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Peste Noire - PesteNoire-Split-Peste Noire
18/03/2019
( 2776 letture )
Cambiamenti e tradizioni
Cambiare è necessario, doveroso nei confronti di quell’arte denominata musica, a prescindere dal genere suonato, spaziando dal jazz, all’industrial, rock, elettronica, country sino ad arrivare al metal. La musica non può continuare ad esistere ed evolversi se non vi sono contaminazioni tra i generi, ma a tutto v’è un limite poiché, anche se ogni suono può essere realizzato, non tutto è definibile come “di qualità”: la sperimentazione non porta sempre ad avere una “ciambella col buco”. I Peste Noire sono da sempre una band interlocutoria, essendo in grado di creare un crossover tra il folklore più oltranzista e la ferocia del black continentale. Album molto ben realizzati come il primo La Sanie des Siècles, sono stati in grado di innalzare il nome dei francesi tra le band più innovative del circuito underground, anche per via di questioni non puramente compositive. Non andremo per nulla al mondo a toccare l’aspetto più delicato, che lega la band a certe “visioni politiche”: rimaniamo focalizzati sull’aspetto prettamente musicale. Questo nuovo album esce dagli schemi, è quell’esperimento mai realizzato che aveva necessità di prendere vita, poiché, finché non tocchi l’estremo, non conoscerai mai i tuoi stessi limiti. Quarantotto minuti divisi in due porzioni nettamente contrastanti l’una dall’altra; ventisei di questi sono l’ipotetica progressione sonora del classico stile della combo, i restanti ventidue possono invece essere catalogati come un Rap/Hip-Hop misto a trap in chiave più elettronica. Pare uno scherzo ma non lo è: addentriamoci ora nella prima metà dell’album.

Parte Tradizionale
La prima parte, denominata tradizionale, è quella che maggiormente ricorda i vecchi fasti della formazione. Presenta quello stile marcio e degradato di sempre; purtroppo per noi, oggi non abbiamo più quel pathos che una volta era come veleno lungo ogni ascolto. L’atteggiamento dei vecchi K.P.N. era più verace e contorto, le due anime della band si intrecciavano all’unisono mentre oggi è come avere di fronte un classico album NSBM con incollati forzatamente dei dettagli folkloristici. L’idea che in questi ultimi anni Famine & Co. abbiano passato troppo tempo in Ucraina, prendendo influenze da gruppi mediocri quali M8l8th o Absurd, è discretamente palese. L’inizio è affidato a Aux Armes!, che già dal titolo lascia comprendere cosa ci si potrà trovare di fronte. Un quattro quarti diretto e senza fronzoli ci accompagna per quasi tutto il brano, dove i riff sono sempre più scarni e tirati all’osso. La prestazione di Famine è di buona fattura, risultando alla lunga la componente migliore del disco. Dopo un breve intermezzo avanguardistico di due minuti, veniamo trasportati nella bathoriana Songe Viking e le sue melodie proto-pagane, goffamente reinterpretate alla bene e meglio, poiché la classe e l’anima non sono di certo paragonabili; la conclusione è affidata a cori femminili che incrementano l’epicità, rialzando di poco l’asticella. Raid éclair e 666 millions d’esclaves et de déchets sono le due più tradizionali del lotto; la prima vede la partecipazione proprio di Alexey dei M8l8th , mentre la seconda non è altro che la ri-registrazione dell’omonimo brano apparso nel demo del 2002 Macabre Transcendance… . Graffianti il giusto, i Nostri riscoprono il proprio furore originario lungo tutta la durata del paltter, andando a creare un binomio che, per quanto buono, risulta ristagnare troppo nel passato di una Scandinavia che non gli appartiene e, sopra ogni cosa, tentando di riportare in vita i gloriosi tempi della primordiale scena francese. La sensazione è che in questa prima porzione la combo abbia volutamente inserito tutti i propri ferocia, rabbia e desiderio di vendetta, senza quasi ragionare sulla struttura dei brani e dimenticando l’aspetto più vero ed intimo che deriva dalla loro stessa cultura. Buono, ma manca un briciolo di personalità.

