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Hate Eternal - Upon Desolate Sands
27/11/2018
( 2411 letture )
Ci è voluto meno tempo del solito per ascoltare un nuovo disco degli Hate Eternal, che a differenza di come fatto in passato, rilasciano il freschissimo Upon Desolate Sands soltanto a tre anni di distanza dal precedente, e ottimo, Infernus. Erik Rutan non accenna dunque a fermarmi o rallentare, ma anzi, ancora una volta dimostra di voler dare alla sua creatura un diverso aspetto pur mantenendo le caratteristiche che da ormai anni la rendono unica.

Per alcuni potrebbe far strano se non addirittura preoccupare il fatto che il gruppo abbia cambiato qualcosa all'interno della proposta, ma sarebbe un errore approcciarsi al disco con timore, e anzi, meglio esser curiosi; le anteprime avevano dato idea di un lavoro epico, che puntasse su atmosfere ricche di pathos e decisamente in linea con lo splendido artwork a cura dell'ormai arcinoto Eliran Kantor. Perché la grande caratteristica di Upon Desolate Sands è quella di essere un album decisamente più stratificato dei sui predecessori, e non è una cosa da poco, perché il lavoro richiede svariati ascolti per essere apprezzato nella sua interezza e per poter cogliere tutto l'incredibile lavoro di composizione; sia chiaro che si parla sempre di un album uscito dalla mente di Rutan, ma è evidente come il leader sia andato a ritroso nella sua carriera per prendere ispirazione da Gateways to Annihilation. Ma si parla di ispirazione, non di copiatura, e il concetto viene messo in chiaro da subito con The Violent Fury, e What Lies Beyond che partono al massimo e ci confermano un gruppo in ottima forma, in grado di rendere interessanti anche i passaggi più ragionati con melodie e soluzioni dinamiche (fare attenzione lle diverse tracce di chitarra). Con Nothingness of Being si ha un ritorno al passato, quel passato in cui Rutan militava nei Morbid Angel: è infatti un pezzo che punta su riff rocciosi, tempi moderati ed un impatto a livello di “atmosfere” semplicemente fantastico (quanto valore può aggiungere un piccolo arpeggio!).

Hear my cries, as they shatter the universe
Feel my longing, as I ponder on days of old
A life once known to me aeons ago...


Non si può quindi parlare di un album monotono, ma anzi, con gli ascolti si nota una grande varietà di soluzioni sia in termini di riff che di composizione (Portal of Myriad, Dark Age of Ruin o la teatrale Upon Desolate Sands), che però non sempre vengono esaltate a dovere a causa di un produzione che in alcuni momenti rende dei passaggi un po' troppo caotici e poco chiari. Un peccato, perché parliamo di un album molto stratificato e pieno di piccole trovate in grado di rendere il disco un ascolto fantastico, ed è altrettanto un peccato il fatto che a causa di ciò, l'ottimo lavoro di ogni singolo membro non sempre venga notato da subito. Oltre a Rutan, è doveroso premiare la prova di J.J. Hrubovcak al basso (ormai sempre presente nel mixer) e di Hannes Grossmann, che dimostra di essere un professionista di altissimo livello adattandosi perfettamente ad una proposta generalmente lontana dagli ambienti più progressive e ricercati.

