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Beast in Black - From Hell with Love
18/03/2019
( 1668 letture )
Della fuoriuscita di Anton Kabanen dai Battle Beast se ne sono dette di cotte e di crude ed è inutile rivangare in questa sede quali furono le cause della separazione. Quello che più importa è che quello split portò alla creazione di un nuovo progetto firmato dal musicista, chiamato Beast in Black", invero senza troppo sforzare la fantasia. Il lavoro di Kabanen col suo nuovo gruppo è ripartito proprio da dove si era interrotto quello con i Battle Beast, con la “Bestia in Nero” che in molti frangenti pare ricalcare pedissequamente lo schema seguito, peraltro a sua volta citazione di altri schemi con ben più storia alle spalle. Ci troviamo pertanto ad avere a che fare con un eccellente cantante il quale risponde al nome di Yannis Papadopoulos (Wardrum); con un pugno di ottimi musicisti a dar man forte a lui ed al mastermind, con Atte Palokangas (Thunderstone) a sostituire ora Sami Hänninen; ed in occasione di questa loro seconda uscita, con un lotto di pezzi chiamato a bissare il successo ottenuto da quelli presenti nella scaletta di Berserker, ma con atteggiamento molto più “conciliante” verso ascoltatori dai gusti più leggeri. All’ascolto di From Hell with Love, appare infatti subito chiaro come alcune delle caratteristiche tipiche della scrittura di Kabanen, già appariscenti di loro, siano state volutamente enfatizzate in modo così marcato in sede produttiva da scelte oltremodo pacchiane, da rendere tutto a tratti addirittura fastidioso nella sua volontaria ricerca di un eccesso di tamarraggine. In particolare quando l’elettronica porta tutto su territori banalotti che ben poco hanno a che fare col Rock, relegando l’aspetto Power della realizzazione in secondo piano, come accade proprio con la title-track.

Andando ad analizzare gli altri brani non si può evitare di notare come il singolo Sweet True Lies sia così “invitante” all’ascolto che potrebbe essere firmato da Bon Jovi, mentre Die By the Blade, già non esaltante in quanto connotata da un citazionismo estremo, è svilita da un arrangiamento Electro-Pop e da tastierine che coloro i quali hanno attraversato gli anni 80, ricorderanno associate a molti gruppi che il grande Battiato avrebbe definito “finto Rock”; ma non è nemmeno questo il punto realmente dolente. Indubbiamente, molte delle canzoni di From Hell with Love mostrano la capacità di svolgere il loro ruolo, che si risolve nello stamparsi in testa con estrema facilità. In questo senso a fare il loro sono Cry Out For A Hero; From Hell with Love (pur al netto di un arrangiamento che prevede la presenza di quella banalissima elettronica di cui sopra); la magniloquente Repentless; Unlimited Sin e True Believer, anche se in quest’ultima l’elettronica introduttiva, stavolta in salsa addirittura Disco, diventa apoteosi del kitsch. This is War mostra qualche spunto più vario, poi Heart of Steel fa ripiombare in pieno in quel banalizzante mood da edonismo reaganiano musicale anni 80 che la chiusura più decisa affidata a No Surrender non riesce a stemperare. Della partita, ovviamente, anche la ballata romantica e sognante di prammatica, ruolo svolto da Oceandeep. Tutto molto ed intenzionalmente scontato, titoli delle canzoni compresi.

Prodotto da ascoltare ed eventualmente apprezzare evitando con la massima cura di rapportarlo col mondo esterno giunto ormai all’anno di grazia 2019, From Hell with Love contiene indubbiamente del buono, ma nulla che abbia a che fare con la qualità della scrittura in senso assoluto. Ottimi musicisti sui quali spicca un cantante il quale, nonostante un eccesso nell’uso del falsetto che rientra comunque nella cifra stilistica della band, è in grado di farsi potenzialmente valere in ogni ambito Rock e non solo; tanta professionalità ed altrettanta capacità di lavorare nella direzione scelta ottenendo alla fine il risultato sperato da parte di tutti e se mi concedete l’affermazione azzardata, un cattivo gusto davvero ottimo. Il problema è che gira e rigira, il risultato in questione è comunque il festival della citazione, la convention mondiale del copia-incolla, il raduno annuale del già sentito; e da molti, ma molti anni. Tutto suona banalmente prevedibile e la scelta di strizzare l’occhio al Pop-Rock in più di un passaggio, magari solo per introdurre un brano poi più deciso di ciò che i primi secondi del suo sviluppo lascerebbero intuire, rende ogni cosa quasi indisponente. Perché i Beast in Black in realtà sono bravi e si sente. Non solo perché sanno fare il loro mestiere, ma perché capaci, come detto, di arrivare ad un risultato in modo quasi scientifico muovendosi per scelta tra Power, Synth-Pop, Metal ed AOR. In virtù di ciò chi cerca solo pezzi facili, da cantare con la band già durante il primo ascolto magari nel segno dell’omaggio da manuale ad un certo Heavy/Pop Rock degli anni 80, ne sarà appagato. In questo senso From Hell with Love non può essere bocciato, ma produrre dischi che non siano solo piacevoli anacronismi e cercare di non rovinarli con l’aggiunta di sovrastrutture elettro-plasticose che già nella decade di riferimento cominciavano a sembrare stantie, dovrebbe essere imperativo per consentirgli di sopravvivere a loro stessi. Invece…



