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Marlene Kuntz - Il Vile
15/01/2019
( 964 letture )
Prima del successo di vendite, prima di assurgere allo status di realtà del rock italiano, prima della comparsa a Sanremo, prima di tutto questo, a Cuneo nascevano i Marlene Kuntz, insieme ad Afterohurs e CSI antesignani del rock alternativo in Italia, pur prendendo spunto dalla matrice americana del genere stesso. Parlando di CSI, è proprio l’etichetta fondata dai membri della band emiliana a dare spazio ai Marlene Kuntz, incaricati di raccogliere l’eredità artistica di gruppi come Litfiba o CCCP e diventare un nuovo punto di riferimento per i giovani. Cosa che i quattro fanno, rappresentando il loro disagio esistenziale attraverso le dissonanze della loro proposta sonora e le liriche introspettive di Cristiano Giordano. Ed è forse, più che nel virtuosismo vocale, proprio per l’abilità nello scrivere i testi del cantante, a volte non semplici da decifrare a primo ascolto, che risiede il punto di forza dei Marlene Kuntz, ovvero nell’esprimere le ansie e il senso di inadeguatezza della generazione di metà anni novanta, i quali si rispecchiano nelle liriche. Altro aspetto da non sottovalutare, all’epoca non era per nulla scontato abbinare la lingua italiana alla musica rock, per cui trovare qualcuno che parlasse di situazioni analoghe a chi li ascoltava era molto raro, ma rendeva molto più semplice immedesimarsi fin da subito in quello che raccontava la band.

Usando lo stesso principio di un altro artista leggermente più famoso in quello stesso periodo, parte del nome prende ispirazione da un’icona del mondo cinematografico, in questo caso Marlene Dietrich, attrice e cantante americana di origini tedesche, mentre Kuntz deriva dal brano della band noise rock Butthole Surfers, tra le maggiori influenze del gruppo piemontese insieme a Sonic Youth, e Pixies.
Reduci dall’ondata di consensi di Catartica, album considerato tutt’oggi l’apice della discografia, forte di annoverare al suo interno brani come Festa Mesta o Nuotando nell’aria, i Marlene Kuntz pubblicano Il Vile, secondo step della triade che li erigerà a band di culto dell’alternative rock italiano, allora relegato quasi esclusivamente alla scena underground.
Se in Catartica si segnano le basi per un assetto ruvido e rabbioso, nel lavoro successivo il sound si indurisce ulteriormente, complice anche l’arrivo in formazione del bassista Dan Solo, proveniente dalla scena metal, finendo per far orientare i Marlene Kuntz anche verso i Kyuss.

Il Vile inizia con 3 di 3, e già dal titolo non è difficile evincere di cosa tratta il brano, mentre la sessualità viene accantonata in Retrattile per concentrarsi sull’omologazione e sugli standard che ci impone la società.
Il linguaggio a volte ricercato con l’utilizzo di termini inusuali, figure retoriche, altre volte espresso nella sua volgarità più cruda, permette di inquadrare in modo estremamente preciso la situazione che descrivono le canzoni. A tal proposito non mancano momenti particolarmente aggressivi come Agguato e Cenere, che procedono pari passo con la rabbia vomitata dalle liriche, mentre in altre come Come Stavamo Ieri viene dipinta maggiormente la vena malinconica e rassegnata, pur lasciando la sorpresa finale. Trovano particolarmente spazio le chitarre in Overflash, che riescono ad accompagnare perfettamente il cantato viscerale sia nei riff più frenetici sia nelle parti melodiche. Si trovano riferimenti all’abuso di eroina, ma anche alla fine di una relazione o di una perdita in generale, ogni episodio è a se stante, affrontando tematiche diverse e lasciando spazio a molte interpretazioni dello stesso testo.
Va fatta una menzione particolare però a E non cessa di girare la mia testa in mezzo al mare, forse il brano dove traspare maggiormente l’influenza dei Sonic Youth, e la titletrack, grandiosa conclusione con il mantra ossessivo e più significativo dell’intero lavoro.
Onorate il Vile!
Terminando un album compatto, omogeneo ed allo stesso tempo con mille sfumature diverse, ognuna delle quali frutto di un periodo musical specchio della società in cui ci si trovava, e per questo probabilmente impossibile da replicare. Ancora più cattivo e marcio rispetto al precedente, Il Vile rappresenta la massima espressione estrema del quartetto di Cuneo, un lavoro da cui i fan ancora oggi possono attingere.

