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Bluestones - Groupie
28/02/2019
( 172 letture )
Provengono da Reggio Calabria i Bluestones, formazione brillante ed eclettica, che pur essendo facilmente catalogabile all’interno del filone alternative presenta all’interno della properia proposta varie sfacettature sonore, giostrandosi tra influenze nu metal, grunge, noise, stoner e anche leggermente hardcore. In tutte le loro canzoni predominano principalmente l’atmosfera claustrofobica oltre alla voce versatile e caratteristica del cantante, adatta a trasmettere il senso di malinconia che permea in ogni traccia, rendendoli facilmente accostabili a Breaking Benjamin, Red e Chevelle, giusto per fare qualche esempio prendendo i nomi più conosciuti del filone. A questo i nostri aggiungono altri ingredienti come le sperimentazioni psichedeliche, oltre ad elementi grunge e stoner che accentuano ancor maggiormente la sensazione di tristezza presente nei brani. Dopo Born in a Different Cloud, il trio calabrese si presenta nuovamente al pubblico con il loro secondo album autoprodotto, intitolato Groupie. Ben sapendo tutti benissimo cosa siano le groupie nel mondo della musica, è prioritario sottolineare come nel concept si tenda a trattare l’argomento nell’accezione più sentimentale ed edulcorata possibile.

Introdotta da un veloce battere di mani e da un basso trascinante, Worn-out Organism funge da opener energica e dritta al punto, prendendo pari passo lo schema tipico del nu metal che fu, divincolandosi tra parti più rabbiose con altre più cristalline, in entrambi i casi mantenendo sempre in primo piano la voce, dimostrandosi un ottimo biglietto da visita per i sophomore da Reggio Calabria. Death by Fire prosegue sulla stessa linea dell’opener, sempre mettendo a ferro e fuoco gli amplificatori, lasciando però maggiormente spazio alla vena grunge e agli inserti psichedelici. La bellissima Vs (Break the Inertia) è inaugurata da un’intro sognante per poi districarsi magistralmente lungo tutti i sette minuti nelle sue molteplici variazioni, mentre è un riff roccioso di chitarra a caratterizzare My Hurricane, entrambi episodi che rappresentano degnamente tutto quello che è racchiuso all’interno dell’album, pur intraprendendo strade completamente diverse. Dopo un poker adrenalinico come quello iniziale, a Mantide spetta il compito di rallentare e calmare un pò le acque, sebbene il concetto sia da prendere molto con le pinze, perchè ci troviamo comunque di fronte ad una traccia articolata e che non disdegna qualche accenno di sfuriata quando le circostanze lo richiedono. Rappresenta uno splendido intermezzo il minuto atmosferico di Pre/Scylla(Intro), che come suggerisce il titolo ci prepara alla traccia seguente, composta da quasi sei minuti di cambi di tempo e sferzate chittaristiche che lasciano frastornato l’ascoltatore, per poi terminare con un’ultima sezione interamente strumentale nell’ultimo minuto e mezzo. Uno dei migliori episodi del lavoro, ma che necessita di molti ascolti per essere metabolizzato, termine d’obbligo visto il titolo della canzone, personaggio originario dalla stessa terra del gruppo calabrese, prima di diventare il mostro mitologico che insieme a Cariddi dominava lo stretto di Messina. In Pin-Up Groupies, dopo un’intro con schitarrate sferraglianti alla System of a Down e accenni agli ZZ Top, fa capolino la componente swing dei Bluestones, che aggiunge un’ulteriore influenza al background dei nostri e un’altra carta da giocare per ampliare il già coloratissimo quadro sonoro, pur mantenendosi molto lontani dall’avantgarde. La strumentale C. Mazzone ci accoglie con un vero muro di cemento in faccia, una bordata di chitarra molto simile al break centrale di Roots Bloody Roots, difatti la presenza di questo brano spiazza sia per la presenza dominante del groove, inaspettata considerando l’andazzo dell’album finora, sia perchè difficilmente verrebbe da immaginare di intitolare una canzone alla Sepultura con il nome di un allenatore di calcio. Nelle due tracce conclusive invece si ritorna a standard più canonici a quanto sentito finora, con la tribale Slave inizialmente onirica e misticheggiante per poi esplodere in una cavalcata arrembante, e To Those Who Left Us , composta da dieci minuti che trascorrono volando via senza accorgersene.

Pur trattandosi di un concept non c’è un filo conduttore marcatissimo che leghi una episodio all’altro, e questo si rivela essere un bene dato che la band può permettersi di travolgere l’ascoltatore con energia quando si parte a briglia sciolta e concedendo respiro quando è il momento di rifiatare. Valutando nel singolo dettaglio, alcuni brani rimangono impressi, altri meno, ma in linea generale non ci si trova mai di fronte a qualcosa di davvero brutto, nel peggiore dei casi si può parlare di pezzo anonimo o che non entusiasma. Nel complesso però il lavoro convince, e pur non facendo partire l’impulso di voler riavvolgere da capo una traccia per risentire i passaggi, si ascolta ogni singolo brano senza difficoltà e con il progredire delle volte si va addirittura migliorando. La forza del gruppo consiste sicuramente nei muri sonori delle chitarre e nella voce caratteristica del cantante, nell’annoverare già una personalità ben distinta e nel potersi fregiare di un’imprevedibilità durante le composizioni che evita il sopraggiungere della noia. L’ascolto si rivela divertente e ci sono sicuramente molti momenti esaltanti all’interno del lavoro, anche se si ha l’idea di essere ancora molto lontani da qualcosa che possa ambire a scuotere le fondamenta del genere, o quantomeno a rappresentarne un episodio realmente significativo. D’altro canto la pretesa di aspettarsi qualcosa di innovativo sarebbe completamente ingiusta, trattandosi di un filone stilistico presente da almeno vent’anni e anche per questo quasi impossibile da rinnovare. Basandosi quindi esclusivamente sulla qualità del prodotto, anche se si può sempre migliorare qualcosa, Groupie è sicuramente molto buono.



VOTO RECENSORE
69
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2017
Autoprodotto
Alternative Rock
Tracklist
1. Worn-out Organism (To Dance on Fate)
2. Death by Fire
3. Vs (Break the Inertia)
4. My Hurricane
5. Mantide
6. Pre/Scylla (Intro)
7. Scylla
8. Pin-up Groupies
9. C. Mazzone (Instrumental)
10. Slave
11. To Those Who Left Us
Line Up
Roberto Iero (Voce, Chitarre)
Alessandro Romeo (Basso)
Vincenzo Cuzzola (Batteria)
 
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