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Anguish Force - Chapter 7
10/01/2019
( 402 letture )
Anguish Force non è certo un moniker nuovo per l’heavy metal made in Italy: di origine alto-atesina, i Nostri muovono i primissimi passi già sul finale degli anni Ottanta, ma sarà soltanto nel 2003 che vedranno l’esordio ufficiale con il primo full-length. Nel corso di una quindicina d’anni la band ha comunque mantenuto un ruolino di marcia importante con la media di un album ogni due anni, inframezzati anche da diversi mini CD e compilation. Una costanza e una dedizione alla causa di certo ammirevoli, anche se hanno portato a risultati di qualità altalenante; è da questo punto dunque che arriva il settimo (come giustamente si deduce dal titolo Chapter 7) lavoro degli Anguish Force.

Una copertina dal gusto decisamente retrò e dai toni orrorifici presenta il nuovo lavoro, e proprio “retrò” è un termine che ben si presta anche a descrivere la musica della band: un heavy metal di matrice classica, tra american power metal, speed e NWOBHM, corredato da una produzione old school e che non si scosta di un millimetro dai vecchi modelli. Undici tracce ben spalmate in cinquantatré minuti di musica, suonata adeguatamente con la giusta perizia, accompagnata da una voce (quella di Kinnal) che evita registri alti e squillanti, in senso lato più thrash piuttosto che puramente heavy. Le canzoni si sviluppano spesso con una certa velocità, in cui spiccano soprattutto il drumming sostenuto di Pemmel e alcune sezioni solistiche delle chitarre del leader LGB e di Luck Az, e vanno a costituire un insieme magari non particolarmente vario, ma sicuramente coerente e compatto. A zoppicare, specialmente nei primi ascolti, sembra essere soprattutto il songwriting, con canzoni con formule spesso scontate o non particolarmente efficaci: in Chapter 7 magari troverete qualche brano discreto, ma assolutamente nulla di lontanamente esaltante, che si possa far davvero ricordare sulla lunga distanza. L’intro Chapter 7 offre un buono shred di heavy metal dall’accento british dei primi Ottanta, ma le successive Karma’s Revenge, Don’t Lose the War e The Other 11 September sono tutte tracce sì decorose ma che lasciano sempre in bocca un sapore insipido di incompiutezza. Uno sarà più speed, l’altro un mid-tempo, ma la sensazione è quella di pezzi ordinari, null’altro che canonici, rispettosi delle regole dell’heavy metal, degni della sua dignità ma poco (o nulla) più. Qualche scossa comunque arriva nella seconda metà della scaletta: Under the Streets ha una verve decisamente più accattivante delle altre tracce, merito di un bel giro di basso di Tumbler che ha finalmente un appeal in grado di spiccare, dando vita a un mid tempo che alleggerisce l’atmosfera di Chapter 7. Waiting for the Call ha del buono nei ritmi sostenuti e in un chorus in grado di creare un certo fomento, The Book of the Devil nel suo riff sinistro invece vanta una delle idee migliori di tutto l’album, e So It Was, nella sua ingiustificata durata di ben nove minuti e mezzo, presenta perlomeno qualche variazione sul tema, ed è certamente una bella sorpresa sentire la cover di Thunder on the Thundra dei Thor.

Il problema è quindi che, nonostante qualche buon momento e delle buone basi di partenza, Chapter 7 risulta un album piatto, prevedibile, che sembra svolgere il suo compitino senza la volontà di fare uno sforzo in più. Il metal anni Ottanta è imitato con dedizione estrema e il problema non sta tanto nel volerlo imitare, ma nel fatto che ciò venga fatto senza fantasia, senza riuscire a dargli qualcosa di più. Anche la produzione appare quasi esageratamente old school, nel senso che giustamente rievoca le atmosfere eighties, ma diversi album della stessa epoca presentano un sound più pulito e Chapter 7 sembra voler essere volutamente “troppo” sporco senza che sia realmente necessario. Poi comunque, come detto, ci sono anche delle buone cose, ma da una band con così tanta esperienza alle spalle dovrebbe essere lecito aspettarsi di più: gli Anguish Force sono degli onesti mestieranti con il metallo che brucia nel cuore, ma per il capitolo otto si richiede qualcosina di più. Rimandati.



VOTO RECENSORE
57
VOTO LETTORI
68.33 su 3 voti [ VOTA]
Grave
Domenica 13 Gennaio 2019, 20.37.41
2
Ma che importa se la passione c'è? Se un chirurgo opera male, sull'arto sbagliato, ti fa venire il colera e ti lascia pure un bisturi nello stomaco è un chirurgo del cazzo anche se gli piace il suo lavoro. Non è che dici "beh, è comunque un medico da sette perché ha la passione". Un enorme problema nell'heavy metal è proprio il dar peso al fatto che si abbia passione più che alla qualità. Basta con tutti questi gruppi copiaincolla, insulsi, che non dicono nulla di nulla.
David D.
Venerdì 11 Gennaio 2019, 21.24.30
1
Recensione troppo cattiva, per me un 70 se lo portano a casa. Niente di chissà che, non originale, ma la passione c'è e si sente.
INFORMAZIONI
2018
Dawn of Sadness Productions
Heavy
Tracklist
1. Chapter 7
2. Karma’s Revenge
3. Don’t Lose the War
4. The Other 11 September
5. Planned Earthquake
6. Under the Streets
7. Waiting for the Call
8. The Punishment
9. The Book of the Devil
10. So It Was
11. Thunder on the Thundra (Thor cover)
Line Up
Kinnal (Voce)
LGD (Chitarra)
Luck Az (Chitarra)
Tumbler (Basso)
Pemmel (Batteria)
 
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