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Holy Shire - The Legendary Shepherds of the Forest
11/03/2019
( 470 letture )
Torna in azione una band nostrana, quella dei lombardi Holy Shire, silente da quattro anni e celebrante in quest’ultimo la prima decade di attività. Come festeggiare al meglio tale traguardo se non con una pubblicazione di spessore? I Nostri lo hanno sicuramente tentato di fare e il risultato è preda di giudizi alterni. Ne è passato di tempo da quando la prima lineup di questo progetto si esibiva nei contest per emergenti della propria regione, iniziando pian piano a farsi conoscere con un paio di demo. Ed ecco arrivare, nel corso del 2014, l’atteso primo LP intitolato Midgard, accolto tiepidamente anche sulle nostre pagine e prodotto dalle sonorità differenti rispetto al qui recensito The Legendary Shepherds of the Forest. Il tema è stabile sul classico fantasy-bucolico mentre il genere muta da un heavy tendente al power ad un folk metal con inserti gothic; fondamentale risulta l’ingresso in pianta stabile di un flauto, suonato da Chiara Brusa, la cui presenza contribuisce fortemente a tratteggiare scampoli di vita pastorale e aiuta ad immaginarsi l’atmosfera narrata nel disco. L’ultima new entry è addirittura una seconda cantante specializzata in lirica, Claudia Beltrame, la quale fa da contraltare all’aggressività manifesta di Erika Ferraris a.k.a. Aeon e ci riconcilia con la soavità tipica del canto femminile.

Il secondo album degli Holy Shire, edito dalla britannica Heavy Metal Records, è un’azione tipicamente italiana di “man bassa” riguardo i suoni folk metal nordici sulla scia di quanto fatto, ad esempio, dai veneziani Vallorch in maniera più aggressiva e con meno contaminazioni; su The Legendary Shepherds of the Forest infatti trovano spazio anche inserti simil-doom e gothic, componendo un menu che sulla carta pare di tutto rispetto, mentre nel concreto vive di alti e di alcuni bassi. Dopo una breve intro, cala il sipario sulle note della violenta Tarots, canzone dal riff decisamente intrigante, a cui susseguono le due voci e gli altri strumenti: essa vive sul duo strofa-ritornello, buoni, il quieto intermezzo però sembra troncare ogni possibile variazione sul tema e infatti si riparte subito con le stesse modalità. La scelta delle due voci non è male, si poteva lavorare di più sulla loro sincronizzazione e dare maggiore presenza a Claudia, chiaramente più brava in tutto ciò che si richiede da un vocalist. Danse Macabre e il suo incipit di flauto così simile a quello de La Caccia Morta dei Furor Gallico fa ben presagire, rivelandosi poi effettivamente un discreto pezzo comprendente un segmento poetico in italiano alla Branduardi. Si prosegue con la titletrack senza ulteriori sussulti, l’encefalogramma rimane piuttosto piatto nella mediocrità di quanto offerto finora, ma fortunatamente si rialza con le due tracce seguenti: Princess Aries e Ludwig sono quanto di meglio troverete in questo platter, ovverosia melodie accattivanti e finalmente costruite per rimanere in testa, perfetto bilanciamento tra parti folk e quelle più heavy, una doppietta di indiscusso valore artistico. Un difetto che ci sentiamo di sottolineare riguarda l’eccessiva lunghezza di tutte le canzoni della seconda metà del lavoro, dalla lovecraftiana At the Mountains of Madness in poi, giacché una fruizione più fluida dell’opera gradirebbe che, nel momento in cui si comprende il range ideale dentro cui andare a pescare, non si cerchi di strafare col rischio di tediare l’ascoltatore; non facendo dell’impatto diretto la sua forza primaria, The Legendary Shepherds of the Forest vorrebbe stupire cercando vie alternative e credibili al sound di base, ma non riesce a sbrogliare il bandolo della matassa e spesso pecca di autoreferenzialità. Per esempio, in Inferno non si riesce a capire se nei primi minuti si stoni apposta o sia realmente un errore tecnico, fatto sta che il risultato lascia a desiderare. Solo complimenti invece per un brano come Ophelia, che unito ai due precedentemente citati forma un terzetto che da solo assicura qualità alla proposta dei musicisti milanesi; bellissimo l’andamento decadente unito ad una prova vocale da manuale di Claudia. Sulla produzione l’impressione è che si potesse alzare l’asticella, alcuni passaggi di chitarra non convincono pienamente e sembrano quasi provenire dall’impianto che tutto noi usavamo in cantina durante le prove, diversi anni orsono.

Concludiamo: tre canzoni di assoluto livello, talento inconfutabile, ampia libertà di movimento tra diversi sottogeneri, ma anche carenza diffusa di motivi che catturino il pubblico, durata esagerata di alcuni brani e sensazioni plurime di inconcludenza sulla strada da percorrere, stilisticamente parlando. Gli Holy Shire sanno il fatto loro e hanno senza dubbio le capacità necessarie per porsi obiettivi più elevati e raggiungere lo step successivo, da italiani faremo sicuramente il tifo per loro, ma c’è ancora da lavorare un attimo.



VOTO RECENSORE
63
VOTO LETTORI
60 su 1 voti [ VOTA]
dave
Giovedì 28 Marzo 2019, 9.33.13
2
non capisco l'utilizzo di cantanti diverse. Un gruppo è un gruppo..un album è un album..non è un festival di ugole diverse. L'identità e la coesione fa il gruppo.. e infatti qui spesso manca la forza...l'identità!
Simona
Sabato 16 Marzo 2019, 19.26.22
1
Ma ancora, al giorno d'oggi, si fanno recensioni del tipo "mi piace/non mi piace"? mostri di non sapere nulla dell'album, di chi ci ha lavorato (Masha degli Exilia, per esempio), mostri di non aver letto il libretto e neanche la storia della band (che ha sempre avuto un flautista in pianta stabile). Immagino poi l'enorme attenzione nell'ascolto per non esserti accorto che compaiono 5 cantanti diverse e nessuna di queste è Claudia Beltrame.
INFORMAZIONI
2018
Heavy Metal Records
Power/Symphonic
Tracklist
1. The Source
2. Tarots
3. Danse Macabre
4. The Legendary Shepherds of the Forest
5. Princess Aries
6. Ludwig
7. At the Mountains of Madness
8. The Gathering
9. Inferno
10. Ophelia
11. The Lake
Line Up
Aeon (Voce)
Claudia Beltrame (Voce)
Andrew Moon (Chitarra)
Frank Campese (Chitarra)
Reverend Jack (Tastiere)
Chiara Brusa (Flauto)
Piero Chiefa (Basso)
theMaxx (Batteria)
 
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