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Halford - Resurrection
23/02/2019
( 1205 letture )
Se si dovesse individuare un nome adatto ad incarnare l’essenza dell’Heavy Metal sia come voce che dal punto di vista estetico, ben pochi scarterebbero quello di Rob Halford. Dopo aver raggiunto questo status già almeno dai primi anni 80, il cantante britannico aveva lasciato i Judas Priest dopo l’immenso Painkiller per tentare di battere sentieri musicali più moderni, gettando nella costernazione i milioni di fan sparsi in tutto il mondo e, presumibilmente, gli stessi Priest. Le loro strade presero poi una piega molto diversa, con i vecchi compagni alle prese con un tentativo di ammodernare a loro volta il suono e di proporre il poco più che sconosciuto "Ripper" Owen come suo sostituto, mentre Rob risultò impegnato prima con i Fight e poi con gli sperimentalismi dei 2wo. Chiusi anche questi capitoli furono gli Halford e Resurrection a restituirlo ancora alle scene più metallizzato che mai.

Reclutati i chitarristi Patrick Lachman e Mike Chlasciak, il bassista Ray Riendeau ed il batterista Bobby Jarzombek, al termine di una lunga gestazione in studio Resurrection vide la luce nell’Agosto del 2000. Fu subito chiaro che il trono di Re del Metallo Pesante non era più vacante: il suo legittimo proprietario era tornato ad occuparlo. Suoni e riff priestiani più di quelli proposti dagli stessi Judas Priest durante quel periodo (Resurrection esce tra Jugulator e Demolition); tre o quattro canzoni di valore assoluto poste accanto ad altre quantomeno buone; ospitate di gran livello come quelle di Ed Roth, Pete Parada, Roy Z, ma soprattutto di Bruce Dickinson, ed un sapore metallico acre che solo la voce di Rob può conferire ad un CD. L’intera scaletta scorreva via veloce e senza mai annoiare tra passaggi in scream, altri più interpretati, assoli ed incroci di chitarra che sono il sale del metal classico, basso e batteria martellanti e riff spesso tanto semplici, quanto avvincenti. Anche i testi, maliziosamente scritti per dare metallica solennità al disco e per rassicurare il pubblico d’elezione al quale faceva riferimento, svolgevano il loro ruolo. La title-track irrompeva quindi a ristabilire subito chi fosse il padrone dello scettro d’acciaio dell’heavy e da Made in Hell a The One You Love to Hate, il pezzo in cui Rob duetta con Bruce, le canzoni possedevano tutte le qualità per mandare in sollucchero ogni onesto metallaro nato prima degli anni 90. Menzione speciale per quella Silent Screams già eseguita con i 2wo, tanto malinconica all’inizio, quanto maestosa nel suo sviluppo iniziale e massacrante nella seconda parte. Il resto del disco era comunque piacevole, pur andando complessivamente un po’ in calando, fino alla conclusiva Saviour che chiudeva potentemente le danze.

Gli Halford non sopravvivranno molto, concludendo la loro esperienza tre anni dopo con l’EP Fourging the Furnace, con Rob che rientrerà poi in casa Judas ricostituendo uno dei matrimoni più musicalmente felici della storia del Metal. Tuttavia, Resurrection resta anche a distanza di parecchi anni dalla sua uscita un lavoro molto positivo. Realizzato con parecchio mestiere e con obiettivi precisi da soddisfare, quindi costruito forse a tavolino e con alcuni pezzi inferiori agli altri, ma che può vantare la presenza in scaletta di parecchie canzoni davvero assassine. Quasi tutte concentrate nella sua prima parte. La prima prova degli Halford non è certo una realizzazione destinata a passare alla storia in quanto basata su schemi assolutamente consolidati, ma si conferma comunque un affilato rasoio metallico capace tuttora di incidere bene a fondo.



