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1914 - Blind Leading the Blind
25/01/2019
( 2185 letture )
Era la mattina del 28 giugno 1914 quando l’erede al trono dell’impero Austro-ungarico, Francesco Ferdinando, perse la vita insieme alla sua consorte, a causa di due colpi di pistola del militante ultra-nazionalista Gavrilo Princip. Precisamente un mese dopo, il 28 luglio, arrivò la dichiarazione di guerra da parte dell’Impero alla Serbia, e l'attentato divenne il casus belli per quello che, nei successivi quattro anni, sarebbe diventato il più sanguinoso conflitto mai scoppiato all’interno dei confini europei prima, e in scala globale poi. Quel giorno prese forma la Prima guerra mondiale.

A cent'anni di distanza, la formazione ucraina 1914 -senza nessuna remora- si ispira a quel famoso assassinio, al fine di onorarne l’avvenimento e creare un metal dai connotati prettamente militaristici. Allo scoccare dell’undicesima ora dell’undici novembre -giorno e ora precisi in cui un secolo fa venne firmato l’armistizio tra la Germania e gli stati alleati- Blind Leading the Blind esce sul mercato. Coincidenze?
Non credo proprio.
Certamente essere ucraini, parlare di guerra e raccontare dell’avanzata e successiva ritirata dei carri armati tedeschi AV7 Mephisto in Francia durante l’offensiva della Mose-Argonne potrebbe impensierire l’ascoltatore, ma la band ha esplicitamente più volte negato ogni forma di riferimento politico. Per tale ragione noi oggi ci concentreremo soltanto sulla musica, e nulla più.

Signori, signore, non siamo di fronte ad un album che crea un nuovo genere musicale, che rimarrà nei libri di storia o che verrà segnalato come uno dei migliori del secolo. Siamo piuttosto di fronte ad un maestoso concept storico in chiave blackened-death, che a fine ascolto ti lascia dentro la voglia di prendere un AV7 Mephisto -con le sue trenta tonnellate- arrivare in una boscaglia deserta e giocare a tiro al bersaglio con dei 75 mm in canna. C’è puzza di zolfo, benzina e morte, mentre le visioni di una trincea fangosa sono a portata di mano premendo il pulsante play. Blind Leading the Blind non è un brano maestoso solo a livello prettamente musicale, ma sotto ogni aspetto lirico e tematico. In esso troviamo difatti uno studio preciso delle armi, dei generali convolti e dei paralleli su cui si muovevano le trincee nemiche: un piccolo trattato di storia. Stilisticamente siamo dinanzi alla perfetta combinazione di molte sfumature che prendono forma in un quadro perfetto: i Bolt Thrower con la loro compatta visione del death metal, i God Dethroned, attraverso le melodie melodrammatiche, gli Asphyx con la brutalità del “doom” più ferale ed i Marduk con i momenti più oltranzisti dove i blast beat non perdono mai d’intensità. Allelujah!

-Soldato, chi ti ha dato questa baionetta?
- Signore, me l’hanno fornita al campo d’addestramento, Signore.
-Capisco, al campo d’addestramento, se questo arnese non funziona il tuo nemico ti ha già fatto uscire gli occhi dal cranio. Nessuno usa questi arnesi, è un accordo comune raggiunto da ambo i fronti. La tua spada è meglio, puoi colpire il tuo nemico sotto il collo e cavargli la testa. Colpisci il tuo uomo qua, tra la spalla e il collo, pesantemente cadrà a terra.
-Oh mio dio, Signore!
-È facile, pulito e quando costui è a terra, puoi ficcargliela nelle costole per finirlo. Ricordati che il tempo ti rende un uomo morto! Ora comprendi?


