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Slegest - Introvert
04/12/2018
( 213 letture )
A due anni di distanza dal precedente Vidsyn tornano gli Slegest che, giunti oramai al quarto album, ci propongono quello che idealmente, come si evince dalle dichiarazioni della band, avrebbe potuto essere il loro disco più personale e genuino. Già dal titolo, Introvert, si comprende come l’ispirazione per questo lotto di canzoni debba arrivare dall’io più remoto. Si ha tuttavia una seria difficoltà nel percepire tutto questo, essendo in sostanza la proposta sempre la medesima, uscita dopo uscita. Cambiando l’ordine dei fattori il risultato non cambia. La percezione che si ha, una volta finito l’ascolto, è, piuttosto, quella di avere tra le mani una band che non riesce a partorire idee originali, tendendo sempre a servirsi di stilemi ogni volta riciclati e restaurati.

Il materiale qui presente non è assolutamente da cestinare del tutto: vi sono indubbiamente dei momenti divertenti e orecchiabili in tranquillità, ma qualcosa non funziona mai alla perfezione, l’attenzione non riesce a focalizzarsi, si pensa ad altro e a volte si spera vivamente di essere giunti alla fine del platter. Il dubbio sulla qualità del lavoro sorge spontaneo quando si comprende che -a differenza degli album precedenti, che già non brillavano di originalità- la band pone oggi sul piatto otto canzoni stantie, prevedibili e confezionate da riff monotoni dal mondo hard rock anni 80. L’indole black n’roll è rimasta intatta: non si discute qui assolutamente la scelta stilistica del gruppo, il mondo è aperto a tutti e costoro sanno svolgere bene il loro sporco mestiere. Il problema principale di Introvert risiede nelle fondamenta, dove ognuna delle composizioni stenta miserevolmente a decollare, attraverso risicati cambi tempo e melodie prevedibili, a tratti ripetitive. Uno degli esempi più lampanti è il trittico formato da Maler Lys I Moerketid, Det Brenne I Glaasi e I Den Sanne Flamme che, eseguite l’una dietro l’altra come da scaletta, lasciano l’amaro in bocca. I tre diversi giri per il mid tempo fondamentale sono abbastanza simili: solo la creatività canora e dei ritornelli salva il tutto dal precipizio, ma le composizioni restano comunque lente e prive di carattere. Manca qui la grinta: se quest’ultima infatti fosse stata più presente -come nell’opening track, Blodets Varme Gjennom Meg- ci sarebbe stato più margine per eventuali errori. Lo stile più punk alla Kvelertak avrebbe comportato un risultato completamente differente se le capacità fossero state dosate e ben congeniate: peccato sia un evento fine a sé stesso. Nel palinsesto europeo ci sono molteplici esempi di black n’roll suonato bene: basti pensare ai Sarke, ai Vreid o ai più venerati Aura Noir, che riescono a forgiare canzoni semplici ma efficaci, dei moderni “evergreen”. Agli Slegest manca la verve gretta e underground, dove la creatività pressoché nulla si unisce con il marcio che ristagna nei sentimenti più profondi: Introvert è fin troppo introverso e l’esplosione che dovrebbe scaturirne non avviene. Si ha quasi l’impressione che il lavoro non sia stato finito a dovere, e che alcuni arrangiamenti avrebbero avuto bisogno di una cura maggiore. Prendiamo come esempio la settima traccia Leitar, dove un riff monolitico ci accompagna per quasi cinque minuti senza alcun cambio tempo, ed il cantato pare risicato ai minimi termini. Il brano risulta irritante, e non si presta particolarmente ad ascolti frequenti e ripetuti.

Ottimamente registrato, il disco potrebbe apparire perfetto qualora lo si considerasse come un divertissement scanzonato, senza alcuna pretesa, quasi che i Turbonegro si reincarnassero in qualcosa di informe. Se però si pone lo sguardo al lato oscuro della questione, la sostanza cambia. Pur essendo questo un gruppo che desidera suonare un black n’ roll easy-listening, non ha la giusta attitudine per farlo. La combo sembra voler abbandonare la componente black in via definitiva per tentare di far presa su un pubblico più ampio, senza però averne ancora le capacità. Bisogna prendere dei rischi nel mondo discografico, e a mio avviso è il momento che gli Slegest afferrino il toro per le corna, oppure la ruota smette di girare. C’è tempo per rimediare a costanti errori ma occorre innanzitutto capire cosa si desidera essere da grandi: l’indecisione non risulta mai vincente.



VOTO RECENSORE
58
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2018
Dark Essence Records
Black
Tracklist
1. Blodets Varme Gjennom Meg
2. Undergangens Tankesmed
3. Maler Lys I Moerketid
4. Det Brenne I Glaasi
5. I Den Sanne Flamme
6. Doedskyss
7. Leitar
8. Den Onde Sirkel
Line Up
Stig Ese (Voce, Chitarra)
Sven Roger (Chitarra)
Havard Ese (Basso)
Anders Christian (Batteria)
 
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