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Downfall of Gaia - Ethic of Radical Finitude
04/03/2019
( 485 letture )
Footprints from the past, slowly covered in dust
Scorching echoes and voices of a time gone by
Crippled and broken, lost along the way
Still dreaming or drowning
Tell me, what have I become?

A glimpse of light is burning my flesh
The innocent are cursed
We are marching into oblivion
Betrayed by infinity

The illusion of time, the illusion of being
Seduced by the grotesque.



Cosa sono diventato? Cosa siamo diventati? In chi o cosa stiamo mutando? Pochi quesiti, tante, troppe risposte. Tuttavia, trattasi di domande che continuano a non trovare risposta alcuna: vani tentativi di soluzione si dissolvono nel vuoto. Par quasi lestrema conseguenza di quella finitudine, evocata sin dal bellissimo titolo del lavoro in esame, quel confine immaginario, tratto intrinseco in ognuno di noi -e che dovrebbe condurci ad uno stralcio di riflessione extra-musicale sullopera in questione
con le parole di The Grotesque Illusion of Being, che siamo lieti di presentare allinterno di queste pagine i Downfall of Gaia, quartetto per tre/quarti tedesco, che con il suddetto Ethic of Radical Finitude inanella il quinto lavoro sulle lunghe distanze della propria carriera e strappa il biglietto del primo decennio dattivit discografica. Ed con le parole di The Grotesque Illusion of Being che chi scrive si sentito dannatamente appagato, fin dal primo giro di ascolti. Si ritrovato, si rivisto, stato compreso. Da chi, non ha importanza alcuna, forse nemmeno per il sottoscritto. Ma stato appagato, soprattutto, per la qualit dei brani offerta dai quattro musicisti, che, a conti fatti, lunica cosa che conta. S, qualcuno ascolta i nostri pensieri, questo mi son detto, e di questo ne sono convinto - , altri confermeranno questa mia suggestione (realizzatasi in questi quaranta minuti secchi). Dati e date alla mano, vediamo la band muovere i primi passi nel sottobosco dellunderground tedesco fin dal lontano 2008, fra demo, EP ed altre uscite brevi. Lesordio lungo dinediti, Epos (pubblicato per la nostrana Shove Records), esce allo scoccare degli anni 10: unera fa. Da l in avanti Metal Blade Records si occuper delluscita degli album successivi, compreso il neonato Ethic of Radical Finitude: Suffocating in the Swarm of Cranes (2012) chiude, parzialmente, una prima parte di carriera, poich sar lultimo lavoro che vedr tra i ranghi uno dei membri fondatori, il batterista Johannes Stoltenburg. Il sostituto, un tale Michael Kadnar, newyorchese, entra dopo aver conosciuto i Downfall of Gaia mentre si trovava in tour con la propria band di allora, i post blacksters Black Table. Loceano che li separa non pare essere un problema: nel 2014 vede la luce quella che forse la loro miglior fatica discografica, Aeon Unveils the Throne of Decay, caratterizzata ancora da testi in tedesco, eccetto qualche spiraglio di cantato in inglese. Con Atrophy (2016) si apre ufficialmente il secondo corso dei Nostri: il tedesco viene quasi del tutto accantonato a favore dellinglese, ma soprattutto il primo lavoro che vede il chitarrista italiano Marco Mazzola in sostituzione della colonna portante che fu Peter Wolff, ma senza prendere parte al cantato.

Archiviato questo doveroso excursus biografico, lasciamo che sia Ethic of Radical Finitude a divenire il protagonista delle prossime righe. Questa quinta uscita dinediti unuscita matura: matura perch i Nostri rimuovono ogni qualsivoglia incursione sludge/crust delle origini (perlomeno acusticamente) e introiettano nella loro nuova proposta soffici e delicati passaggi melodici, i quali dipingono paesaggi e sensazioni pi che attuali, narrati da testi che si potrebbero etichettare, in un certo senso, decadenti. Mai come prima dora hanno predominato, nella proposta post black dei Downfall of Gaia, le varie tonalit del grigio: quando i brani sembrano affondare in una spirale nera, sopraggiungono improvvisi squarci candidi, bianchi segmenti posizionati qui e l nei vari brani, che danno vita a sei tasselli (cinque, se si esclude la prima strumentale) privi di luce vera e propria, piuttosto imbevuti nella rassegnazione pi totale. Sembra risuonare come uneco lontana la strumentale introduttiva Seduced by, due minuti che valgono il prezzo del biglietto per un viaggio di sola andata in un mondo, il nostro, che collassa su s stesso giorno dopo giorno. Ma sono la maestosa apertura delle chitarre di dos Reis/Mazzola e i blast beat forsennati quanto chirurgici di Kadnar ad aprire questo turbine e a fugare ogni dubbio sulla qualit dellintero platter: in The Grotesque Illusion of Being predominano sfuriate violente e screaming lancinanti, alternati a frangenti strumentali atmospheric dallalto tasso melancolico, sentitissimi, in un gioco sapiente che non offre pause, ma solo tensione e disperazione. A sottolineare ancora la nostra finitudine il terzo gioiello, We Pursue the Serpent of Time: nove minuti modellati su intere sezioni di etereo tremolo picking, dapprima su toni bassi, e poi spostati su altri pi alti, per poi approdare a soluzioni slow e introspettive, sostenute dal drumming variopinto del batterista statunitense. Altri elementi a favore del brano sono la voce in pulito che compare nella prima met e la chiosa di pianoforte, conferenti entrambi una certa eleganza al tutto. Tutto avallato dal saggio pessimismo dei versi finali:

