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Karnivool - Sound Awake
09/03/2019
( 411 letture )
Per gli amanti del prog il 2009 significa Black Clouds And Silver Linings, la fine dell’onorato servizio di Mike Portnoy nel teatro del sogno. Un disco che in qualche modo ha conquistato la scena delle uscite discografiche in quell’anno tanto tormentato per i Dream Theater. Difficile quindi scorgere in tale clamore questo Sound Awake, un prodotto di pregevolissima fattura che, purtroppo, non ha mai ricevuto il successo che avrebbe meritato al di fuori dei confini dell’Australia, terra madre dei Karnivool. La curiosità è tanta, dopo lo strabiliante album d’esordio Themata e non vediamo l’ora di sentire che cosa hanno preparato per noi i cinque eclettici ragazzi australiani in questi quattro anni d’attesa. Quattro anni che sono mediamente il tempo impiegato per le uscite discografiche, prima del famigerato 2006, dai Tool, gruppo con cui, come è facile intuire dal precedente disco, i Karnivool condividono molte soluzioni stilistiche.

Una delle maggiori differenze tra Themata e Sound Awake riguarda sicuramente il modo in cui sono stati ideati, concepiti e realizzati. Il primo è frutto, quasi interamente, dell’estro creativo del polistrumentista Andrew Goddard, che oltre ad aver inciso le parti di chitarra e batteria si è occupato di redigere i testi e le partiture anche degli altri strumenti. Insomma, il disco che ha fatto debuttare il gruppo nel mondo della musica è merito del genio artistico e tecnico di una sola persona. Per essere una band completa e coesa però, questo non è abbastanza. Nel secondo album è quindi cambiato completamente il processo di realizzazione, niente più lavori solisti, o quasi; meglio optare per un’attività corale in cui tutti gli interpreti possono partecipare alla stesura delle loro parti di pertinenza. La scrittura dei brani è frutto di una jam session e le idee sono arrivate come un brainstorming su una lavagna bianca. Ogni canzone è frutto della mano di ciascuno dei cinque musicisti. Ciò ha reso queste undici tracce ancora più uniche e particolari di quelle presenti nell'album precedente. L’assaggio che la band ci ha preparato prima dell’uscita vera e propria è rappresentato dai due singoli Set Fire To The Hive e All I Know. Il taglio di entrambi è molto radiofonico, non propriamente progressive. Non si mette in discussione la scelta del gruppo, però effettivamente non sono le canzoni che meglio rappresentano questo Sound Awake. Molto spesso la tecnica e il lungo minutaggio che ci fanno amare i brani prog si sposano male con la sponsorizzazione radiofonica o televisiva. Tenendo conto di questi fattori è preferibile optare per ritornelli cantabili piuttosto che per intricate sezioni di batteria e basso, di cui la parte finale dell’album è davvero ricca. Parlando di durate radiofoniche e ritornelli orecchiabili, è un vero peccato che nessuna di queste si avvicini a Cotè, che rimane ad oggi, cioè a quattordici anni di distanza, la loro migliore traccia in assoluto, ineguagliabile. L’interpretazione vocale di Ian Kenny è perfetta in ogni singolo brano, che sembra essere cucito appositamente per il suo timbro.
Themata ci aveva lasciati con la prima parte di un brano incompleto, anzi incompiuto, cioè Change, che ne rappresentava i quattro minuti conclusivi, ed eravamo sicuri di trovare la continuazione, e quindi il brano completo, nel suo successore. Il modo con cui i due album sono stati collegati è davvero lodevole, in pieno stile progressive. La sezione conclusiva di Change (Part 1) è stata inclusa in Deadman, cosicché l’ascoltatore possa apprezzare il brano nella sua originale interezza, senza dover riprendere Themata e far partire l’ultima canzone. Per quanto riguarda il paragone con i Tool, le similitudini ci sono e sono innegabili. Ad esempio, all’inizio del disco, l’apertura di Simple Boy è affidata a dei rumori fortemente distorti, che poi sentiamo anche in Illumine, tipici del chitarrista californiano Adam Jones. Il basso è uno strumento che ricopre un ruolo fondamentale nella produzione dei Karnivool e già avevamo potuto apprezzarlo in brani come Roquefort, ed è uno dei principali attori anche di questo lavoro. Jon Stockman quindi è uno dei protagonisti indiscussi e con il suo basso riesce a caratterizzare eccezionalmente il sound dei Karnivool conferendogli un’impronta unica, così come riesce a fare Justin Chancellor nella band di Maynard James Keenan. Oltre alle similitudini già elencate, non mancano le autocitazioni. Il riff di chitarra che troviamo nell’incipit di Goliath, infatti, è pressoché identico a quello di Shutterspeed, ma non è certo un reato. In Umbra ci si accorge di quanto è stato minuzioso il lavoro di songwriting, con suoni ricercati ai quali alcune band non approdano nemmeno dopo anni di carriera. Ma per giungere alle vere perle del disco bisogna scendere nella tracklist fino ad arrivare alla seconda metà. La prima di queste è The Caudal Lure in cui troviamo una delle migliori esecuzioni di batteria. Il fatto che Steve Judd abbia partecipato in prima persona alla stesura della propria parte è sicuramente un miglioramento notevole e si sente. La coppia finale vale da sola l’acquisto del CD. Il senso di questo ottimo Sound Awake è racchiuso proprio qui, nel duo Deadman/Change, ventitré minuti in cui è difficile dire dove finisca l’una e dove cominci l’altra. Insomma se l’ascolto delle prime nove tracce già prometteva bene, con le ultime due assistiamo ad un vero capolavoro sonoro.