La seconda fase inizierà con Che cosa vedi e Bianco Sporco, ottenendo un maggior successo di vendita ma non altrettanto a livello di critica, tant’è che per molti la band piemontese non avrà più molto da dire, ma quanto sia stata fondamentale l’influenza del primo periodo dei Marlen Kuntz per la scena rock italiana si può riscontrare in gruppi come i Verdena o Marta Sui Tubi, saliti alla ribalta qualche anno dopo. Un capitolo finito, ma che ha segnato indelebilmente una realtà all’epoca ancora da delineare.



VOTO RECENSORE
86
VOTO LETTORI
92 su 8 voti [ VOTA]
brus
Venerdì 25 Gennaio 2019, 20.12.28
16
grande no fun , discogs gran sito
Jan Hus
Mercoledì 23 Gennaio 2019, 21.48.24
15
Per me sopravvalutati. Mi sono sempre rimproverato di non riuscire a capirli.
mjk
Sabato 19 Gennaio 2019, 16.17.03
14
E' un disco incredibile, molto più ostico del precedente (Catartica), hanno avuto molto coraggio a proporre delle sonorità più dure e cupe. E' il loro disco più duro, un pezzo come Ape Regina vale da solo l'acquisto dell'album e mi chiedo se un pezzo del genere l'avesse scritto una band più blasonata a livello internazionale...forse tutti si renderebbero conto della sua (e loro) grandezza...Gruppo sottovalutato da troppe persone.
No Fun
Sabato 19 Gennaio 2019, 13.43.09
13
Comunque non è giusto... non li ascoltavo più dal 2000, in quel periodo avevo cominciato ad ascoltare soprattutto rock anni 60 e 70, e poi cantautori, e poi metal, black sludge etc. E quindi comincio a leggere metallized. E dopo un paio d'anni mi ritrovo proprio qui i Marlene di nuovo tra i maroni ) mi vengono in mente i concerti che vidi dal 95 al 98, con la gente che urlava "voglio una figa bluuu" (un tipo che conoscevo aveva un palloncino blu con sopra disegnata una figa e l'aveva portato al concerto) e quindi ho appena ordinato su discogs Catartica usato del 94 che quello che avevo comprato appena uscito l'ho perso o prestato a chissà chi... maledetto Metallized che resuscita i nineties!
Voivod
Venerdì 18 Gennaio 2019, 11.23.20
12
I Marlene ebbero l'intuizione di apportare l'idioma tricolore su un tessuto noise-rock (sulla scia di Sonic Youth). Li vidi la prima volta durante la promozione de "Il Vile" a Bologna, in compagnia di Afterhours, Prozac + e 400colpi...gran concerto!
Area
Venerdì 18 Gennaio 2019, 10.47.33
11
@Testamatta ride, si ma con Ho ucciso paranoia aumentò notevolmente la loro seppur già ottima visibilità, a livello meramente commerciale invece é proprio il singolo che dici tu che li elevò ancora di più. Fare i numeri di Antonacci e Jovanotti nel Rock Italiano ci sono riusciti forse solo i Litfiba (togliendo Vasco Rossi e Ligabue)
Testamatta ride
Venerdì 18 Gennaio 2019, 7.06.15
10
Area#8: parlare di consacrazione totale al grande pubblico, in Italia, per un gruppo come i Marlene Kuntz, deve essere inteso sempre in senso lato: non stiamo comunque parlando di un Antonacci o di un Jovanotti. In ogni caso, a prescindere da questo, fu più che altro con la loffia e piuttosto trascurabile La canzone che scrivo per te (con Skin) che aumentò esponenzialmente la loro notorietà. Son passati quasi 20 anni ma io ricordo così 🍻
Daniele
Giovedì 17 Gennaio 2019, 19.46.56
9
I marlene continuano a suonare live alla grande ancora oggi ,se ne sbattono delle mode e hanno sempre fatto la loro musica ,senza seguire mai una volta la moda del momento . Con che cosa vedi e bianco sporco hanno esplorato sonorità diverse e con l'ultimo disco sono tornati a grandissimi livelli . Se finirà il loro capitolo è perché lo decideranno loro,non certo perché non hanno più nulla da dire. Visti live un anno fa circa ,sempre perfetti in ogni singola nota.
Area
Giovedì 17 Gennaio 2019, 10.08.29
8
