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X Japan - Art of Life
16/02/2019
( 1150 letture )
Trenta minuti clamorosi. Trenta minuti che valgono una carriera artistica, in cui si possono udire e intravedere sogni, ambizioni e drammi interiori dei cinque membri, e di uno di loro in particolar modo. Se ci pensiamo giusto un attimo, e mi rivolgo a coloro che conoscono la storia degli X Japan, sappiamo bene che, tra il 1992 e 1993, i Nostri non avevano alcun bisogno di (ulteriori) approvazioni da parte di fan e critica per un nuovo salto in classifica in patria: laggiù, dove sorge il sole, fra i neon del sempre vivo quartiere di Shibuya e la j-metal cultura, gli X Japan occupavano già allora un posto speciale nel cuore di rockers e metalheads nipponici e il primo sul piano delle vendite, nel metal giapponese. Metal di derivazione “europea” certo, e chi dice il contrario? Pochi sbrodolamenti e veniamo al dunque: Art of Life è il quarto album d’inediti della band, costituito precisamente da un unico, immortale brano, e, ahimé, conosciuto da quattro gatti fuori dai confini del Sol Levante (speriamo di sbagliarci, ma tant’è…). Una suite / title-track che sconquassa letteralmente animo e psiche dell’ascoltatore ed è per questo che, in via del tutto eccezionale, scriviamo cominciando dalle conclusioni. Un voto in calce di quella decina urge di una motivazione sostanziosa, perché, in fondo in fondo, so che avete l’occhio lungo e starete già sbuffando perplessi sul voto assegnato, oppure starete cercando la vostra copia dalla vostra collezione, oppure starete digitando il nome nella barra di ricerca su un paio di siti streaming “a caso”, oppure starete semplicemente pensando se il mio voto combacia con il vostro, oppure starete imprecando contro me medesimo, oppure…e va bene, così sia: oggi si parla di Art of Life, del resto, ed è tutto meravigliosamente parte dell’arte della vita e di ciò che essa ci riserva ogni giorno vivendola. Che meraviglia! Forza, via il dente, via il dolore: perché quel voto? Perché per descrivere Art of Life si potrebbe proseguire per le prossime cento righe, sciorinando – Dizionario dei Sinonimi e Contrari rigorosamente alla mano – lo stesso numero di aggettivi pari al numeri dei colpi di Yoshiki sulla grancassa che ci spara dalla settima strofa in poi. Tanti, troppi, un’infinità. E se si dovesse riassumerlo in una parola, Art of Life? Per cosa opteremmo? Sbalorditivo? Commovente? Poetico? D’accordo, tutto calza. Ma Art of Life è ridicolo. È meravigliosamente ridicolo, nel senso etimologico della parola – perché, sapete, non vorrei parere contraddittorio - : trattasi di uno di quei lavori che una volta terminato non può non invogliare ad un ascolto compulsivo. Due, tre, quattro, cinque, cento, duecento volte. E ogni volta, scoccata la fatidica mezz’ora, succede la stessa cosa: scoppio in grasse risate. Si ride, quasi inconsapevolmente, per due ragioni: perché si sta ringraziando una qualche divinità per averci dato l’opportunità di giungere a tale album e, al contempo, si ride per rassegnazione. Una rassegnazione che spiega più di mille parole. È una reazione che succede solitamente con una manciata di album e sono quel gruppetto di lavori che possono permettersi il lusso di squadrare tutti gli altri dall’alto al basso, quelli che si dovrebbero conoscere a menadito, quelli che perdurano nel tempo, ma soprattutto che diventano un punto di riferimento e un modello da imitare. Se già con il precedente Jealousy (1991, pubblicato per Sony), il leggendario quintetto nipponico aveva stupito per eclettismo, sfondando i canoni power/speed delle origini e anticipando con la doppietta d’apertura A Piano String in Es Dur / Silent Jealousy il capolavoro del 1993, con Art of Life, e forse solo con Art of Life, sprigionano tutto il proprio talento, condensandolo in mezz’ora. Gli X Japan si confermano, così, maestri indiscussi delle suite, seppur la loro breve carriera discografica, che necessita di un doveroso approfondimento-recupero, abbia sempre toccato vette circostanziate tra voti alti.