Parte Degenerata
A partire da una sorta di annuncio giornalistico recitato da una voce femminile, si dà inizio alla seconda tranche del disco, che risulta essere un pugno nei denti, non tanto per la violenza che scaturisce dalle composizioni, ma piuttosto per la abissale differenza di sonorità scelte ed interpretate. L’iniziale Noire Peste è solamente il primo gradino verso il basso, non v’è una traccia peggio dell’altra, tutte sono discretamente mediocri. Si ha l’idea che la versione demo, strumentale e peggiore degli ultimi Ulver sia mischiata ai Manes, interpretando il tutto con lo screaming black. Lenta, soporifera e a tratti disturbante, Turbofascisme ruota attorno ad un monotono giro di basso, su cui Famine è in lotta con sé stesso; la successiva e già conosciuta Aristocrasse scopre la veste più hip-hop del gruppo, riuscendo in qualche maniera a costruire una canzone ascoltabile, ma che di certo non porta nessuna novità o intuizione geniale. È la versione sperimentale che probabilmente doveva rimanere chiusa dentro un cassetto. Non si tratta di chiusura mentale o gusto musicale, ma di una visione obiettiva e super partes di quella che può essere l’esecuzione musicale riscontrabile nella media. Discretamente trascurabile. Possiamo trovare qui anche la reinterpretazione in chiave moderna di una vecchia traccia uscita sul già esordio della band: Des médecins malades et des saints séquestrés. Quest’ultima è stata svuotata della sua stessa anima e riproposta da una ipotetica cover band di sé stessa. Non v’è altro da aggiungere, avanziamo verso la conclusione.

Sipario
La già accennata volontà da parte dei Peste Noire di creare un “qualcosa di diverso” è la chiave di volta per interpretare l’album. Se ci fermassimo al solo giudizio in merito alla musica espressa, senza tener conto dei trascorsi del gruppo, saremmo sulla sufficienza tirata. La prima parte più violenta è canonica ed assolutamente non porta rispetto a ciò che i K.N.P. sono sempre stati, la seconda è il test d’ingresso di una band in un amalgama più commerciale, riuscendo solamente a tirare fuori qualche buona idea senza lasciare il segno. Siamo artefici del nostro destino: se tradisci te stesso, chi da sempre ti sostiene e chi ha supportato un movimento, cadi nella più grande delle tragedie. V’è una presa in giro verso un genere, che non si rispecchia assolutamente in quello che qui è proposto: il black in senso generale, non ha necessità di buffoni al suo interno. Probabilmente, il momento della caduta degli dei è arrivato, magari il fuoco dell’odio e del gossip si spegnerà, lasciando che siano solamente la musica e le doti stilistiche messe in atto a parlare.



VOTO RECENSORE
55
VOTO LETTORI
76.93 su 15 voti [ VOTA]
Dans
Domenica 7 Giugno 2020, 12.06.17
23
Certo che però definire Absurd e M8l8th mediocri ce ne vuole eh ...
Christian Princeps
Venerdì 12 Aprile 2019, 16.10.39
22
I Peste Noire sono una delle più elevate espressioni musicali(non solo metal) di questi ultimi anni.Anche in questo caso hanno saputo coniugare splendidamente sperimentazioni(nello spirito di certe band norvegesi avant- garde metal anni '90) con testi disturbanti. Detto ciò,pur in disaccordo con quanto scritto da Ad Astra(di cui leggo con piacere le recensioni e che apprezzo),ne lodo comunque il coraggio nello stroncare una band ritenuta importante come questa. Purchè tale bocciatura non sia (più o meno inconsciamente)condizionata da pregiudizi ideologici. Voto:90.
