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Amebix - Monolith
09/03/2019
( 312 letture )
Il debutto fu un parto violento, un urlo grezzo e primitivo, dalla carica opprimente e rivoluzionaria. Un brodo primordiale sferragliante e caotico, dove anarcho-punk, heavy metal, proto-thrash, dark wave, Black Sabbath e Motorhead si univano in qualcosa si osceno, che sarà poi chiamato crust punk. Due anni dopo, gli Amebix tornano alla carica con Monolith. Benché si piazzi nella scia di Arise!, il secondogenito presenta sostanziali differenze. La furia e la sporcizia restano le stesse, ma sono come incanalate in un suono più ragionato, strutturato e decisamente heavy-oriented.

Basta premere il tasto play per capire che qualcosa è cambiato. L’aggraziato arpeggio della title-track, il suo progressivo evolversi mostrano una band maggiormente padrona dei propri mezzi, capace di creare costruzioni più atmosferiche e articolate. Il Barone e i suoi accoliti iniziano a fare sul serio con la successiva Nobody’s Driving, che ci accoglie con un mastodontico riff thrash metal. La chitarra zanzarosa, il basso affilatissimo, la batteria confusionaria e la sguaiata voce di Rob “The Baron” Miller si fondono in un unico miscuglio metallico, sgraziato, sferragliante, che colpisce in pieno viso come un treno. The Power Remains e Time Bomb si muovono sulle stesse coordinate stilistiche. Il loro incedere pachidermico, che quasi fatica a staccarsi dal mid-tempo, le rende altrettanto potenti, forti di un ritornello oscuro e opprimente alternato a violente sfuriate. Con Last Will and Testament gli Amebix calano apparentemente il ritmo. L’oscuro incipit del brano si rifà alla dark wave inglese di inizio decennio, ma esplode presto nell’oramai consueto micidiale muro sonoro. La traccia mantiene comunque un’andatura più marziale e controllata, evidente anche nella successiva I.C.B.M., durante la quale si aprono inaspettati momenti melodici, ben nascosti sotto la pulsante corazza messa in piedi dai musicisti. Chain Reaction inizia quasi come un brano noise-rock, prima dell’entrata in scena dell’implacabile riff portante, ancora una sorta di thrash metal massiccio e rallentato. Tornano pure i rimandi all’anarcho-punk, grazie a quel No gods, no masters, motto degli anarchici di fine XIX secolo. Fallen from Grace sorprende grazie al suo delicato arpeggio d’introduzione, che malgrado le sferraglianti incursioni del basso di The Baron, crea una melodia quasi sognante. Anche qui, l’illusione dura poco. Bastano una cinquantina di secondi e le orecchie tornano a sanguinare, a causa del brano forse più sostenuto e snello (si fa per dire) di Monolith. La lunga Coming Home è l’episodio più ambizioso dell’album, che si dipana grazie alla riuscita alternanza fra un arpeggio diafano e parti più muscolari. La canzone ha un incedere lento e maestoso, misterioso e occulto, che ricorda da vicino ciò che Miller farà trent’anni dopo con i Tau Cross.

Leggendo la recensione avrete capito che Monolith è un album che affianca una potenza considerevole ad una costruzione sapiente e complessa. Tutto, rispetto ad Arise!, è migliorato. Più chiara la produzione, più complessa la struttura, più articolati i riff. Eppure, proprio questa evoluzione può lasciare parzialmente insoddisfatti. Perché il netto miglioramento tecnico-compositivo esposto su Monolith è reso possibile solo sacrificando quella bestiale e indecente istintività che caratterizzava l’esordio. Formalmente superiore, il secondogenito risulta privo dell’esplosivo potenziale rivoluzionario del debutto. D’altro canto, la qualità di un lavoro non risulta solo dal paragone con i precedenti e, visto in quest’ottica, Monolith è un album di tutto rispetto.



VOTO RECENSORE
79
VOTO LETTORI
96.6 su 5 voti [ VOTA]
No Fun
Sabato 9 Marzo 2019, 18.50.01
3
Preferisco il primo, ma comunque bel disco!
luca
Sabato 9 Marzo 2019, 12.21.17
2
minimo 85
Pacino
Sabato 9 Marzo 2019, 12.08.05
1
Gran disco di una band geniale. Voto 87.
INFORMAZIONI
1987
Heavy Metal Records
Hardcore
Tracklist
1. Monolith
2. Nobody’s Driving
3. The Power Remains
4. Time Bomb
5. Last Blood And Testament
6. I.C.B.M.
7. Chain Reaction
8. Fallen From Grace
9. Coming Home
Line Up
Rob “The Baron” Miller (Voce, Basso)
Chris “Stig” Miller (Chitarra)
Andy Wiggons (Tastiera)
Robert “Spider” Richards (Batteria)
 
RECENSIONI
80
 
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