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Evoken - Hypnagogia
26/11/2018
( 735 letture )
Paradisiani e chandleristi… Se dovessimo immaginare la scena doom come un continente popolato da tribù in stato di guerra semi-permanente nel nome di una difesa anche feroce dei confini delle proprie devozioni e, a sostegno della tesi, fossimo alla ricerca della classica eccezione a conferma della regola, i patronimici dei frontmen di Evoken ed Esoteric sarebbero probabilmente la carta vincente per garantirci un più che discreto alone di credito e autorevolezza. Beninteso, nulla a che vedere con una banale sovrapposizione delle ispirazioni e delle rese artistiche (a tutti gli effetti non così coincidenti, sia pur in presenza di punti di contatto non trascurabili), ma è un dato di fatto che le due band si sono sempre conquistate sul campo una sorta di trasversale e reciproco rispetto da parte dei rispettivi fans, a cui non è sfuggita l’analogia di un approccio alla materia doom diciamo poco convenzionale, se non del tutto eretico.
Non si tratta, ovviamente, di una banale questione di etichette e catalogazioni, ma di riuscire a cogliere la portata di due traiettorie nate per spiazzare i paladini dei rigidi confini tra generi e sottogeneri, oltretutto non nel nome di un ruffiano melting pot pentagrammatico che allarghi commercialmente la platea dei potenziali fruitori ma anzi, all’opposto, alzando a dismisura l’asticella della difficoltà di assimilazione e lambendo a più riprese la soglia dell’impenetrabilità, soprattutto in caso di ascolti distratti. Death, drone, funeral, black, non c’è praticamente un solo anfratto del metal orizzonte più oscuro che non sia stato visitato dalle spedizioni guidate da John Paradiso e Greg Chandler, i cui diari di viaggio, a partire rispettivamente da Embrace the Emptiness ed Epistemological Despondency, sono affidati ad album avvolti ormai da un’aura di immortalità. Non è certo un caso, dunque, che l’attesa per nuove partenze delle flotte di questi Cook e Magellano del doom si sia fatta sempre più spasmodica a mano a mano che sfumava l’eco dei loro ultimi viaggi e tocca agli Evoken riprendere il largo per primi, a più di sei anni di distanza da quell’Atra Mors che ha segnato un passaggio fondamentale nell’evoluzione della band della East Coast, concretizzando se non una vera e propria svolta intimista quantomeno un approfondimento della componente più atmosferica dell’ispirazione, peraltro senza il benché minimo arretramento in termini di approdi qualitativi.

E allora sciogliamolo subito, l’eventuale dubbio amletico di chi auspicasse una conferma o una smentita del (quasi) nuovo corso: questo Hypnagogia è una tappa ancora più significativa e decisiva in quel percorso di “europeizzazione” della proposta dei Nostri a cui accennavamo in sede di recensione del predecessore, ma, ancora una volta, non viene sprecato un solo grammo della classe sconfinata di cui Paradiso e soci hanno dato prova in una carriera ormai ultraventennale. Sorretto da un piano di volo ambizioso (sintetizzato fin dal titolo, in cui si fa riferimento alle allucinazioni che accompagnano il passaggio dallo stato di veglia al sonno, con il loro carico di drammatico realismo in grado di rendere dolorosamente concrete le esperienze del dormiente), l’album è il diario di un soldato della prima guerra mondiale nei suoi ultimi giorni di vita, alle prese con gli orrori disumanizzanti della vita in trincea mentre tutto intorno si consumava la prima, grande ecatombe di massa di una specie collettivamente votata all’autodistruzione sui campi di battaglia di tutta Europa.
Da Verdun a Ypres, dalla Somme alle Argonne passando per il Carso e l’Isonzo, la Storiografia ha provato da tempo a superare le modalità di narrazione tradizionali basate sulla dimensione meramente quantitativa del freddo snocciolamento dei numeri dei morti e dei feriti, dei mezzi messi fuori combattimento, dei chilometri conquistati e, grazie agli apporti della Letteratura, ha cominciato a indagare l’impatto della tragedia sulla sfera quotidianamente individuale, squarciando il velo sulle paure, le sofferenze, le ossessioni e le angosce che attanagliavano le singole “unità carbonio” in attesa dell’ordine di assalto verso il filo spinato della prima linea nemica. Ed è qui, in un universo fatto di fango, escrementi, corpi di vivi e morti in infettante promiscuità, che gli Evoken trasferiscono tutta la loro consolidata abilità di cantori della claustrofobia e dello smarrimento, confermando una capacità straordinaria nel maneggiare l’intero spettro dei registri e dei toni, dall’epico al malinconico, dallo spettrale all’abrasivo, ma, come si accennava in precedenza, la componente più “fertile” è stavolta proprio quella atmosferica, che si posa su larghi tratti della trama come una patina ora drammatica, ora struggente, ora quasi liricamente poetica, generando così un impeccabile effetto di controcanto con le parti più monoliticamente definite.
A rendere plasticamente evidente la nuova dimensione, il cantato completa la parziale mutazione avviata in Atra Mors riservando uno spazio sempre più significativo alle parti in clean, sia pure in un contesto in cui è ancora il growl il timbro prevalente (e sempre in una declinazione spigolosa e acida con vista sulle dissonanze di scuola black, piuttosto che in quella “catacombale” alla Thomas A.G.) e aprendo così un’ulteriore, importante varco all’ingresso di refoli melodici in un impianto che risulterà immediatamente mutato rispetto ai lavori delle primissima ora.