No Fun
Giovedì 21 Marzo 2019, 13.36.43
21
Bhe JC, a me sembra che l'accostamento ci stia tutto, nei testi ad es. sia nel modo di scrivere (uso dell'argot, del verlan e della parlata popolare, onomatopee etc ) che negli argomenti (nichilismo, descrizione di un mondo ridotto in rovina, carnalità, nazionalismo, razzismo ma anche sarcasmo e autoironia) ma anche nel modo di presentare questi temi con l'attitudine da clochard aristocratico arrabbiato col mondo intero e dal dichiararsi al tempo stesso anarchici e nazionalisti. Leggi i testi di "Des médecins malades et saints séquestrés" o di "Cochons carottes et les soers crotte" o di "666 milions d'esclaves et des déchets", secondo me potrebbero benissimo essere stati scritti dal Céline più allucinato. Poi certo qui si parla di musica. Ma visto che un po' so il francese e che Céline è, nonostante i pamphlet razzisti e le leccate immonde che ha fatto al culo dei nazisti, sul podio dei miei scrittori preferiti, la prima cosa che mi colpì dei Peste Noire furono proprio i testi che me lo ricordarono (tralasciando il fatto che alcuni testi sono proprio poesie di autori francesi ad es. Villon). E secondo me questo disco è carente anche da quel punto di vista: il sarcasmo disperato e l'inventiva cedono il posto a battute scontate e slogan e proclami nazionalisti sentiti mille volte, anche se qui riproposti in chiave rap. Céline poi non può replicare ma magari sua moglie sì, è ancora viva, ha più di cento anni e si è sempre opposta alla ripubblicazione degli scritti antisemiti del marito.
JC
Giovedì 21 Marzo 2019, 11.29.07
20
La razza è un pesce dell'ordine dei Raiformi, l'ho visto all'acquario di Genova. Sulla metafisica ittica non so che dire, ed il disco non lo ascolterò mai, però mi spiace vedere accostate certe band a Celine, che tra l'altro non può replicare.
Immolazione
Giovedì 21 Marzo 2019, 11.18.53
19
Disco bruttarello e insipido (55 è giusto, forse anche meno), dopo "L'ordure" per me sono finiti, tralasciando qualsiasi discorso politico
Trinch
Mercoledì 20 Marzo 2019, 6.57.13
18
POSSO PARLA' DA I BANCO?
Valerio
Martedì 19 Marzo 2019, 21.39.28
17
Per queste correnti di pensiero, la razza è una metafisica della forma: non c'entrano nulla le razze animali. Si tratta di quell'elemento formale di altissimo livello che riconnette l'ordine umano all'ordine divino. Il nesso metafisico tra l'uomo e la divinità, insomma. Cmq, ottimi i tuoi rilievi. Avresti scritto una bella recensione.
No Fun
Martedì 19 Marzo 2019, 20.22.42
16
Come ho scritto altrove, penso che Famine sia un personaggio particolare, ci sta il paragone con Céline. Reputo i dischi fino a l'Ordure delle opere in cui violenza dolore eleganza e autoironia stavano insieme con un equilibrio che sembrerebbe impossibile, sia nella musica che nei testi. Successivamente mi è sembrato che quell'equilibrio sia venuto meno, volutamente ha puntato più sul grezzume rurale e sulla contaminazione col rap rivolgendosi sempre più a una platea politicizzata. Questo disco inizialmente mi era piaciuto quando ho cominciato l'ascolto pensando fosse un ritorno allo stile iniziale, poi ho capito che anzi era "l'esplosione" del cammino intrapreso con l'Ordure. Il rap, la parte "degradata" è del tutto conseguente a quel discorso, infatti non capisco lo stupore che sembra aver provato il recensore. Anche dal punto di vista ideologico il rap per Famine è musica maschia volgare e violenta, con la quale può parlare al sottoproletariato bianco delle periferie e unirlo al black folk della Francia rurale tradizionale. Il discorso è coerente e qui diventa sberleffo plateale, buffoneria cosciente. Personalmente disprezzo discorsi sulle razze che vogliono trattare gli uomini come fossero cani maiali cavalli e altri animali da allevamento, ma senza capire il pensiero che c'è dietro questo "split" non si capisce la scelta di queste sonorità. Quindi per me la bocciatura ci sta, ma trovo normale che chi invece ha apprezzato gli ultimi lavori veda questo come il loro sbocco naturale. @Ad Astra, giusto due precisazioni: si dice "alla bell'e meglio" e non "alla bene e meglio" e KPN e non KNP (a meno che non abbiano cambiato modo di " firmarsi " )
Alex Cavani
Martedì 19 Marzo 2019, 14.46.57
15
Comunque dopo tutto il polverone sollevato, lo voglio ascoltare pure io che non mi interessavo ai Peste Noire da una vita e mezzo.
