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Sùl Ad Astral - Oasis
05/02/2019
( 407 letture )
Oasis non è il nuovo capitolo della storia dei fratelli Gallagher , bensì il nuovo album dei Sùl Ad Astral, due adolescenti provenienti dalla Nuova Zelanda, fautori dell’ennesimo progetto di post black atmosferico. Quest’ultimo tuttavia, a differenza di molti altri, riesce a farsi apprezzare sulla lunga distanza grazie ad una visione maggiormente avanguardistica. I Nostri, per quanto siano teenager, mettono in piedi un album -il terzo della loro carriera- avente molte ottime idee al suo interno, attraverso brani lunghi quanto basta ed una visione acerba ma, allo stesso tempo, ben delineata sul da farsi. Il binomio qui presente è formato dal fondatore Stephen Fortune e dall’amico polistrumentista Michael Rumple. Quest’ultimo, oltre a far parte dei Sùl Ad Astral, collabora con molti gruppi neozelandesi, portando inoltre avanti numerosi progetti personali, che -nel bene o nel male- gravitano tutti all’interno dello stesso genere musicale.

Ho percepito qui lo spazio, la vastità e l’energia, sensazioni che in passato solo Mesarthim e Progenie Terrestre Pura mi avevano trasmesso. Una verve compositiva che non è ispirata solamente al black puro, ma che ne trasfigura gli stilemi più moderni all’interno di sfumature molto più rock oriented, quasi tendenti al pop in certi frangenti, se vogliamo, ma non va mai e poi mai a scivolare troppo nel superficiale: si tratta di brani ricercati. L’inizio è affidato ad una canzone molto canonica ma d’impatto, In Dreams Reborn . Essa funge da come biglietto di ingresso poiché, già dalla seconda Float, prende piede la personalità dei Nostri, grazie a cori in clean vocals, dilatazioni delle tempistiche che vanno intelligentemente in conflitto con i momenti più veloci, blast-beat ben congegnati, e, infine una chiusura in fading più armonizzata. La stessa concezione può essere riscontrata in ottimi brani quali Hindsight con un finale molto synth pop anni 80, ma tutta la struttura portante può essere ritrovata ancora di più in quello che può essere considerato il miglior brano del lotto, The Broken Ideal: esso stesso vale il prezzo del biglietto. Dieci minuti di mutazioni e compulsive scelte stilistiche che prendono la tradizione, la incasellano dentro il contemporaneo per farne uno dei brani di atmospheric black più belli degli ultimi anni. I quattro brani qui menzionati innalzano e salvano in tutto e per tutto la produzione: gli altri, purtroppo, per quanto discreti, non risultano così avvincenti e focalizzati. Gli intermezzi semi radiofonici al limite dell’AOR che possiamo trovare in Pennies Down the Infinte Well o nella conclusiva titletrack deturpano ciò che di buono è stato concepito, come se siano stati forzatamente inseriti per un motivo a noi ignoto al fine di creare stupore quando non ve ne era necessità. Non credo sia giusto irrompere con dei ritornelli melodici troppo prolungati, mentre due secondi prima mi sentivo picchiare in faccia da un blast beat feroce con uno screaming molto ben dosato: perché voler forzatamente eccedere quando bastava così poco per chiudere il cerchio alla perfezione? Ogni composizione reca con sé spunti interessanti, ma a volte i nostri eccedono in maniera eccessiva: il troppo stroppia. Certamente bisogna osare, v’è necessità di sperimentazione e qui ne abbiamo a volontà, dal momento che non si tratta di puro black bensì avantgarde black e/o post black; non è un errore grave, ma di certo serve un po’ di esperienza in più, cosa che di certo non tarderà ad arrivare se queste sono le premesse. Non è a causa degli stacchi radiofonici che mi sento di fare un passo indietro rispetto a questo lavoro, ma in merito al fatto che quando i ragazzi hanno ben chiaro il proprio obiettivo i il bersaglio viene centrato, mentre, in altri casi, è preponderante l’impressione che idee rattoppate tra loro siano state unite. Rispetto al passato la formazione ha discostato molto la proposta in essere, arricchendola nei dettagli e sviluppando la percezione dell’infinito musicale accennata in precedenza. Come ribadito, le idee non mancano di certo, il movimento “atmosferico” va considerato fuori dal black, è proporzionabile solo entro i propri stessi standard, ma non per questo non si hanno delle eccezioni. I Sùl Ad Astral riescono fortunatamente a tenersi vicini alla tradizione, incappando sì in qualche passo falso, ma che potrà essere perfettamente recuperato attraverso le prossime uscite.

