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Primordial - Exile Amongst the Ruins
07/12/2018
( 504 letture )
La decadenza, la fascinazione suscitata da civiltà sconosciute ormai in rovina, la melanconia al fondo di ogni abbandono costituiscono alcune delle coordinate fondamentali della poetica dei Primordial . Alla maniera di un filo rosso -attraversante un quarto di secolo di carriera ed otto lavori in studio- le suggestioni quasi romanticiste della band irlandese vengono informate e rifunzionalizzate nella trama del loro più recente lavoro in studio, Exile Amongst the Ruins. L’esilio tra le rovine qui paventato viene inaugurato dai rintocchi sinistri inauguranti la opener, Nail Their Tongues. L’arpeggio in chiave minore che segue, confluisce in un riffing dall’impatto a un tempo nubiloso ed epico, armonizzato con una prova al microfono densa e partecipata spaziante da solenne clean vocals allo screaming. A sgorgare dal sapiente impianto melodico imbastito dai nostri -sublimato da splendide performance delle sei corde- è una lettura della Riforma e della figura di Lutero, quali esemplificazioni della possibilità del singolo di mutare le fattezze della storia. Ed è proprio in tal senso che si gioca la similitudine, nei termini di un medesimo atto di rottura titanico, tra Lutero e Lucifero:

Oh Luther, did you know you were able
to pierce the tongues of liars ?
A gospel of ruin from the heretis age
Straight from the mouth of fire
[…]

Pile the dadies high to heaven
To come tumbling to earth again
O' Luther, your wands in deep


Il riffing ed i beats trascinanti di To Hell or the Hangman ci trasportano invece alla fine del turbinoso XV secolo: reduce da un viaggio d’affari, un nobiluomo appartenente alla ricca casata dei Lynch invita presso di sé il rampollo di una famiglia spagnola, al fine di realizzare uno scambio culturale che possa esser proficuo per entrambe le parti. Il giovane tuttavia intreccia una relazione sconveniente con una fanciulla della quale era già precedente infatuato il giovane figlio del ricco Lynch. Accecato dalla gelosia, egli assassina l’ospite straniero, venendo condannato a morte per impiccagione. La prima persona qui strategicamente usata restituisce intatto il dramma di tale intreccio tra passione perdizione e morte:

Send me to hell
or to the gallows
She belongs to the devil
what could I do?


La successiva Where Lie the Gods è dischiusa da una sequenza arpeggiata delineante il motivo principale del brano, ripercorso tanto dalle chitarre quanto dalle linee vocali, qui estremamente teatrali ed evocative. I tempi si fanno dilatati e le ritmiche cadenzate, le sezioni quasi totalmente acustiche si alternano con levità a quelle elettriche, incorniciando la rammemorazione delle legioni perdute di Varo. I pochi inserti in doppia cassa affioranti risultato soffusi e mai aggressivi o dominanti sull’afflato narrativo della composizione, laddove suggestivi cori avvolgono l’ascoltatore. È la volta della titletrack, una sottile denuncia del nichilismo e del dispregio della propria storia aleggiante nella società contemporanea:

We are the ghosts among the ruins
Without history without nations
We are the ghosts among the ruins
Without faces without names


Tutto ciò viene veicolato mediante un impianto melodico imponente, imbastito su layers di chitarre tratteggianti ipnotiche e vorticose armonie e laddove la sezione ritmica si fa maggiormente serrata, le vocals divengono ancor più ricche di pathos e sfumature melanconiche. Queste ultime predominano anche nella successiva Upon Our Spiritual Deathbed, nella quale prende corpo una visione dell’esistenza quale instancabile ed interminabile ricerca di senso. Stolen Years, brano più coinciso del lotto, era stato inizialmente pensato -stando alle parole di Alan Averill, in arte A.A. Nemtheanga - come un brano strumentale. Nonostante ciò l’ugola dello stesso, qui tesa in clean emozionanti, si coniuga magnificamente con l’andamento della traccia, imperniata su melodie lancinanti, in grado di far presa anche sull’ascoltatore più tiepido -qualora ve ne fossero, giunti a questo punto di tale meravigliosa tracklist.

