Privacy Policy
 
IN EVIDENZA
Album

Grand Magus
Wolf God
Demo

The Core
Flesh and Bones
CERCA
ULTIMI COMMENTI
FORUM
ARTICOLI
RECENSIONI
NOTIZIE
DISCHI IN USCITA

23/04/19
LUCE D`INVERNO
Ljetzan

26/04/19
LONELY ROBOT
Under Stars

26/04/19
TEN
Opera Omnia - The Complete Works

26/04/19
VAURA
Slabes

26/04/19
THE DAMNED THINGS
High Crimes

26/04/19
PARAGON
Controlled Demolition

26/04/19
CHEVALIER
Destiny Calls

26/04/19
IMMINENCE
Turn The Light On

26/04/19
NORSEMEN
Bloodlust

26/04/19
LOST IN KIEV
Persona

CONCERTI

23/04/19
WRONG (USA) + COILGUNS + GUEST TBA
LOCATION TBA

24/04/19
EKTOMORF + GUESTS TBA
CIRCOLO SVOLTA - ROZZANO (MI)

24/04/19
WRONG (USA) + COILGUNS + GUEST TBA
TBA - PERUGIA

25/04/19
MARK BOALS + GUESTS
LET IT BEER - ROMA

26/04/19
NACHTMAHR + GUESTS TBA
TRAFFIC CLUB - ROMA

26/04/19
MARK BOALS + GUESTS
PIKA FUTURE CLUB - VERONA

27/04/19
FRONTIERS ROCK FESTIVAL
LIVE CLUB - TREZZO SULL'ADDA (MI)

27/04/19
NACHTMAHR + GUESTS TBA
ALCHEMICA MUSIC CLUB - BOLOGNA

27/04/19
MORTADO
SLAUGHTER CLUB - PADERNO DUGNANO (MI)

27/04/19
CRADLE OF FILTH + THE SPIRIT
CAMPUS MUSIC INDUSTRY - PARMA

Death SS - The 7th Seal
09/02/2019
( 703 letture )
Qualora volessimo ricercare un sinonimo per la storia dell’heavy metal in Italia, il risultato che si otterrebbe univocamente è un nome su tutti: Death SS. Sin dalla prima incarnazione, datata 1977, improntata sulla proposta di sonorità doom ossessive ed orrorifiche, la formazione di sede fiorentina, ancora oggi capeggiata dall’inossidabile frontman Steve Sylvester, ha mostrato nel corso di una carriera più che quarantennale la propria natura eclettica. Ciò ha permesso ai Nostri di ribattere colpo su colpo al veloce passo delle mutazioni di genere, piazzando in successione temporale diverse pietre miliari in corrispondenza dei periodi artistici trascorsi. Ciò che accadde sino al 2000 è storia ormai nota, ed ha consegnato i Death SS di diritto all’olimpo delle leggende del metallo pesante tricolore. In concomitanza con l’avvento del Giubileo, la band, non rimasta insensibile ad una generale tendenza all’evoluzione che ha investito praticamente tutti i sottogeneri dell’heavy metal, cambia radicalmente pelle, trasformandosi in una creatura dal look rinnovato, sia nella musica che nell’immagine. Di conseguenza, la forte deriva industrial di Panic ebbe un effetto impattante sul sound della combo, determinando ufficialmente l’inizio di una nuova era che, superato lo scetticismo iniziale manifestato dalla fascia di ascoltatori della prima ora, a posteriori ottenne un riconosciuto successo. La replica giunse due anni dopo, nel 2002, con Humanomalies. Tale lavoro, ripercorrendo le orme del predecessore, si arricchì di una aleggiante aurea glam rock, ispirata al genio di Alice Cooper, affinità suggerita anche dall’artwork grand guignol-esco. A seguito di tale release, Sylvester, per l’ennesima volta nella tribolata storia dei Death SS, si ritrova a fronteggiare la spinosa questione di una line-up da riassemblare. In affiancamento al confermato chitarrista Emil Bandera vengono così reclutati musicisti di prim`ordine della scena italica: Freddy Delirio, Glen Strange e l’ex Eldritch Dave Simeone, rispettivamente alle tastiere, al basso e alla batteria. Il settimo album, dall’iconico titolo The 7th Seal, vede la luce nel 2006, sulla base di questi presupposti. Anticipato dal singolo Give ‘Em Hell, viene licenziato anche una volta dalla Lucifer Rising Records, configurandosi come un lavoro che, seppur ponendosi in continuità rispetto ai predecessori, affronta l’approccio alla composizione in maniera differente.

