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Ostura - The Room
04/01/2019
( 613 letture )
Durante il proprio percorso di ricerca musicale, talvolta, si incrociano degli artisti che infondono un estremo timore reverenziale e che sono capaci di condurre all’afasia. Pare infatti di trattare materiale proveniente da una visione onirica, un’intuizione concretizzata in composizioni surreali. Gli Ostura (“leggenda” in arabo), gruppo libanese formatosi nel 2009, possono rientrare pienamente in questa categoria di iniziati. A febbraio 2018 è uscito il loro secondo album The Room, lavoro dalle tinte cinematiche –termine col quale il gruppo definisce la propria musica- che include collaborazioni con musicisti del calibro di Michael Mills, Arjen Lucassen (Ayreon) e Marco Sfogli (PFM, James LaBrie).

Già dalla copertina si possono intuire le sfumature che si susseguiranno nei pezzi: i contrasti presenti nell’artwork, come il verde prato contrapposto alla città industriale fumogena sullo sfondo o l’intensa luce siderale che illumina il suolo sovrastato dalle tenebre notturne, riflettono le tensioni e i dilemmi contenuti nell’album. Si vedono poi la ragazzina protagonista del full-length, un volatile nero di fronte a lei (comune negli immaginari simbolisti) e una porta che si staglia alla fine del viottolo che attraversa l’erba. La porta è investita da un fascio di luce che incanala l’attenzione dell’osservatore primariamente su di essa: è quello, infatti, il fil rouge sul quale si snoda l’intero concept. La narrazione segue le orme dei processi di rielaborazione (o vera e propria trance) della protagonista, che decide di fuggire dal mondo esterno rintanandosi nella sua stanza, The Room per l'appunto. Si fonderà con essa, ne sarà assorbita o repellerà lo specchio sulla parete che la osserva sornione. E il dubbio, anzi i dubbi, rimarranno aperti: l’album si conclude infatti col pezzo strumentale Exit the room? (da notare il punto interrogativo), eseguito da pianoforte e violoncello, che racchiude con toni quasi minimalisti la densità di un'ora e un quarto di estasi. Una conclusione lunga due minuti, una sorta di Spiegel im Spiegel di Arvo Pärt (volendo fare un paragone azzardato) priva però di quel senso effettivo di chiusura, di completezza e risoluzione.

Le dodici tracce, realizzate col supporto di un'orchestra vera e propria, condensano in modo organico e definito stili ed influenze che si susseguono linearmente. Dal prog più alla Dream Theater si passa a richiami wilsoniani (la limpidezza della voce di Elia Monsef in vari punti ricorda quella di Steven), includendo il symphonic pulito dei Nightwish (distinguibile ad esempio in Let There Be, il quarto brano) o addirittura sonorità elettroniche (al termine di The Surge) o ancora, echi orientali. Sarebbe comunque errato concepire gli Ostura come una “marmellata” di generi o sound differenti e variegatamente virtuosi che, sommati, compongono il puzzle di The Room. Certo, si possono individuare delle somiglianze con svariati gruppi, primi fra tutti gli Ayreon, citati dallo stesso gruppo come fonte di ispirazione. Ma essendo proprio gli Ayreon un progetto multiforme, non è difficile cadere nel paradosso quando li si indica come riferimento per la genesi musicale. Sarebbe come ammettere di attingere in modo diretto allo spirito dionisiaco nietzschiano, affatto inconciliabile coi tecnicismi che imperversano con effetti pirotecnici. Il lyric video ufficiale di Deathless, canzone maestosa che vede, tra l’altro, i contributi di Thomas Lang (Steve Hackett), Marco Sfogli e Michael Mills, è l’emblema di questa fusione di matrice filosofica: graficamente sono visibili i dualismi tra i geometrismi razionali stoici e le sfocate aurore, le nubi astrali e i lancinanti sguardi nel mondo empirico disegnato con tratti favolistici. Ovviamente il video costituisce un amabile supporto all’immensa musica: l’esordio è solenne, orchestrale, un’opera degna dei Wintersun. Una mini-suite di sei minuti e mezzo che narra di rivoluzione, di luce e buio e di liberazione dalle catene, mentre la voce esplora il suo sconfinato range vocale. Il ritornello scalfisce la struttura prorompente di redenzione, lancinante nel suo eroismo umano, fedele al titolo che dichiara immortalità. Un coro femminile segna con drammaticità il pezzo e introduce il memorabile assolo di Sfogli, con un conseguente acquietamento generale con climax discendente dato dagli archi e l’esaltazione delle sfaccettature della voce prima dell’ultimo, incisivo, ritornello.
Estremamente prog è Duality, sia per la struttura del pezzo che per i dinamici cambi di tempo che giungono ad una sorta di dialogo interiore della protagonista, all'incirca a metà brano: il continuo dialogo tra lei e qualcosa di esterno, identificato con una sensazione che supera l'ansia stessa, la lotta tra creatore e creazione –ma le interpretazioni sono molteplici- prende apparentemente una svolta. Si ha una riappacificazione del conflitto, ma è mendace, la scelta non può essere definitiva. Una nitida chitarra acustica accompagna il triste status quo, la rivelazione che suona meno amara con la progressiva introduzione del pianoforte e di secchi, basici colpi di batteria. Il crescendo esplode delicato in un assolo di chitarra elettrica senza troppe pretese, in linea con la seconda parte del brano. Terminato l’assolo, l’atmosfera si fa più epica e un coro maschile accompagna la marcia che sfocerà nell’ultimo brano.

