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Senketsu No Night Club - Shikkoku
04/12/2018
( 515 letture )
”Insondabile è la gioia impetuosa che, chi è amato, avverte nel profanare sé stesso; mentre chi ama, è condannato a seguire l’altro in una perpetua discesa verso le profondità dell’inferno”.

Yukio Mishima, Nikutai No Gekko (La scuola della carne)


Perversione sentimentale, sottile erotismo che incide ed attraversa le carni pulsanti della vita -v’è sempre, al fondo della possessione sessuale, un tratto di ineludibile violenza: si vorrebbe far proprio l’amato sino a quasi strappargli la pelle. Sono questi i tratti elementari di una delle opere più peculiari e morbose di Yukio Mishima, Nikutai No Gekko (tradotto in italiano come La scuola della carne). La relazione ossessiva tra la neo-divorziata benestante Taeko -che da conquistatrice spietata si trova ad esser preda e prigioniera- ed il giovane Senkichi lascia sullo sfondo le contraddizioni insite nella società nipponica del dopoguerra, scissa tra l’adozione di modelli sempre più occidentali e globalizzanti e lo stringente tradizionalismo dell’isola. Perché mai, vi chiederete, ad un prodotto musicale si affianca, sebbene sotto forma di sinossi, un riferimento tanto cospicuo alle pagine di un romanzo? L’interrogativo è ben presto sciolto: è proprio sulla scorta delle suggestioni legate al testo che prende forma il più recente lavoro targato Senketsu No Night Club. Le sembianze nipponiche del monicker adombrano la mano titanica di Adriano Vincenti, nome di rilievo della scena industrial italiana e romana -basterà qui accennare che si tratta della mente che alimenta progetti come Macelleria Mobile di Mezzanotte e Cronaca Nera- che in questa sede collabora con Giovanni Leonardi (coinvolto in act quali Carnera, Siegfried ed uno split con Le Cose Bianche) alle corde ed ai synth e il sassofonista Ian Ferguson. Tale alchimia è sublimata dal contributo visuale e concettuale dell’artista giapponese Furachi Life. Shikkoku è dunque un lavoro in cui l’eleganza sensuale del dark jazz -veicolato da vellutate incursioni pianistiche, archi quasi sussurranti nonché dal lavorio sinuoso ed erratico dei sax- si stringe in amplesso con la brutalità del noise. Quest’ultima componente, piuttosto che informare i brani in maniera decisa e predominante, ne permea il sottofondo, quasi dando corpo all’ineluttabilità del residuo di sofferenza ed agonia, che è l’inseparabile ed aderente doppio -alla maniera del retro di un foglio- di ogni slancio vitale. Alla tonalità emotiva vellutata e suadente della prima porzione della tracklist, fa difatti seguito una chiusura incarnante pulsioni maggiormente drammatiche e conturbanti. Ne sono exempla illuminanti gli archi sanguinanti della titletrack, avviluppati da una cornice dark ambient quasi venefica, così come l’incedere di Aokigahara Jukai. Quest’ultima, sospesa tematicamente tra i fantasmi e ricordi dell’omonima famigerata foresta dei suicidi, perturba l’ascoltatore con cupi fraseggi pianistici, suggestioni cordofone oscure, synth spettrali e volteggi di sax lasciati volutamente sullo sfondo. L’anfibologia eros/thanatos che percorre il lavoro è fissata inoltre dall’artwork che accompagna i brani, quale parte integrante dell’opera: potremmo vedervi a un tempo un corpo femminile reclinato in estasi o l’esalazione di un ultimo respiro. È arduo indicare un pubblico che potrebbe godere di un full-length simile: verrebbe da consigliarne la fruizione a chiunque abbia una certa familiarità tanto con l’industrial/noise nostrano quanto con gli altri progetti del Vincenti. E tuttavia la cura estrema infusa negli arrangiamenti, i suoni superbi, la complessità del concept ed il fascino racchiusi in questa gemma, lo rendono degno di almeno un ascolto da parte dei più curiosi e temerari fruitori di qualsivoglia prodotto musicale alternativo.




VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
71.8 su 5 voti [ VOTA]
Pink Christ
Venerdì 14 Dicembre 2018, 14.46.07
6
Bellissima recensione e album davvero pazzesco, con alcuni passaggi difficili da digerire, ma che nel complesso lascia a bocca aperta. Da avere e riascoltare più volte.
Alex Cavani
Giovedì 6 Dicembre 2018, 12.17.52
5
Grazie del consiglio Costanza difatti ho fatto immediatamente un giretto nei consigliati di bandcamp associati a questo disco e mi sono ascoltato Macelleria Mobile di Mezzanotte (che ho apprezzato molto) e Funeral Jazz, che devo ancora digerire a modo. C'è sempre qualcosa di nuovo da scoprire ma dato che è la mia filosofia, ben venga!
Nattleite
Giovedì 6 Dicembre 2018, 10.11.37
4
@Alex Cavani: se ti è piaciuto questo progetto ti consiglio vivamente anche Funeral Jazz, Macelleria Mobile di Mezzanotte, che, pur essendo ben più noir nei contenuti e nell'ispirazione, potrebbe esser per te interessante allo stesso modo.
Alex Cavani
Mercoledì 5 Dicembre 2018, 21.42.46
3
Era il mio il commento ahah. Ma avevo semplicemente detto che la bella recensione aveva stimolato tutta la mia curiosità! E difatti ho ascoltato, per i miei gusti il voto potrei alzarlo drasticamente, ma sarà il periodo che si concilia perfettamente con questo genere di ascolti.
Nattleite
Mercoledì 5 Dicembre 2018, 16.27.50
2
@Galilee: si, hai ragione. Purtroppo ieri abbiamo avuto dei problemi di natura tecnica, abbiamo fatto anche un comunicato che trovi tra le news a riguardo. Per il resto il disco è in streaming gratuitamente su bandcamp se vuoi dargli un ascolto
Galilee
Mercoledì 5 Dicembre 2018, 15.18.44
1
C'era un commento a questo disco. Dov'e finito. Comunque proposta interessante. Dovrò approfondire.
INFORMAZIONI
2018
Toten Schwan Records
Inclassificabile
Tracklist
1. 衝動の契
2. 漆黒
3. Nothingness
4. Pleasure Can
5.Nikutai No Gakko
6. 愛の渇き
7.Shikkoku
8. Aokigahara Jukai
Line Up
Giovanni Leonardi (Chitarra, Basso, Synth)
Ian Ferguson (Sax)
Adriano Vincenti (Sampler)
 
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