Franco
Martedì 19 Marzo 2019, 14.37.43
14
Non si tratta di smentirsi, ma di lavorare criticamente su di sé. La recensione non è ben fatta. Non valuta, ad esempio, a fondo la relazione di questo disco con i tre precedenti. Si ferma sugli steccati di genere. Usa male la figura del buffone. Pretende di parlare da una visione super partes (ma quando mai una recensione può aspirare a tanto?). Tuttavia, se vuole rimanere coerente, faccia pure.
Ad astra
Martedì 19 Marzo 2019, 13.45.04
13
Hai sopra una recensione, scritta ed argomentata, penso che non debba aggiungere nulla nei commenti. Sopra ogni cosa, smentiirsi è pura incoerenza, cosa che da sempre non mi appartiene. Ossequi e figli maschi.
Franco
Martedì 19 Marzo 2019, 12.57.56
12
@11: stupisce l'assenza di approfondimento e, al più, di autocritica. Almeno poteva dire: ho riascoltato le cose precedenti, ho preso atto dei vostri commenti, ho riesaminato il disco, ma rimango della mia idea. Qui si rimane ottusamente dell'idea. E con un'aggiunta che, sinceramente, fatico a comprenderne: a ciascuno il suo.
Luca
Martedì 19 Marzo 2019, 12.29.45
11
L’ultimo grande album è stato l’ordure a l’etat pur, che univa all’innovazione gli elementi del primo grande album..poi il gruppo si è perso nei deliri dell’imbecille del loro leader
Ad astra
Martedì 19 Marzo 2019, 9.54.10
10
Rimango dell'idea, penso anche di esser stato anche generoso con parole e votazione. Sd ognuno il suo. Saluti.
Joe91
Martedì 19 Marzo 2019, 6.26.21
9
Andrea, non dici niente?
Big lols
Martedì 19 Marzo 2019, 2.31.58
8
Solo un sordo o un totale incompetente potrebbe trattare questo disco come diviso in due parti "abissalmente" differenti fra loro: se davvero ci si vuole limitare al goliardico espediente concettuale suggerito da artwork e tracklist senza attivare il proprio cervello all'effettivo ascolto del lavoro, sarebbe altrettanto opportuno limitare le proprie ambizioni critiche ed evitare di imbarcarsi nella scrittura di recensioni così arroganti e costellate di una tale quantità di boiate monumentali. Sarei curioso di capire in che modo i Peste Noire "tradiscano se stessi", dato che rimandi elettronici/hip-hop sono già ampiamente presenti in dischi come "L'Ordure...", così come metriche tipicamente rap fanno capolino qua e là sia nella prima parte di questo stesso album sia in numerose altre uscite della band. Ma vabbè raga, basta vedere come l'unico riferimento alla discografia della band sia il debutto di 13 anni fa per comprendere la preparazione del recensore e il suo sincero sbigottimento davanti ad un disco di questo livello
Un mito
Martedì 19 Marzo 2019, 0.28.03
7
Pìesse: ...sì, anche linguisticamente la chiave "di volta" non serve ad interpretare un bel niente, e alla "bene e meglio" significa l'esatto contrario di quel che evidentemente voleva esser detto. Giusto per dirne due. Davvero un peccato che a un disco simile sia capitata una recensione di una supponenza e arroganza che, visti i limiti, sfiorano il patetico.
