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Seventh Wonder - Waiting In The Wings
29/12/2018
( 461 letture )
Correva l’anno 2006, gli azzurri del calcio alzavano la coppa più ambita del mondo sotto il cielo di Berlino, un gruppo di sviluppatori di San Francisco lanciava il celebre social network Twitter e i Seventh Wonder ingaggiavano l’allora sconosciuto venticinquenne Tommy Karevik. L’importanza di un frontman in una band metal non è di certo marginale e ne è testimone la differenza netta di consensi avuti dal gruppo svedese prima e dopo l’approdo del nuovo cantante. Il loro primo full length Become, infatti, non aveva colpito quasi nessuno, complici sicuramente una produzione di basso livello, il budget esiguo e un vocalist non all’altezza della controparte strumentale. Effettivamente, sin dalla nascita avvenuta nel 2000, la componente strumentale del quintetto è sempre stata di assolutà qualità in tutto il materiale rilasciato, dalle demo agli album veri e propri. Solo la voce sembrava non trovare un’identità ben precisa poiché sia Ola Halén che Andi Kravljaka non hanno saputo lasciare il segno. Tutto è cambiato con l’arrivo del talentuoso attuale cantante dei Kamelot. La Lion Music, contrariamente a quanto avvenuto con il lavoro precedente, ha deciso di puntare sul gruppo stanziando più fondi per migliorare la produzione e la voce di Tommy ha fatto il resto. Sebbene Waiting In The Wings sia ben lontano in termini di qualità dalle successive uscite, ha cominciato a far girare il nome della band svedese tra gli ascoltatori del prog metal, consentendo loro sia di partecipare ad un tour europeo nel 2007 accanto a nomi quali Queensrÿche e Pagan’s Mind, sia di uscire dal panorama underground.

Analizzando la carriera dei Seventh Wonder a posteriori possiamo facilmente identificare quali sono le due formule vincenti grazie alle quali hanno venduto migliaia di dischi e raggiunto un buon seguito in tutto il mondo: la prima è quella del concept, proposta al pubblico in ben due occasioni, cioè Mercy Falls e Tiara. La coesione, la trama scorrevole e la minuzia dei testi sono le caratteristiche attorno alle quali ruotano i due dischi. La seconda invece è quella adottata anche dai Dream Theater con Six Degrees Of Inner Turbulence e Octavarium, vale a dire la divisione dell’album in due parti, la prima composta da canzoni singole senza alcun collegamento o tema particolare e la seconda completamente dedicata ad una suite dal minutaggio importante che va a dare il titolo al lavoro, come avvenuto quindi con The Great Escape. Waiting In The Wings non è nulla di tutto questo, poiché non presenta né una buona omogeneità iniziale né tantomeno una traccia che più di altre possa far drizzare le orecchie durante l’ascolto. L’indiscusso talento di tutti i membri è ancora molto acerbo, forse troppo, tanto da non poter essere apprezzato appieno. Bisogna infatti considerare che questa formazione due anni dopo ci ha saputo consegnare un autentico capolavoro. Evidentemente, però, essendo da poco stato scritturato il nuovo cantante, la miscela non era ancora perfettamente amalgamata. Con il senno di poi li possiamo perdonare, concedendo loro il tempo necessario ad affinare gli strumenti che alzeranno il tasso tecnico degli album a venire. Il deciso cambio di rotta intrapreso rispetto al precedente e poco fruttuoso Become è udibile sin dalle primissime note di Star Of David affidate alla voce di Tommy Karevik, nettamente migliore rispetto ai due cantanti passati. Probabilmente è la miglior canzone del lotto, ottimi i ritornelli così come i passaggi di basso e gli assoli alternati di chitarra e tastiere, tutti marchi di fabbrica della band anche negli album successivi. L’approccio scelto per aprire alcune tracce è molto accattivante, ad esempio in Taint The Sky, che con il riff aggressivo di chitarra che conquista subito la scena, oppure in Banish The Wicked: proprio quest’ultima contiene una sezione strumentale davvero all’altezza dei lavori più recenti. Peccato invece per la title track che, vista la durata, potrebbe creare aspettative molto elevate, purtroppo non rispettate. La lunghezza, più che un punto di forza, si rivela essere eccessiva e il risultato complessivo è ampolloso. Siamo lontani dagli standard compositivi di The Great Escape dove trenta minuti diventano un capolavoro incastonato alla fine del disco. Meglio puntare quindi su brani meno ambiziosi come Not An Angel, padroneggiata dalle tastiere di Andreas Söderin, alias Kyrt, unico membro della band ad avere un soprannome. Devil’s Inc. è il palcoscenico per la voce del nuovo vocalist e con essa i Seventh Wonder presentano orgogliosamente l’abilità del nuovo frontman a tutto il mondo. Gli altri strumenti accompagnano i virtuosismi vocali fino alla successiva Walking Tall, infatti le due canzoni sono collegate e l'una termina dove inizia l'altra. C’è molto spazio anche per il basso di Andreas Blomqvist e l’inizio di The Edge Of My Blade ne è l’esempio. Nessun membro viene lasciato in disparte e ognuno ha il proprio intervallo di tempo per poter mostrare la propria tecnica. La conclusione è una dolce melodia in cui duettano voce e tastiere con un delizioso accompagnamento di strumenti ad arco.

Come si diceva in apertura, la formula perfetta non è ancora stata raggiunta dagli svedesi, eppure in questo caso non si può certo parlare di un album scadente. La buona produzione, la tecnica dei singoli e l’arrivo di un elemento d’eccezione alla voce ci consegnano un prodotto valido, se pur non memorabile come i successivi. Da qui comincia la carriera dei Seventh Wonder come li conosciamo oggi, uno dei combo più interessanti del panorama prog metal, e proprio con questo Waiting In The Wings si comincia ad assaporare il caratteristico sound del quintetto, un piccolo assaggio delle prelibatezze che prepareranno negli anni a venire.



VOTO RECENSORE
72
VOTO LETTORI
76 su 2 voti [ VOTA]
HeroOfSand_14
Mercoledì 17 Aprile 2019, 20.25.40
1
Bella recensione Roberto, concordo su tutto. Waiting non è sicuramente al livello dei dischi successivi (e non potrebbe esserlo mai se paragonato anche solo ad un capolavoro come Mercy Falls) ma è un bel disco prog con picchi notevoli, come l'opener, Not An Angel, Banish The Wicked (splendide anche le parti di Jenny, la sorella di Tommy, sempre preziosissima), Taint The Sky (spesso riproposta dal vivo) e la bellissimo The Edge Of My Blade. Da menzionare anche la bonus track Pieces, ballad non complessa ma emozionante. Da qui in poi brillerà la stella di quello che considero il miglior cantante attualmente in circolazione, mr. Karevik. Ma che band che ha dietro, da Soderin a Blomqvist sono uno meglio dell'altro.
INFORMAZIONI
2006
Lion Music
Prog Metal
Tracklist
1. Star Of David
2. Taint The Sky
3. Waiting In The Wings
4. Banish The Wicked
5. Not An Angel
6. Devil's Inc.
7. Walking Tall
8. The Edge Of My Blade
9. Pieces
Line Up
Tommy Karevik (Voce)
Johan Liefvendahl (Chitarra)
Andreas Söderin (Tastiere)
Andreas Blomqvist (Basso)
Johnny Sandin (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Jenny Karevik (Cori nella traccia 4)
 
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