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Pariah - Blaze of Obscurity
12/01/2019
( 458 letture )
La storia di Blaze Of Obscurity è curiosa. Il secondo disco in studio dei Pariah, che segue l’ottimo debutto The Kindred del 1988 a solo un anno di distanza dalla sua uscita, vede una band risorta da una costola dei seminali Satan e dalle ceneri del breve progetto Blind Fury, e completa così il cerchio di una trasformazione sonora dedita a un progressivo appesantimento, partito con il classico heavy metal britannico a tinte speed dei Satan, alla ricerca melodica dei Blind Fury e culminato con le sfuriate tecniche e taglienti del thrash dei Pariah. I fondatori dei Pariah sono pertanto gli stessi dei Satan, ovvero i due chitarristi Russ Tippins e Steve Ramsey, seguiti a ruota dal bassista Graeme English e dal batterista Sean Taylor. Chiude il cerchio il cantante Michael Jackson, ironicamente omonimo del ben più noto collega statunitense autore di Thriller, ma totalmente diverso dal punto di vista vocale e stilistico. I Pariah si aggiungono al calederone thrash metal inglese, che proprio verso la fine del decennio vantava in terra d’Albione diverse realtà promettenti tra le quali i Sabbat, freschi del debutto History Of A Time To Come del 1988, gli Acid Reign, anche loro in grande spolvero e al debutto con The Fear (1989), ma anche gli Xentrix autori della doppietta killer composta da Shattered Existence e For Whose Advantage, rispettivamente pubblicati nel 1988 e nel 1990. Non dimentichiamo nemmeno gli storici Onslaught, all’epoca già rodati e noti ai più per il capolavoro The Force e per aver ospitato anche Steve Grimmet, frontman degli altrettanto storici alfieri della NWOHBM Grim Reaper.

Le otto canzoni presenti in Blaze Of Obscurity sublimano al meglio cosa fosse il thrash old school. C’è proprio tutto l’occorrente: i ritmi frenetici, le chitarre affilate e taglienti, gli assoli tecnici e dal grande gusto melodico, la voce di Michael Jackson incredibilmente simile a quella di Hansi Kürsch dei Blind Guardian. In questo caso però non si può parlare di reciproca influenza, poiché sia la band tedesca che quella britannica hanno pubblicato i loro primi lavori proprio tra il 1988 e 1989. Si tratta piuttosto di una simpatica coincidenza. Si parte subito col botto e Missionary Of Mercy si stampa subito in testa sorretta da un grande riff portante e dal ritornello indimenticabile "Missionary of mercy, help me die!". Segue la bellissima Puppet Regime, forte di un riffing schizofrenico esaltato dal crunch della distorsione, che letteralmente esplode in un assolo lunghissimo e carico di melodia, dove la coppia d’asce Tippins/Ramsey sfodera tutta la sua classe con fraseggi melodici e fulminanti. Questa canzone è un vero classico sottovalutato del thrash, impreziosito ancora di più dalle ficcanti linee vocali e dal testo impegnato e molto interessante. Dopo una partenza col botto, i Pariah tirano leggermente il freno a mano in Canary, privilegiando il groove e ritmi leggermente meno sostenuti, ma inserendo azzeccate accelerazioni in levare in corrispondenza del refrain. La titletrack si fa ricordare al primo ascolto ed è un pezzo dove tutto s’inserisce al punto giusto. C’è l’arpeggio oscuro in apertura, ripreso poi nella seconda strofa, i riff distorti e possenti e l’assolo nervoso a metà brano. Michael Jackson è di nuovo da menzionare per sua performance sporca e melodica, al meglio delle sue possibilità proprio in pezzi variegati come questo. Il disco prosegue a velocità sostenute, nella tempesta di riff e assoli di Reataliate! e Hypochondriac, ma anche sulle strofe vomitate di Enemy Within. In particolare questo pezzo è forse meno diretto dei precedenti e più complesso per via dei suoi molteplici cambi di riff piuttosto articolati e mai banali, ma ha una buona dinamica e non annoia. The Brotherhood chiude l’opera seconda dei Pariah.

Quest’album è un’autentica perla sottovalutata, che dimostra nuovamente la versatilità in fase di scrittura del duo Tippins/Ramsey. L’idea di cambiare nome da Satan a Pariah probabilmente non ha giovato al gruppo in termini di popolarità, anche se è coerente perché i due progetti hanno caratteristiche diverse. Una sola cosa li lega però: la qualità. Vi consiglio caldamente di recuperare Blaze Of Obscurity e il predecessore The Kindred, in modo da potervi fare una panoramica ancora più dettagliata della scena britannica dell’epoca.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
70 su 2 voti [ VOTA]
duke
Lunedì 21 Gennaio 2019, 15.25.56
4
...non avevo mai sentito parlare di loro.....complimenti...bel disco....esistono perle come queste poco pubblicizzate ...che meritano.....
ObscureSolstice
Sabato 12 Gennaio 2019, 17.06.29
3
Posseggo il primo The Kindred, invece ricordo anche buone cose di questo secondo disco, ma poi si sono un pó persi col terzo album. Due lavori isolati tutto sommato molto buoni li hanno fatti questi Pariah sopratttutto il primo che presi mi ricordo poco dopo averlo sentito
Rik bay area thrash
Sabato 12 Gennaio 2019, 15.22.51
2
Purtroppo il thrash britannico non è mai stato preso molto in considerazione, ed è un peccato. Oltre alle band citate nella review, c'è ne sarebbero altre che hanno realizzato piccoli gioiellini. Per restare in ambito della review, anche i Satan non sono mai stati molto considerati, in termini di popolarità, nonostante aver realizzato ottimi album, compreso l'ultimissimo. Così anche per i pariah. Disco molto bello, molto vario e ben prodotto. (imho)
Lizard
Sabato 12 Gennaio 2019, 12.55.00
1
Grande band, gran disco e al solito troppa poca considerazione a fronte di un lavoro che non ha niente da invidiare a nessuno.
INFORMAZIONI
1989
Steamhammer
Thrash
Tracklist
1. Missionary Of Mercy
2. Puppet Regime
3. Canary
4. Blaze Of Obscurity
5. Retaliate!
6. Hypochondriac
7. Enemy Within
8. The Brotherhood
Line Up
Michael Jackson (Voce)
Russ Tippins (Chitarra)
Steve Ramsey (Chitarra)
Graeme English (Basso)
Sean Taylor (Batteria)
 
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