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Borknagar - The Archaic Course
16/03/2019
( 1030 letture )
Nel 1998 i Borknagar giungono alla pubblicazione di The Archaic Course, a due anni di distanza dal celebratissimo capolavoro The Old Domain, nel tentativo di confermare definitivamente quanto di buono fatto col secondo lavoro e rilasciando con la terza prova in studio il cosiddetto disco della maturità. The Archaic Course nasce penalizzato dall’ostacolo apparentemente insormontabile dell’abbandono di Garm dietro al microfono, ostacolo poi brillantemente superato con l’arrivo di ICS Vortex, qui apprezzabile per la grande cura dedicata all'alternanza tra il cantato pulito e lo scream, qui presente in misura nettamente minore rispetto ai lavori precedenti.

L’attacco di The Archaic Course, una volta premuto il tasto play, è semplicemente brutale. Le canzoni sembrano costruite su un impasto sonoro di black metal, ma non mancano inserzioni acustiche e passaggi quasi sinfonici esaltati dalle tastiere. L’album prosegue quanto fatto già in The Old Domain, ma verso una direzione più melodica ed enfatica, specie per quanto riguarda la voce, dedita prevalentemente a un cantato pulito gelido ma evocativo. A ritagliarsi prepotentemente la scena infatti c’è la voce di ICS Vortex, gradevole quando si lancia negli scream, ma trascinante e di grande impatto emotivo nella controparte in clean. Il suo timbro cristallino è subito riconoscibile e, come detto, conferisce una sensazione algida ed evocativa alle canzoni. Allo stesso modo va menzionato l'operato dietro le pelli di Grim, sfortunatamente venuto a mancare l’anno successivo. Il suo drumming è abrasivo e potente, tecnico quanto basta per il genere proposto. Sicuramente è apprezzabile anche il tentativo di discostarsi dai classici pattern black metal tipicamente in blast beat. Grim in questo album offre una performance più oculata e ragionata, in cui non mancano passaggi in doppio pedale maggiormente aggressivi e sostenuti, ma gli accenti sui piatti, gli stacchi e molti fill presenti in The Archaic Course hanno un sentore quasi rock. Certamente il lavoro del batterista merita un approfondimento, date le insolite soluzioni per il genere.

La produzione è tutto sommato di buona qualità per lo stile peculiare dei Borknagar, anche se non è esente da alcuni difetti. Se infatti i suoni della batteria e del basso sono nitidi e ben amalgamati e in particolare è apprezzabile lo spazio lasciato alle quattro corde, ben udibili e avvolgenti, la questione risulta però più confusionaria per quanto riguarda le chitarre e le tastiere. Gli intrecci melodici e i riff di chitarra in alcuni momenti si perdono, risultando a tratti caotici e poco definiti e anche le tastiere, qui impegnate a sperimentare sonorità atipiche per il black metal, come denota ad esempio l’impiego dell’organo Hammond in Ad Noctum, suonano soffocate e in sordina.

Le canzoni contenute in The Archaic Course hanno una costruzione contorta, quasi progressive, non tanto per l’esecuzione dei brani quanto per la continua ricerca di un’ipotetica fusione tra diversi generi e stati d’animo. Tra i momenti più riusciti del disco troviamo la potente e diretta Oceans Rise, dall’incipit con gli strumenti all’unisono di grande impatto emotivo. Segue nella seconda metà del disco Ad Noctum, celebre per l’insolito impiego dell’Hammond, dal suono retrò e caratteristico, sorprendente ancora oggi quando si pensa al contesto puramente black metal. The Black Token sfoggia una prestazione di alto livello da parte di ICS Vortex, qui impegnato su un registro piuttosto alto e pulito, ma naturale e tutt’altro che forzato. Le altre canzoni invece si attestano su ottimi livelli: ben arrangiate, ben suonate e soprattutto interessanti perché crescono con gli ascolti, appagando l'ascoltatore nel tempo. Sono brani epici, ma dall’epicità ostinata e ricercata nelle melodie, nonché nello stato d’animo trasmesso, che va vissuto e interiorizzato. Con la terza fatica i Borknagar cercano pertanto di comunicare forti emozioni grazie a canzoni intelligenti e costruite in modo cerebrale e chirurgico. Solo una volta compresa la struttura dei brani, che come accennato sono piuttosto contorti e caotici, ci si potrà abbandonare alla componente emotiva.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
90.5 su 4 voti [ VOTA]
enry
Domenica 17 Marzo 2019, 10.24.10
3
Band che mi è piaciuta tantissimo fino a Quintessence, gran disco anche questo, 80 ci sta tutto.
tino
Sabato 16 Marzo 2019, 15.43.32
2
concordo il loro disco migliore (per me) dopo il mostruoso the olden domain e l'ottimo omonimo, qua ovviamente il valore aggiunto è l'odiatissimo (perchè?) simen con la sua voce cristallina che abbellisce qualsiasi cosa, gruppo fantastico
valz
Sabato 16 Marzo 2019, 15.18.39
1
disco bellissimo con al suo interno il brano universal, che considero una delle canzoni più belle di sempre. la voce di vortex poi...
INFORMAZIONI
1998
Century Media Records
Black
Tracklist
1. Oceans Rise
2. Universal
3. The Witching Hour
4. The Black Token
5. Nocturnal Vision
6. Ad Noctum
7. Winter Millenium
8. Fields Of Long Gone Presence/Outro
Line Up
Simen "ICS Vortex" Hestnaes (Voce, Synth)
Oysten G.Brun (Chitarra)
Jens F. Ryland (Chitarra)
Kai K. Lie (Basso)
Grim (Batteria)
 
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