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Kingcrow - The Persistence
13/02/2019
( 32 letture )
The Persistence è il settimo lavoro in studio dei romani Kingcrow, band guidata dai fratelli Cafolla ed è un disco che dimostra nuovamente la validità della scena italiana in campo prog rock/metal. I nostri infatti sono tornati con un lavoro ispirato e maturo grazie al notevole miglioramento del songwriting e soprattutto all’avvicinamento a sonorità più o meno moderne, in un interessante e personale mix tra A Perfect Circle, Haken, ma anche Steven Wilson e gli onnipresenti Dream Theater.

The Persistence è un album ricoperto da una patina catchy, grazie alle melodie vocali emozionanti e a un sapiente uso delle tastiere a tratti solari, ma ingannevoli per come riescono subito a mettere a proprio agio l’ascoltatore. Il lavoro di arrangiamento dei singoli strumenti è inizialmente in secondo piano e si scopre un po’ alla volta, rendendo l’ascolto appagante, rimanendo a cavallo tra complessità strumentale e linee melodiche convincenti e cullanti. È così che si spiega l’opener Drenched, con un Diego Marchesi subito sugli scudi su una linea vocale debitrice degli ultimi Haken, ma capace d’imporsi per personalità, con un'enfasi vagamente teatrale e decisamente ispirata. La canzone ha un ottimo ritmo ed è uno degli episodi più diretti ed easy listening del disco, tra le tastiere che introducono il brano e ne sorreggono l’atmosfera eterea e i chitarroni impegnati in riff stoppati dal vago sapore djent. I quattro minuti di Closer vivono sostenuti, tranne che per le chitarre e le poliritmie nel finale, dall’elettronica eterea, minimale e malinconica delle tastiere e nuovamente dalla voce di Marchesi, carica di pathos. Semplice, efficace, emotivamente devastante. E così la seguente Folding Paper Dreams, che parte dal crescendo solenne, quasi epico, grazie alla struttura del pezzo costruito su un'impalcatura strumentale di grande effetto, chiosando poi su toni placidi. C’è tanta melodia malinconica e ieratica nella titletrack, carica di tremoli di chitarra riverberati, sovrapposti ai palm muting, e parentesi strumentali leggermente dissonanti, ma anche le tastiere in sottofondo che riportano alla mente un incrocio tra Steven Wilson e i Dream Theater di Awake, soprattutto nelle pennellate di synth finali. Con Devil’s Got A Picture raggiungiamo il punto più cupo dell’album, tra sprazzi elettronici appena accennati degni dei Muse più paranoici a fare capolino a metà e fine brano, ma anche tanto progressive metal oscuro, nuovamente a cavallo tra gli Haken e lo spettro solenne dei Dream Theater più pesanti.
I dieci minuti finali di The Persistence chiudono in maniera formalmente perfetta il disco, tra il climax energico e carico di pathos di Father, brano graziato tra le altre cose da riusciti passaggi contorti e con una batteria particolarmente dinamica e dedita all’uso oculato delle poliritmie, e la cupa teatralità di Perfectly Imperfect, in cui Diego Marchesi torna nuovamente a emozionare con un ritornello esplosivo, impreziosendo così un brano di per sé molto lineare ed essenziale.

Con The Persistence i Kingcrow aggiungono un nuovo valido tassello alla loro discografia, confermandosi tra quelle realtà musicali capaci di evolversi e rinnovarsi nel tempo, incorporando diverse influenze in una miscela personale, evitando così di suonare come una mera copia carbone. Sicuramente tra le uscite più interessanti del 2018.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2018
Sensory Records
Prog Metal
Tracklist
1. Drenched
2. Closer
3. Everything Goes
4. Folding Paper Dreams
5. Every Broken Piece Of Me
6. Devil’s Got A Picture
7. Night’s Descending
8. Father
9. Perfectly Imperfect
Line Up
Diego Marchesi (Voce)
Diego Cafolla (Chitarra, Voce)
Ivan Nastasi (Chitarra, Voce)
Cristian Della Polla (Tastiere, Synth)
Riccardo Nifosì (Basso)
Thundra Cafolla (Batteria)
 
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