Nell’anno successivo alla pubblicazione di Jealousy, gli allora X vivono una fase di cambiamenti: la band cambia etichetta, passando dalla giapponese Sony alla statunitense Atlantic Records, e cambia monicker dal momento che esiste già un’altra band chiamata X, di Los Angeles. Ed è così nascono gli odierni X Japan. Di poco precedente a questo evento, è l’uscita dalla band del bassista, nonché membro storico, Taiji (1966 – 2011) a causa di una serie di contrasti interni con il genio di Yoshiki, a detta del primo, quest’ultimo troppo dispotico sull’evoluzione e il divenire dell’act. Difatti il conservatorismo e l’amore viscerale di Taiji per l’heavy classico si manifestarono nel modo più evidente fin da subito: nel 1992 diventa il nuovo bassista dei Loudness. Più chiaro di così, si muore. Con la band di Akira Takasaki, l’ex X Japan pubblicherà un solo album: Loudness (1992, per Warner Music Japan). Nel frattempo, il mastermind Yoshiki Hayashi indossa i panni del supereroe factotum: Art of Life è un platter che suona X Japan al cento per cento, perché interpretato da quattro icone su cinque che, perlomeno in patria, hanno segnato un’epoca e l’immaginario collettivo al pari di nomi collocati più a Occidente, ma Art of Life, alla stregua di un progetto solista, è anche il vertice artistico di Yoshiki. Musiche, testo, arrangiamenti: tutto parte dalla sua mente. Così, all’incirca, andarono le cose: “questi gli spartiti, voi limitatevi ad incidere, ma col vostro, di pathos, con la vostra, di sensibilità”. Suo il dramma patito del suicidio paterno, avvenuto quando il musicista aveva solo undici anni. Sua l’idea di suicidarsi in seguito per il dolore provato. Art of Life parla della ritrovata voglia di vivere, Art of Life è la metafora in musica di quella “luce in fondo al tunnel”, come si evince dalle battute finali, che si riesce a scorgere dopo periodi di vagabondaggio nelle tenebre. Sua era l’idea di inserire Art of Life, addirittura, come seconda parte in Jealousy, idea poi naufragata, e sua l’idea di inserire parti sinfoniche con l’ausilio della Royal Philharmonic Orchestra di Londra, progetto andato a buon fine, dove quest’ultima registrò negli Abbey Road Studios, la leggendaria Mecca della quale è impossibile numerare i capolavori usciti dalle proprie pareti. Infine, suo il volto in copertina, per metà messo a nudo dai raggi X.

Art of Life stesso è un continuo mettersi a nudo. Basato sulla Incompiuta (o Sinfonia n. 8) di Franz Schubert e suddiviso in tre movimenti (il primo della durata di un quarto d’ora, il secondo di nove minuti e il terzo, riprendente il primo movimento, di cinque), il trionfo degli X Japan, definito la “Stairway to Heaven del Sol Levante”, si apre su note di piano delicate, dolci e sospese con Toshi che interpreta, quasi confessandosi, le parole di Yoshiki a mo’ di monologo dal taglio poetico, biografico, liberatorio, purificatorio:

Desert Rose, why do you live alone?
If you are sad, I'll make you leave this life
Are you white, blue or bloody red?
All I can see is drowning in cold grey sand

The winds of time, you knock me to the ground
I'm dying of thirst, I wanna run away
I don't know how to set me free to live
My mind cries out feeling pain

I've been roaming to find myself
How long have I been feeling endless hurt
Falling down, rain flows into my heart
In the pain I'm waiting for you
Can't go back, no place to go back to
Life is lost, flowers fall
If it's all dreams, now wake me up
If it's all real, just kill me


E dopo un bridge di Hide (1964-1998) da lacrime, prende il sopravvento la follia, rappresentata, ovviamente, dall’animo power/speed più dirompente della band, rilasciato nella sua forma migliore, che ci trascina in una manciata di minuti al fulmicotone, dominati dalle sei corde maideniane:

I'm making the wall inside my heart
I don't wanna let my emotions get out
It scares me to look at the world
Don't want to find myself lost in your eyes
I tried to drown my past in grey
I never wanna feel more pain
Ran away from you without saying any words


Strofa chiusa da questo verso, isolato da ciò che lo precede, retto dal riffing superbo di Hide e Pata e dalla voce priva di speranza di Toshi:

What I don't wanna lose is love

Si prosegue fino allo scoccare del quindicesimo minuto fra evoluzioni progressive, in cui la band (Yoshiki, meglio), partendo da una base power/speed, arricchisce il brano di elementi neoclassici e rallentamenti colorati d’Oriente grazie alle sezione d’archi dell’orchestra, per poi chiudere il primo movimento con queste parole, dove si denota una non ancora ritrovata pace interiore:

I believe in the madness called "Now"
Time goes flowing, breaking my heart
Wanna live, can't let my heart kill myself
Still I haven't found what I'm looking for
Art of life, I try to stop myself
But my heart goes to destroy the truth
Tell me why, I want the meaning of my life
Do I try to live? Do I try to love in my dream?


