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Hellhammer - Triumph of Death
12/01/2019
( 790 letture )
Siamo agli inizi degli anni 80, in compagnia di una delle tante band cresciute in un anonimo garage della Svizzera alle prese con la solita prassi che contraddistingue i gruppi emergenti: costanti cambi di line up e la difficoltà concreta nel trovare risorse economiche sufficienti per dar vita a qualcosa di palpabile.
Alla fine, tirando la cinghia, in qualche modo si riesce a cacciare qualcosa fuori dagli amplificatori; nel 1983 un gruppo di sbarbatelli da in pasto al mondo tre demo nell’arco di tutto quell’anno, ma la critica musicale non fa altro che respingere quanto fatto. Poi un bel giorno ti svegli nel 2018 e ritrovi la tua pubblicazione più scevra (Apocalyptic Raid, quattro tracce risicate) indicata dalla stessa critica, segnatamente nella rivista specializzata Metalhammer, come una fra le migliori pubblicazioni della storia del black metal.
Queste pochissime righe, racchiudono la storia degli Hellhammer, una delle band cardine, per ragioni storiche, insieme ai Venom e ai Bathory del mai troppo compianto Quorthon, nel panorama del metal estremo. Mente profetica, dietro questo gruppo che, rispetto ai già citati compagni d’avventura, ha avuto sicuramente meno fortuna, vi era Tom Warrior, pseudonimo di Thomas Gabriel Fischer, sicuramente più noto con gli altrettanto storici Celtic Frost.

Triumph of death, che nulla ha a che vedere con la nota opera letteraria dello scrittore Gabriele D’Annunzio fu l’uscita mediana di quella triade datata 1983, citata all’inizio di questa recensione. La pubblicazione, come le altre due del resto, viene all’unanimità considerata l’embrione del black metal, sia da un punto di vista tematico, sia da un punto di vista strettamente stilistico, sebbene, da quest’ultimo versante, quello a cui assisteremo nella decade successiva, ne è un lontanissimo parente.
E’ oggettivamente molto difficile riuscire a far rientrare l’opera all’interno; l’attitudine che si respira per tutto il demo è infatti molto punk-hardcore, grazie soprattutto ai fraseggi rapidi, semplici e intuitivi offerti sull’altare della causa da tutti gli strumenti. Alcuni elementi sfiorano addirittura il thrash, ma questa caratteristica sarà pregnante nel successivo e altrettanto seminale To Mega Therion dei Celtic Frost. Lo stile, a grandi linee, ricorda anche molto le soluzioni adottati da gruppi, come ad esempio, i Motorhead, gruppo apprezzatissimo dal giovanissimo Tom G Warrior e di cui le influenze, in questo disco, come negli altri del resto del citate terzetto, sono ben evidenti.
Quindi, siamo davvero agli inizi, con qualcosa che niente ha a che vedere con quanto mostreranno successivamente gruppi come, ad esempio, i Sarcofago, i quali, con I.N.R.I, rispetto a questa produzione, possono sembrare addirittura una versione più ordinata o “pettinata” dei nostri.
La produzione, pessima, casereccia e assolutamente di fortuna, senza girarci troppo intorno, è infatti il principale punto debole di questo demo; basso e batteria sovrastano completamente il suono delle chitarre, relegate, in diversi frangenti, ad un compito di mero accompagnamento, se non addirittura di contorno.
La critica musicale dell’epoca rimase davvero stranita da quanto prodotto dagli Hellhammer e difficilmente si riesce a dargli torto; se da un lato questa non aveva ancora le orecchie pronte per affrontare qualcosa di estremo, dall’altro lato anche i più affezionati alla vecchia scuola, ancora oggi, non riescono ad apprezzare una produzione così marcia, sebbene questa fosse assolutamente una scelta voluta da Fisher e soci per spiegare la propria concezione di estremo.
L’album, entrando più nel merito, si divide in due parti essendo stato naturalmente registrato su cassetta (oggi praticamente irreperibile) e in parte, vengono riproposte una serie di canzoni già proposte nel primo demo, Death Fiend, tanto che anche la copertina del disco sarà praticamente identica.
Il motivo per cui si è scelto di recensire Triumph of Death è legato a motivazioni sia personali dello scrivente, sia perché, comunque, il disco in questione, propone quantomeno i pezzi che si possono considerare più interessanti e di punta del progetto Hellhammer.
Nella prima parte, la band parte a mille, con quattro pezzi taglienti, intuitivi e tiratissimi; la batteria detta ritmiche serrate che non variano quasi mai, mentre basso e chitarra tartassano l’ascoltatore con soluzioni semplici, ma che nel complesso funzionano, sebbene la produzione sia completamente sbilanciata in favore delle quattro corde e, di conseguenza, non permette di goderne pienamente la prestazione. Nella seconda parte del lato A, le due tracce conclusive possono sicuramente considerarsi le migliori: Blood Insanity si apre con un abissale giro di basso, per poi, finalmente direi, lasciare maggiore spazio alla chitarra, in un pezzo in cui le avvisaglie Black metal si presentano con maggiore chiarezza, sebbene sul finale il gruppo si perde nell’improvvisazione più assoluta. Ottima anche la successiva Power of Satan, dove le ritmiche sono più cadenzate e sono evidenti anche le influenze sabbathiane della band. Anche qui la chitarra riesce comunque a fare un buon lavoro, soprattutto nelle fasi più trascinanti e in quelle in cui si lancia in fraseggi un poco più melodici, ma sempre adornati da uno spirito infernale e malevolo.
La parte b si apre con Reaper, a voler tratteggiare le linee delle ultime canzoni del lato. In questa parte ad emergere prepotentemente è sicuramente la title track Triumph of Death che si apre con un riff colossale, quasi catalogabile come doom che in tutta la traccia si alterna a voci in sottofondo demoniache e a fraseggi più taglienti e vari rispetto a quanto già offerto.

