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Them - Manor of the Se7en Gables
28/01/2019
( 694 letture )
Dopo un paio di anni trascorsi ad affinare la loro proposta, facendo seguito all’uscita di Sweet Hollow ecco tornare sulle scene i Them, band a compartecipazione tedesco/americana che ha ben più di un punto in comune con King Diamond. Basati su una formazione che può vantare credenziali di tutto rispetto (i nomi che ricorrono sfogliando il curriculum dei suoi componenti sono quelli di Symphony X, Lanfear, Coldsteel, Septagon, A Cosmic Trail, Ivanhoe e Demolition Hammer tra gli altri) e con l’horror metal che fa da collante generale ad un prodotto contenente richiami continui a numerosi e diversi stili, il gruppo presenta un prodotto di discreto livello, esaltato dal racconto di un concept introdotto dalla teatrale Residuum.

Rispetto all’album precedente, Manor of the Se7en Gables segna sicuramente un passo avanti, con le composizioni che si fanno più intricate, meglio sviluppate ed in linea generale più pesanti. A questo proposito, la band si è rivolta a Mike Lepond (Symphony X, Ross The Boss) per “sostenere” la produzione in studio e quale musicista ospite. In questa seconda veste, per inciso, è presente anche Paul Sabu (Alice Cooper, David Bowie ai cori). A venire fuori con maggiore chiarezza attorno alla voce del cantante KK Fossor -il quale fa il suo quando canta in maniera normale, ma sembra il fratello di King Diamond quando usa il falsetto- sono le influenze power (Circuitous, Punishment by Fire, con il secondo che è il pezzo più lungo e strutturato del CD) e thrash (A Refuge in the Manor), con le prime che oscillano tra quelle di scuola statunitense e quelle di sapore mitteleuropeo. Inoltre, si nota il ricorso a soluzioni anthemiche che ben si sposano con il prodotto e tirano un po’ la giacchetta anche ai Ghost, come in Witchfinder, ma anche quello ad arrangiamenti solennemente sinistri come in Ravna. Da non ignorare il buon lavoro svolto in sede di preparazione dell’album, con i pezzi composti in sequenza a partire dall’intro e sviluppati uno ad uno seguendo la linea del racconto. Buono, infine, anche il suono ottenuto da Dave Otero presso i Flatline Audio Studios di Denver, anche questo orientato verso la lezione del Re Diamante, il quale aleggia spiritualmente su tutta l’opera ed a tratti riesce a prendersi inconsapevolmente la scena. Ad esempio orientando palesemente la scrittura e l’esecuzione di alcuni pezzi, sui quali spicca As the Sage Burns.

Buone prove di tutti i musicisti, con particolare riferimento al lavoro dei chitarristi; un cantante adeguato alla proposta, a prescindere da quanto ricordi una certa persona che abbiamo già citato nei paragrafi precedenti; un album ben organizzato e prodotto ed una scrittura quanto meno piacevole. Queste le qualità che Manor of the Se7en Gables può vantare. Certo, non si può dire che sia particolarmente originale e, inoltre, se il riferimento scelto è King Diamond, la battaglia per i Them è persa ed anche con uno scarto piuttosto ampio. Se però si considera la band senza fare paragoni scomodi ed inevitabilmente destinati alla sconfitta, se non si tiene conto sia di certi passaggi cantati che pagano un dazio davvero elevato al Re e, infine, che anche l’ambientazione generale è quella, il disco scorre via molto piacevolmente. Se, al contrario, cercate qualcosa di realmente innovativo, rivolgetevi altrove.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
73.33 su 3 voti [ VOTA]
mardonziak
Mercoledì 30 Gennaio 2019, 13.56.38
6
Mi piacciono abbastanza 😙 ed infatti ho preso i loro due album più maglietta 😉 sullo store ufficiale, agli inizi di dicembre. Io ci sento come influenze anche qualcosina degli Iced Earth sopratutto in questo album (più "power" orientato). Buona omogeneità, zero brani filler 👌 che scorrono lisci e sono piacevolissimi da riascoltare 😊 => a patto di non avere (di partenza) grosse aspettative o pretese. Promossi: 80/100
Roadie
Martedì 29 Gennaio 2019, 21.02.25
5
Disco bello, come poi anche il precedente. Hi metalhead!
Salvo
Martedì 29 Gennaio 2019, 14.13.03
4
Secondo me in molti state sottovalutando il gruppo. L'album è strepitoso, sotto tutti i punti di vista: composizione, melodia, aggressività. Tutto fila perfettamente, come lo era d'altra parte il precedente.
JC
Martedì 29 Gennaio 2019, 6.37.16
3
Ascoltato su Spotify senza tempo per approfondire; mi piace molto l'idea di realizzare una concept band dove ogni album prosegue la storia. Musicalmente valido, purtroppo non ho tempo in questo momento della mia vita per riuscire ad ascoltare un album due volte di fila.
Poison Ivy
Martedì 29 Gennaio 2019, 5.16.40
2
Disco più che discreto, un po' meno kinghiano del precedente con una buona prova generale del gruppo. Le canzoni più power sono quelle che preferisco e spero che vadino in quella direzione.
tino
Lunedì 28 Gennaio 2019, 21.51.50
1
Da fan sfegatato del King non posso soprassedere dal fatto che sono dei cloni però ci sanno fare veramente e il cantante quando non usa il falsetto diamondiano ha un bel timbro pulito. Purtroppo è difficile ritagliarsi una carriera in una scelta musicale così ingombrante. Mah
INFORMAZIONI
2018
Steamhammer/SPV
Heavy
Tracklist
1. Residuum (Intro)
2. Circuitous
3. Refuge in the Manor
4. Witchfinder
5. A Scullery Maid (Interlude 1)
6. Ravna
7. As the Sage Burns
8. The Secret Stairs
9. Peine Forte Et Dure (Interlude 2)
10. Maleficium
11. Seven Gables to Ash
12. Punishment by Fire
Line Up
KK Fossor (Voce)
Markus Johansson (Chitarre)
Markus Ullrich (Chitarre)
Richie Seibel (Tastiere)
Alexander Palma (Basso)
Angel Cotte (Batteria)
 
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