Giunge poi il secondo movimento, caratterizzato dal celebre assolo di pianoforte. Simbolicamente scrivendo, Yoshiki abbandona per i nove minuti successivi il suo drumkit e siede dietro il fedelissimo Kawai (che è ciò che si vede fare, eroicamente, nei vari live…), per inghiottirci in un mare d’inquietudine che rappresenta lo stato d’animo del protagonista del brano, ma anche tutte le fasi della vita di ognuno di noi. Pochi guizzi di positività, eccetto all’inizio (prima gioventù) e nel finale (morte): la suspence e le note alte creano un clima di tensione emotiva, irreale, che si protrae fino al terzo, e ultimo, movimento. 24.19: terzo movimento. 24.19: Hide, con un armonico, consacra la band. 24.19: un armonico che, come il vento, spazza via le nubi. 24.19: e luce sia. Si ritorna agli stessi, iniziali fast speed/power. Stessa ritmica, stessa struttura, ma c’è una differenza fondamentale a livello testuale. Ricordate quel “I’m making the wall inside my hearth…” della quarta strofa? Qui si ha:

I'm breaking the wall inside my heart
I just wanna let my emotions get out
Nobody can stop my running to freedom
No matter how you try to hold me in your world
Like a doll carried by the flow of time
I sacrificed the present moment for the future
I was in chains of memory half-blinded
Losing my heart, walking in the sea of dreams


Sempre sulle stessa sequenza furente, il brano volge all’epilogo, spegnendosi su queste due ultime strofe:

I believe in the madness called "Now"
Time goes flowing, breaking my heart
Wanna live, can't let my heart kill myself
Still I haven't found what I'm looking for
Art of life, I try to stop myself
But my heart goes to destroy the truth
Tell me why, I want the meaning of my life
Do I try to live? Do I try to love?

Art of life, an Eternal Bleeding heart
You never wanna breathe your last
Wanna live, can't let my heart kill myself
Still I'm feeling for a rose is breathing love
In my life.


“Voglio vivere, non lascerò che il mio cuore mi uccida // sto ancora provando un sentimento per una rosa che ispira amore nella mia vita.”

È con l’amore che il protagonista riesce a sconfiggere i demoni del suo passato – nella modalità più classica - dando così un’apparente svolta alla sua vita. Apparente perché il finale, tuttavia, resta aperto…ciò che invece non è Art of Life, una canzone che non lascia alcun scampo d’interpretazione. Magnum opus di Yoshiki e degli X Japan, capolavoro imprescindibile del metal progressivo globale, presenta come unico difetto la pronuncia di Toshi nel cantato inglese, carenza alla quale il singer sopperisce con emotività e calore disarmanti. Per il resto, rimane poco altro da aggiungere: Art of Life eccelle nei momenti più spediti e in quelli più lenti. E ciò che è tremendamente spaventoso, è che è tutto frutto di un membro, quel geniale Yoshiki, animo dilaniato, che come con il precedente Jealousy, riuscì a trasportare un brano di ventinove minuti nella cultura pop giapponese. Art of Life non appartiene al metal, non appartiene al rock, non appartiene alla classica: Art of Life è un bene collettivo. E nel 2019, al pari di una più famosa A Change of Seasons (che per inciso, il sottoscritto adora…), non ci son più scuse per non conoscerlo, questo patrimonio artistico.

Nota del redattore: il 100 è riservato al Live al Tokyo Dome del 31/12/1993.



