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Sage - Anno Domini 1573
30/11/2018
( 304 letture )
Storicamente, all’interno dell’immaginario tematico confacente alla musica metal, gli eventi storici realmente avvenuti rivestono un’importanza del tutto comparabile a quella relativa alle storie fantasy e diaboliche: senza per forza citare alcuni capisaldi della corrente epic, la quale è senza dubbio la prima ad essere associata alla storia, basti pensare ai racconti spesso narrati dalle band nordiche, racconti riguardanti truculente battaglie tra diverse tribù o clan che dir si voglia, non dimenticando che i precursori di quest’abitudine furono i Led Zeppelin con la loro conosciutissima Immigrant Song. Quest’oggi, ad impreziosire il nostro bagaglio culturale, ci pensano i Sage, sei musicisti croati che, nell’attesa di conoscerli di persona e verificare se siano veramente saggi come suggerisce il moniker, deliziano le nostre orecchie mai sazie con un debutto assoluto intitolato Anno Domini 1573; i Nostri saranno anche agli esordi, ma sono guidati da un signore che, se appellato alla stregua di “esordiente”, potrebbe iniziare a ridere fragorosamente e difficilmente potremmo prevedere il termine di questa ilare azione. Il chitarrista Enio Vuceta in patria è infatti considerato al pari di un Lemmy Kilmister, e a ragion veduta: a partire dagli anni 80 iniziò ad imperversare con i suoi Legija e da allora non si è più fermato giungendo ai giorni nostri con questo nuovo progetto che si accinge a celebrare un evento molto importante per la storia croata e slovena, ovverosia una rivolta contadina durata la bellezza di dodici giorni. Breve ma intensa, essa ha influenzato una miriade di scrittori-musicisti-attori compresi i Sage, i quali ne hanno realizzato attorno un concept album rappresentandoci una metaforica lotta tra bene e male in termini generali.

A questo punto vi chiederete giustamente: “Ma cosa diavolo suonano questi?” La risposta è semplice quanto intuitiva: power metal. Questo sottogenere tanto amato ma in egual misura odiato è il sottofondo musicale perfetto per raccontare le avventure di questi coraggiosi servi della gleba che sfidarono il potere feudale e consegnarono le proprie gesta alla Storia, soprattutto se non si tratta di un power statico e fermo agli antichi archetipi, ma di un ampio contenitore in cui trovano spazio venature progressive, epic e addirittura qualche passaggio gothic. Anno Domini 1573 inizia la propria cavalcata con Rivers Will Be Full of Blood, composizione nella quale le ottime doti del già citato Vuceta e quelle di Davor Busljeta sono sotto gli occhi di tutti: il primo dimostra grande feeling nell’addomesticare la propria chitarra in pieno power style mentre il vocalist può vantare, oltre ad un’importante somiglianza con Ronnie James Dio negli acuti, una voce stentorea che riesce a mettere d’accordo tutti a proposito della sua abilità, perfetta per il genere proposto. Rebellion, manifesto d’intenti della narrazione, implementa alla perfezione gli elementi epici alla Virgin Steele coniugandoli con un classico andamento heavy, mentre Wolf Priest possiede un refrain accattivante, ma per il resto risulta un brano piuttosto incolore, privo di particolari rilevanti. Non è da sottovalutare la presenza del tastierista all’interno dei Sage, un ruolo che Andrej Bozic interpreta molto bene intervenendo raramente in primo piano, ma mantenendo una costante presenza nelle cosiddette retrovie, donando atmosfera al sound del disco; Two Souls ne è un fulgido esempio, con il suddetto strumento a fare l’identico lavoro che svolgerebbe in una band AOR e il risultato non può che beneficiarne. Se poi ci aggiungiamo un fantastico assolo e la solita grande prova del cantante, la traccia diventa quasi perfetta e si candida alla vittoria come migliore prova dell’album. Ambito traguardo che viene conteso altresì dalla seguente Blacksmith’s Tale, molto hard rock nel suo incedere, una canzone vicina al prototipo del classico anthem perfetto da riproporre dal vivo e che rimane facilmente impressa nell’ascoltatore, al contrario di Man of Sorrow, che è più complessa e articolata (presenti anche alcuni cambi di tempo, fatto inusuale fino a quel momento), ma non per questo meno riuscita, anzi, i cori femminili situati a metà sono un tocco di classe che non tutti hanno il lusso di potersi permettere e contribuiscono ad innalzare una sorta di cortina mistica sul lavoro. Siamo in dirittura d’arrivo e notiamo subito una stranissima scelta, ovvero l’aver posizionato i tre singoli negli ultimi tre slot liberi della tracklist: preceduti da una rocciosissima Join Us, questa sì abbastanza pomposa con le tastiere in bella vista ma capace di ammaliare con la parte finale, si dimostrano essere i capitoli più sinfonici di tutto Anno Domini 1573, iniziando proprio dalla famosa aria che funge da incipit a Battle e che sfuma in una vera battaglia sonora a colpi di riff violenti e risposte di più soavi suoni melodici (questa Battle ricorda qualcosa dei nostrani Draugr), questi ultimi culminati nel ritorno dei cori dal gineceo. La sconfitta dei rivoltosi è certificata e suggellata dai canti gregoriani della conclusiva Heaven Open Your Gates, creatura dal tono fortemente evocativo ma soprattutto malinconico.

I Sage si confermano dunque una band futuribile con molti punti a favore e poche sbavature: forse un paio di brani sottotono li abbiamo, ma nel complesso parliamo di un debutto da considerare assolutamente positivo nel suo essere avvolto da stili differenti complementari tra loro. Insomma, per il sestetto balcanico ci sono, come direbbe Pozzetto, interessanti prospettive per il futuro e sta solamente a loro metterci l’impegno necessario a renderle reali; nel mentre, Anno Domini 1573 può girare per ore nei vostri stereo senza annoiarvi e vi farà rivivere un’epoca antica che per ovvi motivi rimane poco conosciuta nei nostri immaginari e vi dà un’opportunità di ampliare la vostra cultura. Comprare a scatola chiusa.



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2018
Rockshots Records
Power
Tracklist
1. Rivers Will Be Full of Blood
2. Rebellion
3. Wolf Priest
4. Dragon Heart
5. Two Souls
6. Blacksmith’s Tale
7. Man of Sorrow
8. Join Us
9. Treason
10. Battle
11. Heaven Open Your Gates
Line Up
Davor Busljeta (Voce)
Enio Vuceta (Chitarra)
Branimir Habek (Chitarra)
Andrej Bozic (Tastiera)
Marko Kakaric (Basso)
Goran Mikulek (Batteria)
 
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