Difficile restare delusi da un album come Upon Desolate Sands, che si colloca tra i lavori migliori del gruppo. Un album con un'anima diversa dai precedenti, in cui si ha la continua sensazione di essere al cospetto di un disco malinconico, sofferto. Può sembrare assurdo, folle, ma la conclusiva From Whom We have Lost, oltre ai testi tutt'altro che banali, marcano benissimo tale aspetto. Disco da top ten di fine anno.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
93.16 su 6 voti [ VOTA]
Pete
Venerdì 27 Novembre 2020, 17.06.47
14
Essendo il sottoscritto un seguace del Rutanesimo, non posso non amare qualsiasi cosa suonata, prodotta da quest'uomo. Concordo sul commento fatto dal buon Marco sulla produzione, che sotto certi aspetti concede al'ascoltatore, anzi obbliga l'ascoltatore a riascoltare il brano di nuovo ancor prima di andare avanti alle successive nel disco. Lavoro magistrale death elitario e non da scapocciamento. Band eternal, possibilmente senza odio. 80 pieno.
Alessio
Venerdì 21 Dicembre 2018, 18.01.02
13
Devo dire che dal primo impatto, che mi aveva lasciato dei dubbi...con gli ascolti è cresciuto tantissimo. E probabilmente è il migliore tra le ultime loro produzioni. Solo il "batterico" ogni tanto potrebbe pure regalarsi qualche mid-tempo in piu. Voto giusto
Giovanni Delle Bandenere
Mercoledì 19 Dicembre 2018, 13.12.14
12
Una bella mazzata e ottima produzione
Silvia
Giovedì 13 Dicembre 2018, 21.34.10
11
Sì anche a me è piaciuto molto e anche a me sta arrivando 😃. Penso che quest'anno abbia riservato molti bei dischi in vari generi metal. Questo devo ancora ascoltarlo bene
lisablack
Giovedì 13 Dicembre 2018, 21.27.41
10
Guarda mi arriva a giorni..l'ho sentito in streaming e mi ha preso tanto, tanto. Per me sarà una bella scoperta! Anche per quest'anno in ambito death, sono più che soddisfatta, avanti così anche per il 2019!!
Silvia
Giovedì 13 Dicembre 2018, 21.16.59
9
Lisa hai sentito l'ultimo Obliteration? Se sì che ne pensi?
lisablack
Giovedì 13 Dicembre 2018, 21.12.41
8
A fine anno si tirano le somme..disco death del 2018, e me ne piacciono un centinaio!!
Skeavy
Martedì 4 Dicembre 2018, 20.54.13
7
lethalzorker sciacquati quel cesso di bocca prima di definire pagliacci gli Slipknot, coglione!!!
lethalzorker
Martedì 4 Dicembre 2018, 18.46.21
6
DIscone clamoroso di vero, sano e fottutissimo old school death metal!!! E pensare che c'e' gente che pensa che metal estremo sia la 'musica' degli slipknot....Erik da solo piscia in testa a tutti e 6 o 7 quei pagliacci mascherati. Voto 95 !!
Pacino
Mercoledì 28 Novembre 2018, 13.26.44
5
Bomba, dimostrazione che per distruggere ogni cosa capiti sotto tiro non serve andare sempre a tavoletta e sparare 1000 note in 2 secondi, come facevano i Morbid Angel più efferati dei 90. Tra i migliori dell'anno nel genere. Voto 90
Silvia
Mercoledì 28 Novembre 2018, 13.00.23
4
Anche x me a primo ascolto sembra "malinconico, sofferto" come detto in recensione. Molto bella la copertina, penso che rispecchi le atmosfere del contenuto
Arkan
Mercoledì 28 Novembre 2018, 12.15.01
3
Già con il precedente 'Infernus' avevano dimostrato come si possa suonare brutali e moderni senza rinnegare un solo centimetro del retaggio classico del genere, ma questo album sposta ancora più avanti la concezione di death metal nel nuovo millennio: veloce, sulfureo, acre e avvolgente nelle sue tortuose sfaccettature, con un equilibrio tra le parti pressoché impeccabile. Rutan si dimostra ancora una volta uno dei compositori di punta in ambito estremo, e la sua creatura rappresenta una garanzia assoluta. Voto 83.
thrasher
Martedì 27 Novembre 2018, 19.55.21
2
Visti al no mercy festival del 2000 al palacquatica a milano.... Devastanti
lisablack
Martedì 27 Novembre 2018, 17.03.55
1
Bellissimo, tra i migliori album death dell'anno, e ce ne sono tanti che mi piacciono..l'ho già consumato. Tutti bei brani, su tutti la title track mi ha colpito particolarmente, 80 anche per me ma cresce con gli ascolti!
INFORMAZIONI
2018
Season of Mist
Death
Tracklist
1. The Violent Fury
2. What Lies Beyond
3. Vengeance Striketh
4. Nothingness of Being
5. All Hope Destroyed
6. Portal of Myriad
7. Dark Age of Ruin
8. Upon Desolate Sands
9. For Whom We Have Lost
Line Up
Erik Rutan (Voce, Chitarra)
J.J. Hrubovcak (Basso)
Hannes Grossmann (Batteria)
 
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