la partecipazione del produttore Anomalie al piano e John Waugh al sassofono. Proprio questi due elementi nella parte centrale della traccia, offrono soluzioni jazz moderne -che richiamano decisamente gli Snarky Puppy- come l'assurdo assolo di sintetizzatore seguito da quello di sassofono. Scelte di composizioni eleganti e decisamente appaganti, che risultano realmente belle proprio da un punto di vista di estetica musicale. Qui il filo logico compositivo risulta molto più forte rendendo il motivo musicale più fruibile ai palati meno avvezzi al genere. Il finale jazzato è un autentica perla che viene tagliata da un finale molto netto, tipico del genere, ma forse un po' ostico visto l'andamento eccellente del brano. Tuttavia, la voglia di sentire maggiormente il chitarrista in questa sfaccettatura della sua musica, viene presto esaudita con la titletrack. La stessa Sunhead è anch'essa un brano di natura jazz, grazie a degli accordi leggermente acidi e distanti, che tuttavia vengono conditi con dei fraseggi decisamente più caldi che bilanciano l'armonia del pezzo. Ad arricchire il pezzo vi è anche un assolo di Tim Miller, professore di chitarra jazz del rinomato Berklee College of Music e musicista che ha collaborato con nomi notevoli della fusion come il chitarrista Mike Stern. Il brano si evolve poi verso echi djent e sezioni più energiche, riproponendo il tema principale in maniera forse troppo marcata e ripetitiva.

Al termine dell'ascolto dell'EP si ha una strana sensazione dovuta alle tante cose diverse che fanno parte di quest'ultima fatica di Plini. Il chitarrista senz'altro ha saputo valorizzare tutti gli strumenti dell'autoproduzione che abbiamo oggi, cercando di svecchiare e dare una connotazione più moderna anche ad alcune correnti jazz e fusion che non a tutti possono andare giù facilmente. Il risultato è un lavoro della quale si percepisce una netta svolta musicale, ma in alcuni parti un po' caotico e disomogeneo. Rimane fuori discussione la capacità di trovare delle scelte compositive incredibili e la capacità tecnica di Plini, tuttavia Sunhead rimane un buon lavoro con qualche frangente altalenante. L'oscillare dell'entusiasmo si sposta da punti meno coinvolgenti come alcune sezioni di Salt + Charcoal a punti di pura genialità ed estetica musicale come Flâneur. Ad ogni modo, questa sorta di miscela di strade percorribili risulta anche positiva e lascia alla fine dell'ascolto la sensazione che l'artista australiano sia davvero pronto a fare il salto di qualità. L'impressione di sentirlo nettamente più emozionante e in grado di comporre cose eccellenti, in questo EP emerge di più sulle parti in clean e sulle sezioni di natura jazz. A questo punto, non ci resta che attendere e vedere quale strada verrà imboccata da un punto di vista stilistico nel prossimo full length, ma una cosa è certa: Plini è uno che la strada sa percorrerla molto bene.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2018
Autoprodotto
Prog Metal
Tracklist
1. Kind
2. Salt + Charcoal
3. Flâneur
4. Sunhead
Line Up
Plini (Chitarra)
Simon Grove (Basso)
Chris Allison (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Devesh Dayal (Voce sulla traccia 2)
Anomalie (Piano e Sintetizzatore sulla traccia 3)
John Waugh (Sassofono sulla traccia 3)
Tim Miller (Chitarra sulla traccia 4)
 
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