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Wrang - Domstad Swart Metael
11/02/2019
( 301 letture )
Ho la sensazione che un fulmine abbia colpito una chiesa ad Utrecht dopo che il titolo di questo disco fu deciso. È infatti la ridente cittadina olandese il luogo di nascita di questi nuovi e misconosciuti Wrang, “black metal nella cattedrale cittadina” pare significhi il titolo, ed è già un ottimo aperitivo. Un disco così onesto (forse troppo) da andare al centro del bersaglio della litania che da sempre armeggia dentro il mondo black metal: innovare, o essere fedeli alla tradizione? Un dilemma amletico che probabilmente non troverà mai soluzione, essendo che la tradizione stessa muta forma e sonorità in ogni momento, Ma andiamo al succo della questione quotidiana.

Domstad Swart Metael è uno di quei dischi che tiene strette le mani sulla tradizione per non scivolare troppo lontano dai classici stilemi dell’europa primi anni 90, mentre contemporaneamente, prova il brivido delle vertigini nello schiudere la crisalide che ingloba questo imperfetto essere. Una band che vuol volare lontano ma che -pur avendo le doti sopra la media- tende in alcuni momenti a voler leggermente strafare, anche se ai giovani si perdonano questi difetti. Mentre scrivo sto ascoltando la conclusiva e divertente Heerser van Niemandsland che, se presa al di fuori del contesto generale, è incongrua come metro di paragone per definire il vero carattere del gruppo, che puzza di vecchio, odora di malvagio sino al midollo e rilascia endorfine lungo la spina dorsale come non ci fosse un domani. Certamente l’Olanda non è mai stata tra i principali esportatori di black, ma è doveroso riconoscere in loro l’onesta del non voler inventare, ma piuttosto preservare. I Wrang sono un gradino sopra la media dei blackster loro conterranei, fortunatamente. Bastano due canzoni per riassumere al meglio l’essenza del male che ristagna entro queste cinque canzoni, che sommate portano a tre quarti d’ora malvagi e senza respiro. Non è un disco “radical chic”, che tende alle mode, ma piuttosto tende a crearle: l’amalgama tra black scandinavo e sfumature di speed metal portano ad avere tra le mani una creatura certamente informe, ma con personalità da vendere. Anche l’inserimento del pianoforte, come nell’iniziale titletrack, aiuta nell’aumentare il pathos dell’insieme, una canzone che fonde magnificamente voci corali in pulito allo screaming arcigno, con mezzi tempi tendenti al doom che si insinuano dentro aperture più feroci. Un magna primordiale che forse vuole espandersi più del necessario. L’attitudine anarchica che porta alla memoria un certo Kvarforth non si presta per l’anima del progetto, che a differenza dello svedese, tende ad una compattezza stilistica più matura. Prestarsi all’ascolto di Propaganda der Afvallingen significa immergersi dentro una visione non soltanto musicale ma ideologica e sociale; i cori che iniziano a 4:10 hanno quel profumo di manifesto ideologico che stona, ma non sfigura con una visione più distante. Il riff che ci porta al finale, è da hair-guitar sulla sedia dell’auto mentre si è fermi al semaforo col rosso, per chi ha la NWOBHM nel sangue, sotto una forma più intransigente, questo è oro colato. La quarta Stormend naar de Nietigheid è quella che può essere vista come la più atipica dell’intero lotto: un incedere doom molto vicino ai primi Candlemass si presta alla perfezione per la mutazione a 1:40 con il black che erutta da ogni poro, mentre il finale in piena fase speed ci sconquassa con una nonchalance degna dei grandi del mestiere. Per essere il primo album dopo due miseri demo, non si può che gridare al miracolo, dove i difetti riscontrati non vanno a distruggere il lavoro svolto ma lo rendono diverso dalla massa, lasciando ben sperare per il prossimo futuro.

Con molte probabilità i Wrang hanno il futuro in discesa. Se non si perdono dentro un misero bicchiere d’acqua possono diventare tra i principali esponenti di quella che possiamo tutt’oggi identificare come “terza ondata di black”. Questa fiorente seconda giovinezza del genere continua a stupire e se album come Domstad Swart Metael sono il cartellino da visita, con molte probabilità la porta non verrà mai realmente chiusa. Ai posteri l’ardua sentenza.



VOTO RECENSORE
76
VOTO LETTORI
45 su 1 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2019
Tour de Garde
Black
Tracklist
1. Domstad Swart Metael
2. Tod Dwalen Verdomod
3. Propaganda der Afvalligen
4. Stormend naar de Nietgheid
5. Heerser van Niemandsland
Line Up
Galgenvot (Voce e chitarra)
Cathamas (Basso e voce)
Valr (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Tobias Janssen (Pianoforte)
 
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