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Astrophobos - Malice of Antiquity
06/03/2019
( 923 letture )
The Past is Alive: tante volte la successione di queste quattro parole, celebre estratto dei versi Pagan Fear (contenuta nel leggendario De Mysteriis Dom. Sathanas), ha riportato alla memoria i fasti della scena metal estrema scandinava. E il passato musicale rivive oggi con gli Astrophobos, svedesi di origine e, di conseguenza, diretti ereditari di un certo modo di intendere il black metal: quello che ha visto nei Dissection uno dei più grandi esponenti. La genesi del platter in oggetto di analisi, Malice of Antiquity, ha impegnato il terzetto di Stoccolma dal 2014, anno di pubblicazione dell’esordio Remnants of Forgotten Horrors, fino al 2018, con archi temporali intermedi dedicati all’uscita di un EP e due singoli, uno dei quali, Begotten in Black, anticipava la nuova fatica sulla lunga distanza.
La finalizzazione del disco in termini di mixaggio e masterizzazione si è svolta presso i romani Kick Recording Studios, ospitanti in passato band del calibro di Fleshgod Apocalypse e Hour of Penance. Ne risulta un lavoro egregiamente realizzato, concretizzato in un sound pieno e potente che valorizza le sfumature di uno stile che attinge a piene mani dal più fortunato momento storico del metallo nero.

Lo screaming secco del singer e bassista Mikael Broman introduce l’opener Fire of Catharsis, preambolo ad un immediato riffing work di incontrovertibile matrice swedish. In esso risaltano, in maniera perfettamente congiunta, le influenze estrapolate dai Naglfar, per quanto concerne le partiture più violente, e dalla creatura di Jon Nödtveidt , per quello che riguarda i peculiari inserti atmosferici. Ne consegue una struttura variegata ma scorrevole al tempo stesso, saltuariamente intervallta da fulminei stop and go ed impostata su ottimi intrecci delle asce di Jonas Ehlin e Martin Andersson, particolarmente in evidenza nei generosi spazi concessi ad evoluzioni interamente strumentali, impreziosite da ottimi momenti solistici. La già citata Begotten on Black si presenta con un bel tema chitarristico centrale che rimanda ai Dark Tranquillity più spinti, sebbene il seguito vada a calcare con passi decisi i meandri di pertinenza black, scanditi dal furioso drumming di Giuseppe Orlando (The Foreshadowing), in questo album nella veste di session. Trattasi di un pezzo molto lirico, che si fa in qualche modo manifesto di una prerogativa riscontrabile nel corso della riproduzione: lo sviluppo delle linee vocali si adatta pedissequamente al lavoro congiunto delle chitarre. In tal modo viene intrecciata una stretta correlazione complementare tra sorgenti sonore naturali ed artificiali. Il registro finora adottato cambia rotta in maniera decisa con Descending Shadows, un brano dal sapore più epico sviluppato su un mid tempo sostenuto da ostinati tappeti di doppia cassa. La violenza viene stavolta lasciata in secondo piano in favore di un più ricercato focus per la tensione drammatica, propria dell’essenza del black della madrepatria. Il riffing ritorna sui binari di un modus operandi più canonico nella successiva Abattoir for Flesh and Faith, che non indugia nel mostrare una stesura pregna di variazioni ritmiche ma in ogni caso fluida nel suo incedere, inframmezzata da una suggestiva parentesi centrale di chitarre arpeggiate e voce. Similari soluzioni scaturite dalle sei corde, contestualmente a opportuni arrangiamenti di batteria, vanno a costituire l’incipit di The Summoning Call, che sfocia presto in un pezzo molto melodico, con una precisa identità, ma nettamente ispirato ancora una volta ai Dissection nell’utilizzo delle inconfondibili armonizzazioni. Trovano collocazione all’interno della tracklist anche episodi meno articolati e più di impatto come The Wolves Between the Stars, costruito su dinamiche thrash/death -pur non disdegnando le immancabili incursioni in ambiti puramente melodici. Si procede, come in una compilazione dei differenti approcci al songwriting affrontati, con Until the Red of Dawn, il cui arpeggio introduttivo cela una inattesa stesura tipicamente black metal, e con The Nourishing Hate dall’ordito nuovamente thrash-death, entrambe legate dalla comune ricerca di sbocchi melodici di grande gusto La traccia di chiusura, Imperator Noctis, costruita coerentemene con la metodologia di scrittura finora adottata, trova il proprio apice compositivo in parentesi oscure ed epiche con un eccellente dettaglio operistico in crescendo, eseguito dalla vocalist Elisabetta Marchetti (Stormlord, Inno), che suggella con questa eccellente il forte contributo alla causa fornito dal nostro Paese.