Il teatro dell’horror apre il suo sipario proprio con Give ‘Em Hell che, sin dai primi istanti, rivela la preannunciata continuazione di quanto offerto su Humanomalies mediante le sue sfumature tipicamente industrial, le vocals sintetiche di Sylvester ed un suono di chitarra estremamente compresso. Ideato sulle più comuni caratteristiche salienti degli hit promozionali, ovvero semplicità ed immediatezza, il brano si fa apprezzare per impatto e per un trascinante ritornello dallo spirito, in senso lato, manowariano (Hail and Kill?). L’apporto di matrice cooperiana, che, come detto, costituisce la peculiarità della più recente fatica in studio, incide prepotentemente in una Venus’ Gliph dal refrain accattivante, apice di una stesura lineare che si chiude con un gradevole e inaspettato outro orchestrale. L’inserto sinfonico si ripresenta immediatamente dopo nell’incipit di Der Golem, che va in progressione a rispolverare certe sonorità proprie di Panic, in particolare per quello che concerne l’utilizzo delle chitarre. A tal proposito è doveroso evidenziare un tema d’interesse riguardante il ruolo delle sei corde in questa prima fase dell’ascolto, meno dedicato ad un canonico riffing work ma concepito, quale elemento di insieme, in concerto ed alternanza con l’effettistica dei sintetizzatori a supporto delle linee di voce manipolate come da trademark. I fattori di cui appena detto, inseriti in una metodologia di songwriting assodata e funzionante, che prevede una dose discreta di glam rock, trovano compiuta espressione nel dittico Shock Treatment e Absinthe, i cui refrain sottolineano un’ispirazione di Sylvester particolarmente pronunciata. Dopo una prima serie di tracce caratterizzate dai denominatori comuni descritti, il registro cambia con Another Life, una bellissima ballad intessuta di arrangiamenti per piano ed archi, durante la quale la prova al microfono spicca per intensità nell’interpretazione delle profonde liriche, a completamento di uno dei pezzi senza dubbio più riusciti della tracklist. La seconda parte del disco fa registrare un più marcato innalzamento dell’intensità delle composizioni. Maggiore spazio viene ora dedicato alle sei corde in termini di volumi di lavoro, finora parzialmente sacrificati per ragioni di scrittura. Basti considerare Heck of a Day, nella quale l’ottimo Bandera si mostra capace di muoversi con agilità e coerenza tra uno stile Metallica oriented -pare calzante qui un possibile paralellismo con Kirk Hammett nell’uso del wah wah-, e accenni post rock sulla parte conclusiva. S.I.A.G.F.O.M. possiede invece i geni del metal moderno, arrichito da divagazioni alternative e solismi di pregio. L’axeman raggiunge uno dei punti più elevati della sua performance in The Healer, la quale, sebbene sia introdotta da percussioni tribaleggianti, sfocia presto in un brano potente ed aperto ancora a concessioni solistiche di rimarchevole qualità tecnica e melodica. L’epilogo dell’opera prende forma nella title track, una composizione di oltre otto minuti, espressione di un songwriting più classico ed eterogeneo in una forma strutturale di tipo circolare. Il cantato sofferto ed espressivo del singer pesarese giace su una raffinata coltre elettronica, con un pathos crescente che culmina in un azzeccato chorus. La suite si estende poi in una articolazione strumentale abbellita di soluzioni orchestrali ed un tocco seventies, ottenuto grazie ad un organo futuristico, quasi a parafrasare una atmosfera Purple-iana in ottica contemporanea.

È ancora di più chiaro come l’immaginario orrorifico ed occulto, che ha nel tempo contribuito a costruire il mito dei Death SS, sia, a questo punto della carriera dei Nostri, in gran parte svanito. Ma ciò non è necessariamente da intendersi negativamente, in quanto rimane invece intatta la tendenza a cambiare ed evolversi, tenendo fede a quell’approccio sperimentale ed innovativo che da sempre è stato una delle principali peculiarità del quintetto toscano. Facendo tesoro delle influenze mai celate descritte in fase di analisi, la combo persegue infatti, in maniera eccellente, la proposta di un sound moderno, contenuto in un album che scorre con agilità nonostante la durata totale piuttosto corposa.
Se Panic e Humanomalies mostravano tanto il lato più artificiale della musica quanto chiara aderenza ai fondamenti del metal e del rock, questi ultimi elementi su The 7th Seal vengono declinati differentemente, in favore di un mood ricercatamente più cupo e in un certo senso più razionale e meno votato all’aggressività. Ciò trova conferma anche nelle caratteristiche dei singoli pezzi, nella maggior parte dei casi destrutturati rispetto ad una fase compositiva di più classica metodologia, e studiati per accogliere soluzioni alternative e avanguardistiche.