L’opener The Fear After è in quest’ottica assolutamente indicativa e può tranquillamente assurgere a paradigma del progressivo abbandono dei lidi funeral che, peraltro in via mai esclusiva (è bene sottolinearlo, stante una catalogazione non di rado sommaria anche in fonti autorevoli), erano stati meta di frequenti ormeggi in album come Embrace the Emptiness o Antithesis of Light. L’impasto doom, infatti, è continuamente tormentato da strappi death e placato da improvvise sospensioni della tensione, che però non arrivano mai a lambire le cristallizzazioni che ci aspetteremmo da discepoli fedeli della lezione Skepticism o Mournful Congregation. Il contenuto di ciò che stava bollendo in pentola, del resto, lo aveva lasciato abbondantemente intuire Valorous Consternation, singolo ad alto tasso muscolare e tellurico rilasciato in anteprima dalla Profound Lore Records insieme alla meno imprescindibile Ceremony of Bleeding, traccia che al contrario aveva instillato qualche preoccupazione sulla resa complessiva del platter e che invece è fortunatamente solo il gradino più basso di una scala che resta saldamente appoggiata alla vetta della qualità.
E i paesaggi mozzafiato si aprono in tutta la loro magnificenza nella coppia Schadenfreude/Too Feign Ebullience, in cui si riuniscono a convegno gli echi dei giganti del genere, dai My Dying Bride ai Saturnus, passando per gli Swallow the Sun. Ed è soprattutto nella seconda delle due tracce che si rischia di raggiungere l’estasi, tra un avvio quasi epico, un magistrale stop scandito dai rintocchi di batteria e un finale in purissimo stato di abbandono e poesia, con il violoncello e il pianoforte a disputarsi la palma di macchina malinconica per eccellenza e a candidarsi come cineprese musicali per un campo lungo cinematografico che inquadri la desolazione di un campo di battaglia appena abbandonato dal frastuono di uomini e armi (stavolta tocca ai Draconian degli esordi, la citazione come possibile pietra di paragone). Detto della lisergica titletrack e dell’eterea Hypnopompic, “sorelle minori” in termini di minutaggio ma imprescindibili per la modulazione del flusso narrativo, il finale è affidato a un’altra delle perle dell’album, The Weald of Perished Man, ennesima dimostrazione della capacità degli Evoken di sconfinare in territori dove non ci aspetteremmo di trovarli. Stavolta tocca a una lunga, sognante introduzione ambient appena increspata dalla voce di Paradiso qui apparentemente in modalità cantastorie, ma ecco che l’atmosfera si apre progressivamente a suggestioni space/cosmic, indirizzandoci verso il finale in cui l’anima del soldato morente indirizza una preghiera semplice e drammatica a un corpo che, nato già prigione per destino, negli orrori delle trincee e della guerra è diventato un carceriere ancora più spietato:

Please let me go…

Tutte le possibili gradazioni del dolore rese ancora più vive dal senso di impotenza di fronte a una tragedia collettiva, il senso di annullamento dell’individualità mentre tutto intorno l’universo sensibile regredisce a uno stato bestialmente primordiale di pura sopravvivenza, la perdita della percezione del confine tra allucinazioni e realtà nell’impossibilità di stabilire quale delle due opzioni sia meno terrificante, Hypnagogia è un album che supera di slancio la soglia del coinvolgimento emozionale per puntare direttamente alla commozione. Sei interminabili anni di attesa ma la risposta è sempre la stessa: per gli Evoken la stagione dei capolavori non finisce mai.



