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Orange Goblin - Frequencies from Planet Ten
02/03/2019
( 598 letture )
Saette e strani satelliti rossastri invadono il cielo del pianeta dieci, fatto di amplificatori e alieni con oggetti di dubbio gusto in mano. Lo scenario raffigurato sulla "visionaria" copertina dell'esordio degli Orange Goblin è in parte un buon lasciapassare per descrivere la musica del gruppo. Una proposta che si basa sulle fondamenta dello stoner, senza tralasciare tuttavia un filo di leggerezza dovuto alle tematiche e all'approccio in alcuni tratti ironico e spensierato, nonché ricco di blues. A partire dal 1997, in pochi anni gli Orange Goblin diventeranno il manifesto inglese dello stoner, ridefinendo in parte il genere e consolidando uno stile che successivamente farà scuola, per poi evolvere verso lidi più heavy. Tralasciando la virata musicale che vi sarà da Coup de Grace (2002) in poi, possiamo considerare Frequencies from Planet Ten come la prima opera della trilogia formata con Time Travelling Blues (1998) e The Big Black (2000). Nei dischi appena citati, infatti, lo stile del gruppo inglese si plasma sui solidi dettami doom, stoner e blues, senza rinunciare a un'ovvia e sana dose di psichedelia.

The Astral Project è un'opener che non lascia dubbi nella sua dichiarazione d'intenti: chitarre gonfie e giri di matrice rock 'n' roll, rinforzati da un basso pulsante e da una bella botta vocale. La costruzione del brano risulta semplice, così come l'impatto sonoro è diretto e senza fronzoli; tuttavia, nonostante la ridotta complessità la resa è ottima. A circa metà brano abbiamo un classico mid-tempo con synth psichedelici, chitarre in clean tremolanti e atmosfere fumose, che evolvono nuovamente verso lidi stoner.

Fly into the psychedelic glow
Welcome to my futuristic show
Far beyond the universe we know
Chasing dreams, it's to the Sun we go
(The Astral Project)


Il viaggio astrale procede per visioni scintillanti e universi sconosciuti, verso un lento fade out decorato dalle tastiere di Duncan Gibbs. Il fantasioso tempo di Magic Carpet apre un pezzo con uno dei classici segni stilistici degli Orange Goblin, ovvero la doppia apertura con le chitarre che passano dal clean al distorto nel giro di pochi stacchi. Le sezioni della canzone si rincorrono rapidamente richiamando alcuni classici d'arrangiamento del blues, ma in salsa stoner metal. Dopo questa breve corsa passiamo ad un brano -seppur derivativo- decisamente riuscito. Saruman's Wish prende largamente ispirazione sia dal sound che dal tipico mood dei Black Sabbath, avvalendosi contemporaneamente anche del cliché della canzone a tema Tolkien.

Your voice tells me I'm not dreaming
My mind is gone, inside I'm screaming
All I had has died in shadows
Now I lie where no one knows
(Saruman's Wish)


La stanca e ormai distrutta mente di Saruman è il campo dove chitarre con wah-wah, voci riverberate e galoppanti batterie si danno battaglia in una cavalcata che, dopo un finto finale, trova l'apice sui solismi di pianoforte di natura rock 'n' roll. Song of the Purple Mushroom Fish è uno psichedelico intermezzo strumentale, che ci permette di rifiatare e perderci un attimo in una composizione dal sound estremamente liquido e apprezzabile. Aquatic Fanatic torna sulla formula compositiva di Magic Carpet, fornendo un'introduzione leggermente psichedelica e sospesa, destinata presto a scoppiare in un riff perfetto per del sano headbanging. Dopo la lunga sessione finale veniamo traghettati per lidi acustici tramite Lothlorien, intermezzo sognante e romantico, che non rinuncia tramite le tastiere ad un cupo spunto sinfonico. Land of Secret Dreams non aggiunge o toglie nulla al disco, risultando un brano che passa senza infamia e senza lode. Relativamente troppo semplice e con delle scelte musicali che profumano di già sentito, la canzone strizza l'occhio all'heavy più classico, lasciandosi sfuggire tuttavia il momento di brillantezza e allungando il brodo evidentemente oltre rispetto alle idee musicali proposte. L'omonima Orange Goblin non si distacca molto dalla traccia che la precede, seguendo una forma canzone semplice e d'impatto, ma che di certo non fa strillare al capolavoro. Decisamente più interessante è il finale affidato a Star Shaped Cloud, brano che torna ad abbracciare la psichedelia tramite delle strutture più dilatate e ben architettate. Il basso e profondo synth che apre il pezzo viene prontamente decorato da una sei corde ricca di effetti, acuta e liquida, accompagnata a sua volta dalle mani sfuggenti di Duncan Gibbs alla tastiera. La lunga composizione evolve alternando frangenti distorti e puliti, mantenendo un trascinante e riuscito mid-tempo. Nonostante il brano sembri finire intorno al settimo minuto, poco dopo vi sarà una ghost track (successivamente rimossa nelle ristampe post-2002) fatta di effetti sonori e voci.

