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Twenty Sixty Six and Then - Reflections on the Future
09/02/2019
( 435 letture )
Oggi raccontiamo una storia, oltre a parlare di un disco ovviamente. Una storia di etichette discografiche e la storia di un disco prodotto da un gruppo di ragazzi di Mannheim, una città renana a metà strada tra Stoccarda e Francoforte. Molto spesso il mercato discografico è impietoso, basta un solo piccolissimo errore o un colpo di sfortuna perché tutto il ben fatto vada perso. Nel caso dei Twenty Sixty Six and Then le cose andate storte sono state molte. Nonostante l’ottimo prodotto e la discreta spinta commerciale dell’etichetta, Reflections on the Future non ebbe grande successo commerciale e pertanto la United Artists Records preferì non ristampare l’LP, che difatti oggi risulta un pezzo da collezione molto richiesto e dai prezzi altissimi (in condizioni mint si aggira intorno a 2500€). Di lì a pochi mesi il gruppo si sciolse per motivi economici e probabilmente a causa della delusione derivante dai dati sulle vendite. La sfortuna più grande però fu un’ altra. Nel 1978 la United Artists Records venne acquisita dalla EMI e ben presto, a causa delle enormi perdite, fallì, spostando gli artisti con maggior seguito nella gemella Liberty Records. In questo passaggio diverse bobine originali prodotte negli anni precedenti andarono distrutte, tra cui ovviamente quelle di alcuni brani di Reflections on the Future, rendendo impossibile qualsiasi ristampa. Nel 1989 la Second Battle riuscì a produrre una nuova edizione, distribuita in sole mille copie numerate, contenente la chiara dicitura "non contiene nessuna registrazione presente nel vinile originale". Due anni dopo, nel 1991, uscì una raccolta delle registrazioni salvate, chiamata Reflections On The Past, di cui la sola At My Home appare anche in Reflections on the Future, classificandosi a tutti gli effetti come il secondo album della band. Purtroppo della loro storia sappiamo poco e dobbiamo farci bastare quanto hanno impresso nei solchi di Reflections on the Future. La musica proposta è etichettabile come un hard prog dalle chiare influenze kraut rock. Il sound è assimilabile agli Uriah Heep, ma non mancano similitudini con i Deep Purple, Atomic Rooster, Black Sabbath e gli altri gruppi della scena hard dell’epoca.

Reflections on the Future si articola in cinque tracce e l’apertura è affidata alla già citata At My Home. Il brano è molto potente, l’arrangiamento è curato e pieno di virtuosismi di elevato livello. La voce graffiante di Geff Harrison a volte ricorda vagamente Rod Stewart e colora il sound con note blues che ben si sposano con la parte strumentale. Si prosegue con la crepuscolare Autumn. Qui le sonorità sono quasi assimilabili alle composizioni più doom dei Black Sabbath anche se le soluzioni sono meno dirette e più ricche di raffinati virtuosismi. Butter King ha una componente progressiva molto importante, e corre su piani onirici che variano tra la psichedelia e i viaggi fiabeschi di Peter Gabriel e soci. La title track è il brano più lungo e complesso dell’album. La sua estesa struttura lascia ampio spazio alla solistica e le sperimentazioni, che a volte risultano non proprio di facile lettura. Il disco, nella sua versione originale, chiude con How Would You Feel, brano più breve dell’album nonché il più delicato, che richiama molto le atmosfere dei Beatles ultimo periodo. L’artwork di Günter Karl, inoltre, è di grande impatto, la grafica è di ottima fattura e senza dubbio attira lo sguardo grazie alla vasta gamma cromatica e al bellissimo gioco di illusione ottica. Possiamo dire senza timore che si tratta di uno dei punti di forza dell’album.

Reflections on the Future non è certo considerabile come un disco seminale, perché nelle sue tracce non troverete nulla che non abbiate già sentito, ma è senz’altro un prodotto qualitativamente di prim’ordine. I brani sono eccezionalmente potenti e le parti, sia musicali che vocali, sono concepite ed eseguite con grandissima qualità. La produzione, causa anche l’assenza delle registrazioni originali, non è eccelsa ma comunque accettabile per un disco del ‘72. Pur non essendo un disco imprescindibile è giusto ridare voce a questi ragazzi (ormai in età da pensione) che avevano tanto da dire e probabilmente se la sorte non gli fosse stata avversa avrebbero raggiunto vette molto elevate date le enormi potenzialità. L’ascolto è estremamente piacevole, soprattutto nella prima metà, e sarà senz’altro una piacevolissima scoperta per qualunque fan del genere.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
75 su 2 voti [ VOTA]
Zess
Sabato 9 Febbraio 2019, 20.16.36
2
Qui siamo quasi al capolavoro.
Rob Fleming
Sabato 9 Febbraio 2019, 18.34.34
1
Io ho una versione su cd che si intitola "Reflections!" della Second Battle con due bonus track. E come sempre la scaletta è la medesima dell'originale, ma le versioni non sono quelle di quell'album. Dalla recensione non ho capito, però, quale disco è stato recensito: l'originale (i miei complimenti se sei uno dei fortunati possessori) o una ristampa successiva con brani in versione differente. A me l'album piace molto, si tratta di puro hard rock oscuro, progressivo tipico di quegli anni. Niente di originale con le orecchie odierne, ma al contempo originale (insieme a tanti altri gruppi) visto il periodo.
INFORMAZIONI
1972
United Artists Records
Prog Rock
Tracklist
1. At my Home
2. Autumn
3. Butterking
4. Reflections on the Future
5. How do you feel
Line Up
Geff Harrison (Voce)
Gerhard Mrozeck (Chitarra)
Steve Robinson (Tastiere)
Veit Marvos (Tastiere)
Dieter Bauer (Basso)
Konstatin Bommarius (Batteria)

Musicisti Ospiti
Wolfgang Schönbrot (Flauto)
Curt Cress (Batteria)
 
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