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Dissonant Distance - Dissonant Distance
31/01/2019
( 322 letture )
I Dissonant Distance sono un trio strumentale composto da basso, chitarra e batteria e propongono musica dalle tinte progressive e fusion. La loro impostazione compositiva è incentrata su brani derivati da lunghe jam session, giocate principalmente su loop continui e alla lunga stordenti, un groove vagamente jazzato e, ovviamente, tanto spazio lasciato agli assoli della sei corde, in questo caso libera di esprimersi senza freni inibitori. La musica suona cupa, lenta e riflessiva e presta molta attenzione alle dinamiche risultando a suo modo heavy, ma anche ricoperta da una patina intellettuale.

I dieci brani contenuti in questo disco presentano tutti gli stessi elementi, sapientemente arrangiati diversamente e ben dosati con lo scorrere delle tracce. Come già accennato, i Dissonant Distance lasciano ampio spazio alla chitarra, libera di sbizzarrirsi durante i lunghi assoli, nei quali spesso fanno capolino lick dal vago retrogusto jazz/fusion, mentre le partiture ritmiche sono più minimali e permettono a basso e batteria di riempire i vuoti venutisi a creare durante i soli. In generale comunque, la chitarra ricorre a tutti i trucchi del mestiere: dallo shredding tout court all’uso di effetti spaziali come in Eleven Signs, fino a fraseggi volti a sostituire la voce. Al basso si fa notare in positivo Oscar Hansson, vero perno su cui poggia il songwriting della band. Le sue linee di basso sono calde e avvolgenti e dettano le dinamiche interne dei brani, sia nei momenti più intensi che in quelli maggiormente riflessivi e rilassati. Inoltre è piuttosto buono anche il lavoro sui loop, posti a tratti come cellule ritmiche embrionali da cui si sviluppano i crescendo strumentali, dopo che ogni strumento ha fatto il proprio ingresso (su tutte svetta palesemente in questo senso The Key). La prova della batteria è apprezzabile: scandisce le battute sempre su tempi sincopati, lavorando molto sui piatti ed esaltando così gli accenti, spesso con marcati fill jazzati.

Nonostante l’album non inventi nulla di nuovo, scorre bene, fornendo buoni spunti e intrattenendo grazie alle doti tecniche di buon livello. I singoli brani sono però a tratti ostici, in quanto privi di una vera struttura, caratteristica però limitata dall’inserimento occasionale dei loop. Questo porta, soprattutto nei due brani più lunghi ovvero Bending Our Flags In The Evening e Over Our Heads (A Flying Nickel Samovar), a perdere un po’ il focus sul pezzo, con il rischio di annoiarsi. Nei brani più concisi, invece, la mancanza di una struttura apparente risulta vincente per dare la giusta varietà. Inutile dilungarsi oltre con la disamina perché, dopo aver fornito gli elementi cardine su cui poggia il disco, ritengo che lavori del genere debbano essere ascoltati come un lungo flusso di note, soprattutto perché vi è parecchia carne al fuoco che merita di essere scoperta a poco a poco.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
99 su 1 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2018
Sliptrick Records
Prog Rock
Tracklist
1. Stone Shaped Marmalade Dream
2. Multi Dimensional Colored Mask
3. The Shadow Of The Steel Tower
4. Bending Our Flags In The Evening
5. The Mirror Of Mr. Goldmann
6. The Key
7. Eleven Signs
8. Walking In The Deadly Forest
9. Covered By Darkness
10. Over Our Heads (A Flying Nickel Samovar)
Line Up
Jay Matharu (Chitarra)
Oscar Hansson (Basso, Live Looping)
Andras Saylik (Batteria, Percussioni)
 
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