VOTO RECENSORE
95
VOTO LETTORI
68.85 su 7 voti [ VOTA]
Antonio
Mercoledì 15 Maggio 2019, 17.27.24
25
Tante ottime band in Giappone e vi ascoltate sta merda e le babymetal, complimenti!!!!
Rob Fleming
Sabato 11 Maggio 2019, 19.39.04
24
Grazie @Kishibojin, ho trovato una raccolta "The world" in due cd di cui il secondo è Art of life. 30 euro ed è passata la paura. E la sto ancóra metabolizzando. Questo album/brano, poi, è una esperienza...
Kishibojin
Sabato 11 Maggio 2019, 16.51.02
23
@Rob Fleming se hai difficoltà a reperire i CD ti consiglio di chiedere su japanesemetalforum.com, li ti sapranno sicuramente aiutare.
Kishibojin
Sabato 11 Maggio 2019, 11.10.31
22
@Giacomo Favaro "Giaxomo" dal tuo profilo noto che ti piace il Doom e i Black Sabbath, allora devi ascoltarti assolutamente i Ningen-Isu, nel 2013 e 2015 hanno suonato anche all' Ozzfest in Giappone.
Kishibojin
Sabato 11 Maggio 2019, 10.43.56
21
@Metal Shock per quanto riguarda il metal giapponese ti consiglio di ascoltarti ache gli Anthem, Ningen-Isu, Onmyo-Za, Seikima-II e Show-Ya. Se ti piace anche il neoclassical power metal ti consiglio i Galneryus, Concenrto Moon e Jupiter (questo è anche un gruppo visual-kei, il chitarrista Hizaki è un fan dehli X-Japan) Per la scena visual-kei ti consiglio i Buck-Tick, sopratutto l'album "Taboo" un mix di New Wave e Gothic Rock.
Da-X
Sabato 11 Maggio 2019, 10.06.06
20
Se penso a quanti soldi ho speso per questa band... rispenderei ogni centesimo. Cd, vhs, vinili, dvd, cofanetti, i viaggi per i concerti annullati dal 2008 al 2010 e finalmente il concerto di Parigi del 2011. Speravo in una temporaneità della reunion del 2007, ma purtroppo si sta protraendo in un'agonia senza fine nella quale Yoshiki è rimasto intrappolato, semplicemente perché senza hide non produce, non sente più l'essenza degli X Japan. I brani della reunion (tolto IV che è un ottimo pezzo) non lasciano il segno. Il film di un paio di anni fa ha fatto conoscere la band in giro per il mondo ed è fatto piuttosto bene. Art of Life è in assoluto l'album più bello che abbia mai ascoltato, l'introspezione che lo caratterizza non ha eguali, salta oltre la tecnica e la composizione. Il secondo movimento non va definito "solo di pianoforte" secondo me, si sente l'improvvisazione in fase di registrazione, dove Yoshiki salta fisicamente sui tasti del piano, dove le note sono voce a tutti gli effetti. Una band che una volta interiorizzata mi ha cambiato davvero la vita, soprattutto con questo pezzo da lacrime
Radamanthis
Venerdì 22 Febbraio 2019, 18.53.53
19
Superlativa....altro non c'è da dire. Voto 99
Tatore
Venerdì 22 Febbraio 2019, 12.35.49
18
Grandissimi!!!
Area
Martedì 19 Febbraio 2019, 12.53.39
17
@Metal Shock, A me di Visual piacciono solo loro e solamente quel disco, gli altri 3 li trovo troppo difficili... in generale invece le altre band Visual non mi ispirano più di tanto.
Metal Shock
Lunedì 18 Febbraio 2019, 14.37.57
16
@Area: conosco anche i Malice Mizer, ma non mi hanno mai detto tanto e nella scena Visual Kei vi sono altri gruppi che preferisco; il gruppo che hai segnalato oggi me lo ascolto poi dirò.
Area
Lunedì 18 Febbraio 2019, 13.55.26
15
@Metal Shock, si ma dammi retta il miglior gruppo Visual e quello che vendeva anche di più erano i Malice Mizer, soprattutto il capolavoro Merveilles (che io ho trovato nuovo a soli 20 euro e autenticissimo, prezzo economico per un disco Jappo) Io degli X Japan non ho nulla, un mio amico ha tutti i loro CD e adesso che mi ci fai pensare Blue Blood era davvero ganzo! Comunque ripeto ti consiglio la Wagakki Band, Rock fatto con strumenti moderni e tradizionali Giapponesi e voce femminile, fighissimo il primo album Vocalo Zanmai.
Metal Shock
Lunedì 18 Febbraio 2019, 13.51.28
14
@Rob Fleming: non immagini quanto ho speso per i loro cd presi in Giappone..... @Area: il migliore come disco è senz'altro Blue Blood che ha pure il pregio di essere l'iniziatore del Visual Kei nome che deriva dalla scritta sulla copertina di tale disco. Jelaousy è più vario e "commerciale" Art of life è l'apoteosi in una canzone di Yoshiki.