VOTO RECENSORE
86
VOTO LETTORI
96 su 3 voti [ VOTA]
Le Marquis de Fremont
Venerdì 30 Novembre 2018, 13.16.12
9
Ecco un altro eccellente album di questa band assolutamente creativa e che sa comporre pezzi carichi di grandi emozioni. Già il precedente Atra Mors era notevole ma questo è una signora conferma. Mi piacciono soprattutto le combinazioni tra i riff doom e le parti atmosferiche che caratterizzano molto la loro musica. Inoltre, non hanno mai cali di livello tra i brani Se posso proprio fare una scelta, oltre ai già segnalati Valorous Costernation e Schadenfreude, metto anche The Weald of Perished Men tra i miei preferiti. Una delle migliori uscite dell'anno. A chi chiede, consiglio l'intera discografia. Non hanno mai fatto un passo indietro. Au revoir.
Giasse
Martedì 27 Novembre 2018, 22.50.44
8
@no fun: estremi sono estremi e Marcio ha centrato il paragone con i dISEMBOWELMENT. Io mi cibutterei senza remore 😉 @Red Rainbow: capito. In effetti anche a me piacciono molto entrambi! Visto che hai citato Giomaster ne approfitto per salutare lui e tutta la compagine veneta!!!
gianmarco
Martedì 27 Novembre 2018, 0.39.40
7
Valorous Costernation e Schadenfreude le mie preferite .
Stagger Lee
Martedì 27 Novembre 2018, 0.04.57
6
Gira nei miei auricolari dal giorno di uscita! Insomma... per me è un capolavoro. Appassionato e commovente. Altra gemma di una discografia perfetta. Ammetto di non avere ancora letto la recensione ma appena ho possibilità non mancherò. Un saluto a No Fun che mi sta simpatico di brutto!!
Marcio
Lunedì 26 Novembre 2018, 22.19.54
5
Ottima recensione, complimenti vivissimi. Io per fare un paragona avrei citato la sacra triade inglese e non solo i MBD. Ad esempio, nella bellissima Schadenfreude sento echi dei Paradise Lost e non credo di esser pazzo. Riguardo i trascorsi degli Evoken penso che la band di doom estremo che più si avvicna ai nostri siano i maestri dISEMBOWELMENT. I lidi funeral li trovo molto accentuanti in alcuni brani presenti in Anthitesis of light e A caress of the void (bellissimo, procuratelo).
No Fun
Lunedì 26 Novembre 2018, 22.06.06
4
@Giasse col suo commento mi ha messo una pulce nell'orecchio: ma quindi i precedenti lavori degli Evoken sono più su coordinate funeral o extre doom? Perché se è così... slurp! mi ripercorro la discografia... @zolfo (penso te l'abbiano già detto, non hai bisogno di un nick con un cognome così ) è come dici tu, sono quelle trame inesorabili che mi sembrano "disturbate" dal brontolio death, come se durante un rito esoterico senti uno che si mette a tossire, che diamine!
Red Rainbow
Lunedì 26 Novembre 2018, 21.53.51
3
Ahahah, Giasse, tu e Giomaster siete stati per anni la mia doom (e dintorni) lettura preferita, è un onore avere qualche cromosoma in comune coi miei Maestri... Per le affinità tra Evoken ed Esoteric la penso come te (infatti ho parlato di traiettorie "non così coincidenti", ancora meno dopo quest'album, che credo assolutamente non nelle corde di Chandler e soci), mi riferivo solo al fatto che non è raro che chi apprezza gli uni sia in sintonia anche con gli altri e viceversa... @No Fun: il death doom è una bestia strana, per chi come me arrivava dal doom "puro" non è stato facile, all'inizio, accettare gli strappi death sulle mie amate, ordinate, monolitiche trame doom, però all'improvviso è scattato qualcosa e oggi (nei lavori migliori, intendo) credo che sia una delle migliori combinazioni tra generi di tutto il metal pianeta. Se posso darti un consiglio, insisterei ancora con gli Swallow the Sun, secondo me prima o poi dio Juha ti apparirà in tutta la sua magnificenza...
Giasse
Lunedì 26 Novembre 2018, 21.28.44
2
Premesso che godo ad ogni tua recensione, sia per materia trattata sia per lo stile verboso che utilizzi che mi ricorda qualche redattore del passato meno recente 😜, non condivido in toto il paragone con gli Esoteric che trovo molto più "psichedelici" (passami il termine) a dispetto di un moniker, quello degli Evoken, che di concretezza ne sfodera davvero molto (in passato anche troppa volendosi rifare agli stilemi extreme doom). Detto ciò, prima di un commento su questo ultimo platter vorrei prendermi più tempo. Anzi... Lo voglio proprio ascoltare partendo dal fisico, non appena arriva. Detto ciò... Saluti a tutti!
No Fun
Lunedì 26 Novembre 2018, 21.26.33
1
Bellissimo lavoro. Non avevo capito che parlasse dell'esperienza di un soldato nella prima guerra mondiale, così acquista ulteriore spessore. Per me è un po' difficile da assimilare perché il death /doom non mi entusiasma e non so bene per quale motivo (ho provato con Swallow the Sun, i primi Katatonia e... 'nzomma, ho sbavato invece per i Disembowelment) però pensavo di acquistarlo e di dedicargli più tempo... Stagger! A te la parola ...
INFORMAZIONI
2018
Profound Lore Records
Death / Doom
Tracklist
1. The Fear After
2. Valorous Consternation
3. Schadenfreude
4. Too Feign Ebullience
5. Hypnagogia
6. Ceremony of Bleeding
7. Hypnopompic
8. The Weald of Perished Men
Line Up
John Paradiso (Voce, Chitarre)
Chris Molinari (Chitarre)
Don Zaros (Tastiere)
David Wagner (Basso)
Vince Verkay (Batteria)
 
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