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BlurryCloud - Pedesis
16/01/2019
( 458 letture )
Il moto browniano è la caratteristica delle microscopiche particelle che costituiscono fluidi e gas, studiato a lungo nel XX secolo tanto da essere diventato materia d’esame anche di Albert Einstein. Un movimento apparentemente casuale a cui tutta la materia liquida o gassosa è costretta ad obbedire. Il significato di queste ricerche in campo scientifico è racchiuso tutto nella parola Pedesis, che in lingua inglese indica appunto questo moto aleatorio delle particelle. Jack DeMaio, in arte BlurryCloud, ha voluto ricreare questo concetto in musica. Un’impresa sicuramente interessante e ambiziosa a cui hanno partecipato vari nomi già noti del prog metal strumentale, ad esempio Adam Rafowitz, chitarrista degli Arch Echo e Larissa Tereščenko, violinista che collabora con il virtuoso David Maxim Micic. D’altronde, lo stesso studio di registrazione in cui è stato prodotto il disco, il 4D Sounds, appartiene ad un esponente molto conosciuto in questo ambito, ovvero il chitarrista dei TesseracT Alec Kahney. Le premesse e gli attori per un ottimo lavoro ci sono tutti, ma definire questo album come un puro prodotto musicale è limitante, e sarebbe giusto parlare piuttosto di esperienza extrasensoriale, epiteto che più si addice a Pedesis. Probabilmente concorderete con queste parole durante l’ascolto.

Come da titolo, Flutter ci fa svolazzare nel mondo sonoro, un insieme di rumori prodotti da apparecchi elettronici accompagnati dalle leggerissime note del pianoforte di Richard Blumenthal e da cori celestiali. Un’esperienza uditiva, non una canzone. I lidi sui quali siamo approdati sono più vicini al noise/post rock, sicuramente non al progressive, delicato ed elegante, che invece troveremo nelle successive 5 tracce. Il tema floreale è sicuramente uno dei fili conduttori di tutto il disco, a partire dalla copertina in cui i fiori sono i protagonisti dell’artwork, posti sopra gli occhi di una donna. Veniamo condotti dal piano nella seconda traccia, appunto The Flower Bone, e qui compare per la prima volta la chitarra, suonata da un musicista diverso in ogni brano: in questo caso è il turno di Roberto Granados. The Flower Bone è la traccia più lunga del lotto, tanto che potrebbe essere divisa in due parti molto diverse tra loro. La seconda, in particolare, ha evidenti richiami a Handmade Cities ma non è certo un punto a sfavore, anzi. La terza traccia è affidata nuovamente alle mani di Richard Blumenthal, con la partecipazione di una sezione di archi e di una chitarra più poderosa rispetto alla precedente. Questo tris di strumenti la rende davvero unica, peccato solo per la breve durata. In un battito di ciglia giungiamo nella successiva A Lilac Husk, proprio nel momento in cui stavamo cominciando ad apprezzare quel riff grezzo e graffiante. Ecco che dopo 13 minuti fa la sua comparsa la voce, dolce e onirica, quasi eterea. Il cantante è Kyle Schaefer, ideatore di un proprio progetto solista nominato Archeologist, in cui fonde elementi progressive a musica elettronica. Anche questa volta il titolo fa riferimento ad un fiore, quello che in italiano viene comunemente chiamato lillà, e compare inoltre la viola di Ryan Cho, sicuramente il pezzo forte del brano. Come già accaduto in The Flower Bone è possibile idealmente dividere in due la traccia, soprattutto per via della silenziosa pausa che troviamo alla metà esatta. La seconda parte è maestosa e vede la viola protagonista assoluta. Rimaniamo in ambito botanico con To Bloom, sbocciare. La viola lascia spazio al violino di Larissa Tereščenko, già nota al mondo progressive metal per la collaborazione con il compositore, tastierista e chitarrista serbo David Maxim Micic. Una piccola curiosità sul titolo: anche la quinta traccia dell’album Arch Echo è intitolata Bloom e, considerata la partecipazione di Adam Rafowitz, forse non è del tutto casuale. Per il gran finale, ovvero la conclusiva Fleur De Lune, le chitarre diventano due e il suono si sposta verso il djent. Non avendo ancora discusso dell’ottimo lavoro alla batteria, è bene farlo ora che siamo giunti ai titoli di coda. James Knoerl tesse trame sonore dall’inizio alla fine senza cali qualitativi ed è l’unico ad essere presente con il proprio strumento in tutte le canzoni. Nel minuto finale, in cui la melodia sfuma dolcemente verso il silenzio, ci si ritrova a riflettere sul disco appena ascoltato, sulla finezza compositiva, sulla commistione di generi diversi e sull’unione di strumenti apparentemente discordi. Eppure un pensiero su tutti prende il sopravvento: premere play e ripartire da capo.

In un genere dove il compositore è solitamente un polistrumentista, fa strano vedere che BlurryCloud non compaia nell’elenco dei musicisti. Eppure è proprio questo il motivo per cui il lavoro è così curato. Concentrarsi solo sulla scrittura e sugli arrangiamenti, di cui DeMaio si è occupato in prima persona, è il modo ideale per esprimersi e manifestare la propria creatività. BlurryCloud si dimostra quindi un compositore completo, che tra le altre cose ha da poco lanciato un progetto death metal dal monicker The Artifice Precept in cui è anche chitarrista principale. Nel tempo libero si occupa di videomaking e collabora con registi di serie TV. Un ragazzo alquanto impegnato, insomma. La genesi di questo disco è avvenuta nella sua natìa Pennsylvania, passando per lo studio 4D Sounds di Mylton Keynes dove è stato prodotto il tutto. Se Pedesis significa movimento disordinato di particelle, lo stesso non può essere detto delle note dell’album, ordinate, precise e dal suono delizioso.



VOTO RECENSORE
79
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2018
Autoprodotto
Prog Rock
Tracklist
1. Flutter
2. The Flower Bone
3. And Breathe
4. A Lilac Husk
5. To Bloom
6. Fleur De Lune
Line Up
Jack DeMaio “BlurryCloud” (Composizione, arrangiamenti e produzione)

Musicisti Ospiti:
Kyle Schaefer (Voce nella traccia 4)
Roberto Granados (Chitarra nella traccia 2)
Adam Rafowitz (Chitarra nella traccia 6)
Greg Chalabi (Chitarra nella traccia 6)
Richard Blumenthal (Tastiere, Pianoforte nelle tracce 1,3 e 4)
Ryan Cho (Viola nella traccia 4)
Larissa Tereščenko (Violino nella traccia 5)
James Knoerl (Batteria)
 
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