Il viaggio di questo album, cominciato con il respiro ansimante della ragazza (è infatti questo l’incipit di The Room, la title track), non può che scuotere profondamente l'ascoltatore, che finisce per ritrovarsi irrimediabilmente coinvolto. Ci sono tantissimi elementi da cogliere: chicche d’orchestrazione, richiami all’interno dei pezzi, risvolti inaspettati e genialità su molti piani. Racchiudere in poche righe la brillantezza del gruppo senza poter commentare in tempo reale ogni pezzo è davvero limitante. La migliore forma di critica possibile risiede dunque nello stesso ascolto (acuto, molto acuto) dell’album. Si avvertirà il vero e proprio senso del Divenire, ma non come sola presa di coscienza. Andrà Beyond (The New World), al di là anche dell’immaginazione. È una commistione di dimensioni, una verità sciamanica dai bordi confusi, reale leggenda.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
91.33 su 3 voti [ VOTA]
2darkwings
Giovedì 25 Aprile 2019, 21.18.07
3
Scoperto quasi per caso, è diventato rapidamente uno dei miei dischi preferiti in assoluto. The Room, Deathless e Let There Be sono pezzi semplicemente eccezionali. 90!
Jansen
Mercoledì 9 Gennaio 2019, 15.17.35
2
Purtroppo gli Ostura hanno avuto pochissima visibilità nonostante la qualità (in tutte le recensioni che ho trovato hanno sempre preso voti superiori all'8) ed è un peccato, perché è veramente un bell'album. Canzoni varie, complesse, spesso originali e veramente belle (fra tutte Deathless, Let There Be e Duality per me), voto 90. Prog sinfonico di assoluta qualità.
CeccoProg
Martedì 8 Gennaio 2019, 13.23.08
1
Uno dei migliori album del 2018, ottima miscela di Power/Prog con dei tratti sinfonici alla Nightwish. Michael Mills e Thomas Lang sono una certezza, da avere!
INFORMAZIONI
2018
Universal Music MENA
Prog Metal
Tracklist
1. The Room
2. Escape
3. Beyond (The New World)
4. Let There Be
5. Erosion
6. Only One
7. Mourning Light
8. Deathless
9. Darker Shade of Black
10. The Surge
11. Duality
12. Exit the Room?
Line Up
Youmna Jreissati (Voce)
Elia Monsef (Voce, Charango, Chitarra acustica)
Alain Ibrahim (Chitarra elettrica e acustica)
Daniel Bou-Maroun (Pianoforte, Tastiere, Orchestrazioni, Percussioni)
Alexander Abi Chaker (Batteria e percussioni)

Musicisti Ospiti:
Michael Mills (Voce)
Thomas Lang (Batteria)
Dan Veall (Basso)
Marco Sfogli (Chitarra nelle tracce 1, 2, 3, 5, 8, 11)
Arjen Anthony Lucassen (Chitarra nella traccia 9)
Özgür Abbak (Chitarra nella traccia 6)
The City of Prague Philarmonic Orchestra diretta da Danny Bou-Maroun
The Lebanese Filmscoring Ensemble (Cori, Archi)
Yamane Al Hage (Violino nelle tracce 3, 8, 9)
Jokine Solban (Violino nella traccia 2)
Nobuko Miyazaki (Flauto nelle tracce 9, 11)
Mohannad Nassar (Oud nelle tracce 5, 10)
Roger Smith (Violoncello nelle tracce 1, 10, 12)
 
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