I tre svedesi, pur non avendo di base inventato nulla di nuovo, riprendono sapientemente i paradigmi dello swedish black metal in tutte le migliori e più iconiche qualità, lo rielaborano secondo la propria sensibilità artistica e lo ripropongono al pubblico odierno, in un look rinnovato che non tradisce il fascino vintage del suono sviluppato più di vent’anni fa. La band nordica, difatti, non si limita ad una mera e semplicistica rivisitazione passatista del genere. I Nostri lo ripropongono in chiave moderna assieme ad intelligenti ed ispirate scelte compositive, consistenti, essenzialmente, nell’intarsio di elementi avulsi rispetto al genere di appartenenza. Gli Astrophobos rilasciano, dunque, un prodotto di elevatissima caratura artistica, un ideale ponte tra passato e presente intriso di qualità sotto tutti gli aspetti e, pertanto, meritevole di particolare attenzione sia da parte degli ascoltatori più navigati che dei neofiti del metal estremo.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
72.4 su 5 voti [ VOTA]
Pacino
Martedì 12 Marzo 2019, 10.25.41
10
Bravi, ma pure noiosetti. Voto 64
enry
Lunedì 11 Marzo 2019, 20.11.24
9
Luca sai che hai ragione, non mi venivano in mente ma sì, ricordano anche i Dawn.
No Fun
Lunedì 11 Marzo 2019, 19.26.42
8
I Dawn?!?! Stavo resistendo all'ascolto ma non puoi dire questo, adesso mi tocca davvero ascoltarlo porca p...
Luca
Lunedì 11 Marzo 2019, 19.19.47
7
Primo album clamoroso, io ci sento molto anche i Dawn
Silvia
Lunedì 11 Marzo 2019, 11.43.04
6
Ciao Lisa, fammi sapere che ne pensi! (in realta' ho conosciuto il genere a fine anni 90 e spesso lo ascolto ancora con i grandi classici norvegesi ma in particolare mi piacciono le commistioni con le altre correnti )
lisablack
Lunedì 11 Marzo 2019, 11.35.35
5
Brava Silvia, ti sei buttata al black..tra l'altro io non li conosco..Se sono molto alla "Dissection", allora ci vado a nozze..
Silvia
Lunedì 11 Marzo 2019, 11.16.12
4
Devo riascoltarli bene ma ad un primo passaggio ho sentito anch'io l'ombra dei Dissection. Molto "epici" e struggenti comunque, assolutamente promossi e concordo sul fatto che sia un album molto moderno. Notevole.
enry
Lunedì 11 Marzo 2019, 7.20.08
3
D'accordo con la rece, anche se per me meritava qualcosa in più di 80. Hanno confermato quanto sentito sul primo ottimo album dimostrando di non essere un fuoco di paglia. Io ci sento quel death-black svedese di metà anni '90 riproposto in chiave moderna, un pizzico di Dissection e una spruzzata di primi Naglfar, ma giusto per rendere l'idea. Ce ne fossero di band così...85
Capra Luna
Giovedì 7 Marzo 2019, 17.13.16
2
Ottimo album, tra i migliori usciti in questi primi mesi. Aggiungerei solo che mix e mast, sono proprio opera di Mastrobuono degli Hour of Penance che ha fatto un ottimo lavoro. Bravissimo anche Giuseppe Orlando. Io alzo il voto ad 85. Band da supportare punto e basta.
Sha
Mercoledì 6 Marzo 2019, 23.11.06
1
Questa band ha un nome così figo che non mi permetterà di non ascoltarla...
INFORMAZIONI
2019
Triumvirate Records
Black
Tracklist
1. Fire of Catharsis
2. Begotten in Black
3. Descending Shadows
4. Abattoir for Flesh and Faith
5. The Summoning Call
6. The Wolves Between the Stars
7. Until the Red of Dawn
8. The Nourishing Hate
9. Imperator Noctis
Line Up
Mikael Broman (Voce, Basso)
Martin Andersson(Chitarra)
Jonas Ehlin (Chitarra)

Musicisti Ospiti:
Elisabetta Marchetti (Voce)
Giuseppe Orlando (Batteria)
 
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