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Big Audio Dynamite - This Is Big Audio Dynamite
27/02/2019
( 566 letture )
Dopo l'allontanamento dai Clash nel 1983 a seguito di divergenze musicali e tra i membri della band, Mick Jones giunge nel 1984 a fondare insieme a Don Letts i Big Audio Dynamite. Lo storico chitarrista dei Clash e Letts, artista a tutto tondo, che tra l'altro aveva collaborato con loro in qualità di regista e videomaker, creano questo nuovo gruppo, proseguendo con quanto si è potuto sentire in Sandinista! e Combat Rock, ossia con un punk vivo, pieno di sfumature ed influenze, capace di contaminarsi con sonorità a tratti blues, funk, pop, a volte vicine a un rock più tradizionale, a volte elettroniche.
Sempre nel 1985 i Clash, senza Topper Headon e Mick Jones pubblicavano Cut the Crap, disco controverso, accolto in maniera non del tutto positiva. Nel giro di poco i Clash si sarebbero sciolti, permettendo a Strummer di tornare a collaborare con Jones proprio per No. 10, Upping St., secondo album dei Big Audio Dynamite.

Parlando dell'album di debutto, This Is Big Audio Dynamite, sicuramente si sente tanto l'impronta dei Clash, che già con Sandinista! si erano avvicinati al crossover e anche la voce di Jones è riconoscibilissima e familiare, facendo tornare subito in mente anche a chi non ascolta assiduamente i Clash canzoni storiche come Train in Vain presente su London Calling, sempre cantata da Mick Jones.
Ma i Big Audio Dynamite non sono un semplice surrogato dei Clash: la sperimentazione continua e guadagnano spazio campionature (estratte da opere di Sergio Leone, nel caso di Medicine Show o direttamente dalle urla di Strummer in London Calling per Sony) e per sonorità che virano verso la dance.

Le tematiche si muovono nella stessa direzione di varietà e impegno, che ha sempre contraddistinto l'operato dei Clash: E=MC², uno dei migliori pezzi del disco fa riferimento, sia nelle liriche che per alcuni campionamenti, a Sadismo, film di Nicolas Roeg, The Bottom Line fa una leggera critica alla recessione economica e alla risalita, intesa probabilmente anche come evento personale dopo l'esclusione dal gruppo. La sottile e ironica critica al sistema politico e alla società è presente anche in Sony e A Party, che fanno riferimento al rapporto tra Occidente/Oriente e all'apartheid, tematiche politiche, impegnate, come da tradizione, così come avviene per Stone Thames, che tratta la tematica legata all'AIDS negli anni '80 (ricordando nel titolo e nel testo l'attore Rock Hudson).

Musicalmente il livello è altissimo e le otto canzoni scorrono piacevolmente, tra citazioni, cambi di sonorità, ritmiche e ritornelli accattivanti e pieni di energia, mettendo il luce una certa solidità e competenza da parte di tutta la line-up, dalla quale indubbiamente emergono il genio e l'attitudine di Mick Jones, che giostra e fa suo ogni pezzo, con la solita semplicità ed efficienza nelle composizioni, che raggiungono e coinvolgono l'ascoltatore senza ricorrere a troppi effetti speciali, senza stravolgere nulla, come succedeva nella parte iniziale della carriera di Mick rivolta a un punk propriamente detto.
Sempre continuando con il paragone con i Clash, su This Is Big Audio Dynamite, il lato più duro e rock, viene un po' lasciato da parte a favore di melodie più rilassate, sempre ritmate, ma meno chitarristiche e distorte, dando una posizione di assoluto rilievo alle percussioni di Greg Roberts, a tratti funk e con un certo sapore etnico.

I Big Audio Dynamite hanno lasciato il loro segno con This Is Big Audio Dynamite, magari senza la portata dei capolavori assoluti dei Clash, ma con assoluta dignità e professionalità: le canzoni sono ottime, cariche di significato, di sperimentazione e di riferimenti (sia attraverso le parole che attraverso i suoni) alla cultura popolare e alla società degli anni '80. L'album è ottimo nella sua interezza, meno iconico e senza canzoni esplosive e leggendarie come può essere (per guardare sempre all'operato di Mick) una conosciutissima Should I Stay or Should I Go. Nonostante questo Mick Jones è una vera e propria istituzione del punk e del rock, per cui non c'è molto altro da dire: lo stile, la musica e ogni aspetto sono curati, fuori dagli schemi ma pieni di carattere ed estro. Un ascolto a This Is Big Audio Dynamite è indubbiamente consigliato a tutti.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
52.75 su 4 voti [ VOTA]
Nic
Venerdì 8 Marzo 2019, 23.42.44
3
@LAMBRUSCORE Quando ho scritto la recensione avevo segnato in modo differente il genere (post-punk/pop), in fase di revisione è stato cambiato ma alla fine non cambia: non c'è niente di strano nel segnarlo più genericamente come punk (che poi non è così generico, facendosi due conti un album punk, nella sezione LOW GAIN difficilmente/non per forza sarà hardcore o nello stile dei Chaotic Dischord). Alla fine è punk come lo sono i Clash, con tante contaminazioni, difatti nella recensione non mi pare di aver parlato dei Big Audio Dynamite e dell'album come un qualcosa di punk al 100% (e su questo non hai torto, più che di un disco punk contaminato da funk, pop ecc. si tratta del contrario, ossia di un disco pop con qualche residuo di punk, ma alla fine poco cambia, alla fine il genere serve per inquadrare al volo un disco e direi che alla fine la dicitura "punk", per quanto imprecisa e generica, può andar bene per "This Is Big Audio Dynamite"). Spero di essermi spiegato bene, alla prossima
LAMBRUSCORE
Venerdì 8 Marzo 2019, 19.53.03
2
Non so cosa mi sia partito, comunque il punk in questo disco l'ha sentito solo il recensore, sentite i Chaotic Dischord...
LAMBRUSCORE
Venerdì 8 Marzo 2019, 19.50.25
1
Punk? D
INFORMAZIONI
1985
CBS Records
Punk
Tracklist
1. Medicine Show
2. Sony
3. E=MC²
4. The Bottom Line
5. A Party
6. Sudden Impact!
7. Stone Thames
8. Bad
Line Up
Mick Jones (Voce, Chitarra)
Don Letts (Effetti, Voce)
Arno Van Brussel (Chitarra)
Dan Donovan (Tastiere)
Leo Williams (Basso)
Greg Roberts (Batteria)
 
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