The 7th Seal si configura dunque come un lavoro di ottima caratura, che va ad implementare una discografia in cui non si sono mai riscontrati punti deboli, identificandosi come uno degli episodi sulla lunga distanza più validi del nuovo corso stilistico dei Death SS.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
55 su 2 voti [ VOTA]
Fox
Lunedì 11 Febbraio 2019, 15.17.38
14
Non è di certo il loro capolavoro ma a me piace. Bisogna comunque considerare che il nostro Steve è un artista coerente a cui non piace fossilizzarsi su binari sicuri ed anche per questo si merita tanto rispetto.
Tevildo75
Lunedì 11 Febbraio 2019, 13.29.42
13
Disco veramente strano perché mi sembra forzato, soprattutto nelle parti che rimandano al passato. Per me è una sufficienza stiracchiata e di stima.
Tevildo75
Lunedì 11 Febbraio 2019, 13.29.41
12
Disco veramente strano perché mi sembra forzato, soprattutto nelle parti che rimandano al passato. Per me è una sufficienza stiracchiata e di stima.
Tevildo75
Lunedì 11 Febbraio 2019, 13.29.39
11
Disco veramente strano perché mi sembra forzato, soprattutto nelle parti che rimandano al passato. Per me è una sufficienza stiracchiata e di stima.
Antonino
Lunedì 11 Febbraio 2019, 10.26.56
10
Un album bruttissimo, 50 ad essere larghi
Sadwings
Domenica 10 Febbraio 2019, 14.01.44
9
CONCORDO con il voto della recensione forse non è il miglior album dei death ss e concordo circa il fatto che la produzione non è delle migliori.Però secondo me ha delle ottime e buone canzoni.
duke
Domenica 10 Febbraio 2019, 13.32.02
8
...no thanks...inutili....
Korgull
Sabato 9 Febbraio 2019, 17.53.13
7
Indiscutibilmente il loro lavoro peggiore, band allo sbando, poche idee e brutte. Alcuni testi poi scadono nel ridicolo involontario. Voto 55 per la produzione
Riccardo
Sabato 9 Febbraio 2019, 17.49.16
6
Terribile. Se non fosse griffato Death SS prenderebbe ortaggi a volontà
InvictuSteele
Sabato 9 Febbraio 2019, 16.54.12
5
Per me restano i più grandi in Italia, ogni loro album è fantastico e questo non fa eccezione. Bellissimo, voto 80
Metal Shock
Sabato 9 Febbraio 2019, 15.14.34
4
Boh io non riesco proprio ad ascoltare questi dischi post Heavy demons e pensare ai Death Ss voce a parte; sarà un mio limite....
Galilee
Sabato 9 Febbraio 2019, 14.50.15
3
Gran disco. Concordo con la recensione. Vero che il percorso è simile a Humanomalies, però qui il sound è più death SS. Difatti lo preferisco. Alcuni pezzi sono magnifici.
Diego75
Sabato 9 Febbraio 2019, 14.04.24
2
Da questo albulm in poi sinceramente mi hanno stancato...sicuramente tanti storceranno il naso per quello che scrivo ma secondo me hanno perso il loro fascino...adesso mi sembrano troppo elettronico nel sound...meglio i vecchi demo e la roba anni 80 fino a heavy demons!
Enrisixx
Sabato 9 Febbraio 2019, 13.51.16
1
Amo alla follia.i death ss ma questo album e veramente brutto voto 60
INFORMAZIONI
2006
Lucifer Rising Records
Heavy
Tracklist
1. Give 'Em Hell
2. Venus' Gliph
3. Der Golem
4. Shock Treatment
5. Absinthe
6. Another Life
7. Psychosect
8. Heck of a Day
9. S.I.A.G.F.O.M.
10. The Healer
11. Time to Kill
12. The 7th Seal
Line Up
Steve Sylvester (Voce)
Emil Bandera (Chitarre)
Freddy Delirio (Tastiere)
Glen Strange (Basso)
Dave Simeone (Batteria)

Musicisti Ospiti
Danny Vaughn (Voce)
Fabrizio Grossi (Voce, Chitarre)
Clive Jones (Flauto, Sassofono)
Biggs Brice (Batteria)
Masayoshi Yamasuka (Batteria)
 
RECENSIONI
78
77
80
81
85
80
83
88
77
75
ARTICOLI
08/09/2018
Intervista
DEATH SS
Rock contro la stupidità
21/01/2014
Intervista
DEATH SS
Un horrorgiastico teatro musicale
28/10/2013
Live Report
DEATH SS
Orion Live, Ciampino (RM), 25/10/2013
02/06/2013
Intervista
DEATH SS
La magia della vita, parla Steve Sylvester
16/12/2006
Intervista
DEATH SS
Parla Steve Sylvester
26/11/2006
Articolo
DEATH SS
La biografia
 
 
[RSS Valido] Creative Commons License [CSS Valido]