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Striker - Play to Win
15/01/2019
( 1113 letture )
Ne è passata tanta di acqua sotto i ponti da quando gli Striker hanno esordito sul mercato con l’acerbo e promettente Eyes in the Night nel 2010, quasi dieci anni fa. Nel tempo la giovane band canadese è cresciuta affermandosi come una delle realtà più significative della cosiddetta New Wave of Traditional Heavy Metal grazie a titoli come Armed to the Teeth o City of Gold, ma invero negli ultimissimi anni aveva forse accusato un piccolo calo, in concomitanza con la cadenza annuale degli ultimi lavori. Compreso il nuovo Play to Win, in soli otto anni i Nostri hanno composto ben sei full-length, e gli ultimi tre sono usciti consecutivamente in tre anni, dal 2016. Stand in the Fire e il self-titled Striker lasciavano comunque intatta la visione delle potenzialità, del talento e della bontà della band, ma ne veniva un po’ meno la freschezza, con qualche passaggio meno riuscito, con la sensazione che prendendosi un periodo di tempo un po’ più lungo per la loro composizione questi lavori sarebbero potuti essere migliori. È chiaramente dallo stesso presupposto che ci si approccia a Play to Win, terza nuova uscita in appunto tre anni consecutivi.

Già da subito si viene prevedibilmente travolti dal grande vigore degli Striker con l’opener Heart of Lies, un pezzo ottimo non solo per qualità ma anche nel rappresentare bene nella sua totalità il sound della band: una grande energia, prima sparata in un’introduzione quasi thrash, che poi si snoda in un riff accattivante e nella voce di Dan Cleary, non particolarissima nella timbrica, ma sempre coinvolgente e trascinante e il tutto è sempre arricchito da melodie che celebrano a gran voce quello che sono stati gli anni Ottanta. È uno stile ormai riconoscibile quello degli Striker, affinato album dopo album, che prende la potenza dell’heavy metal americano riuscendo a catalizzarla in contesti sempre molto melodici e di gusto più rock. Se Heart of Lies è tutto sommato quello che ci si poteva aspettare dall’opener di un platter dei canadesi, quello che stupisce è quello che viene dopo. Position of Power, la bellissima Head First e i brani successivi scorrono uno dopo l’altro non solo senza intoppi, ma esaltando ogni volta l’ascoltatore, che arrivato a metà dell’ascolto si trova a domandarsi quando arriverà un pezzo sottotono. Inoltre, a differenza degli album precedenti, sembra che Play to Win punti di più sul coinvolgimento emotivo, si apre come un ventaglio di emozioni in cui ogni spazio tra le pieghe è rappresentato da una delle canzoni, che giocano con quei colori al neon che identificano il magico decennio degli eighties. Le soluzioni più melodiche si fanno più pacchiane, le chitarre sono un’esplosione di vitalità che raramente si sente in un disco heavy metal, talvolta sputando fuoco e talvolta sprigionando un più confortevole e sensuale calore (è forse in questo senso fondamentale il ritorno in formazione del chitarrista Chris Segger, che aveva lasciato la band nel 2014), mentre la sezione ritmica è come sempre impeccabile, sia per i passaggi più rilassati che in quelli più sostenuti e granitici. Tutti i brani brillano di luce propria, ma se proprio bisogna citarne qualcuno in particolare è impossibile trascurare The Front, mid-tempo trascinante con cori e melodie ficcanti e ruffiane, la ballad Standing Alone con le sue splendide suggestioni che evocano le più sognanti atmosfere synthwave e quei colori al neon di cui si accennava poco sopra che fanno anche capolino sulla copertina. Il climax di una canzone da autostrada eterea di On the Run o la più sparata e dalle suggestioni street metal title track sono ancora delle componenti fondamentali e pulsanti di questo Play to Win, che a grandi linee trova nella sua prima metà i brani più energici e nella seconda le power ballads -ben tre, interrotte dalla più rocciosa e sinistra Summoner, che trent’anni fa avrebbero sicuramente “fatto strappare le mutandine” a migliaia di teenager.