Ho ucciso paranoia é il disco della consacrazione totale al grande pubblico, però per me il più bello é proprio Il Vile. La cosa bella di sto disco se dobbiamo fare un parallelo con il Metal é che qui ci senti molti elementi che hanno caratterizzato lo Shoegaze di band quali Alcest... almeno questo é quello che sento io. La prima volta che vidi live gli Alcest (doveva essere il 2010) diversi pezzi mi sembrano molto sullo stile dei Marlene, però più estremi. Quasi certamente manco li conoscono però tant'è!
gamba.
Mercoledì 16 Gennaio 2019, 13.22.06
7
concordo col primo commento, ho usato la ricerca per parole, pensando mi fosse sfuggita qualche riga, e invece non c'è. album che apprezzo molto, in particolare cenere la ascolto con più frequenza. due anni fa (mi pare) c'è stato il tour nel quale lo hanno riproposto per intero, cambiando però l'ordine delle tracce (strano) nella data bolognese, non so per le altre. comunque molto bello.
Testamatta ride
Mercoledì 16 Gennaio 2019, 10.44.39
6
Ho ucciso paranoia è un grande album, il giusto compendio tra quello che erano e quello che sono diventati dopo la sua pubblicazione. Ma del resto tutta la loro discografia, secondo me, si è sempre mantenuta - a prescindere dalle scelte stilistiche - su livelli piuttosto alti (fatra eccezione, a mio parere, per Che cosa vedi)
GT_Oro
Mercoledì 16 Gennaio 2019, 9.50.38
5
Molto bello Il Vile, ma per me il disco della maturità rimane Ho Ucciso Paranoia. Forse più easy listening, però più completo e sfaccettato. Comunque concordo con Fabio nel definire le scelte di testo e registro lirico il punto di forza nei MK, l'Agguato ad esempio bellissimo brano nel raccontare in maniera poetica un incidente stradale dovuto a un abbaglio di sole...
Stagger Lee
Martedì 15 Gennaio 2019, 21.23.48
4
Quoto No Fun che quota Testamatta. Ape Regina e Donna L (quest'ultima sull'EP "come di sdegno") sono due dei pezzi più belli dei MK, ma qui abbiamo anche Cenere, Retrattile e la titletrack che sono strepitose....e secondo me il meglio è venuto su Ho Ucciso Paranoia!
Area
Martedì 15 Gennaio 2019, 16.39.45
3
Secondo me uno dei dischi fondamentali dell'Alternative Rock Italiano. Me lo fecero ascoltare (e poi lo comprai) a fine 99, ma riuscì a capire veramente i testi solamente qualche anno dopo, in un periodo in cui lo riascoltai. Comunque i Marlene erano già abbastanza popolari tra i 90 e i 2000, la loro label (C.P.I) era affiliata alla Virgin o alla Emi, anche se l'esplosione totale é arrivata a metà anni 2000. La loro musica é certamente cambiata ma non così tanto. Sicuramente più allegra.
No Fun
Martedì 15 Gennaio 2019, 15.53.21
2
"Eri malata, oh ape regina divina e dorata...", bellissima, ricordo il coro ai concerti, concordo con @Testamatta che è la più bella del disco, della loro discografia non so visto che mi sono fermato a "Ho ucciso paranoia" però anche tra le canzoni dei primi dischi preferisco Donna L e Sonica per dirne due. Giusto considerare Catartica l'apice della band, io lo sento più graffiante forse perché più noise.
Testamatta ride
Martedì 15 Gennaio 2019, 15.15.18
1
Trovo strano che non siano state spese due parole su Ape regina, probabilmente la più grande canzone della loro discografia e, di conseguenza, tra le migliori del rock alternativo italiano tutto.
INFORMAZIONI
1996
Consorzio Produttori Indipendenti
Alternative Rock
Tracklist
1. 3 di 3
2. Retrattile
3. L'agguato
4. Cenere
5. Come stavamo ieri
6. Overflash
7. Ape Regina
8. L'esangue Deborah
9. Ti giro intorno
10. E non cessa di girare la mia testa in mezzo al mare
11. Il vile
Line Up
Cristiano Godano (Voce)
Riccardo Tesio (Chitarra)
Dan Solo (Basso)
Luca Bergia (Batteria)
 
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