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Il Muro del Canto - L`Amore mio non More
09/02/2019
( 903 letture )
Il Muro del Canto è una voce popolare senza tempo.

Questa citazione, apparentemente semplice, racchiude in sé un caleidoscopio di sfumature ed emozioni, percepibili eppure a volte sfuggenti, nella musica de Il Muro del Canto: il particolare gruppo di cui oggi analizziamo l'album più recente è nato a Roma nel 2010 e, fin da subito, si è caratterizzato per la varietà stilistica della sua proposta musicale, che non a caso attira fan di tutte le età e di tutti i gusti: non è raro, ai concerti della formazione, vedere amanti del pop cantare affianco a metallari o punk fatti e finiti, con adulti e ragazzi, anche giovanissimi, ugualmente rapiti dalla poetica dei testi, scritti dal cantante Daniele Coccia. Musicalmente, come detto, il gruppo ingloba nel suo sound influenze di rock classico, folk, colonne sonore alla Ennio Morricone e, naturalmente, sonorità popolari della Capitale, il tutto filtrato attraverso una patina di oscurità e disincanto capaci di toccare le corde del cuore.

L'Amore mio non More è il quarto album del gruppo ed arriva a due anni di distanza da Fiori de Niente; rispetto agli altri lavori firmati Il Muro del Canto, è probabilmente meno “immediato” e necessita un numero di ascolti maggiore per essere assorbito, compreso ed apprezzato; possiamo però assicurarvi che, alla fine, rapirà anche voi come ha già fatto con molti cittadini romani e non solo.
Le danze sono inaugurate da Reggime er Gioco, uno dei singoli prescelti, il cui video vede la partecipazione dell'attore Vinicio Marchioni, noto per il ruolo del “Freddo” nella serie TV Romanzo Criminale; come di consueto, la fisarmonica riveste un ruolo fondamentale nell'economia del sound del gruppo, che ama stupire i suoi ascoltatori, tessendo prima una strofa quasi “country”, per poi colpirli in faccia con un ritornello improvvisamente denso di emotività e drammaticità. Un pezzo eccellente, senza ombra di dubbio. Stoica è uno dei brani più oscuri di tutto L'Amore mio non More, sia dal punto di vista musicale (ottime le parti accompagnate da pianoforte) che lirico: la voce di Coccia, baritonale e carica di pathos, è ideale per una canzone di questo tipo e, non a caso, il nostro fornisce una delle sue migliori performance ascoltabili sull'album. Peraltro, è uno dei due brani del disco ad esser cantato in italiano e non in dialetto romano. Alla traccia numero tre giunge il momento della title-track, brillante ed incalzante dal punto di vista musicale, ma coinvolgente anche prendendo in esame i testi: si parla della fine di una relazione e, come sempre in questi casi, la varietà di emozioni espresse è notevole e, in certi casi, divisa fra due anime: prevale l'indifferenza? O forse il ricordo di ciò che di bello c'è stato? O, ancora, la rabbia? Apparentemente la prima, ma forse, in profondità, alberga qualcosa di più profondo e rabbioso. Novecento è una canzone quasi swing, che racconta lo sviluppo della periferia romana negli anni 50/60, lontano dalle luci della Dolce Vita e dagli splendori del centro della Città Eterna; i nostri, naturalmente, cantano l'anima popolare di Roma, lontana dai riflettori. Senza 'na Stella, che vede la partecipazione alla voce della bravissima Lavinia Mancusi, è uno dei pezzi più “folk” del disco e, fra tutti, quello che probabilmente assomiglia maggiormente ad una canzone popolare romana, soprattutto nella prima parte. Roma Maledetta prosegue la tradizione de Il Muro del Canto di introdurre nei propri lavori parti recitate e non cantate: spetta ad Alessandro Pieravanti raccontarci questa sorta di versione alternativa della storia della città e, se da un lato ci manca ascoltare tutti gli strumentisti all'opera, dall'altro l'interpretazione è sempre apprezzabile, al pari del mantenimento di questa tradizione. Cella 33, come è facile intuire, è l'immaginario grido di dolore di un carcerato, che vede di fatto la propria vita fuggire via fra quattro mura strette; non è dato sapere di cosa si sia resa responsabile per meritarsi una tale condanna, ma del resto non è questo l'argomento del testo; quasi a voler fare da contraltare, musicalmente la canzone è una delle più movimentate. Al Tempo del Sole vede nuovamente Coccia sugli scudi dal punto di vista interpretativo, anche se la canzone in sé, pur bella, ci convince leggermente meno di quelle ascoltate finora; poco male, si tratta comunque di un pezzo valido, che fa peraltro da apripista a Ponte Mollo (nome popolare di Ponte Milvio, uno dei più celebri ponti sul Tevere), ottima cover di una canzone resa celebre da Lando Fiorini. Ci avviciniamo verso la conclusione e la band romana tira fuori dal cilindro un'altra perla, che risponde al nome di La Vita è Una: più “ottimista” rispetto ad altre canzoni della discografia del gruppo, ci riporta sui livelli elevatissimi della prima metà del disco, grazie anche ad un video che vede, stavolta, la partecipazione di Marco Giallini, altro celebre attore capitolino. Domani ci rituffa nell'oscurità tipica del sound della band, regalandoci un altro valido brano, nobilitato dalla bravura dei musicisti. Il Muro del Canto, infine, ci saluta con Il Tempo Perso, una analisi di tutto il tempo che, quotidianamente, impieghiamo (o spesso sprechiamo) in attività più o meno meritevoli. Nuovamente, al microfono, trova spazio Alessandro Pieravanti, autore di questo “monologo” conclusivo in lingua italiana.

