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Banco del Mutuo Soccorso - ...di Terra
22/12/2018
( 1252 letture )
Un incensiere oscillante e segreti di culti misterici, orfici, indotti dalla natura, sanciscono l’incipit dell’album …di terra (1978) del celebre gruppo progressive italiano Banco del Mutuo Soccorso. Dopo poco meno di un minuto regna sovrano un organo solenne che ristabilisce l’ordine cosmico con una semplice nota che fa immediatamente pensare alla Passacaglia di Bach. Da quella nota si dispiegano i temi dell’intera orchestra che con un climax ascendente si risveglia per poi tornare, alla fine della traccia di apertura, ad assopirsi in un ambiguo preludio al pezzo successivo, Terramadre, dai tratti ancora più prog e jazz. I titoli dell’album si susseguono componendo una poesia di Francesco Di Giacomo, cantante del gruppo dal 1971 al 2014. I versi recitano:

Nel cielo e nelle altre cose mute/terramadre/non senza dolore/io vivo/né più di un albero non meno di una stella/nei suoni e nei silenzi/di terra

e vengono interpretati senza l’ausilio della voce: il disco è puramente strumentale e gode della presenza dell’Orchestra del Conservatorio di Santa Cecilia. Ossessione ed equilibrio si alternano soprattutto grazie alla vasta gamma di strumenti a disposizione, che grazie ai loro timbri poliedrici creano atmosfere che si amalgamano in un connubio di stili e influenze. Alcuni brani poggiano le basi su una matrice classica, altri vanno incontro a maggiori sperimentazioni prog o d’avanguardia; addirittura si intravedono elementi etnici o provocanti sonorità esotiche. Esotiche come il pomodoro protagonista della copertina dell’album, circondato da un anello luminoso e collocato in mezzo all’universo, imponente nella sua ambiguità. Forse proprio quel pomodoro può rappresentare un indizio per una possibile lettura del disco: si ha un costante spostamento di attenzione tra microcosmo e macrocosmo, tra umano e non umano, psichedelico e mondo sensibile. Il pomodoro, appartenente proprio alla terra, è un magrittiano personaggio fuori posto, lanciato nello spazio con un ammiccante sorriso che condensa l’attaccamento estremo ad un qualcosa che non sappiamo affatto definire, ma che al contempo è causa di innate nostalgie ed elegie: la vita. Parafrasando i versi di Di Giacomo, non si vive senza dolore: noi stessi, come il pomodoro, viviamo nel cielo e nelle altre cose mute. L’angoscia del senso dell’ignoto esplode in moltissimi momenti dell’album; forse con un pizzico d’umorismo. Ad esempio, in Io vivo si avvertono dei fatali colpi mortiferi. All’inizio del brano la materia è concentrata, gli archi lottano come in una separazione di opposti dapprima uniti. La nascita è burrascosa, il big bang risente già dell’entropia e del decadimento al quale andrà inesorabilmente incontro. Per un istante giunge l’illusione della serenità, spezzata comunque dal tormento del pianoforte che si contrappone alla leggerezza del resto dei temi. E poi, adveniat mors: l’Apocalisse scende nel silenzio (di terra?), rintocca sacra e funge da preludio ad una sorta di botta e risposta tra gli strumenti che paiono interrogarsi sulle cose venture. I pareri discordano. Torna improvvisa la frenesia, l’isteria di una Torre di Babele che ritorna all’esordio ma arricchita dell’esperienza e consapevolezza. Non è sufficiente però a risolvere il brano: si ha un diminuendo che anticipa oscurità. La quiete dopo la tempesta rimane sospesa nel suo non essere vera quiete. Attacca subito Né più di un albero non meno di una stella. Il tono è più disteso rispetto a quello dei precedenti pezzi e si respira redenzione. Per qualche ragione il brano fa pensare ai New Trolls. L’idillio, contenendo nel titolo ben due elementi ai quali l’uomo è collegato ma con i quali non coincide, potrebbe avere per tematica l’Uno: il focus non risiede più nell’uomo, in un ipotetico Ulisse, ma nel cosmo che tutto rinvigorisce e connette, non rendendo nulla “alieno”. Non sono rilevanti, ora, il tedium vitæ che affligge l’umano, o il peso del limite della conoscenza. La batteria incalza verso un Inno alla Gioia, un ritorno a casa nel quale la casa è qualunque punto nello spazio. A seguire, Nei suoni e nei silenzi prorompe futuristica in una sospensione tra sintetizzatori e classicità. Il brano racchiude nei suoi ultimi minuti una tensione profetica che vorrebbe comunicare un messaggio, probabilmente inaccessibile, in quanto racchiuso nei silenzi. Proprio verso la fine si avverte l’impostazione musicale più tradizionale, che costituisce la sorgente dalla quale sgorga il fiume in piena di Di terra, l'ultima traccia. Essa racchiude in sé una summa imprecisa degli altri brani portandoli verso la foce di tutto. Non è il brano più sorprendente, tecnico o sperimentale dell’album, ma non per questo stona come conclusione. L’uomo ritorna alla terra, così come ritornano i riff, più pesanti. La terra rivede il pomodoro, quel pomodoro che giace ancora nello spazio, tra le stelle; indeterminatamente, però, si trova anche nell’humus, nella cenere. Le ultime note delicate del pianoforte lo riaccompagnano alla destinazione, all’ultimo respiro, al brivido nel midollo spinale dell’ascoltatore che si scopre iniziato, neofita.

…di terra non è il più celebre del Banco, probabilmente perché necessita di più ascolti per essere compreso nella sua interezza. È di certo un album unico nel suo genere, curato in ogni aspetto, dall’orchestrazione alla registrazione, al mixaggio. Si tratta indubbiamente di una perla del prog italiano che non dovrebbe passare inosservata.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
98.04 su 41 voti [ VOTA]
ELIO MARRACINY
Domenica 14 Aprile 2019, 13.43.43
4
ALBUM CHE PINK FLOYD E CAMEL HANNO MAI REGISTRATO!
Area
Lunedì 28 Gennaio 2019, 12.43.28
3
Mi é sempre piaciuta la copertina... in realtà il disco me lo ricordo poco, ma fino a Canto di Primavera hanno fatto bei dischi, con i primi 3 che sono inarrivabili.
progster78
Venerdì 28 Dicembre 2018, 17.41.06
2
Come gia' detto in rece ""Nel cielo e nelle altre cose mute, terramadre, non senza dolore, io vivo né più di un albero non meno di una stella nei suoni e nei silenzi di terra". La mia band prog rock italiana preferita!!!
Voivod
Martedì 25 Dicembre 2018, 8.54.28
1
Recensione superba, complimenti!
INFORMAZIONI
1978
Dischi Ricordi
Prog Rock
Tracklist
1. Nel cielo e nelle altre cose mute
2. Terramadre
3. Non senza dolore
4. Io vivo
5. Ne più di un albero non meno di una stella
6. Nei suoni e nei silenzi
7. Di terra
Line Up
Rodolfo Maltese (Chitarra elettrica, Chitarra acustica, Tromba in SIb)
Vittorio Nocenzi (Pianoforte elettrico, Organo Hammond, Sintetizzatori)
Gianni Nocenzi (Pianoforte)
Alan King (Sassofono contralto, Flauto in do)
Renato D'Angelo (Basso)
Pierluigi Calderoni (Batteria, Timpani, Percussioni)

Musicisti Ospiti
Orchestra dell'Unione Musicisti di Roma (diretta da Vittorio Nocenzi)
 
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