Questa è la traduzione di uno dei diversi dialoghi che fungono da stacco e/o introduzione per alcune canzoni. In questo modo focalizziamo la scena, che viene sottolineata anche attraverso l’aiuto di un sottofondo fatto di bombe che esplodono e proiettili vaganti: altri tempi quelli, in cui un coltello era palesemente meglio di un proiettile. La grande guerra è stata la più disarmante espressione delle armi bianche nella storia. I mezzi motorizzati e velivoli d’assalto erano ai loro primi sviluppi tecnologici; se questo concetto venisse preso come termine di paragone musicale, si potrebbe assolutamente comprendere come i 1914 abbiano creato un disco che ti uccide silenziosamente, senza che ti sia reso conto dell’accaduto. Entrando nel dettaglio, mi risulta impossibile identificare l’una o l’altra composizione, è un blocco di trincea che va compatto al sodo e sgretola intimamente: brani come l’iniziale Arrival. The Meuse-Argonne o AV7 Mephisto, non solo riescono ad unire la velocità delle parti più energiche con ottime melodie, ma vi combinano combinano, in aggiunta, sezioni maggiormente tendenti al doom in maniera che il tutto fluisca in forma omogenea e compatta. Per quanto molti passaggi siano omaggi a grandi band, la personalità è chiaramente messa su di un enorme piatto d’argento e servito caldo al pubblico, che attende il proiettile in testa per cullarsi nel buio. Non è presente solo metal all’interno di Blind Leading the Blind: visti i trascorsi dei musicisti coinvolti (provenienti dalla scena punk/hardcore locale) la percezione di un retrogusto punk è palesata non solo lungo le varie tracce ma anche attraverso la cover, ottimamente riuscita, di Beat the Bastards degli Exploited, che prende una forma ed una consistenza completamente differenti rispetto all’originale, grazie ad una rivisitazione quantomai eccentrica e potente. Non riesco a comprendere si sia scelto di porla in quinta posizione nella tracklist, ma risulta perfettamente ed inspiegabilmente a suo agio lungo il percorso sonoro. Sebbene l’intermezzo Hanging on the Barbed Wire non aggiunga nulla a livello prettamente strumentale, esso porta in vita i canti dei soldati durante le lunghe marce nei campi fangosi. Riviviamo così l’orrore, la crudeltà e comprendiamo come in tempi di guerra, se cerchi qualcuno, sai di poterlo trovare molto facilmente appeso ad un filo spinato: la guerra non fa prigionieri. Passchenhell (neologismo costruendo unendo il nome antico della città Belga, Passchendaele, ovvero la moderna Ypres, ed hell) contiene un elemento sfruttato solo in questa singola occasione, ovvero i fiati, che aumentano la epicità del pezzo. È presente anche il richiamo anche alle sirene per le truppe preposte agli scontri armati. La battaglia qui ricordata durò quasi cinque mesi, in ottobre la resa degli inglesi era oramai data per certa. Il meteo, insolitamente ostile e piovoso, non andò ad aiutare gli alleati, che subirono gravose perdite umane. Non è un caso se la canzone si conclude con la pioggia che cade e la marcia nel nulla degli scarponi, suscitando empatia con la disfatta e la ritirata. Il finale è riservato alla traccia più lunga del lotto, quella The Hundred Days of Offensive che, attraverso i suoi dieci minuti abbondanti, ci offre un ultimo saggio di malvagità. L’apertura in chitarra acustica racconta degli ultimi momenti delle forze tedesche e di due soldati che stanno morendo insieme in trincea: il primo, agonizzante dopo un colpo di pistola alla nuca, viene finito dal suo compagno, che piange e chiede scusa per e sue azioni mentre quest’ultimo poco dopo attende il suo destino mentre guarda il cielo stellato e la luna che brilla nel cielo dopo la tempesta. La violenza dei blast beat si amalgama alla perfezione con le armonie acustiche ed il finale in fading: il vento che lascia i morti al passato è la conclusione ottimale. Lungo il testo è possibile trovare inoltre uno dei due riferimenti ai Bolt Thrower.

Keep your head down
if you want to stay alive
forget about Honor, forget about Pride
And quietly crawl in the mud.


