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Swallow the Sun - Lumina Aurea
24/12/2018
( 1234 letture )
Nessuno ha mai scritto, dipinto, scolpito, modellato, costruito o inventato se non per uscire letteralmente dall'inferno.

Commediografo, regista, attore, consumatore cronico di sostanze stupefacenti ad alimentare un complicato rapporto di convivenza con demoni creativi geneticamente predisposti a turbare la sensibilità degli spettatori, Antonin Artaud ha perfettamente riassunto in questo aforisma una delle principali funzioni dell’arte contemporanea, ricordando a tutti che alle radici di un capolavoro c’è sempre un passaggio drammaticamente chiave nella storia personale dell’artista. Figlia di uno dei caposaldi del Romanticismo, che ha avuto il merito storico di teorizzare per l’artista il dovere di volgere lo sguardo dentro di sé, per ridurre a indissolubile unità emozioni e opere, una simile affermazione può essere posta a premessa (o corollario) di intere carriere, in tutte le forme espressive in grado di colpire ciò che nella nostra natura non è rigidamente soggetto alla mediazione della ragione. Non stupisce, quindi, che il tema della “perdita”, con il suo portato di dolore, sofferenza, rimpianti, ricordi, sia da sempre fonte di ispirazione e conduca inevitabilmente a una riflessione sul senso stesso della vita, in una sorta di sguardo forzato sul fondo dell’abisso da cui è possibile riemergere, trasformando la disperazione in “espressione”, con un processo che psicanaliticamente definiremmo come catarsi.

Nel mondo metal, in anni recenti pochi altri autori più di Juha Raivio hanno saputo incarnare un simile modello, al punto che chi ne abbia seguito le evoluzioni pentagrammatiche può dire di aver assistito alla storia di un’anima alla ricerca di un approdo da cui ripartire o in cui affondare definitivamente. Travolto emotivamente dalla scomparsa della compagna di vita e musica, Aleah Stanbridge, il mastermind di Jyväskylä ha dapprima portato a termine il lavoro iniziato con la vocalist sudafricana (ma svedese d’adozione) sotto le insegne Trees of Eternity e successivamente avviato il progetto Hallatar per “cominciare a uscire dall’oscurità”, secondo le sue stesse dichiarazioni in sede di presentazione di No Stars Upon the Bridge. Nel frattempo, la creatura Swallow the Sun era rimasta sospesa, peraltro nel dubbio se valesse ancora la pena riprendere il viaggio dopo la fermata Songs from the North, ma, fortunatamente, Raivio ha annunciato la prossima uscita dell’ottavo capitolo della discografia dei finlandesi, When a Shadow Is Forced into the Light.

