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The Cure - Seventeen Seconds
14/12/2018
( 1276 letture )
Seventeen Seconds, uno degli album più famosi dei The Cure, è stato registrato in appena una settimana a causa del budget ristretto a disposizione. Strana gestazione per uno dei capostipiti assoluti del movimento gothic rock, album che assieme a pochi altri ha fissato le coordinate del genere. Il primo capitolo della cosiddetta trilogia dark (assieme ai successivi Faith e Pornography), giunge appena un anno dopo il debutto Three Imaginary Boys. Un debutto quasi rinnegato dal leader Robert Smith, a causa del suo carattere confuso e frammentario. Seventeen Seconds è invece di tutt’altra pasta. Benché Smith abbia più tardi dichiarato di essere entrato in studio con Nick Drake e David Bowie come modelli di riferimento, il secondo album dei The Cure risente di tutt’altre influenze. Soprattutto quella dei “colleghi” Joy Division e Siouxsie and the Banshees, che avevano all’epoca rilasciato i primi lavori in studio. Un cambiamento reso innanzitutto possibile da un profondo mutamento della line-up. Robert Smith prende definitivamente le redini della band, che si separa dal bassista Michael Dempsey, opposto ai progetti del leader. Al suo posto subentrano il fondamentale Simon Gallup alle quattro corde e il tastierista Matthieu Hartley.

Basta premere il tasto play per capire che il mood svogliato, urbano e decadente del debutto ha lasciato spazio a un sentimento molto più oscuro. L’opener A Reflection è una breve nenia, dove chitarra e tastiera si intrecciano in una cupissima melodia. Un brano costituito col niente, ma che pone chiaramente le coordinate dell’intero lavoro: minimalismo, freddezza, asetticità. La seguente Play for Today si apre con una batteria metronomica, semplice e ossessiva, vero e proprio marchio di fabbrica dell’intero genere, sulla quale il fa il suo ingresso il basso pulsante di Gallup. Su questo meccanico tappeto si aggiungono poi la diafana chitarra e la voce di Smith, intensa, espressiva e dolente. Un brano tutto sommato frizzante, in contrasto con il mesto incedere di Secrets. Una perla tanto oscura quanto suadente, retta dalla solita batteria asettica e da un rotondo giro di basso di Gallup. Le tastiere fanno la loro timida comparsa, mentre la chitarra e la voce restano comprimarie. In Your House si apre con un intrigante arpeggio di chitarra, sul quale si adagiano delle leggere note di tastiera. La batteria scandisce il tempo, mentre la canzone alterna un mood uggioso a un’atmosfera angosciante. Con Three, quest’ultima prende decisamente il sopravvento: la canzone è un alternarsi di inquietanti riverberi attraversati da una sezione ritmica scarnificata, ossessiva, che disegnano un paesaggio asettico, desolante e cupo. Le stesse sensazioni si respirano durante la brevissima The Final Sound, 54 secondi di confuse note di pianoforte che riecheggiano in un alienante spazio vuoto. Queste due brevi strumentali, quasi impressioniste e così lontane dalla forma-canzone, sono forse ciò che più si avvicina al concetto stesso di musica dark. Si torna in territori più potabili con la successiva A Forest. Il brano più iconico dei The Cure inizia con un soffuso e semplicissimo intro di tastiere – quattro note suonate una dopo l’altra – ed evolve in un vertiginoso saliscendi di momenti rarefatti e intensi, candidi e cupi, tanto che se ha proprio la sensazione di girovagare in una foresta sconosciuta. M si presenta a primo acchito più leggera e spensierata, pur conservando un carattere spento e dolente. La seguente At Night, come il titolo lascia presagire, è una litania nera come la notte. Un ritmo lento ma inarrestabile, il tono profondissimo del basso distorto, un andare monotono in contrasto con la chiara voce di Smith, le dissonanze della chitarra, creano un’atmosfera di rara intensità, che come, per Secrets, oscilla continuamente tra il seducente e l’alienato. La finale title-track esprime il lato più decadente della band: un brano semplice e piovoso, quanto intriso di una palpabile malinconia.