La conclusione, la salvezza e la fine dei combattimenti sono rivisti in chiave allegorica nell’ultima War Out che, attraverso un megafono, recita la gioia dei superstiti, lasciandoci un’ora abbondante di metallo, acciaio e fanghiglia attraverso l’orrore dei caduti.
Credo sia tempo di sventolare le bandiere al cielo, la guerra è conclusa, gli alleati hanno vinto, l’Europa è stata smembrata e l’impero Austro-Ungarico non esiste più. La Germania, e di conseguenza il suo esercito, vengono dichiarati responsabili della maggior parte delle perdite umane: da quel momento il mondo non sarebbe più stato lo stesso. Così, oggi, mi tolgo la divisa da recensore e indosso quella da appassionato, applaudo per 92 minuti ai 1914 e mi ricordo del perché amo e vivo da decenni di queste sonorità. Solo attraverso album come questo rinfreschi che ancora oggi, a dispetto delle parole, la musica di alta qualità si può ancora creare. Personalmente nella top ten estrema dell’anno appena concluso, a buon intenditore….

30 tons of useless metal!



VOTO RECENSORE
81
VOTO LETTORI
72.92 su 14 voti [ VOTA]
Alessio
Martedì 29 Gennaio 2019, 15.56.35
7
Buono davvero, secondo me il punto di contatto più vicino sono proprio i God dethroned di Under The sign of the iron cross ( e non quelli dell'ultimo e moscio album ). E un bene che ci siano ancori gruppi che portano avanti l'eredità dei Bolt Thrower ( a parte i Memoriam di K.W.), dopo purtroppo l'abbandono di quelli che erano i loro migliori eredi naturali, ovvero i grandissimi defunti Hail Of Bullets ( io ci spero sempre possano riformarsi....)
Punto Omega
Martedì 29 Gennaio 2019, 8.48.58
6
Se amate Bolt Thrower, Hail of Bullets e ultimi God Dethroned risultano essere un ascolto obbligatorio.
Le Marquis de Fremont
Lunedì 28 Gennaio 2019, 13.45.48
5
Recensione interessante e ascolterò senz'altro questo disco. Volevo solo far notare che Passchendaele non è la "moderna Ypres". E' un villaggio a se stante e tra i due luoghi ci saranno circa 13 chilometri. Merci et au revoir.
Stagger Lee
Domenica 27 Gennaio 2019, 21.31.43
4
Confermo quanto affermato da Tatore e Freccia.
Freccia
Domenica 27 Gennaio 2019, 21.14.56
3
Attirato dalla bella recensione sono andato ad ascoltarlo.... Devo dire che è proprio un ottimo album!
Tatore
Domenica 27 Gennaio 2019, 13.18.37
2
Cacchio se è bello!
Alessio
Venerdì 25 Gennaio 2019, 17.59.55
1
Bella recensione Andrea, il disco è da un pò che ne avevo sentito parlar bene e finalmente l'ho recuperato. Ripasso, ma dai nomi e temi citati penso che apprezzerò.
INFORMAZIONI
2018
Archaic Sound
Death / Black
Tracklist
1. War In
2. Arrival. The Meuse-Argonne
3. A7V Mephisto
4. High Wood. 75 Acres of Hell
5. Beat the Bastards (The Exploited cover)
6. Hanging on the Old Barbed Wire
7. Passchenhell
8. C'est mon dernier pigeon
9. Stoßtrupp
10. The Hundred Days Offensive
11. War Out
Line Up
2.Division, Infanterie-Regiment Nr.147
Oberleutnant – Ditmar Kumar (Voce)
Vitalis Winkelhock (Chitarra)
37.Division, Feldartillerie-Regiment Nr.73
Wachtmiester - Liam Fessen(Chitarra)
9.Division, Grenadier-Regiment Nr.7
Unteroffiziere - Armin fon Heinessen(Basso)
Rusty Potoplatcht (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Dave Ingram (Voce)
 
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