Frequencies from Planet Ten è un disco con buone idee e con qualche acerbità dovuta alla realizzazione: vi sono tanti riff riusciti e una leggerezza encomiabile all'interno di un genere pesante, tuttavia allo stesso tempo non mancano alcuni passaggi derivativi o che profumano di filler. Ad ogni modo questo è lo scotto da pagare negli esordi in cui si cerca di sperimentare per avere un sound coerente, originale e riconoscibile. Non passerà molto tempo prima che i frutti diventino maturi e il suono si pulisca di tutte quelle piccole sbavature tipiche di un primo full length, poiché già con Time Travelling Blues, gli Orange Goblin confezioneranno un autentico gioiello del genere. Ad ogni modo Frequencies from Planet Ten rimane un disco assolutamente godibile e di rilievo per capire l'evoluzione stilistica del gruppo, che dall'anno successivo rimarrà orfano di Duncan Gibbs alle tastiere. In parte un peccato, visto che il misurato uso di synth e tastiere in questo disco è stato un valore aggiunto che in quegli anni era relativamente poco diffuso. Scelte di direzione a parte, fa sempre piacere sentire i momenti embrionali della nascita di un sound e questo disco ne è un ottimo esempio.



VOTO RECENSORE
81
VOTO LETTORI
46 su 1 voti [ VOTA]
Legalisedrugsandmurder
Lunedì 26 Agosto 2019, 20.30.24
6
Grande esordio di un gruppo che meriterebbe di vendere di più.
duke
Lunedì 26 Agosto 2019, 19.49.51
5
...un bel disco.....ricco di buone idee ...anche se con i due seguenti faranno un salto di qualita' notevole....ma se il buon giorno si vede dal mattino.....
Tatore
Martedì 5 Marzo 2019, 16.10.04
4
Grandissimo esordio di un grandissimo gruppo...il mio preferito in campo stoner.
ObscureSolstice
Sabato 2 Marzo 2019, 17.11.52
3
Il buongiorno si vede dal mattino e dall'inizio gli ORANGE GOBLIN saranno lo stoner. Magnifici. Un diamante incandescente di una palla di fuoco lanciata nella fitta pioggerellina della capitale inglese a presentarsi, quando a un tratto torna il sereno..e niente sará piú come prima... hard blues-stoner doom british...aaaarghh!! ..purple...purple...purple.... magician arts rock'n'roll psych... Hanno fatto uno split insieme a gente come Electric Wizard e daranno alla luce al prossimo disco un classico del genere in questo periodo contemporaneo. Anni epocali saranno... riflettendosi nei '60s in un parallelismo esagonale opposto ai '90s ma mai cosí uguale, a specchio riflesso della stessa natura... C'mon c'mon, oh yeeah. Che mondo sarebbe senza ORANGE GOBLIN (cit.) voto: 85/100
Galilee
Sabato 2 Marzo 2019, 14.55.21
2
Gran bel disco di Stoner dal sapore blues. Ottimo esordio.
InvictuSteele
Sabato 2 Marzo 2019, 2.38.08
1
Per me è il miglior album della band, dove lo Stoner e la psichedelica trovano il contatto perfetto, cosa che si perderà via via con i seguenti album.
INFORMAZIONI
1997
Rise Above Records
Stoner
Tracklist
1. The Astral Project
2. Magic Carpet
3. Saruman's Wish
4. Song of the Purple Mushroom Fish
5. Aquatic Fanatic
6. Lothlorian
7. Land of Secret Dreams
8. Orange Goblin
9. Star Shaped Cloud
Line Up
Ben Ward (Voce)
Pete O'Malley (Chitarra)
Joe Hoare (Chitarra)
Duncan Gibbs (Tastiere)
Martyn Millard (Basso)
Chris Turner (Batteria)
 
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