VOTO RECENSORE
81
VOTO LETTORI
86.6 su 5 voti [ VOTA]
Luky
Giovedì 28 Febbraio 2019, 23.10.45
15
E lo stesso per gli altri musicisti ovvero: Ed Roth tastiere in tracce 6 e 9, Pete Parada batteria in traccia 6. A parte ciò, ottimo album, veramente solido e roccioso, da parte di una leggenda di questo genere.
Luky
Giovedì 28 Febbraio 2019, 22.59.39
14
C'è un errore nella recensione: Bruce Dickinson viene segnato come Musicista Ospite nella traccia 5 (Silent Screams) (capolavoro) invece che nella 6 (The One You Love to Hate), come invece riportato correttamente nella tracklist.
Area
Giovedì 28 Febbraio 2019, 13.40.17
13
L'avevo ascoltato qualche anno fa, secondo me disco godibile, direi che é più un album da 70. Qui la cosa che fa più piacere (almeno a me) é il duetto con Bruce.
Painkiller
Mercoledì 27 Febbraio 2019, 7.37.42
12
...sono di parte...album per me stupendo! La versione remaster contiene tra le bonus tracks anche hell’s last survivor e sad wings, due bombe...
Aceshigh
Martedì 26 Febbraio 2019, 9.47.24
11
Gran bel disco con cui il Metal God riabbraccia finalmente il metal tout court, dopo le divagazioni degli anni precedenti (il primo dei Fight rimane comunque un bel sentire), con un sound che in quegli anni era più priestiano di ciò che proponeva la band madre. Vent'anni fa fummo in tanti ad esser felici di ascoltare Resurrection (minchia, già quasi vent'anni, sigh!). Riascoltato oggi magari fa meno effetto, nella seconda parte qualche filler c'è effettivamente, ma la prima parte è da paura. Le prime due e Silent Scream su tutte. Voto 80
VOX POPULI
Martedì 26 Febbraio 2019, 0.19.00
10
Immenso Rob e quoto al 100% Roadie, Live Insurrection e' uno dei migliori live mai fatti.
Roadie
Lunedì 25 Febbraio 2019, 21.20.28
9
Poi subito dopo uscì "Live Insurrection", per me uno dei migliori live di tutto l'heavy metal. Hi metalhead!
Galilee
Lunedì 25 Febbraio 2019, 14.28.17
8
Rob non mi ha quasi mai deluso, penso di essere riuscito ad apprezzare tutti i suoi progetti solisti. Questo resurrection però ai tempi mi risultò come un passo indietro. Ai primi ascolti lo considerai troppo revival anche se col tempo riuscii a trovargli una giusta collocazione. Col senno di poi, un buon lavoro, assolutamente necessario per riappacificarsi col metal classico e per riuscire ad ottenere i risultati di quel quasi capolavoro che fu Crucible. Insomma, Halford uber alles, sempre.
Sadwings
Domenica 24 Febbraio 2019, 13.38.10
7
condivido a pieno il voto. Non è un capolavoro ma contiene ottimi brani come la titlte track, made in hell, temptation, slow down, night fall e soprattutto un capolavoro che alza il valore dell'album ovvero silent scream.
LAMBRUSCORE
Domenica 24 Febbraio 2019, 8.11.52
6
Per me voto troppo altro. Ottime le prime 2 poi per me qualche pezzo era da scartare.
GorgoRock
Domenica 24 Febbraio 2019, 0.33.41
5
Grandissimo disco. Buone tutte le canzoni. Nessun calo. Rob, qui ha voluto rimarcare chi è il Metal God. Disco che deve essere presente in qualunque discografia di un Metallaro.
lisablack
Sabato 23 Febbraio 2019, 19.48.56
4
Immenso Metal God, come lui..nessuno mai! Bel disco questo!
Roadie
Sabato 23 Febbraio 2019, 19.26.25
3
Ottimo articolo. Un solo punto: gli Halford esistono ancora, sono un progetto secondario di Rob, quindi escono dischi e/o tournee solo quando ha voglia e buchi di tempo sufficenti. Hi metalhead!
Hard N' Heavy
Sabato 23 Febbraio 2019, 19.11.50
2
per me il voto ci può stare, non sono d'accordo nel dire che la parte finale sia debole perchè ci sono ''Slow Down'', ''Twist'', ''Temptation'', che sono magnifiche come la prima parte del disco 0 filler per 12 canzoni che si fanno ascoltare con immenso piacere. Per gli amanti dell'heavy metal è un album da avere. 84 su 100.
Metal Shock
Sabato 23 Febbraio 2019, 16.27.08
1
Il ritorno del Metal God all'heavy metal!! Si però dopo un buco nell'acqua coi Fight (il cui debutto è peraltro ottimo) e dei 2wo (lasciamo perdere). Un disco più che buono che "costrinse" gli altri Priest alla reunion; voto giusto.
INFORMAZIONI
2000
Metal-Is Records
Heavy
Tracklist
1. Resurrection
2. Made in Hell
3. Locked and Loaded
4. Night Fall
5. Silent Screams
6. The One You Love to Hate (feat. Bruce Dickinson)
7. Cyberworld
8. Slow Down
9. Twist
10. Temptation
11. Drive
12. Saviour
Line Up
Rob Halford (Voce)
“Metal” Mike Chlasciak (Chitarra)
Patrick Lachman (Chitarra)
Ray Riendeau (Basso)
Bobby Jarzombek (Batteria)

Musicisti Ospiti
Bruce Dickinson (Voce nella traccia 5)
Roy Z (Chitarra nella traccia 1)
Ed Roth (Tastiere nelle tracce 4 e 8)
Pete Parada (Batteria nella traccia 5)
 
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