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Forest of Shadows - Among the Dormant Watchers
28/02/2019
( 493 letture )
Cult of Luna, Omnium Gatherum, Spiritus Mortis, Witch Mountain… non avrà sicuramente brillato per durata, ma sul fronte del fiuto c’è ben poco da rimproverare, a una label capace di tenere a battesimo una cotale parata di nomi destinati ad maiora negli anni successivi alla prova di debutto. In poco più di un lustro di vita a cavallo del cambio di millennio, dalla sua base nello Yorkshire il radar della Rage of Achilles non ha mai smesso di intercettare i migliori segnali in arrivo dai quadranti doom, sludge, death e black, dimostrando di saper setacciare con particolare costrutto soprattutto la scena scandinava e quella a stelle e strisce.
Ed è proprio scandagliando il suolo svedese che i talent scout della Rage of Achilles si erano imbattuti in una promettente coppia di artisti reduce da una raffica di demo che ne avevano certificato qualità, personalità e potenziale di crescita, oltretutto in un panorama ad altissimo rischio di inflazione. Tre magnifici brani per mezz’ora complessiva di ascolto, l’EP Where Dreams Turn to Dust aveva fatto gridare al miracolo gli amanti delle sonorità più voluttuosamente malinconiche e, complice anche un brano come Eternal Autumn, finito praticamente in tutte le doom playlist dell’epoca, il nome dei Forest of Shadows cominciava a girare sempre più insistentemente come grande promessa della scena, su cui scommettere ad occhi chiusi in vista del debutto sulle lunghe distanze di un full length.

Purtroppo, nel breve volgere di pochi anni la sorte si sarebbe incaricata di smentire abbondantemente le previsioni e quando l’agognata prova vedrà finalmente la luce nel 2004 pochi si strapparono i capelli, abbandonando un pur tutt’altro che disprezzabile album come Departure a un destino di rapido accantonamento nel dimenticatoio. Non che fosse davvero cambiato qualcosa sul versante dell’ispirazione o della forma scelta per trasformare le emozioni in musica, ma non aveva convinto del tutto l’accento posto sulla componente atmosferica declinata secondo i crismi della scuola black/gaze, in un tentativo coraggioso ma non ancora del tutto a fuoco di combinare chimicamente la lezione Katatonia con quella Alcest. Nel frattempo, va detto che sulla tolda della nave Forest of Shadows era rimasto il solo Niclas Frohagen, pronto a ripetersi tre anni dopo con un lavoro come Six Waves of Woe che, confermando sostanzialmente pregi e difetti del predecessore, sembrava non sciogliere il dilemma sulle reali possibilità di affrontare navigazioni impegnative lasciando una traccia consistente in termini di memorabilità. La risposta a ciò che era rimasto incerto nei solchi poteva forse essere letta nell’inesorabile scorrere del tempo, al punto che dopo dieci anni di silenzio pochi avrebbero scommesso su un ritorno sulle scene del buon Niclas, ma ecco che il mastermind svedese riemerge improvvisamente dall’oblio e si ripresenta sulle scene con questo Among the Dormant Watchers.

Coerente, caparbio, quasi ostinato nella sua fedeltà alla formula degli esordi, Frohagen si avventura ancora una volta nelle terre di confine tra doom, death e black e, anche stavolta, regala un lavoro in cui, se è pur vero che le luci prevalgono nettamente sulle ombre, manca ancora la scintilla in grado di far scattare la definitiva consacrazione. In discussione, ovviamente, non c’è la scelta in sé di puntare tutto sulle cesellature atmosferico/melodiche di una materia che ormai centinaia di mani hanno modellato con tutte le possibili gradazioni dei dosaggi di “muscoli e ombre” (dagli Shape of Despair agli Swallow the Sun, passando per October Tide e Saturnus… sempre senza dimenticare sullo sfondo l’onnipresente sagoma di Maestro Renkse), quanto piuttosto la capacità di mantenere alto il livello del coinvolgimento emotivo per tutta la durata del viaggio e qui i Forest of Shadows incappano in qualche passaggio a vuoto, eccedendo in troppo autocompiaciute dilatazioni sonoro/temporali a scapito dell’intensità dell’insieme.
Se dunque da un lato è impossibile non rendere i dovuti onori a una scrittura che brilla per delicatezza e cura dei dettagli, dall’altro va riconosciuto come sul medio-lungo termine il rischio sazietà non sia del tutto scongiurato e, anzi, si affacci con un più che discreto diritto di cittadinanza e, se a questo aggiungiamo un oggettivo calo qualitativo nella seconda parte del platter, non ci sentiamo di scagionare completamente la band da eventuali (prevedibili?) accuse di eccessiva freddezza e cerebralità. Va detto, peraltro, che chi negli episodi precedenti aveva apprezzato soprattutto le venature shoegaze, troverà in Among the Dormant Watchers ulteriori spunti di devozione, in un habitat sempre più diafano ed etereo a cui però sembra mancare quella carica ipnotica che ha reso immortale un album come Écailles De Lune, giusto per citare l’altro Maestro che si scorge in filigrana fin dal primo tuffo nell’ascolto.