In attesa della fatal data del ritorno sulle scene, la band aveva comunicato il rilascio di un singolo, avvertendo con congruo anticipo che la traccia NON avrebbe fatto parte del nuovo album e NON avrebbe seguito i canoni classici della poetica Swallow the Sun, configurandosi piuttosto come chiusura del cerchio di dolore aperto dalla morte di Aleah. Ed eccolo, allora, questo Lumina Aurea, pubblicato significativamente in coincidenza con il solstizio di inverno, a materializzare il momento più buio dell’anno a partire dal quale, però, la luce torna lentamente ma sempre più prepotentemente ad accompagnare l’umana quotidianità. Era rimasto qualcosa di insoluto, sulle note che chiudevano No Stars Upon the Bridge (e ancora di più osservando l’artwork di quel platter, con un cigno in caduta che abbandona il compagno in volo) e Raivio era chiamato a dare una risposta definitiva rispetto all’elaborazione di un lutto destinato a non sfumare mai nell’oblio ma con cui provare almeno a convivere.
Diciamo allora che, prima di affrontare le (prevedibili) perplessità di fronte a un brano oggettivamente spiazzante per chi per anni si è sentito a casa nel doom/death del sestetto finlandese, la conoscenza o, meglio ancora, una sintonia “empatica” con le vicende biografiche dell’autore diventano un requisito imprescindibile. A questo ci permettiamo di aggiungere che la fruizione del pezzo risulta decisamente penalizzata qualora si decida di ignorare il video che lo accompagna (a parere di chi scrive una delle vette assolute dell’ormai consolidato connubio tra note e immagini). Non si tratta, ovviamente, solo dell’impatto puramente visivo offerto dalla desolata crudezza dei paesaggi lapponi colti nel momento della massima cristallizzazione invernale, quando la vita sembra aver abbandonato ogni anfratto disvelando una natura ostilmente estranea a ciò che siamo abituati a considerare come compatibile con l’umana esistenza, ma soprattutto della fortissima carica simbolica di immagini dietro cui si nasconde un messaggio che trascende e travolge le suggestioni paesaggistiche.
Eccolo, allora, il dramma di un corpo incatenato all’esperienza terrena, ecco il rintocco dei tamburi del destino che dettano il ritmo del tempo riservato a ciascuno di noi individualmente, mentre tutto intorno scorrono, indifferenti, i ruscelli dell’eternità, eccola, infine, la liberazione dai vincoli mortali e l’inizio del vero viaggio, che ci porterà dove l’oltraggio dei sensi non potrà più impedirci di lasciarci andare nel flusso dell’infinito. Si ribalta, così, la visione classica del livido Acheronte e del suo traghettatore che raccoglie le anime in attesa dell’imbarco “battendo col remo qualunque s’adagia”; qui, al contrario, la dipartita verso la dimora eterna ha il colore di un’alba quietamente lattiginosa e di una lenta navigazione fino alla scomparsa sulla linea dell’orizzonte e su questo si innesta anche una seconda, possibile chiave di lettura, che suggerisce nella figura in liberazione e dissolvenza la personificazione di un ricordo che chiede di essere lasciato andare (o forse che restituisce libertà a chi è rimasto a soffrire, nel mondo sensibile?), offrendo in cambio la funzione terapeutica della memoria (eccolo spiegato, il senso del tocco di dita che trasforma il nero in oro, illustrato dalla magnifica cover opera dell’artista russa Liga Klavina).

E solo mantenendo sempre vivo il trait d’union tra musica e immagini possiamo affrontare i tredici minuti di Lumina Aurea (oltretutto moltiplicati per due, dato che alla versione cantata ne fa seguito anche una strumentale) e cogliere il significato profondo di questa non-canzone, continuamente sospesa tra un funeral doom liofilizzatissimo (avvolto da un consistente involucro dark/ambient e quasi sconfortante nella sua mancanza di qualsiasi struttura) e i rari gorgoglii di sottofondo che arrivano a malapena ad increspare il vuoto di vita circostante, reso opprimente e solenne dal ricorso al latino, sia recitato sia declinato liturgicamente in modalità coro monastico. Dimentichiamoci dunque gli attesi marchi di fabbrica kotamakiani in growl e scream, stavolta il microfono è nelle mani dell’ospite Marco Benevento nei panni del narratore, a cui il resto dei The Foreshadowing risponde ieraticamente a mo’ di salmo, creando un’atmosfera di grande densità perennemente in bilico tra claustrofobici affanni e slanci estatici, sottolineati rispettivamente dalle percussioni e dai corni portati in dote dall’altro ospite d’eccezione, quell’Einar Selvik che da tre lustri guida il combo norvegese Wardruna in acque folk/ambient. Su questo palcoscenico rimasto improvvisamente privo dei suoi attori, quasi che il moniker stesso si fosse svuotato delle sue forze vitali, Raivio celebra la personale catarsi e manda l’inequivocabile segnale che la band sta per riprendere il largo sulle rotte abituali, affidando il messaggio ai titoli di coda del video con poche, profetiche parole, perché:

“Mors fortior quam vita est,
Amor fortior quam mors est.”


