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Voivod - Voivod
30/11/2018
( 568 letture )
Difficile, nonostante siano passati davvero molti anni dal loro irrompere sulla scena, immaginare un gruppo così importante, sottovalutato e costantemente divisivo come i Voivod. Avendo purtroppo gli anni sufficienti per ricordare come e quanto la critica ed i thrasher si divisero fin dall'uscita di War and Pain (o per i più addentro all'underground, fin dalle demo Anachronism e To the Death!...), posso anche testimoniare il fatto che qualità come passione ed attitudine fossero chiare fin dai loro acerbi "early days". Dopo anni di carriera punteggiati da uscite che sarebbero col tempo diventate degli autentici punti fermi di una certa scena sempre in bilico tra il successo e l'essere ignorati dai più, i Voivod arrivarono all'incisione di Voivod al culmine di un periodo molto particolare.
Chiusa per cause di forza maggiore l'era "E-Force" in seguito all'incidente stradale durante il tour del 1998 che coinvolse Eric Forrest, peraltro oggi impegnato con una band che si chiama proprio E-Force (oltre un anno di ospedale per lui, poi una band che al suo ritorno non aveva più entusiasmo ed un distacco avvenuto in modo tristemente naturale), con il ritorno in sala d'incisione avvenuto insieme a Jason Newsted, a sua volta transfuga da dei Metallica ormai lontanissimi dal suo modo di intendere la musica. Fu questo gioco di incastri della vita a far sì che il nuovo arrivato portasse durante il suo sessennio visibilità mondiale, una casa discografica ad hoc, ma soprattutto idee per un disco nuovo che, ancora una volta, avrebbe confermato come i Voivod fossero fino ad allora una band capace di rifarsi continuamente una verginità stilistica che era il loro pregio maggiore. Ottenendo un risultato divisivo, tanto per cambiare. Inoltre, Voivod sarebbe stato il disco del ritorno di Snake al microfono ed anche il testamento di Piggy, prossimo a soccombere alla sua malattia.

Per quanto riguarda la struttura di Voivod, a venire immediatamente fuori fin dalle prime note è il fatto che il disco è più votato al Rock che non al Prog Metal ed al Thrash. In tal modo risulta più lineare e meno propenso all'inserimento di quelle dissonanze geometriche che erano state lungamente marchio di fabbrica dei canadesi e certamente meno imprevedibile. La maggiore uniformità stilistica del prodotto è immediatamente ravvisabile in Gasmask Revival, con il Rock'n'Roll a dare nerbo al pezzo, le ritmiche bene in evidenza e quelle dissonanze prima richiamate tenute in secondo piano, quasi per ricordare di chi stiamo parlando. E la voce di Snake che porge un testo a sfondo sociale, riporta in un certo modo a casa. Tracce Stoner/HR in Facing Up, che concede spazio ad un dibattito sociologico che scorre su una traccia post settantiana in cui la sperimentazione del passato lascia echi ravvisabili nella parte centrale. Thrash e Rock che si mischiano in Blame Us, una specie di eredità dei Metallica di un particolare periodo, ancora condita da un testo che richiama al risveglio delle coscienze contro una certa politica (e purtroppo attualissimo anche adesso), fino alla psichedelica e straniante chiusura. Real Again?, che se fosse arrangiata in maniera un po' diversa e con una scelta dei suoni adeguata potrebbe somigliare a qualcosa dei Clash ibridati coi Nirvana (!) in certe linee di chitarra e della voce, è comunque ancora un episodio di stampo Stoner/HR/Rock, che poi lascia spazio a Rebel Robot, dall'ambientazione molto differente. Convulsa e nervosa, la traccia è un atto di ribellione contro il conformismo e l'accettazione della "robotizzazione" della propria esistenza. E' poi Away a porgere con la sua introduzione The Multiverse. E nonostante un titolo che sembra promettere un classico brano Voivod di stile Prog-Metal è ancora la psichedelia nella loro personale declinazione a farla da padrone insieme a all'HR/Stoner. In ogni caso elementi riconducibili al recente passato della band emergono comunque con chiarezza, per poi farsi più strada in I Don't Wanna Wake Up. Avvio liquido, poi riff allucinato ed acido, quasi sghembo, eppure dotato di grande melodia; una delle punte di diamante di Voivod. Ancora più privo di riferimenti con la realtà è Les Cigares Volants, il brano più anni 90 in scaletta. Schizoide, apparentemente privo di logica, segue in realtà quella dei Voivod, fatta per chi sente la musica come loro. Se però dobbiamo selezionare un brano in particolare all'interno della tracklist, è probabilmente Divine Sun a dover essere scelto. Un ipnotico riff molto voivodiano, un ritornello con la voce di Snake pulita e in un certo qual modo antica, oltre ad un finale basso e batteria, sono le caratteristiche principali della canzone. Con Reactor abbiamo a che fare con un altro pezzo dall'incedere diretto a dispetto di un riff nervosissimo. Un po' sospeso, o indeciso, se preferite, tra Rock'n'Roll e spirito degli anni precedenti, è una canzone di compromesso tra determinate situazioni tipicamente Voivod e quella vena immediata che caratterizza l'album; a partire dalla voce di Snake. E' quindi Newsted a dare il LA e Invisible Planet che parte con un testo "spaziale" che è ancora un benchmark dei Nostri, mentre musicalmente si basa su un riff quasi da manuale del Rock, rimacinato con il consueto modo di fare di Piggy & C. Strange and Ironic sembra proprio descrivere con il titolo l'essenza stessa della canzone, una specie di vademecum delle teorie del complotto che circolavano all'epoca ed in buona parte ancora adesso. Voce e musica, poi, sono concepite apposta per rendere tutto provocatorio e per fare un ironico omaggio a/contro chi crede in certe cose. Efficace in particolare la seconda parte. We Carry On, dalla quale fu tratto un video che escludeva ovviamente la ghost track spaziale che parte durante il settimo minuto. L'album si chiude quindi con un lungo Heavy Rock dal testo molto sentito e dalla musica immediata che racconta molto di come erano i Voivod dell'anno di grazia 2003.

