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In Autumn - Greyerg
04/12/2018
( 480 letture )
Un cielo plumbeo, nuvole scure all’orizzonte trasportate da un vento pungente e leggero che riempie i silenzi, smuove le chiome e gli animi ormai sfioriti. Tutt’intorno la stagione è malinconica, assopita, di una cupezza via via crescente che avvolge i sensi preparandoli al buio dell’inverno. La luce scioglie la presa e affida la natura nelle mani di un’aura cinerea, esile, livida.

Autunno.
È in un’atmosfera uggiosa e fosca che le dieci tracce di Greyerg catapultano l’ascoltatore, accompagnandolo attraverso un vicendevole riflettersi di stati d’animo e ambiente esterno. Gli In Autumn tornano con un secondo album a cinque anni da Reborn e dopo aver superato qualche intoppo di non immediata risoluzione, come l’uscita dalla lineup del cantante Alessandro Barci e lo stop forzato del fondatore Cristian Barocco a causa di un problema di salute, fortunatamente ora parte del passato. Anni, quindi, per rimettersi in sesto e ripartire da dove esattamente ci si era fermati con quel debutto che aveva lasciato buona traccia di sé, colpendo positivamente. E quale periodo dell’anno migliore per tornare in scena se non proprio l’autunno?

Greyerg (palindromo in cui appare specularmente “grey”, grigio) è la continuazione diretta di quanto la band vicentina aveva dimostrato abilmente con Reborn, presentando però una marcia in più. Il genere di riferimento è, ancora una volta, volutamente di difficile attribuzione: se d’istinto gli inediti in questione possono essere ricondotti al gothic e al doom, non si possono di certo negare le influenze progressive e post-metal più che ricorrenti. Inoltre, si tratta nuovamente di un lavoro che strizza l’occhio a pubblicazioni di artisti come Opeth, Katatonia, Paradise Lost e Ghost Brigade, senza però risultare clone di quanto già presente sul mercato: l’eco delle influenze c’è, ma si tratta di elementi assimilati dal gruppo e rivisitati in toto, sbarrando così la strada a paragoni eccessivi. I cinquantun minuti su cui si articola il platter mostrano una band cresciuta e progredita, capace di sviluppare ulteriormente le proprie idee sulle basi solide dell’esordio. La voce del nuovo arrivato Edoardo, più sporca e graffiante del suo predecessore al microfono, è fautrice di una prova decisamente in-your-face: i brani sono costruiti per aumentarne e accelerare l’impatto del disco intero, risultando quindi più diretti, incisivi e magnetici. Le canzoni presentano il giusto compromesso tra sperimentazione, slancio e immediatezza, facendo spesso leva su ritornelli e melodie accattivanti dal mordente più calcato. Pur trattandosi di un altro lavoro di assimilazione tutt’altro che istantanea, la differenza stilistica rispetto a Reborn si percepisce eccome: oltre a non contare pezzi che superano i sei minuti, Greyerg predilige una sperimentazione più calibrata e matura, includendo soluzioni ricercate ma mai fini a sé stesse e, anzi, calate sempre all’interno di una struttura circolare. Le liriche, capaci di passare dal mellifluo al tagliente in una manciata di secondi, sono accompagnate da una sezione ritmica mai smodata che, al contrario, saggia cambi di tempo con enorme classe. Ad impreziosire il tutto, oltre ai già citati ritornelli potenti come un pugno sferzato in pieno stomaco, ci pensano assoli vincenti e riff più o meno martellanti. La tracklist mostra davvero pochi momenti di calo, a favore di una prova molto buona di tutto il quintetto sia a livello vocale che strumentale, pur lasciando ancora una volta in secondo piano, esattamente come nel disco precedente, l’utilizzo del synth, udibile in pochi passaggi (Gemini ne è un chiaro esempio). In Autumn si divertono a ergere in ogni brano un abile intreccio di frenesia e calma, di impeto e dolcezza, alternando i sussurri alle grida, e gli arpeggi ai riff serrati. Il leitmotiv oscuro è rintracciabile in testi struggenti di pura matrice gothic spalmati su tutta la durata di Greyerg, nessun brano escluso. Scendendo nel dettaglio delle canzoni incluse nell’album, le più rappresentative appaiono essere la opener White Hand e la successiva My Day, detenendo il podio in ugual misura: è qui che il quintetto mostra a trecentosessanta gradi tutte le sue capacità destreggiandosi abilmente in soluzioni intense, cariche e viscerali. Altri episodi degni di nota sono rappresentati da Home (in cui Edoardo padroneggia molto bene la voce in tutte le sue sfumature), November 12 (dal piglio groove e dall’headbanging dietro l’angolo), dalla già citata e sperimentale Gemini e dalla cadenzata Your Room.

In conclusione, Greyerg degli In Autumn non è altro che un congegno aggrovigliato di melodie malinconiche pronto ad esplodere da un momento all’altro, senza preavviso. Un album maturo e d’impatto che gli amanti del genere non potranno fare altro che apprezzare.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2018
Autoprodotto
Gothic / Doom
Tracklist
1. White Hand
2. My Day
3. Home
4. November 12
5. Pillars
6. Empty Eyes
7. Gemini
8. Crush Me
9. Your Room
10. Black Gold
Line Up
Edoardo Desana Ioverno (Voce)
Cristian Barocco (Chitarre e synth)
Paolo Marasca (Chitarre)
Diego Polato (Basso)
Marco “Cuzzo” Liotto (Batteria)
 
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