Un mito
Martedì 19 Marzo 2019, 0.23.15
6
Disco che come fanno ben notare i commenti ha del clamoroso, band che è sempre stata fuori dalle righe ed ogni schema perpetrando assoluta qualità. La recensione che recita come emblema di un loro album molto ben realizzato (?) il debutto (!!) si commenta da sola. Semplicemente assurda sotto ogni punto di vista - non ultimo l'arrivare su un disco simile oltre tre mesi dopo l'uscita per parlarne in questo modo.
Federico S.
Lunedì 18 Marzo 2019, 22.48.16
5
A me è piaciuto moltissimo e ritengo che Famine sia riuscito a trasmettere esattamente ciò che desiderava. Il filo conduttore dell'album basato sulla progressiva degenerazione è reso alla grande tramite la proposta musicale, grazie ad una prima parte che suona volutamente estrema e scarna (in contrasto con lo stesso black/dark folk schizzato proposto dai francesi nelle loro precedenti uscite), seguita da una seconda sezione dove si sente sempre più il trap col passare delle tracce. Questo cambio stilistico non è dovuto ad un calo d'ispirazione o al voler tentare un fantomatico salto nel mainstream, ma allo stesso concept del disco: dalla purezza alla sporcizia. Anzi, oserei dire addirittura che un lavoro particolare come questo era necessario, visto che avevo trovato "La Chaise-Dyable" carino, ma poco fresco. Mi dispiace per il brutto voto, ma è chiaro che sia dovuto ad una chiara divergenza a livello di gusti, in quanto un'uscita come questa divide per forza. Convinto di ciò che sostengo, arrivo pure all'80.
demetrio
Lunedì 18 Marzo 2019, 21.59.31
4
Album spettacolare, si può dire tutto di Famine, personaggio particolare a cui la sperimentazione è stata a cuore. Anche quando non è nel suo (intendo la seconda parte) è comunque fenomenale. Disco da avere.
Franco
Lunedì 18 Marzo 2019, 21.55.35
3
Si tratta di una commistione di generi molto particolare. Come è tipico di KPN. Un sincretismo ruvido, nero, anarchico: à la Celine. Gruppo unico!
Du er en drittsekk
Lunedì 18 Marzo 2019, 21.00.02
2
Come capita quasi sempre (mi riferisco ai siti metal in generale) si va a recensire il genere e non la qualità. Che senso ha fare recensioni di questo tipo? Basterebbe scrivere "per metà non è black metal voto 55" ed in questo modo sia chi legge che chi scrive la recensione evitano di perdere tempo.
Franco
Lunedì 18 Marzo 2019, 20.13.06
1
Album stupendo! Il recensore mi pare più attento ad annunciare una presunta caduta degli dèi che a valutare equamente l'opera... O a vedere tradimenti nei confronti dei fruitori...
INFORMAZIONI
2018
Militant Zone
Avantgarde
Tracklist
1. Aux Armes!
2. Interlude
3. Song Viking
4. Raide éclair
5. 666 millions d'esclaves et de déchets
6. Noire Peste
7. Des médecins malades et des saints séquestrés
8. Turbofascisme
9. Aristocrasse
10. Domine
Line Up
Famine (Voce, Chitarra, Basso)
Splegoth (Tastiera)

Musicisti Ospiti:
Lola (Voce)
Alexey (Voce nel brano 4)
Lazareth (Tromba)
Saartjie (Violoncello)
Ardraios (Batteria)
Aube (Elettronica)
 
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