Voivod non è certamente il miglior album della storia della band omonima, ma oltre ad essere stato prodotto da un gruppo che non ha mai fatto un vero passo falso in carriera -e non sono certo in molti a poterlo dire- ha più di una prerogativa interessante da poter vantare. Innanzi tutto, si tratta forse dell'ultimo lavoro targato Voivod di cui si possa dire che non viva di conserva speculando su quanto fatto negli album precedenti a lui vicini. L'ultimo, insomma, in cui i Voivod sperimentano un vero cambiamento ed anche se quello proposto da questo CD è in un certo senso circolare, recuperando certi elementi primordiali della loro musica, inserendovi richiami pur minoritari agli schemi più progressive e se di schemi si può parlare riferendosi ad un gruppo del genere, riuscendo ad essere innovativi pur rinunciando a qualsiasi elemento innovatore. Un lavoro che sale nella seconda metà, che si piazza nella discografia dei Voivod con assoluta dignità anche grazie ad una formazione che trovò subito un equilibrio ottimale, potendo contare sui 3/4 di quella originale più Jason Newsted e che spesso viene ancora sottostimato. Una specie di piazzola di ristoro dove il gruppo ha fatto l'ultima sosta prima di svoltare su una strada sempre molto interessante, ma priva di quelle curve vertiginose che erano state affrontate con costante, allucinata attitudine fuori paradigma.



VOTO RECENSORE
79
VOTO LETTORI
75 su 1 voti [ VOTA]
marmar
Giovedì 6 Dicembre 2018, 23.35.41
7
Uno dei pochi dischi dei Voivod che mi piace dall'inizio alla fine, e ho detto tutto.
GT_Oro
Martedì 4 Dicembre 2018, 12.40.30
6
E' comunque impressionante il livello qualitativo delle uscite targate Voivod, quando "va male" il voto qui è poco sotto l'80.
Galilee
Lunedì 3 Dicembre 2018, 21.00.41
5
Non è sicuramente il migliore dei Voivod, ma la sua porca figura la fa lo stesso.
Testamatta ride
Domenica 2 Dicembre 2018, 2.03.58
4
La recensione di Raven è piuttosto condivisibile, anche perché si sente il suo rispetto verso una band di tale portata. A me l'album piace tantissimo, poi quando capita che un disco assume anche un significato affettivo il giudizio sale al di là del suo valore intrinseco (che, a scanso di equivoci, per me è comunque altissimo a prescindere). We carry on è uno degli inni della mia vita. Ad ogni modo Voivod sempre numeri uno.
Mic
Sabato 1 Dicembre 2018, 12.45.55
3
Un 7 ci sta
tino
Sabato 1 Dicembre 2018, 12.01.45
2
ho apprezzato molto questo disco che scorre via senza troppi clamori ma comunque orecchiabile e trascinante nonostante il genere proposto dal gruppo, valore aggiunto (anche se non indispensabile) ovviamemnte la presenza del declassato jason che ha dimostrato molto umiltà e passione. un disco da riscoprire se si è fans del gruppo, se non lo siete e vi state avvicinando al gruppo potrebbe essere un buon punto di partenza anche se i capolavori sono altri. Per me 75
progster78
Sabato 1 Dicembre 2018, 10.10.12
1
Certo non sara' il migliore dei Voivod,ma altri gruppi farebbero carte false per registrare un disco del genere!voto 80.
INFORMAZIONI
2003
Chophouse Records
Heavy/Thrash
Tracklist
1. Gasmask Revival
2. Facing Up
3. Blame Us
4. Real Again?
5. Rebel Robot
6. The Multiverse
7. I Don't Wanna Wake Up
8. Les Cigares Volants
9. Divine Sun
10. Reactor
11. Invisible Planet
12. Strange And Ironic
13. We Carry On
Line Up
Denis Bélanger "Snake" (Voce)
Denis D'Amour "Piggy" (Chitarra)
Jason Newsted "Jasonic" (Basso)
Michel Langevin "Away" (Batteria)
 
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