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Sargeist - Unbound
01/12/2018
( 1407 letture )
”Senza satanismo, il black metal è mera musica. Le persone possono dire tutto ciò che vogliono per giustificare le loro sonorità, ma per me tutto questo è sacro come il Vangelo e come tale non può essere scisso dal legame spirituale e religioso.”
(Shatraug)


Ricordo come fosse ieri quando diciotto anni fa comprai a scatola chiuda quel piccolo capolavoro di Satanic Black Devotion. Da quel preciso giorno i Sargeist, insieme a pochi altri, sono divenuti il metro di paragone per discriminare tra chi possa essere inserito nel filone del Satanic Black Metal e chi no. Il discorso è senz’altro complesso e di altissimo valore culturale, e va ben oltre la componente prettamente musicale: ovviamente le scelte religiose dei singoli non si discutono, e questa non è nemmeno la sede adatta per toccare tali argomenti, ma è indubbio, come sottolineato da Shatraug, che non esiste vero black metal se non v’è satanismo al suo interno. Che sia una pura questione spirituale o metaforica piuttosto dichiarata, sussiste una connessione piuttosto stretta tra questa corrente religiosa e il black suonato. Tale concetto è lo spirito che fornisce vita eterna al gruppo: andare alla ricerca di melodie che non siano solamente dei “buoni riff”, ma che accolgano in essi rimandi psicofisici ed empatici ad una messa nera. Da sempre la prerogativa è avvicinarsi il più possibile alla fonte della devozione dell’assoluta potenza occulta, al fine di realizzare un album “perfetto”, che consacri come mai prima d’ora il Signore Oscuro al popolo ad ai seguaci. Se riflettiamo sulle creazioni dei nostri finlandesi, questo percorso è avvenuto attraverso un sentiero mai retto e delineato: come accaduto negli ultimi due Let the Devil Ine Feeding the Crawling Shadows, la ricerca di una componente più atmosferica ha involontariamente spostato le coordinate su un’apertura più melodica, più riflessiva che in passato. A posteriori, questi dischi hanno lasciato un po’ di amaro in bocca, risultando sì di ottima fattura, ma carenti di quella violenza intrinseca che certi album, di certi generi specifici dovrebbero contenere sin dalla nascita. Si trattava di full-length più meditativi e intimi, che han lasciato intravedere piccoli difetti in questa creatura dannatamente perfetta.
Probabilmente Shatraug si è reso conto che qualcosa non funzionasse al meglio, tant’è che nel 2016 tre dei cinque componenti sono stati sostituiti, compreso lo storico cantante Hoath Torog, lasciando il compito ingrato al solo comandante, che di certo non ha tirato i remi in barca. Proprio il cantato è il mutamento più significativo, dato che a sostituire lo storico frontman oggi abbiamo Profundus (al secolo Hellwind Inferior, ML o, ancora meglio, Markus Tuonenjoki). Quest’ultimo è balzato agli occhi del mastermind grazie ai magnifici dischi partoriti da casa Desolate Shrine. La sensazione che il nuovo vocalist riesca ad interpretare meglio i brani, donando una versatilità ed un’enfasi maggiore ai al nucleo strutturale degli stessi è palese: prima v’era il genio creativo che veniva, come da tradizione, staticizzato all’interno di uno screaming che sicuramente avrebbe potuto fornire qualche sfumatura in più alle singole creature. Si è di fronte al primo passo della metamorfosi del gruppo, che di sicuro potrebbe regalare molteplici innovazioni nel prossimo futuro. Le potenzialità messe in atto da questa nuova line-up sono infinite, ora che la mente ha aperto i propri occhi verso una nuova visione stilistica. Una similitudine mi sorge spontanea, ovvero quella con i Marduk i quali, a livello musicale, si sono nettamente distaccati dal materiale pre-Plague Angel, andando ad ampliare lo spettro canoro e strumentale grazie anche a uno dei top singer oggi in circolazione. Certamente le due band non hanno molto in comune a livello musicale: se tuttavia i finlandesi riusciranno a donare un senso a questa rivoluzione, sicuramente il futuro del genere potrà essere positivo.

