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Svartidauði - Revelations of the Red Sword
25/12/2018
( 1508 letture )
Io sono la fiamma che arde in ogni cuore di uomo, e nel nucleo di ogni stella. Io sono Vita, e il datore di Vita, tuttavia per questo la conoscenza di me è la conoscenza della morte.
(Liber AL vel Legis, 2.6)


La spada rossa -alla quale si riferisce il titolo del lavoro in esame- è metaforicamente collegata ai raggi solari, un sole che nasce e muore all’orizzonte e inietta saggezza nell’uomo, prima di distruggerlo con la morte termica, danzando sulle sue ceneri. Tale descrizione, unitamente al paragrafo tratto dal Liber AL vel Legis sono le migliori parole che possano mai esprimere in sintesi ogni mia ventura elucubrazione per raccontare questo immenso secondo disco degli Svartidauði. Non c’è pace tra i ghiacci, quest’anno, non riesco ad annoverare la quantità di ottimi dischi black che sono arrivati dal nord Europa mietendo vittime e regalandoci soddisfazioni, confermando così che il genere non solo è morto, anzi, è più vivo che mai. Revelations of the Red Sword è stato rilasciato a sei anni distanza dal precedente Flesh Cathedral, che ha ottenuto ottimi responsi e fatto conoscere la band ad un pubblico più vasto. Se aggiungiamo a tutto questo la discreta attività live del gruppo possiamo affermare di esser oggi al cospetto di una ipotetica consacrazione. Naturalmente non si può mai rimanere fermi, la staticità limita la creatività e questo lavoro conferma come la mente degli Svartidauði sia pronta per il balzo definitivo: è un album differente rispetto a quanto scritto in passato, con meno sezioni oniriche, più diretto grazie a brani più brevi e concisi che fluiscono in una visione più schietta e pragmatica, senza disdegnare mai le aperture armoniche. Le composizioni sono difficili da esplicare in forma razionale e super partes: quando si ha dinanzi un lavoro come non si può non essere inghiottiti da passaggi come Burning Worlds of Exrement o dalla magistrale e conclusiva Aureum Lux . Esse rappresentano l’ingresso nell'introspezione più ferale, a diretto contatto con un mondo maligno, dove i demoni sfregiano la pelle con urla lancinanti, la coltre non lascia intravedere nulla e le spire del serpente si attorcigliano sempre più. A dispetto di quanto appena scritto, qui non v’è solo violenza psicologica: ascoltando Wolves of a Red Sun si comprende come le melodie prima accennate prendano piede mentre l’orizzonte degli eventi si allontana. Non si assiste ad una prevedibilità delle soluzioni proposte: aprirsi alla melodia non mina l’intensità dei brani. Oltre a ciò, come già accennato, aver dosato il minutaggio della singola canzone ha portato beneficio all'intensità e ai cambi di tempi lungo i quarantasette minuti. Quest’ultimo aspetto pare superficiale, ma riuscire a sintetizzare e raccogliere in un minor spazio le idee qui racchiuse senza perdere in pathos non è certo una facile impresa: non tutti ne sono in grado.

Non si ravvisano particolari difetti in Revelations of the Red Sword: l’insieme è fondamentalmente inattaccabile. Il suono, pur modificandosi, è rimasto fedele ed omogeneo, sia attraverso le dissonanze -oggi presenti in maniera più violenta e diretta- che ai giochi di tamburi da parte di Magnùs -vero eroe del disco- con passaggi jazz da applausi. La voce catacombale di Sturla è l’involucro del niente che plasma il tutto: unica ed inconfondibile, si apre a più sperimentazioni, dando maggiore enfasi ed epicità alle composizioni. L’idea che molteplici concatenazioni di sonorità si mischino per non seguirne realmente nemmeno una, affiora passaggio dopo passaggio, quasi a volersi cimentare con una jam session di metal estremo. Tale aspetto lascia pensare alla nuova scuola islandese, che, inesorabile si fa sempre più spazio tra la folla. Pensiamo a nomi come i sottovalutati Sinmara, i Zhrine -affermatisi con un ottimo album Unortheta- ed alla esplosione in via definitiva dei Carpe Noctem. Si tratta di band uniche che lasciano intravedere un futuro sempre più promettente della scena nordica.
V’è una costante evoluzione nel mondo degli Svartidauði, che si plasma uscita dopo uscita come già era accaduto nel precedente EP Untitled, sicché abbozzare un parallelo con i lavori precedenti risulta piuttosto complesso. Sebbene sia ancora presto per idealizzare una prosecuzione futura, ciò che oggi abbiamo tra le mani è quanto basta per innalzare Revelations of the Red Sword a una delle uscite più importanti in ambito black metal nel 2018. Qui dentro si può trovare molto d’interessante: basta non lasciarsi intimorire dallo schiaffo iniziale, e cullarsi negli abissi.

