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The Core - Flesh and Bones
15/02/2019
( 1700 letture )
I The Core sono un gruppo alternative rock italiano formatosi nel 2013 e proveniente da Roma, come dimostra il monicker scelto. Perché “Core” viene tradotto sì con nucleo in inglese, ma allo stesso tempo significa cuore nella parlata romana, ed è proprio sulla duplice pronuncia del termine che giocano i quattro musicisti. Rimanendo nell’ambito dell’anatomia, esordiscono con un album autoprodotto, Flesh and Bones, titolo già utilizzato nel precedente LP registrato nel 2017, traguardo raggiunto dopo essersi fatti notare come band d’apertura per i concerti di numerosi artisti italiani (tra cui Pino Scotto, Meganoidi e Punkreas), ma anche internazionali (Whisbone Ash e Dog Eat Dog su tutti). La definizione di alternative rock in realtà sta molto stretta, poiché tra le molteplici influenze dichiarate dai membri della band annoverano Tool, Porcupine Tree, Alice In Chains, System of a Down e Muse. Potendo contare su un catalogo così esteso non dovrebbe essere difficile da parte del gruppo sia dimostrare la loro preparazione a livello esecutivo sia riuscire a coinvolgere e stupire l’ascoltatore.

Il loro intento lo dimostrano sin da subito, dando fuoco alle polveri con una Beat You Again che strizza l’occhio sicuramente al post grunge dei primi anni duemila, ma anche all’alternative più recente, fregiandosi di un ottimo assolo e destreggiandosi nei cambi di tempo con disinvoltura, guidati da un groove di batteria travolgente. Il botto dell’opener è bissato dalla successiva Shake Your Head, che ripropone lo stesso stile della precedente anche se in chiave più funkeggiante, ed il connubio ottenuto dalla mescolanza tra i vari elementi se inizialmente sembra difficile da definire, con il proseguire degli ascolti riesce a delinearsi in modo sempre più chiaro. Da Instant Karma inizia ad emergere in particolar modo la componente alternative e nu metal, congiungendo il cantato viscerale a dei vocalizzi estesi, accompagnati da atmosfere astratte e sognanti, conferendo all’album un’aura misticheggiante. Un urlo rabbioso introduce Bad Kind of Tool, e come suggerisce il titolo, pur mantenendo ben presente la vena grunge che li caratterizza, ci troviamo di fronte ad uno dei brani della tracklist che prende maggiormente spunto dalle strutture matematiche e astratte della formazione californiana. Nel blocco centrale della tracklist si rallenta lasciando spazio a due episodi meno complessi, quantomeno all’apparenza, e più leggeri, quasi a volersi prendere una pausa dopo l’adrenalina scaturita dal primo quarto d’ora d’ascolto. Tornano a farsi più articolate le soluzioni con Going Nowhere, che nella seconda parte apre gli orizzonti a sperimentazioni elettroniche e accellerazioni, oltre a far risalire in cattedra la chitarra verso il finale. Non manca la cover di Mad World, storico brano dei Tears for Fears già coverizzato da Gary Jules prima e da altri innumerevoli artisti poi. Con dei riff rocciosi riprendono a fare da padrone le sei corde in A Room in a Man, dove sono ben presenti lo spettro degli Alice in Chains e in particolare di Layne Stanley. I Am the Storm è probabilmente l’episodio che si discosta maggiormente dagli standard della tracklist, una cavalcata smorzata verso il finale da un’intervallo dal sapore mediterraneo e latino, dove sono le percussioni tribali a scandire il ritmo e a duellare con la batteria. We Are in Danger inizia con un giro di basso claustrofobico e ovattato, chiamando nuovamente in causa la band di James Maynard Keenan, per poi destreggiarsi verso una moltitudine di passaggi e variazioni, regalando nel forsennato finale un chiarissimo ed apprezzato omaggio a Forty Six and 2. Ed è con un’altra partitura molto debitrice degli anni novanta, sebbene con caratteri diversi, che termina il primo full length dei romani. Universe racchiude al suo interno la sintesi di tutto il movimento di Seattle, dai suoi esordi fino agli esponenti post grunge che hanno spopolato negli ultimi vent’anni, e termina l’album egregiamente.

Il verdetto sulla band capitolina non è dei più semplici, perché tanti sono gli elementi da considerare. Uno degli aspetti positivi del lavoro è sicuramente il riuscire a combinare tra loro generi e stilemi apparentemente diversi, ma che con un ascolto più approfondito risultano in realtà molto più assimilabili di quanto sembra. Non solo, l’imprevedibilità insita nel DNA dei nostri permette di uscire dagli schemi che a volte limitano la capacità creativa, dando vita a composizioni insieme fluide e dinamiche. Manca in realtà un brano che svetti sugli altri, e se da un lato non permette all’album di raggiungere vette altissime, di contro sottolinea come la tracklist sia composta da esperimenti riusciti, con tutte le canzoni che si fanno ascoltare senza difficoltà. La formula vincente è probabilmente l’aver composto una manciata di tracce d’impatto immediato ma non per questo semplici o addirittura banali, sulla carta due elementi difficili da conciliare, ma che si è rivelata a conti fatti realizzabile, frutto probabilmente della preparazione e delle capacità tecniche dei musicisti. Ampliando questa stessa formula per il prossimo lavoro, mantenendo inalterata la profondità e la ricercatezza delle composizioni focalizzandosi sulla creazione di un paio di brani che possano trainare l’album, sarà molto probabile riuscire nel definitivo salto di qualità, perché i presupposti finora sono molto ma molto buoni.



VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
41.5 su 6 voti [ VOTA]
Jimi The Ghost
Lunedì 29 Aprile 2019, 9.03.40
2
Band capitolina di Elevata qualità. Disco autoprodotto con brani molto coinvolgenti e trascinanti, anche orecchiabili, suonato con tecnica indiscutibile e professionale. Unica nota che non inficia assolutamente la qualità del disco è che, personalmente, in alcune tracce ho trovato alcune linee troppo in avanti schiacciando alcune che avrei preferito ascoltarle e che, forse, potevano essere corrette in fase di post-produzione...Nulla di che. Bravi. Jimi TG
Dave
Domenica 10 Marzo 2019, 17.08.54
1
Dal vivo spaccano molto di piu!
INFORMAZIONI
2018
Autoprodotto
Alternative Rock
Tracklist
1. Beat You Again
2. Shake Your Head
3. Istant Karma
4. Bad Kind of Tool
5. My Life
6. Silence of Sorrow
7. Going to Nowhere
8. Mad World
9. A Room in a Man
10. I Am the Storm
11. We Are in Danger
12. Universe
Line Up
Erik Martinez (Voce, Chitarra, Djembè)
Andrea Capitoni (Chitarra)
Stefano Russo (Basso)
Mattia Pilloni (Batteria)
 
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