Il secondo lavoro dei Karnivool è il segno della maturazione avvenuta. A chi di noi non è capitato di ascoltare un disco d’esordio molto promettente di questo o quel gruppo e poi più nulla, solo produzione di scarso valore? Ecco, non si può certo dire che sia questo il caso degli australiani che con la loro seconda uscita confermano tutto ciò che di buono si era detto dopo il loro debutto. Difficile dire se sia migliore o peggiore del precedente, ma quel che è certo è che la freschezza di quell’esordio, seppur ancora acerbo, rimarrà irraggiungibile.



VOTO RECENSORE
86
VOTO LETTORI
85 su 1 voti [ VOTA]
entropy
Mercoledì 13 Marzo 2019, 15.38.20
8
@Fantastic Negrito io ti consiglio i sinew, che ho conosciuto sempre tramite mettalized. Ci trovo un "ispirazione" simile. Altro gruppo sconosciuto per cui devo rignraziare questo ottimo sito
Macca
Mercoledì 13 Marzo 2019, 13.29.32
7
Ottimo disco, inizialmente non mi aveva preso: colpa mia che non lo avevo ascoltato con la giusta attenzione, un peccato mortale. Band con un sound abbastanza personale, sebbene i richiami ai Tool siano abbastanza palesi: @Fantastic Negrito, come già fatto da @Vicarious cito i Soen, che contrariamente a lui io gradisco. Su due piedi mi vengono in mente anche gli Oceansize, che su questo sito sono stati molto bistrattati ma secondo me "Frames" è un gran bell'album anche se ha derive un pochino più riconducibili al post che al prog tout court. Altrimenti, un altro gruppo valido e non conosciutissimo di base prog moderna simile ai Karnivool sono i Dead Letter Circus, australiani anche loro.
Vicarious
Mercoledì 13 Marzo 2019, 13.14.48
6
Mi correggo, un'altra band di questa caratura con una gran voce ci sarebbe e risponde al nome di Riverside, ma tu mi chiedevi qualcosa di sconosciuto, e a parte gli Intronaut faccio fatica a pensare ad altri
Vicarious
Mercoledì 13 Marzo 2019, 13.10.50
5
@entropy Sì diciamo che la grande distribuzione e i Karnivool non vanno molto d'accordo, non sarà semplice trovare Themata e infatti anch'io non lo possiedo. Mi trovi d'accordo, ritengo che ciò che hanno inciso prima di Themata (come EP) e dopo Sound Awake (come album full-length) non sia minimamente paragonabile. Meglio prendersi del tempo, come infatti stanno facendo, per creare qualcos'altro di irripetibile, e speriamo di nuovo prog. Ho molta fiducia in loro, speriamo che questi 6 anni o più di attesa verranno ripagati con un disco all'altezza, Asymmetry è un mezzo passo falso. @Fantastic Negrito Personalmente non ho mai sentito nulla che si avvicini ai Karnivool e quindi ai Tool, alcuni apprezzano i Soen, limitatamente a questo stile, ma non è il mio caso. Se cerchi una band con un ottimo basso potresti dilettarti con gli Intronaut, che tra le altre cose hanno aperto vari concerti dei Tool. Ma un altro gruppo di questa caratura, con la voce come quella di Ian Kenny, io non l'ho mai trovato, purtroppo.
Fantastic Negrito
Mercoledì 13 Marzo 2019, 0.58.06
4
Anche io l'ho appena scoperto grazie alla recensione. Disco molto bello devo dire, queste sonorità sono fantastiche. Sapreste consigliarmi altri dischi o gruppi anche sconosciuti di questo genere?
entropy
Martedì 12 Marzo 2019, 7.59.18
3
Peccato che themata non sono riuscito a trovarlo!(io non amo ascoltare la musica in streaming). Il successivo assimetry invece mi pare perdere molto dell'aspetto progressivo della band, e essere un pochino troppo banale. Tu che ne pensi?
Vicarious
Domenica 10 Marzo 2019, 22.45.33
2
Mi fa molto piacere che tu li abbia scoperti grazie a noi, il senso dei rispolverati è anche questo. Ho scelto di recensire questi due dischi perchè i Karnivool sono conosciuti troppo poco sia in Italia che in Europa, e questo mi dà molto dispiacere. Si meriterebbero molto più successo di quello che hanno. E questi due album, spettacolari entrambi, dovrebbero essere ascoltati da ogni amante del prog.
entropy
Sabato 9 Marzo 2019, 18.29.54
1
Ho scoperto questo gruppo grazie alle vostre recensioni. Quest album è semplicemente meraviglioso
INFORMAZIONI
2009
Cynematic Records/Sony Music
Prog Metal
Tracklist
1. Simple Boy
2. Goliath
3. New Day
4. Set Fire To The Hive
5. Umbra
6. All I Know
7. The Medicine Wears Off
8. The Caudal Lure
9. Illumine
10. Deadman
11. Change (Part 2)
Line Up
Ian Kenny (Voce)
Andrew Goddard (Chitarra, Batteria)
Mark Hosking (Chitarra)
Jon Stockman (Basso)
Steve Judd (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Grant McCulloch (Voce nella traccia 10)
Javin Sun (Voce nella traccia 2)
Jessop Maticevski-Shumack (Voce nella traccia 2)
Jules Pacy-Cole (Voce nella traccia 2)
Talfryn Dawlings (Voce nella traccia 2)
Zak Hanyn (Voce nella traccia 2)
Sam Tilot Kickett (Didgeridoo nella traccia 11)
Jason Bunn (Viola nella traccia 5)
Louise Conray (Percussioni nelle tracce 1 e 11)
 
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