Un’ora di musica piena creata con l’ingenuità dei giovani, la passione di chi vive per il metal e la caparbietà dei veterani: sono solito essere un detrattore di tal genere, non mi nascondo, ma oggi mi devo ricredere. Oasis è un ottimo platter, che, per quanto non farà la storia del genere e porta contemporaneamente al suo interno dei difetti che lo sterilizzano un pochino, riesce a tutti gli effetti a centrare il bersaglio. Bravi!



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
51 su 1 voti [ VOTA]
Nattleite
Domenica 10 Febbraio 2019, 11.33.01
8
Vero Alessio, queste label stanno sfornando dischi pregevolissimi *_*
Alessio
Domenica 10 Febbraio 2019, 10.50.50
7
Dai ragazzi siete ancora in tempo per recensire l'ultimo gioiello dei Kosmogyr, sempre nato dalle stesse etichette italiane. Una delle vere sorprese 2018 nata dallo strano binomio collaborativo cinese / statunitense ( di base ceco ). 😍
Jan Hus
Domenica 10 Febbraio 2019, 1.41.25
6
Thanks guys, ma è appena finito Sanremo e non c’ho capito un cazzo.
Nattleite
Giovedì 7 Febbraio 2019, 16.42.28
5
@Jan Hus: non disperare, sono nella lista delle release mancanti da recuperare
Alessio
Giovedì 7 Febbraio 2019, 14.13.40
4
@Jan, concordo l'album dei Mesarthim per me e' il loro migliore,quello dove hanno trovato la loro dimensione. Unreqvited "Star swept to the Sea" stupendo e comprato appena uscito...davvero un gioiello. E dato che siamo in territori Avantgarde aggiungo l'album dei Kosmogyr, Nyss e il progetto parallelo Over ( con i puntini sulla O). Qualità garantita. @Andrea, ti farò sapere, grazie per le tue recensioni ( senza dimenticare Costanza).
Jan Hus
Giovedì 7 Febbraio 2019, 13.59.33
3
Album buono, nel complesso. Non capisco pero perché i Mesarthim, che addirittura ma giustamente qui vengono citati a paragone, non siano mai stati recensiti dal Sito. Che senso ha recensire un epigono paragonandolo a un capostipite non recensito? Lo Split di cui si parla qui sotto, Mater ecc., è effettivamente formidabile. Sulla stessa linea consiglio quello tra Violet Cold, Show Me A Dinosaur e Unreqvieted, al momento con produzione indipendente, che a me però arriverà in cd tramite il Bandcamp di Unreqvited, almeno spero avendolo già pagato qualche tempo fa...
Ad astra
Mercoledì 6 Febbraio 2019, 14.08.29
2
@Alessio. si concordo, questa unione sta producendo in alcune occasioni buone realtà. non son mai stato un fanatico dell'atmospheric, anzi... ma questi ragazzi meritano qualche minuto d'attenzione rispetto ad altri. poi mi dirai in caso
Alessio
Mercoledì 6 Febbraio 2019, 9.50.39
1
Il connubio Avantgarde - Flowing, sta spingendo album davvero interessanti, su tutti per me lo split Mater Natura Excelsa..ma anche l'esperimento black-chillout. Comunque, di questo ho sentito qualcosa tramite gli aggiornamenti che mi arrivano su bandcamp..interessante e da approfondire. Poi valuterò con calma.
INFORMAZIONI
2018
Avantgarde Music - Flowing Downward
Black
Tracklist
1.In Dreams, Reborn 
2.Float 
3.Pennies Down The Infinity Well 
4.Last Regret 
5.Inaction and Consequence 
6.Hindsight 
7.This Broken Ideal
8.Oasis
Line Up
Michael Rumple (Voce e synth)
Stephen Fortune (Chitarra, basso e synth)
 
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