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Dark Sarah - The Golden Moth
02/12/2018
( 515 letture )
Nato nel 2012 come progetto promosso dalla cantante Heidi Parviainen per dare vita ad una carriera al di fuori degli Amberian Dawn, quello denominato all’uopo Dark Sarah è giunto già al terzo capitolo di una trilogia cominciata con Behind the Black Veil, proseguita poi con The Puzzle e conclusa, forse, col disco qui analizzato. Combinando un atteggiamento estremamente cinematografico -tanto che si presentano come band “cinematic metal”- che spesso sconfina pienamente nel musical e lo sviluppo di una storia piuttosto articolata intitolata The Chronicles, i finnici curano moltissimo la parte scenografica della loro proposta, ma non mettono certo in secondo piano la musica, ricadente nell’ambito del symphonic metal. La vicenda racconta delle sorti di Sarah, lasciata sull’altare dal suo sposo, giunta sull’orlo della follia e mutata nel suo doppione malvagio: Dark Sarah, in viaggio mistico attraverso tre mondi. Dopo quello nel “Middle World” ed il secondo attraverso “The Underworld”, isola dove le anime bandite vengono confinate e dalla quale fugge risolvendo un puzzle e trovando tre chiavi, per lei è ora la volta di arrivare presso l’“Upper World” seguita dal Dragone, ossia JP Leppäluoto entrato in pianta stabile nel gruppo. I due cercheranno di “trovare la loro strada verso gli dei che vivono su un’isola che fluttua nel deserto”. L’intera storia è comunque riportata in forma di libro sul sito della band.

Come di consueto, non manca una batteria di ospiti illustri. Stavolta, ad essere della partita sono Zuberoa Aznarez (Diabulus in Musica), Marco Hietala (Nightwish) e Netta Skog (ex. Ensiferum), nei ruoli degli dei i primi due e di un’indovina la terza. Nonostante il disco sia stato finanziato mediante una campagna di crowdfunding, il risultato formale è eccellente. Una cover firmata da Jan Yrlund (Apocalyptica, Ensiferum, Sirenia), produzione, orchestrazioni e mix affidati a Mikko. P. Mustonen (Delain, Sonata Arctica, Ensiferum) e masterizzazione firmata da Henka Niemistö (Volbeat, Sonata Arctica, Korpiklaani). I suoni risultano adeguati allo stile della proposta, con molti passaggi che potrebbero appartenere ad un musical di Broadway e quelli più aggressivi che graffiano il giusto in rapporto al tipo di proposta. Il tutto, però, si regge in parte maggiore sulla vocalità della Parviainen e di JP Leppäluoto. La prima conferma in pieno di essere una cantante adatta a questo tipo di prodotto, con un timbro pulitissimo e molto femminile, mentre il secondo è decisamente più sinistro. Meno duttile, forse, ma adeguato alla storia raccontata ed all’atmosfera generale della band. In questo quadro generale, ad essere più riuscite sono proprio le canzoni meno rapportabili al metal in quanto tale e decisamente più vicine al musical ed a forme espressive teatrali quali il cabaret ed al cinema. Se canzoni più tradizionalmente symphonic come Wheel, My Beautiful Enemy, Sky Sailing, The Gods Speak e Promise si lasciano ascoltare piacevolmente, pur senza mai segnalarsi in maniera particolare rispetto alla media del settore, sono quelle a cavallo tra i due approcci a colpire di più, come nel caso di Trespasser; più ancora I Once Had Wings, prima da cabaret fumoso e poi più ruvida, Pirates, Wish -e qui l’effetto musical è totale- The Golden Moth e l’epilogo The Gate of Time.

The Golden Moth è un lavoro pulitissimo, formalmente ben bilanciato tra veemenza (per quanto questo termine possa attagliarsi al genere) e parti da colonna sonora per il cinema o per il teatro, che colpisce più nel segno con le seconde. I musicisti impegnati fanno il loro, i due cantanti sono ben calati nei rispettivi ruoli e le voci vengono alternate con professionalità, lasciando il giusto spazio ad ambedue. La parte più debole è la trama stessa della trilogia, che si inserisce senza infamia e senza lode nel filone dei racconti fantasy, senza alcuna traccia di originalità. Inoltre, la parte musicale tradizionale non spicca, per quanto non gli si possano muovere critiche specifiche e non ci siano cadute di stile palesi da annotare. È probabilmente l’attitudine teatrale a dover essere messa ancor più in evidenza in futuro, dato che appare quella più efficace, se non altro perché meno abusata nelle sue declinazioni da musical e soprattutto in quelle cabarettistiche, sfruttando ancora più in profondità l’apporto di JP Leppäluoto. The Golden Moth si lascia ascoltare, ma mancano quei due o tre brani capaci di catturare davvero e di trascinare l’ascolto di tutto il resto. Stanti così le cose, i Dark Sarah non riescono ad assestare il colpo del K.O. al di là della piacevolezza di questo album. E giunti alla terza realizzazione, è un dato di cui tenere conto.



VOTO RECENSORE
68
VOTO LETTORI
75.5 su 2 voti [ VOTA]
dandan
Venerdì 14 Dicembre 2018, 18.18.19
1
ho sempre parlato male di Heidi, che con gli A.D. offriva prestazioni a dir poco infiantili, limitando quindi il valore artistico di tanti brani interessanti. Ma stavolta, nonostante fossi partito col presupposto che il disco mi avrebbe fatto schifo, mi sono dovuto subito ricredere. album per me fantastico, e prestazione vocale finalmente all'altezza. considerando l'inflazione che c'è nel symphonic gli arrivo a dare anche un relativo 90
INFORMAZIONI
2018
Inner Wound Recordings
Symphonic Metal
Tracklist
1. Desert Rose
2. Trespasser
3. Wheel
4. My Beautiful Enemy
5. I Once Had Wings
6. Pirates
7. Sky Sailing
8. Wish
9. The Gods Speak (feat. Marco Hietala & Zuberoa Aznarez)
10. Promise
11. Golden Moth
12. The Gate of Time
Line Up
Heidi Parviainen/Dark Sarah) (Voce)
JP Leppäluoto/Il Dragone (Voce)
Erkka Korhonen (Chitarra)
Sami Salonen (Chitarra)
Rude Rothstén (Basso)
Thomas Tunkkari (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Zuberoa Aznarez (Iron Mask)
Marco Hietala (White Beard)
Netta Skog (Fortune Teller)
 
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