Se per lo scrivente rimane comunque difficile catalogare entro una voce specifica il materiale che la band ha lasciato ai posteri, ancora più difficile è sicuramente dare una valutazione. Senza abbandonarsi alla retorica che spesso attanaglia i redattori, i quali si limitano a dare un voto alto solo per il valore storico delle band, Triumph of Death mostra una band di ragazzi ancora poco maturi, artisticamente parlando, con ancora le idee poco chiare e sicuramente inconsapevoli del fatto che con il materiale prodotto avrebbero influito in modo determinante sul filone black metal, su tutti. Solamente due anni dopo, con To Mega Therion, sotto il moniker Celtic Frost, Warrior riuscirà a dare un contenuto più omogeneo alle proprie idee, con un’uscita a tutti gli effetti avanguardistica, raffinata e supportata soprattutto, da mezzi più idonei dal punto di vista della produzione.
Alla luce di questo, vista la difficoltà nell’indicare una valutazione oggettiva all’operato degli Hellhmmerr, importantissimi dal punto di vista storico, particolarmente carenti sotto tanti punti di vista al lato pratico, la recensione, per scelta dello scrivente, rimarrà senza voto, in quanto dare un indicazione numerica al lavoro fatto dalla band, con le orecchie del 2018 e a più di vent’anni dalla sua uscita, appare del tutto riduttivo.

C’è da ammettere però che Triumph of Death è un disco, a prescindere da tutte le pecche già ampiamente indicate, di assoluta importanza ed è difficile potersi immedesimare nell’ascoltatore che nel 1983 viene travolto da qualcosa a tutti gli effetti innovativo e premonitore; la band aveva appreso la lezione offerta dai Venom (tanto che passò alla storia la citazione di accompagnamento alla cassetta: Venom are Killing musica… Hellhammer are Killing Venom) e da altri della scuola heavy metal britannica per portare il concetto di metal estremo ad un nuovo livello di bestialità e aggressività.
Il risultato si puo’ considerare riuscito? Si peccherebbe di disonestà intellettuale nel dare una risposta affermativa; le produzioni dei Hellhammer sono sicuramente importanti da un punto di vista storico, ma difficilmente si possono considerare dei capolavori perché la proposta della band era sicuramente acerba e ancora strettamente connessa a una matrice punk, molto preponderante.