Area
Lunedì 18 Febbraio 2019, 12.45.47
13
Tralasciando che il migliore é Jealousy, almeno questo é quello che dicono in tanti... A memoria questo fu il solo tentativo di far sfondare il gruppo in altri mercati fuori dal Giappone. Tra i Giapponesi perferisco i Malice Mizer periodo Gackt che facevano J Pop... se poi volete ascoltarvi qualcosa di fantastico che unisce il Rock e gli strumenti tradizionali Jappo vi consiglio la Wagakki Band, sopratto il primo album!
Rob Fleming
Lunedì 18 Febbraio 2019, 10.43.37
12
Sto proseguendo nelle ricerche. Nessuna ristampa. Nuovo si trova ad € 240,00. Quasi nuovo € 40. Esiste una raccolta su 2 cd per € 35: il secondo disco è Art of Life. Mi sa che mi butto su questa anche perché Blue Blood (grazie @Metal Shock) non si trova e quindi vado di Spotify.
duke
Domenica 17 Febbraio 2019, 20.58.09
11
...la recensione mi ha incuriosito....anche se rimane qualche dubbio.....li cerchero'....
Giaxomo
Domenica 17 Febbraio 2019, 17.15.46
10
@InvictuSteele: ... e io rischio i lacrimoni..comunque, grazie a tutti per i complimenti: dovere verso gli X.
InvictuSteele
Domenica 17 Febbraio 2019, 15.09.50
9
A me il solo di pianoforte fa innamorare ogni volta, è sublime
Metal Shock
Domenica 17 Febbraio 2019, 14.04.29
8
@Rob Fleming: prova Blue Blood, per me con questo ep loro capolavoro.
Rob Fleming
Domenica 17 Febbraio 2019, 12.11.19
7
La bella recensione mi ha incuriosito. Non conoscevo, se non di nome, il gruppo e non avevo mai sentito una sola nota suonata. L'esaltazione di chi mi ha preceduto mi ha spinto ad andare ad ascoltare il brano. Bellissimo con un "ma". Devo ancora entrare in sintonia con i 9 min di piano.
HeroOfSand_14
Sabato 16 Febbraio 2019, 15.48.55
6
Mamma mia che recensione, complimenti vivissimi Giacomo perchè hai analizzato alla grande una canzone enorme sotto tutti i punti di vista. Rispetto a quello che hai descritto tu, sono ancora all'inizio della comprensione del brano, perchè non mi ha mai catturato cosi tanto per via della durata e dell'assolo di piano di 9 e più minuti di durata. Ho sempre preferito ascoltare altro di questa band unica e geniale, riprenderò in mano anche questo disco perchè so che ne vale la pena. Da qui comunque si capisce quanto Yoshiki sia un genio che avrebbe meritato il successo globale (d'altronde gli X Japan sono considerati come i "Beatles orientali"). Il Live al Tokyo Dome meriterebbe la recensione, magari una come questa perchè stiamo parlando di uno del live più belli mai pubblicati, e per quanto mi riguarda il più emozionale mai sentito. Mancherebbe anche Blue Blood per restare in tema di dischi imprescindibili, e magari anche l'ep The Last Song ma mi trattengo
InvictuSteele
Sabato 16 Febbraio 2019, 12.32.10
5
Ragazzi, qui siamo davanti a una delle band più grandi e geniali della storia. Unici e inarrivabili. La più grande e leggendaria band d'oriente. Li ho sempre amati, sin dai tempi del liceo, quando un mio compagno coreano me li fece scoprire, peccato che in Europa siano poco considerati e i loro album non si trovino, perciò vanno importati a prezzi alti. Ogni disco degli x Japan è un capolavoro che ti cambia la vita. Voto 95
Mic
Sabato 16 Febbraio 2019, 12.12.33
4
Grande album. Grande Giaxomo
progster78
Sabato 16 Febbraio 2019, 10.51.24
3
Bella sorpresa veder recensito questo diamante,voto 95!
Graziano
Sabato 16 Febbraio 2019, 10.43.57
2
Quando l'arte è lo specchio della vita e la vita stessa è riflessa nell'arte. Inestimabile.
Metal Shock
Sabato 16 Febbraio 2019, 10.39.12
1
Oh mio Dio!!! Cosa mi fai leggere Giacomo?? Ed ora cosa dico?? IPER MEGA SUPER CAPOLAVORO!!!! Trenta minuti di puro orgasmo musicale di magia di emozioni e non so cosa più dire. Il lavoro definitivo degli X-Japan, di tutto il gruppo ma soprattutto di Yoshiki e Hide (lacrime...). Per me 110 (al live gli do...inestimabile)
INFORMAZIONI
1993
Atlantic Records
Power/Prog
Tracklist
1. Art of Life
Line Up
Toshi (Voce)
Pata (Chitarre)
Hide (Chitarre)
Heath (Basso)
Yoshiki (Batteria, Pianoforte)
 
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