Nota a margine: se al minuto 2:32 di Burning Worlds of Exrement vi viene in mente la sigla di Supercar , tranquilli, non siete soli!



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
73.5 su 4 voti [ VOTA]
Macca
Mercoledì 3 Aprile 2019, 12.08.25
10
Caspita che bello! L'etichetta "black metal" qui è riduttiva, distorsioni e dissonanze rimandano a un modo di intendere l'estremo che mi ricorda gli Ulcerate, che adoro, mentre alcune vocalizzazioni mi fanno venire in mente i Dodheimsgard di 666 International. Grande classe nel songwriting, come ad esempio l'assolo nella parte conclusiva di Sol Ascending o la varietà di Burning Worlds of Excrement (io la sigla di Supercar non l'ho avvertita ). Super album, voto giusto e forse anche qualcosina in più.
Luca
Domenica 10 Marzo 2019, 17.38.58
9
Capolavoro assoluto.. il Black del futuro, l’islanda terra nera
ElManjo
Mercoledì 2 Gennaio 2019, 0.08.21
8
Lo sto ascoltando a ripetizione in questi giorni, una sopresa incredibile giusto per chiudere il 2018. Fantastico.
gianmarco
Venerdì 28 Dicembre 2018, 13.34.42
7
mitici , ho sentito la sigla di supercar e la parte del brano in questione ed effetivamente c'è qualcosa di simile .
duke
Mercoledì 26 Dicembre 2018, 17.52.40
6
ho visto la foto promozionale della band....che cosa le pubblicano a fare. ...certe foto...i volti coperti da un fazzoletto....che stupidata....
Pacino
Mercoledì 26 Dicembre 2018, 12.39.59
5
Non mi dice niente... Voto 60
tartu
Mercoledì 26 Dicembre 2018, 10.49.50
4
credo che lo prendero'...sara' mio
Robym
Martedì 25 Dicembre 2018, 17.45.04
3
Capolavoro, lo sto ascoltando da diverso tempo e non trovo punti deboli. Una delle migliori uscite del 2018. Il riff principale di Sol Ascending - specialmente quando ripreso sul finale, con l'assolo - è tra le cose più belle sentite negli ultimi anni. Notevole anche l'edizione curata dalla Van, straordinari i disegni nel digipak, peccato solo per la disposizione dei testi che non facilita la lettura. A proposito del libretto, avete notato il fallo disegnato sullo sfondo del testo di Aureum Lux?
Alessio
Martedì 25 Dicembre 2018, 12.24.30
2
A me l'ha portato proprio ieri Babbo Natale. Un gran disco che gia avevo sbirciato qui e li. Così a primo impatto è piu fluido, ma anche piu dethspellomeghiano nelle dissonanze e arpeggi sanguinoleschi. Flesh Cathedral, come ho gia detto, aveva forse una personalità piu marcata, ma era anche piu ostico. Sottigliezze cmq, rimane il fatto di aver tra le mani un grande disco e loro sempre piu leader in quell'angolo sperduto. Altro discone a firma Van Records. Il voto lo metto tra qualche settimana.
Giaxomo
Martedì 25 Dicembre 2018, 11.46.22
1
Splendido, davvero. Volevo mettermi in pari con le altre uscite black di spessore uscite durante l'anno, ma per colpa di questo "Reveletions..." e degli ultimi full di Kriegsmachine / Carpe Noctem, credo che resteranno in sospeso per un po'... 😉 Grande Andrea, un saluto.
INFORMAZIONI
2018
Ván Records
Black
Tracklist
1. Sol Ascending
2. Burning Worlds of Excrement
3. The Howling Cynocephali
4. Wolves of a Red Sun
5. Reveries of Conflagration
6. Aureum Lux
Line Up
Sturla Viðar (Voce, Basso)
Þórir (Chitarra)
Magnùs (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Edda Guðmundsdóttir (Voce)
Stephen Lockhart (Voce)
 
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