Benché separati da un solo anno, la distanza tra il debutto e Seventeen Seconds è immensa. Il secondo album dei The Cure trova il perfetto equilibrio fra la delicatezza di un suono rarefatto e cangiante e l’intensità della paletta di emozioni che lo compongono. Inquietudine, malinconia, vivacità, asetticità, alienazione, freddezza. È incredibile quanto una composizione tanto minimalista possa dare vita ad un insieme così pieno e intenso. Mentre i Joy Division esprimono un nerissimo nichilismo senza uscita, i The Cure lasciano talvolta emergere un feeling leggero, suadente, ma capace di mutare rapidamente in angoscia e terrore. Il tutto ammantato da un velo di una grigia ed ineluttabile malinconia. Gothic rock, dark, new wave, poco importa il nome. Seventeen Seconds è uno dei picchi assoluti di questo movimento, un capolavoro della Musica tutta.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
95.87 su 8 voti [ VOTA]
df800
Mercoledì 9 Gennaio 2019, 8.38.42
20
Come ogni disco dei Cure tranne rarissimi casi, rappresenta l'oscurità. sta all ascoltatore captare di che lato oscuro si parla. Disco da 98 in quanto Pornography è 100.
Le Marquis de Fremont
Giovedì 27 Dicembre 2018, 13.29.11
19
Uno dei capolavori assoluti dei Cure. Ne hanno fatti poi anche altri. Mi ricordo che l'avevo notato per la bellissima e impressionistica copertina, in tempi dove le copertine erano quasi banali (e spesso brutte) come fossero li solo per proteggere il vinile. Mi era piaciuta subito questa sensazione "minimale" che anche la recensione sottolinea e i pezzi ti rimanevano in testa (all'epoca, In Your House, su tutte). Qui Smith concepisce un suo linguaggio disperato/cupo/freddo, che svilupperà poi in varie sfumature, anche ironiche, in futuro. Da avere assolutamente. Au revoir.
thrasher
Venerdì 21 Dicembre 2018, 11.31.40
18
Preferisco i successivi questo dopo poco mi stanca... Carino comunque
VomitSelf
Venerdì 21 Dicembre 2018, 0.39.06
17
Gli preferisco "Faith" e soprattutto "Pornography", ma gran bel disco anche questo. Anche se non lo riascolto forse da decenni... Gli darei un bel 78
InvictuSteele
Martedì 18 Dicembre 2018, 18.16.59
16
Bello bello, band immensa, però Faith e Pornography sono superiori, almeno della trilogia dark. Sopra a questo gli metto anche altri lavori, Disintegration, Kiss me, Wish.
GRC
Martedì 18 Dicembre 2018, 18.13.45
15
Primo (in ordine di tempo) della trilogia dark (Seventeen Seconds, Faith, Pornography), secondo (qualitativamente) solo al magnifico Pornography (album grandioso e malatissimo) e a Disintegration, comunque disco stupendo.
thrasher sta minchia
Martedì 18 Dicembre 2018, 17.32.10
14
@thrasher: un nickname che dice più di mille parole
thrasher
Lunedì 17 Dicembre 2018, 12.56.49
13
Carino ma niente di che
Voivod
Lunedì 17 Dicembre 2018, 11.53.33
12
Uno degli album più riusciti dei Cure! Forse il mio preferito...
simonefraskogene
Domenica 16 Dicembre 2018, 22.51.03
11
Gruppo e album fenomenali! Questo disco l'ho letteralmente consumato, insieme a Pornography l'apice della band, e continuo tutt'ora. È difficile esprimere a parole l'affetto che provo per questa vera e propria opera d'arte, opera che mi ha accompagnato in molti momenti bui ma anche non, in semplici notti solitarie e malinconiche. A Forest, Play for Today, M, la titletrack e la mia preferita At Night, sono state la colonna sonora di giornate uggiose d'autunno e notti di brezza estiva. Album veramente immenso, il cui valore non so esprimere a numeri.
duke
Domenica 16 Dicembre 2018, 17.50.57
10
disco bellissimo....a forest una perla......
Awake
Domenica 16 Dicembre 2018, 12.58.08
9
Grande album, come tutti quello della trilogia dark, ma per me Faith gli è superiore (vabbè per il sottoscritto Faith è in assoluto il miglior album dei Cure).
Galilee
Sabato 15 Dicembre 2018, 21.40.03
8
Super disco, ascoltato mille volte. Un must come tutti i primi 4 della band, più Disintegration. Bella la descrizione del primo. Svogliato,urbano e decadente. È proprio cosi.