How many lives would we have to live
Before we escape the hands of time, that stole our best years
Where the decades might breathe a little less of the night


Sunken Lungs, con il suo ritmo maggiormente catchy e quasi danzereccio costituisce il capitolo per dir così più “elementale” del platter, essendo dedicata all’immensità dell’oceano. A chiudere il sipario è la splendida Last Call, nella quale slow e mid tempo tormentati offrono il destro a sprazzi di dissonanze, teatralità vocale plastica ed inaudita nonché stacchi chitarristici atmosferici. Si tratta indubbiamente dell’atto più convoluto e meno easy listening del full-length, in grado di dispiegare appieno il proprio lirismo sofisticato ed intrinseca sotterranea coerenza soltanto con i dovuti ascolti. In tal modo i Primordial confezionano l’ennesimo eccelso prodotto in una carriera del tutto priva di passi falsi o episodi fallimentari. Exile Amongs The Ruins con la sua profusa poeticità decadente e la sua rapsodica imponenza è l’ennesimo centro degli irlandesi, riconfermandone lo status di realtà di assoluto rilievo in ambito estremo.

What do we do to save us from ourselves
Who can reach out to save us?
We made our bed and let it lie
and to think all we did was waiting around to die
The powder hurts us but we still try
to lie to ourselves finding reasons why
We try to find reasons why





VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
90 su 1 voti [ VOTA]
Alessio
Sabato 8 Dicembre 2018, 15.24.19
9
You Welcome!
Nattleite
Sabato 8 Dicembre 2018, 14.29.11
8
Grazie Alessio, sei di una gentilezza estrema, mi fa moltissimo piacere che il nostro lavoro venga a tal punto apprezzato Mi sono comunque scusata poiché per me è fonte di rammarico dover a volte recuperare per il rotto della cuffia certe uscite ma, come dici, si fa quel che si può tentando di far cosa gradita
Silvia
Sabato 8 Dicembre 2018, 11.32.51
7
Ottimo commento Alessio
Silvia
Sabato 8 Dicembre 2018, 11.31.49
6
Grazie delle info ragazzi! Io di solito guardo la homepage ma è meglio fare come Alessio. Ritorno dopo aver ascoltato l'album 🙂. Comunque bella recensione
Alessio
Sabato 8 Dicembre 2018, 11.28.59
5
@Costanza, ma tranquilla io scherzavo Stai "giocando" che ci dovete delle scuse? Si fà quello che si può...e anche se ci sono tanti album davvero belli usciti quest'anno che magari da qui non sono passati ( e forse è meglio che non siano stati recensiti, viste le stronzate che si leggono sui commenti) , io sono il primo che ti dice grazie per il lavoro che svolgi per la "Slow Blackness". Anzi, se non ci fossi tu..allora si che sarebbero cazzi! Apparte scherzi, grazie.
Nattleite
Sabato 8 Dicembre 2018, 11.02.59
4
Alessio, hai ragione, purtroppo siamo estremamente in ritardo con questo scritto e di questo mi posso solo scusare con tutti voi, a nome della Slow Blackness. Spero perlomeno di aver reso giustizia al platter @Silvia: le recensioni relative a release più vecchie di circa sei mesi tendenzialmente non passano dalla home ma vengono archiviate nel database. In tal caso ci sembrava che il ritardo fosse una soluzione di gran lunga preferibile al non recensire affatto il disco
Alessio
Sabato 8 Dicembre 2018, 10.27.40
3
Silvia, nel neanche me ne sono accorto che non c'era a dire il vero...probabilmente ho cliccato sul pannello recensioni, o su quello articoli. Di solito faccio così.... anche perché se @Costanza aspettava un altro po' questo finiva sui rispolverati. P.s. Ovviamente scherzo
Silvia
Sabato 8 Dicembre 2018, 9.52.29
2
Scusate se non c'entra col disco ma Alessio come hai trovato una nuova recensione che non è in home page?
Alessio
Sabato 8 Dicembre 2018, 9.44.42
1
Hai mantenuto la promessa...meglio tardi che mai . Un gran rientro questo dei Primordial. La classe non è acqua, c'è poco da fare. Meglio del precedente sui livelli di Redemption.
INFORMAZIONI
2018
Metal Blade Records
Folk/Black
Tracklist
1.Nail Their Tongues
2.To Hell or the Hangman
3.Where Lie the Gods
4.Exile Amongst the Ruins
5.Upon Our Spiritual Deathbed
6.Stolen Years
7.Sunken Lungs
8.Last Call
Line Up
A.A. Nemtheanga (Voce)
Ciáran MacUiliam (Chitarra)
Micheál O'Floinn (Chitarra)
Pól MacAmlaigh (Basso)
Simon O'Laoghaire (Batteria)
 
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