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Stoned Jesus - Pilgrims
09/01/2019
( 450 letture )
Stoned Jesus: al banco degli imputati, prego.”

Dispiace presentare il più celebre trio (non più) stoner ucraino su queste pagine, attraverso i sentieri impervi, al limite del no sense, di questo Pilgrims: il peggior biglietto da visita possibile, non c’è che dire, ma così è. Era fisiologica e vagamente prevedibile, una qualche svolta o virata, dopo l’ultimo lavoro pure rock, The Harvest (2015, pubblicato per Inša Muzyka). Ma, appunto, che svolta? Tour e vita on the road non devono aver agevolato la sacrosanta fase di composizione che è parte della quotidianità di chi per sbancare il lunario, deve per forza di cose “tournare”. Che si tratti di una formula spossante e deleteria alla lunga, non ci piove. Ed è così che li vogliamo giustificare, gli Stoned Jesus dopo questo passo falso (il primo della loro breve discografia…) intitolato, appunto, Pilgrims.
Non è stato facile mandar giù questo boccone amaro: questo pellegrinaggio nel nulla cosmico, se proprio si desidera parafrasare il titolo. Non è stata una passeggiata, affatto. Soprattutto quando si pensa che a incidere questi sette brani è stata la band che ci regalò un gioiello della portata di Seven Thunder Roars (2012, pubblicato per Moon Records). Sette anni fa e I’m The Mountain con i suoi sedici minuti lanciava in orbita, sopra il cielo kieviano, questi tre giovini dalle belle speranze. Ad onor del vero, sintetizzando per sommi capi la carriera dei Nostri, si è sempre percepita una semplificazione delle architetture e la perdita delle strutture stoner/doom col trascorrere degli album, cambiamento che dalle quattro suite dell’esordio, First Communion (2010), ha condotto ad un ibrido di vari generi qui ascoltabili.

Non sono certo musicisti che amano adagiarsi sempre sulle solite coordinate acustiche, gli ucraini Stoned Jesus. Il problema è quando ci si avventura troppo in là: troppo in là sino a non essere più gli stessi. O, addirittura, se stessi. E se pure i Nostri sanno e sentono di esserlo ancora, se stessi, non è questa la sensazione che ne abbiamo tratto dopo la solita, canonica sfilza d’ascolti di routine. Evviva l’evoluzione, evviva chi osa, evviva chi si mette in gioco, ma i mezzi, quelli, o si possiedono o si evita. Non quel mezzo, quella mera tecnica strumentale che i Nostri possiedono pure, perché l’avevano dimostrato in passato e lo dimostrano pure qui, bensì una serie di connotati mal sviluppati, male assemblati, che accompagnano l’ascoltatore (allibito) fra espressioni di rabbia e fiumi di noia. È vero, d’altro canto, che Pilgrims non è una tragedia totale: Excited lascia presagire bene, con il suo groove, i suoi stacchi di basso a tinte prog, e converrete con chi scrive che, al netto della voce, la traccia è un brano progressive in toto ben funzionante. “Vecchi” Stoned Jesus: archiviati. È da Thessalia, che comincia il calvario, o quel che è: Igor Sidorenko emula, fallendo, Chino Moreno. Della sezione ritmica poco da dire: il solito giro di chitarra impertinente ripetuto incessantemente per tutto il brano. Che i Nostri stessero puntando ad un nuovo record? Distant Light risulta più convincente nella sezione progressive (che è pure uno degli apici dell’intero lavoro), sognante il giusto, ma affossata dal timbro del vocalist e da un giro doom superfluo. Su Feel si può estendere quanto affermato per Distant Light, se solo non fosse che qui si sfiorano i dieci minuti di durata: troppo. Troppo per la modestia di soluzioni poste in partenza, che si trascinano giusto per farci arrivare esausti al più che buon climax finale imbevuto di noise e phaser in coda, salvo fosse già stata accettata questa ricerca sfrenata del ritornello vincente da parte dei Nostri. Coda che, come da manuale, salva dall’oblio anche Hands Resist Him: umori psichedelici costruiti solo con la pedaliera, ma senza anima e gusto, scompaiono sotto lo sprint spassoso dei tre musicisti. Lambiti i Deftones, lambiti i Mastodon, con Water Me è la volta di scomodare un terzo mostro sacro: i Melvins. Se ne ricalcano i tempi, se ne ricalcano i vocalizzi, si scade nel quasi plagio e i risultati sono nove minuti di noise del più sch…scolastico. Nemmeno la conclusiva Apathy riesce a risollevare un lavoro ormai compromesso. Anche in questo caso, dentro vi troviamo un po’ di tutto: ad incidere è il beat di un synth ai limiti della techno. Pochi istanti, ma che danno più di mille risposte sullo stato di baraonda che si percepisce minuto dopo minuto.

Dopo tre full-length, di cui uno notevole, è arrivato anche per gli Stoned Jesus il primo passo falso discografico. Si sente la necessità di cambiare rotta, tutti gli strumenti occupano un loro preciso spazio, ma ciò che non è preciso, nitido, circoscritto è la direzione intrapresa dai Nostri. Si va a destra, poi a sinistra, si accelera, si rallenta e il rischio di finir fuori strada è molto più che un’ipotesi teorica. Pilgrims è la lampante dimostrazione di come, alle volte, sia più saggio continuare a praticare generi che hanno riservato a noi e ai Nostri delle soddisfazioni in passato, piuttosto che compiere un salto nel vuoto in nome di quella che sta diventando sotto tutti gli effetti un’odiosa sindrome, quella dell’evoluzione. Vocabolo interessante, quest’ultimo, ma quanto cozza con quell’altro: “onestà”. Onestà di ammettere i propri limiti. E da questi solchi ne sono emersi parecchi di limiti. Per il resto, ogni riferimento è puramente casuale.



VOTO RECENSORE
50
VOTO LETTORI
66.5 su 2 voti [ VOTA]
Giaxomo
Venerdì 11 Gennaio 2019, 18.21.13
4
Vi capisco, ragazzi, eccome se vi capisco. @InvictuSteele: Zero, sotto zero: stoner non pervenuto...😃
Red Rainbow
Giovedì 10 Gennaio 2019, 9.27.03
3
Mi aggiungo al coro dei profondamente delusi, che brutta fine per una delle grandi stoner promesse, come sono lontani i tempi di Seven Thunders Roar...
Alex Cavani
Mercoledì 9 Gennaio 2019, 23.34.14
2
Severo, ma giustissimo. Ho letteralmente amato la band nel periodo di "I'm the mountain", ma proprio alla follia, salvo poi rimanere passo passo più deluso dagli album seguenti. Di questo sono sincero, ho ascoltato solo i singoli, e già ero demoralizzato, poi ho dato un ascolto al disco intero e non sono riuscito a finirlo tutto. Non capita mai. Giuro, mai.
InvictuSteele
Mercoledì 9 Gennaio 2019, 21.31.59
1
Ciao Giax, non mi sarei aspettato il passo falso dagli Stoned Jesus, e non mi sarei mai aspettato il cambio di stile. Zero Stoner? Sembra assurdo, gli darò un ascolto.
INFORMAZIONI
2018
Napalm Records
Alternative Metal
Tracklist
1. Excited
2. Thessalia
3. Distant Light
4. Feel
5. Hands Resist Him
6. Water Me
7. Apathy
Line Up
Igor Sidorenko (Voce e chitarre)
Sergey “Sid” Olegovich (Basso)
Dmitry Zinchenko (Batteria)
 
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