Suffocating by the grace of time
Starving by the hand that feeds
Bury me in the soil
The weight of life becomes my curse
Vestiges of the past
Vestiges of the fallen
Woe is me
In athrophy we will remain.


Superate pi che agevolmente le prime tre canzoni, si viene dapprima avvolti dallarpeggio di Guided Through a Starless Night e travolti dal tremolo picking delle asce farcite dagli ululati in sincrono di dos Reis / Lisovoj sulla scorta del materiale neurosisiano, ma modellati, per portare un esempio pi recente, sullo stile di Jake Superchi, vocalist degli Uada. Si prosegue con le incursioni di chitarre dissonanti, che continuano a strizzare locchio alla melodia, e ad altre pause di riflessioni offerte da una voce femminile fuori campo presente nella traccia precedente. Altri nove minuti sono volati, e in un battibaleno volgiamo alla doppietta conclusiva. In As Our Bones Break to the Dance cala il minutaggio, ma non la qualit: la scena del riff portante e dei fraseggi limitrofi, macinati alla solita velocit e con la solita efficacia, viene rubata dallintenso assolo, il cui incipit a 3.01 (e i bending che lo compongono) sono un bel segnale sulle doti soliste dei due chitarristi. Con Of Withering Violet Leaves si ritorna allinquietudine e alla desolazione spirituale evocata dai fasti iniziali: anche qui non si pu non apprezzare il lavoro cristallino della coppia dos Reis/Mazzola, diafano rispetto alla corporatura che acquisisce il brano, mano a mano che trascorrono i secondi, seppur non riesca a stupire e a toccare come uno dei quattro brani posti in apertura.

Con Ethic of Radical Finitude i Downfall of Gaia pubblicano un album che sar, senza dubbio alcuno, un avversario di primordine per tutti coloro che viaggiano su questi binari acustici. Certo, i Nostri maturano ed evolvono il proprio, di sound, ma globalmente si aggrappano a soluzioni che non possono essere definite innovative, poich le strutture dei brani sono prevedibili e ripetitive (onde evitare fraintendimenti traduciamo prevedibili e ripetitive: segmento veloce, segmento lento, segmento veloce, segmento lento e via dicendo). E forse, proprio questa caratteristica a rendere questo lavoro un album post black accessibile, piuttosto facile e, mi sembra logico, riuscito: far volare quaranta minuti imbevuto di umori negativi non una cosa da non considerare in sede di valutazione. Meglio percorrere strade sicure, calpestate in un decennio di carriera, piuttosto che affrontare un sentiero totalmente sconosciuto. I Downfall of Gaia hanno scelto, saggiamente, la prima via e hanno partorito un lavoro dove dubbi, quesiti e sensazioni del nostro tempo prendono vita come pallidi fantasmi pronti a divorarci. Provateci voi a renderla artistica, la nostra finitudine!



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
91 su 3 voti [ VOTA]
Pacino
Luned 4 Marzo 2019, 12.24.29
1
Grande band, forse non raggiunge i precedenti, ma un nuovo (ma non troppo) Black Metal che mi piace. Voto 75
INFORMAZIONI
2019
Metal Blade Records
Black
Tracklist
1. Seduced by
2. The Grotesque Illusion of Being
3. We Pursue the Serpent of Time
4. Guided Through a Starless Night
5. As Our Bones Break to the Dance
6. Of Withering Violet Leaves
Line Up
Dominik Goncalves dos Reis (Voce, Chitarra)
Marco Mazzola (Chitarra)
Anton Lisovoj (Voce, Basso)
Michael Kadnar (Batteria)
 
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