È un album che appare sempre pieno e vigoroso, luccicante e intriso di energia positiva, privo di riempitivi, composto e suonato con maestria e carattere. È naturale aggiungere come gli Striker non portino assolutamente niente di nuovo, ma si muovono nei canoni del genere con personalità, dimostrando di essere molto più che onesti mestieranti. Play to Win non è il classico tributo al vecchio heavy metal, ma porta con sé una ventata di freschezza, grazie a una produzione perfettamente a metà tra vecchio e nuovo e forse anche grazie all’età dei componenti. Ogni brano è un’iniezione di forza vitale, e anche se qualcuno è un po’, per così dire, “paraculo”, tutto funziona perfettamente e anche di più, perché colpiscono al cuore. Gli Striker giocano per vincere e si sente, perché Play to Win è uno dei migliori lavori della band e uno dei top album heavy metal del 2018, e se c’è qualche band giovane su cui l’heavy metal classico deve puntare per prendere in mano l’eredità dei grandi gruppi storici tra questi ultimi ci sono sicuramente gli Striker.



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
83.2 su 5 voti [ VOTA]
Tatore
Lunedì 28 Gennaio 2019, 15.48.52
14
Ahò...alla fine questo mi è piaciuto...e neanche poco. Hanno alzato leggermente il piede dall'acceleratore, ma i pezzi prendono proprio bene. Non me l'aspettavo...bravi!
metalraw
Martedì 22 Gennaio 2019, 15.11.05
13
Grandissimi.
Pink Christ
Martedì 22 Gennaio 2019, 12.03.26
12
Gran bell'album. Non li conoscevo. Devo approfondire
Mic
Sabato 19 Gennaio 2019, 15.08.15
11
seguiti fino al precedente disco. Calo costante dopo il primo album speed. Anche questo troppo leggerino
Vitadathrasher
Sabato 19 Gennaio 2019, 14.59.15
10
Nel genere è un pezzo da 90 e il genere è un heavy con tanto glam, con produzione da dare in pasto ai media. E' spudoratamente ben confezionato e suonato, con una dinamicità sopra le righe, album da avere sicuramente.
ObscureSolstice
Giovedì 17 Gennaio 2019, 0.20.59
9
Davvero bel disco, mi ha preso bene da subito. Bravi Striker, voto senz'altro giusto da prendere al mercatino appena costa poco, anche per me tra i migliori dischi del 2018 come afferma il recensore
Poison Ivy
Mercoledì 16 Gennaio 2019, 20.30.17
8
Allora mi sono sbagliato, comunque è da un po' che hanno "aggiustato" il tiro, non è una sorpresa ed inoltre nel loro paese vanno bene, quindi....
LAMBRUSCORE
Mercoledì 16 Gennaio 2019, 20.22.38
7
Poison, si vede che non conosci i miei gusti, sono molto vari...
Poison Ivy
Mercoledì 16 Gennaio 2019, 19.23.43
6
@Lambruscore: guarda che gli Striker mica hanno mai fatto thrash, è sempre stato un metal classico, a volte più speed ma la sostanza è quella. Penso per che i tuoi gusti non sia un gruppo adatto.
Tatore
Mercoledì 16 Gennaio 2019, 14.26.59
5
Ma questi fanno un disco ogni 6 mesi?! L'ultimo non mi è piaciuto, l'ho trovato noiosetto. Provo questo e mi rifaccio vivo
LAMBRUSCORE
Mercoledì 16 Gennaio 2019, 13.38.48
4
Scusa Poison Ivy, dove la senti la velocità??? Non c'è un solo passaggio un po' veloce in questo disco, certo è suonato e prodotto molto bene, io li preferivo prima però.
Maurizio
Mercoledì 16 Gennaio 2019, 11.23.11
3
disco super, voto 85
Poison Ivy
Mercoledì 16 Gennaio 2019, 6.12.54
2
Il miglior disco da Armed, il giusto equilibrio tra velocità e melodia con un sound anni 80 ma portato ad oggi. Grande prestazione del gruppo e del cantante voto condivisibile. Grandi🤘
Giaxomo
Martedì 15 Gennaio 2019, 22.17.05
1
Favoloso...non un punto di meno!
INFORMAZIONI
2018
Record Breaking Records
Heavy
Tracklist
1. Heart of Lies
2. Position of Power
3. Head First
4. On the Run
5. The Front
6. Play to Win
7. Standing Alone
8. Summoner
9. Heavy Is the Heart
10. Hands of Time
Line Up
Dan Cleary (Voce)
Tim Brown (Chitarra)
Chris Segger (Chitarra)
William Wallace (Basso)
Adam Brown (Batteria)
 
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