Entrando all’interno di Unbound si viene travolti in pieno da un tir: la sintesi del black di scuola finlandese è tutta racchiusa in Psychosis Incarnate e nei suoi violenti rintocchi sul ride, che vengono combinati al meglio con una prestazione vocale di alta qualità. È riassunta qui una decade intera -se non più- di una scuola musicale: quella finlandese, che ha uno stile peculiare di congegnare black. Il processo di metamorfosi prima toccato non è ancora svelato sin dall’inizio: è piuttosto percepibile, invece, con la terza traccia, The Bosom of Wisdom and Madness, grazie all’evocativa scelta delle clean vocals nella parte centrale. Solo ora si ha la vista meno offuscata: d’ora in poi, sino a fine corsa, si potrà comprendere al meglio come i vecchi Sargeist risultino obsoleti e timidi in proporzione a questa nuova veste, che abbraccia la totalità delle sonorità della band e le eleva dove mai prima si era riusciti ad arrivare. L’idea che Unbound possa essere non solo un nuovo inizio, ma anche la summa della carriera della band è riscontrabile in brani come l’iniziale Psychosis Incarnate o Wake of Compassionate, che riescono alla perfezione a gestire lo spazio e i mutamenti degli intermezzi, e schiacciarci in faccia una violenza impressionante. Melodia, blast-beat, atmosfera e sinergia tra le parti vengono unite e digerite dagli usufruttari per immedesimarci a pieno dentro l’amplesso del black metal più puro. A dispetto di quelli appena citati, estratti come Hunting Eyes o la titletrack, pur mantenendo la stessa intensità nera e sulfurea degli altri, hanno maggiori aperture e tempistiche più cadenzate, andando alla costante ricerca di spazio sonoro, per offrire un’immagine più evocativa e meditativa dell’insieme. Anche la scelta ottimale nel posizionamento delle tracce aiuta a comprendere la diversificazione dentro ogni brano, poiché oggi più che mai la violenza sonora non è più solamente fornita dalle raffiche di blast-beat, ma da una dinamica sezione strumentale in perfetta sintonia con il messaggio che si cerca di veicolare.
La lista delle ottime release black quest’anno è lunga: pare che il movimento stia vivendo una seconda giovinezza che stia disegnando orizzonti prima inesplorati. I Sargeist, dal canto loro ed a dispetto delle varie contaminazioni globali, tengono alta e viva la fiamma del nero verbo, portando la tradizione ad un livello superiore. Il black finlandese è da sempre il più spettacolare e folle e, allo stesso tempo il più ragionato e, soprattutto, il più satanico: non vi sono pari. Tale scena -insieme a quella polacca- è oggigiorno avanti chilometri rispetto ai maestri norvegesi, maturando sempre più verso un radicale distacco dal passato. Per i cultori del genere v’è qui un mondo antico portato alla luce da testi con codici moderni, dove cultura e tradizione si uniscono sotto il verbo di Shatraug, nella costante ricerca della perfezione luciferiana. Non vi sono compromessi: una volta entrati l’uscita è irta d’ostacoli, ma la sofferenza è alla radice da cui scaturisce la gioia a fine del disco. Unbound è, in un’ultima analisi, un’uscita di ottima fattura, che a conti fatti è priva di ogni forma di debolezza.

”Il satanismo è la ricerca eterna dell’illuminazione interiore, della saggezza, dell’onore e dell’orgoglio. In un certo senso è come un codice di vita di noi sacerdoti guerrieri.”
(Shatraug)


Nota a margine dell’autore: ogni rifermento agli Horna è stato volutamente omesso, focalizzandosi volutamente solo sulla band in essere.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
81.62 su 8 voti [ VOTA]
Todbringer83
Martedì 29 Gennaio 2019, 19.06.26
9
Con una produzione più accurata ed una paio di brani meno monotoni sarebbe stato promosso a pieni voti. Questo non vuol dire che non sia un ottimo lavoro, anzi, per me va annoverato tra gli episodi migliori dell'anno appena passato. A mio avviso la seconda parte del platter è la migliore, li dove i brani pur non perdendo in potenza diventano più riflessivi. Wake of The Compassionate, Grail of The Pilgrim, Blessing.. e la Title track le mie preferite. Non un capolavoro, ma in qualche circostanza rischia di esserlo. Voto 79
Devil1
Mercoledì 19 Dicembre 2018, 9.52.58
8
ottima musica e testi da ascoltare di questi tempi. Sargeist una garanzia. voto 85
Pacino
Lunedì 10 Dicembre 2018, 9.19.13
7
Come dice qualcun'altro Finlandia e Black Metal è un connubio fantastico, negli ultimi anni Sargeist e Behexen sono tra i maggiori esponenti del filone, confermato anche da questo ottimo album. Voto 86
Kappa
Mercoledì 5 Dicembre 2018, 22.09.26
6
a mio parere i migliori sono il primo e il secondo, mentre trovo Let The Devil In un po' iper-prodotto per i loro standard e per ciò che propongono. A mio avviso negli anni sono stati superati in qualità dai connazionali Satanic Warmaster, ma a differenza di questi ultimi i Sargeist vincono per una qualità medio-alta sempre costante. In ogni caso sentirò appena ho un po' di tempo, questo black metal non tramonterà mai, soprattutto in un ambiente dove tutti cercano di imitare i Watain.
MB
Martedì 4 Dicembre 2018, 17.28.12
5
una cascata incredibile di riff. Disco fantastico
Alessio
Sabato 1 Dicembre 2018, 13.58.19
4
Vai Lisa, Vai!! Con Shatraug di solito si và sul sicuro se non è troppo ubriaco.
lisablack
Sabato 1 Dicembre 2018, 13.42.26
3
Let the Devil in..mi piacque tantissimo, ora sentirò questo. 'Melodia luciferina alla finlandese" molto, molto bene!
Alessio
Sabato 1 Dicembre 2018, 13.33.54
2
Gran rientro dei Sargeist dopo la mezza delusione del precedente, ma più che altro per questioni di produzione. I fasti di Let the devil In non tornano, però qui si è tornati alla grande con raw black metal imbevuto di quella melodia luciferina alla Finlandese. Concordo col voto.
lisablack
Sabato 1 Dicembre 2018, 12.49.04
1
Oddio i Sargeist, grandiosi, questo mi è clamorosamente sfuggito, meno male avete fatto la recensione..qui mano al portafoglio!
INFORMAZIONI
2018
World Terror Committee
Black
Tracklist
1. Psychosis Incarnate
2. To Wander The Night's Eternal Path
3. The Bosom Of Wisdom And Madness
4. Death's Empath
5. Hunting Eyes
6. Her Mouth Is An Open Grave
7. Unbound
8. Blessing Of The Fire-Bearer
9. Wake Of The Compassionate
10. Grail Of The Pilgrim
Line Up
Profundus (Voce)
Shatraug (Chitarra)
VJS (Chitarra)
Abysmal (Basso)
Gruft (Batteria)
 
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