L'Amore mio non More riconferma la grande abilità del gruppo o di amalgamare generi apparentemente inconciliabili, filtrando il tutto tramite una dose di oscurità e cinismo tipicamente romano; la più grande qualità della band, probabilmente, è però quella di saper scrivere canzoni senza tempo, in grado di veicolare il proprio messaggio senza far riferimento ad epoche precise, mantenendo la medesima potenza espressiva. Il dialetto romano, utilizzato nella maggior parte delle canzoni, non è certamente un ostacolo, dal momento che, a parte qualche termine sporadico, è facilmente comprensibile anche da chi non è nato nella Città Eterna. Il quarto album de Il Muro del Canto, insomma, è una gemma da ascoltare e riascoltare e costituisce, se non il più bello (ma è legittimo nutrire dei dubbi al riguardo), probabilmente il disco più completo rilasciato finora dalla formazione romana.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
82.4 su 10 voti [ VOTA]
Zii Prete De Stoka
Giovedì 7 Marzo 2019, 10.03.49
3
Confermo commento 1 e 2. A Radio rock li passano spesso e il 24 Febbraio ai 99 anni della Garbatella nun ce potevano che stà. Daje
Flinio
Mercoledì 6 Marzo 2019, 14.25.52
2
Gran bel disco
Jo the poor
Giovedì 21 Febbraio 2019, 21.33.59
1
Grande disco ottima recensione
INFORMAZIONI
2018
Goodfellas
Folk
Tracklist
1. Reggime er Gioco
2. Stoica
3. L’Amore mio non More
4. Novecento
5. Senza 'na Stella
6. Roma Maledetta
7. Cella 33
8. Al Tempo del Sole
9. Ponte Mollo
10. La Vita è Una
11. Domani
12. Il Tempo Perso
Line Up
Daniele Coccia (Voce)
Eric Caldironi (Chitarra, Piano)
Giancarlo Barbati Bonanni (Chitarra, Cori)
Ludovico Lamarra (Basso)
Alessandro Pieravanti (Batteria, Percussioni, Voce)
Alessandro Marinelli (Fisarmonica)

Musicisti Ospiti
Lavinia Mancusi (Voce nella traccia 5)
 
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