ObscureSolstice
Sabato 15 Dicembre 2018, 20.31.41
7
Dark... chi non ha mai iniziato coi Cure il viaggio nel rarefatto mondo sinuoso e ansiogeno di emozioni delicate, gloomy, slow, non conosce in prima persona il dark. Aleggiano le prime note di un preludio di tastiere, 2 minut e 11 secondi per l'esattezza mentre uno sconsolato strumento a corde molto tetro sul finire...La scala tra armonie anche gioiose di un rock quasi melodico per chi ha assaporato i Cure nell'interezza e ha saputo capirli conoscendoli anche nelle fasi diverse. Ci troviamo al cospetto di un grande album, a tratti sorride, confortevole, arrivato dal post-punk ma rimane misterioso e nero, un goth rock con accenni ripetuti, ossessionanti e di grandi emozioni a non finire...la strumentazione e' una parte importante dei Cure con la voce indimenticabile di un Robert Smith, sognante che suona le melodie di chitarra. Maestri, di un inquietudine ben precisa e influenzata dopodiche' passata a molti. Bellissimo album, all'avvento del 1980 SEVENTEEN SECOND, si può chiamare perfettamente il primo ottimo testamento che incarna la quietezza del dark sound: The Cure. Nella notte, nel giorno, in ogni stagione, a casa, in giro con le cuffie, questo e' un album da ascoltare sempre. Non ci si potra' mai dimenticare di un lavoro semplice, scritto in fretta, ma che raffinatezza il tocco di genio di questa band. Sublime. Suoni malinconici, alternato a armonie che sanno entrare nella mente e nello spirito umano, anche ballabili di animo rock, effettati, lievemente usando giochi e suoni elettronici di tastiera, sinthetizzati anche batteria, armonizzati, ripetuti e ripetuti, come il normale respiro cardiaco umano. A FOREST....che canzone. Cupa. Da rimanere senza parole..e' un massimo esempio. Non basterà una vita per ascoltarla a ripetizione. Quante volte? centinaia, centinaia, o migliaia di volte "Again and again and again..." Again and again and again" ..come dice sofferto, in un eco. "The sound is deep, In the dark...I hear her voice, and start to run...Into the trees, Into the trees, Into the trees...Into the trees" -Avvincinati e vedi, guarda tra gli alberi, avvicinati e vedi, nel buio, segui i tuoi occhi, segui i tuoi occhi...segui i tuoi occhi"-Ad un tratto mi fermo, ma so che è troppo tardi..Sono perso in una foresta, tutto solo, la ragazza non è mai stata qui. È sempre lo stesso, Sto correndo verso il nulla" ....niente da dire inoltre a tracce come IN YOUR HOUSE, THREE, M., AT NIGHT, SEVENTEEN SECONDS. Tutto, un susseguirsi. Un grande gioello degli anni '80
Korgull
Sabato 15 Dicembre 2018, 17.52.25
6
Bellissimo! Una poesia oscura e magnifica
Stagger Lee
Sabato 15 Dicembre 2018, 16.19.45
5
Alex Cavani ha scritto il post che avrei scritto io se lui non mi avesse preceduto 👍
Joker74
Sabato 15 Dicembre 2018, 16.18.39
4
Capolavoro, decadenza e malinconia in un disco straordinario!
ok
Sabato 15 Dicembre 2018, 13.52.29
3
quanto ho amato e amo i primi cure.... sono i metallica del darkpop.... sono 25 anni che non sfornano un album decente ma tutti li amano per quello che hanno dato al loro genere di riferimento, il cd in considerazione è un capolavoro
Alex Cavani
Sabato 15 Dicembre 2018, 0.06.40
2
Siiiiiiiii! Finalmente è arrivato anche "Seventeen Seconds"! Complimenti per la recensione del mio disco preferito di questa band magica. Io posso solo dire che pezzi come "In Your House", "A Forest" e "M" non smetto di ascoltarli da almeno vent'anni. Questo disco è stato ciò che ha sancito il mio amore per la musica dark, il post punk, l'estetica decadente e la letteratura gotica. Un vero capolavoro (personale).
VOX POPULI
Venerdì 14 Dicembre 2018, 23.13.40
1
Disco meraviglioso, band a tratti leggendaria, non immune da alcuni passi falsi.
INFORMAZIONI
1980
Fiction Records
Post Punk
Tracklist
1. A Reflection
2. Play for Today
3. Secrets
4. In your House
5. Three
6. The Final Sound
7. A Forest
8. M
9. At Night
10. Seventeen Seconds
Line Up
Robert Smith (Voce, Chitarra)
Matthieu Hartley (Tastiere)
Simon Gallup (Basso)
Lol Tolhurst (Batteria)
 
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