Resta, e non è comunque poco, l’indiscutibile capacità di Frohagen di arricchire di sfumature crepuscolari tutti i generi in cui decide di cimentarsi, con particolare nota di merito per le due tracce ad alto tasso doom che aprono e chiudono il lavoro, Self Inflicted Torment e, soprattutto, Yours to Devour, in cui si apprezza particolarmente una prova vocale con molte frecce nell’arco, a cominciare da un ottimo scream/growl sabbiosamente cantilenato. Nel mezzo, si collocano brani in realtà non disprezzabili ma con un palese deficit di originalità (Drowned by Guilt e, ancora di più, We, the Shameless, salvata solo in parte dallo strappo black nel finale) e almeno un episodio dai più che dubbi esiti come Lullaby, innocua semi ballad che si trascina stancamente per oltre otto minuti provando (invano) ad avvicinare l’orecchiabilità degli ultimi Tiamat, senza però poter attingere all’arsenale “luciferino” di casa Edlund.
Le sorti del platter sono comunque abbondantemente salvate dalla coppia Lost Within/Dogs of Chernobyl, con la prima che azzarda una riuscita contaminazione tra melodic death e alternative metal (giocando con classe e intelligenza tra l’easy listening della prima parte e la spigolosità della chiusura) e la seconda che pesca a piene mani e più che proficuamente nelle acque post. Ed è proprio in questi interminabili tredici minuti più saturi di tempeste figlie di imponenti nubi neurosisiane che di malinconici abbandoni che, a parere di chi scrive, i Forest of Shadows raccolgono i frutti migliori dell’intero album… non sarà per caso questa la risposta attesa? E se a sorpresa fosse il post metal, la rotta più promettente che il destino sta indicando a Frohagen per il definitivo salto di qualità?

Un involucro impeccabilmente curato dietro cui però si nascondono difetti strutturali non trascurabili, una somma di frammenti più singolarmente riusciti che collettivamente articolati per agevolare una fruizione senza soluzione di continuità emozionale, Among the Dormant Watchers è il classico album che non scioglie definitivamente i dubbi sul futuro di una band ma che contemporaneamente non intacca la sensazione di fondo che il potenziale a disposizione rimanga in ogni caso ragguardevole. Largamente promossi, ma i Forest of Shadows possono aspirare a ben altro.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
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Giasse
Mercoledì 6 Marzo 2019, 21.52.12
2
Un bel disco ma niente più. Secondo me l'errore più mastodontico è ripercorrere fedelmente la strada di molti senza volersi un minimo sganciare. Detto questo è anche fatto bene e, come dice RR ben confezionato. La vera disperazione è altra però...
Le Marquis de Fremont
Venerdì 1 Marzo 2019, 12.46.44
1
Bien sûr, i Forest of Shadows, sono stati una di quelle band che mi hanno fatto innamorare del black/doom o black atmosferico, assieme ai primissimi Lacrimas Profundere, dove ho trovato una musica di grande evocazione e profondità. Aggiungerei a quanto segnalato da Monsieur Red Rainbow, anche The Silent Cry da un demo del 1999 e Under the Dying Sun da un promo CD del 2000, pezzo bellissimo di più di 15 minuti. Naturalmente, il loro picco rimane Where Dreams Turn to Dust, giustamente menzionato. Poi, siamo andati a livelli un po' meno eccelsi con gli album seguenti, ma comunque di grande musica. Valuto quindi un po' bassina la votazione (anche se non mi interessa molto), perché qui ci sono dei brani coinvolgenti e di struggente bellezza. Certo, non è una musica dove cercare innovazioni o grande differenza tra i brani, perché il mood malinconico ed evocativo è quanto i Forest of Shadows vogliono (vuole) trasmettere. Ci sono serate piovose e ottimi bianchi corposi e meditativi. Più questa musica. Au revoir.
INFORMAZIONI
2018
Inverse Records
Death / Doom
Tracklist
1. Self Inflicted Torment
2. Drowned By Guilt
3. Lost Within
4. Dogs of Chernobyl
5. We, the Shameless
6. Lullaby
7. Yours to Devour
Line Up
Niclas Frohagen (Voce e tutti gli strumenti)
 
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