Nel 2008, con l’attenta supervisione di Tom Warrior, la Century Media ha pubblicato Demon Entrails, una raccolta contenente tutti e tre i demo del 1983 degli Hellhammer, sebbene l’ordine di uscita della già menzionata triade di demo non sia stato rispettata. Sicuramente è molto apprezzabile il fatto che quell’atmosfera putrida di cui sono pervase le pubblicazioni originarie, sia pressoché la medesima, volta soprattutto a far vivere l’ascoltatore quella dimensione musicale considerata, allora, estrema e ad oggi sicuramente, in parte, superata



VOTO RECENSORE
s.v.
VOTO LETTORI
35.5 su 2 voti [ VOTA]
Traces of Reality
Martedì 15 Gennaio 2019, 13.08.45
9
Gli Hellhammer sono stati fondamentali per la definizione dell'estremo con Satanic Rites e Apocaliptic Raid. Questo si può ascoltare giusto per completezza o per farsi un idea di come si siano evoluti, non certamente per il reale valore musicale e storico del contenuto
tino
Martedì 15 Gennaio 2019, 12.43.28
8
già dalla copertina si capisce chi è e cosa ammira fenriz. Detto questo da fan storico dei celtic frost (partito all'epoca con to mega) devo ammettere di non aver mai avuto il piacere di dedicarmi a questa creatura embrionale.
sicktadone
Lunedì 14 Gennaio 2019, 17.15.24
7
Si trova abbastanza. Comunque, in questi giorni ho letto in diverse testate che Fisher tornerà in tour presentando il materiale degli hellhamer proprio sotto il moniker Triumph of death
Galilee
Lunedì 14 Gennaio 2019, 14.17.17
6
Ho scritto una cazziata ma non fateci caso. In ogni caso la raccolta DE non sarebbe male da recuperare.
Galilee
Lunedì 14 Gennaio 2019, 14.10.50
5
Ho solo apocalyptic raids degli Hellhamer, che devo dire nonostante abbia aporezzato, non ho ascoltato tantissimo. Questo è Leggermente migliore e più coinvolgente. Prima o poi lo prenderò anche solo per collezione.
morlock
Lunedì 14 Gennaio 2019, 14.00.30
4
Esatto @lisablack coloro che hanno ispirato poi tutto il movimento black...personalmente parlando e ovviamente a gusto personale gli "allievi" hanno di gran lunga superato i "maestri" ma è pur vero che senza i loro insegnamenti questo genere non sarebbe mai nato!
Zess
Lunedì 14 Gennaio 2019, 0.02.08
3
Se aggiungiamo i Venom, concordo col commento 1. Fondamentali a dir poco.
Rik bay area thrash
Sabato 12 Gennaio 2019, 15.12.15
2
Concordo con Lisablack 😉. Infatti ho il doppio cd contenente i tre demo, e per chi apprezza un certo thrash/black 'primitivo', con puzza di zolfo e che ha una produzione che dire 'basic' è un eufemismo. Praticamente la registrazione è in presa diretta senza tante manipolazione di post produzione. Diciamo suona quasi live. Qui non ci sono raffinatezze esecutive. I riff sono molto essenziali. Ma dannatamente efficaci. Il famoso 'grunt' di warrior fa sempre il suo sporco lavoro. L'alternanza di parti thrash e simil doom faranno scuola.
lisablack
Sabato 12 Gennaio 2019, 7.47.15
1
Un pezzo di storia del metal estremo, Hellhammer, Bathory e Celtic Frost, i fondatori del black metal..coloro che l'hanno più ispirato.
INFORMAZIONI
1983
Prowling Death Records
Thrash/Black
Tracklist
Lato A
1. Crucifiction
2. Maniac
3. When Hell is Near
4. Decapitator
5. Blood Insanity
6. Power of Satan

Lato B
7. Reaper
8. Death Fied
9. Triumph of Death
10. Metallic Storm
11. Ready for Slaughter
12. Dark Warriors
13. Hammerhead
Line Up
Tom Warrior (Voce, Chitarra)
Steve Warrior (Basso)
Bruce Day (Batteria)
 
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