La delicatezza di un addio tra chi è inesorabilmente condannato a dimorare in dimensioni diverse ma senza perdere la speranza di un contatto, una riflessione poetica e drammatica sul senso della nostra effimera presenza in un frammento di tempo circondato da infiniti, colonna sonora perfetta per esaltare e rendere ancora più vivide immagini di indimenticabile evocatività: Lumina Aurea è un brano per cui qualsiasi valutazione rischia di essere inopportuna o fuori luogo e di fronte a cui il recensore si ritira, rimettendosi alle opinioni figlie delle personali sensibilità di chi sceglierà di accostarsi a un lavoro a cui comunque difficilmente si potranno negare i tratti di una sensibilità fuori dal comune e un’ispirazione altrettanto d’eccezione. Noi siamo sicuramente tra quelli che non si dimenticheranno di questo singolo anche quando, tra poco più di un mese, gli Swallow the Sun torneranno a casa facendo vibrare l’etere doom/death sulle note di When a Shadow Is Forced into the Light.



VOTO RECENSORE
s.v.
VOTO LETTORI
65.83 su 6 voti [ VOTA]
Devilman
Martedì 1 Gennaio 2019, 15.37.53
7
Purtroppo le sperimentazioni sono rischiose a prescindere, e sempre rimanendo (ovviamente) nel contesto personale dei gusti puramente soggettivi, posso affermare tranquillamente che il brano "non brano" non ha suscitato in me quello che speravo. Attendo con ansia il loro prossimo album!
Stagger Lee
Lunedì 31 Dicembre 2018, 17.43.30
6
Appena finito di sentire. Per me è spettacolare! Auguro un buon anno a tutti, allo staff e agli utenti, che ormai sono diventati una sorta di "compagnia quotidiana" soprattutto in pausa caffè e nei noiosissimi spostamenti in metro!
Korgull
Domenica 30 Dicembre 2018, 6.42.35
5
Per il mio modestissimo parere è un pezzo d'arte, di una profondità e una drammaticità che lo rendono piuttosto elirario. In alcuni punti mi ha ricordato certe composizioni degli Black Tape for a Blue Girl o di Antonious Rex. Musica da meditazione
Le Marquis de Fremont
Giovedì 27 Dicembre 2018, 13.12.55
4
Recensione bellissima, purtroppo su un prodotto di difficile fruizione. Comprendo profondamente il dramma personale ed umano di Monsieur Raivio e probabilmente tutto ha un senso se visto con la sua sensibilità. Da mio punto di vista, perché questo è un mio commento, mi danno più emozioni le musiche degli Swallow the Sun. Au revoir.
DP
Mercoledì 26 Dicembre 2018, 15.34.40
3
Io adoro gli Swallow the Sun ma questa è una "non canzone", è una froma diversa di arte ed a me non piace. Comprendo la voglia di sperimentare ma ribadisco a me non piace. RImango in attesa del sicuramente ottimo nuovo album.
Red Rainbow
Martedì 25 Dicembre 2018, 19.17.02
2
@Ad Astra: grazie davvero, troppo buono... Attivato il conto alla rovescia per l'annuncio del tour, considerati precettato per il live report...
Ad Astra
Martedì 25 Dicembre 2018, 11.39.40
1
Solo tu Gabriele potevi raccontare questo intenso e metafisico viaggio musicale, chapeau.
INFORMAZIONI
2018
Century Media Records
Funeral Doom
Tracklist
1. Lumina Aurea
2. Lumina Aurea (strumentale)
Line Up
Mikko Kotamäki (Voce)
Juha Raivio (Chitarre)
Juho Räihä (Chitarre)
Jaani Peuhu (Tastiere)
Matti Honkonen (Basso)
Juuso Raatikainen (Batteria)

Musicisti Ospiti

Marco Benevento (Voce)
Einar Selvik (Percussioni, Corni)
 
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