VOTO RECENSORE
64
VOTO LETTORI
79.27 su 11 voti [ VOTA]
Marco75
Martedì 7 Maggio 2019, 18.28.46
20
Una piccola correzione al mio commento: quando ho scritto "...si può dire lo stesso di tutti i dischi metal..." intendevo di tutti i dischi metal degli ultimi anni, le produzioni recenti insomma...(e naturalmente la à di onestà, poche righe sopra....)
Marco75
Martedì 7 Maggio 2019, 18.02.27
19
Ho letto molti commenti negativi su quest'album e mi sento di dire subito una cosa:troppo facile criticare dischi come questo. From hell with love è uno di quegli album che offre deliberatamente la gola alle zanne dei detrattori e lo fa con il sorriso sulla faccia. Di questi dischi amo l'onesta e la schiettezza. Già. I Beast in Black si buttano a capofitto in melodie pacchiane e infarciscono il disco di elettronica posticcia (ma tutt'altro che invadente) e riescono nell'intento di tenere sempre alta l'asticella dei giri perché hanno personalità e stile e tanto basta. I pezzi sono diretti, schietti e adrenalici. Li abbiamo già sentiti mille volte? Forse, ma allora si può dire lo stesso del novanta per cento di tutti i dischi metal, di qualsiasi sottogenere, è un discorso che lascia il tempo che trova. From hell with love non è un capolavoro e non vuole esserlo, ma è un prodotto di tutto rispetto, strapompato e ruffiano, è vero, ma ugualmente suonato con cuore e cervello. Io piazzo un 80, sissignori, e sparo il volume a mille...
DF800
Martedì 26 Marzo 2019, 15.15.41
18
Si sta perdendo la bussola.ormai gran parte dei dischi basati all 80 % su produzioni iper pompate e artificiali , il restante 20% è musica. Canzoni piatte, inconsistenti (tranne qualche bvuona linea vocale qua e la), ritrnelli abbastanza elementari e dipresa mediocre. Voto prsonale 45. Il primo album er molto buono peccato, band destinata a sparire nel giro di qualche anno.
HeroOfSand_14
Sabato 23 Marzo 2019, 9.33.01
17
Questo From Hell With Love è talmente immediato e di facile presa che, anche dopo un solo ascolto, posso dire che è un album "figo" e divertente, sulla linea del debut ma meno metalloso e molto più synth oriented. La definizione "metal+Abba" qui si sprecherà, bei brani (forse nessuno memorabile però) con belle melodie, devo ancora capire quello che spiccherà di più. Rimane il fatto tutto puzza un pò di costruito ad hoc e di "chimico", nulla di "naturale". Alla lunga questa cosa porta a stufarsi di certi gruppi, ed ho paura che i Beast saranno tra questi
Luky
Giovedì 21 Marzo 2019, 14.30.57
16
Mi piace un sacco lo stile del cantante e amo le canzoni rock anni '80, però, rispetto al debutto, quest'album mi piace molto meno. 65. PS: anch'io, come Raven, avevo pensato che sweet true lies sarebbe stata una perfetta canzone da bon jovi
lux chaos
Giovedì 21 Marzo 2019, 11.20.09
15
Io ascolto chili di AOR/hair metal/street sleaze, ma non l'ho apprezzato lo stesso, tranne due o tre pezzi. Non c'entra un tubo il genere, il problema é il songwriting, in un genere cosi se non azzecchi il ritornello, fulcro del pezzo, te ne vai a casa, e qui ne beccano proprio pochi. Tanto mi ero esaltato per il primo, tanto sono rimasto deluso da questo...peccato, una voce cosi incredibile sprecata in un progettino cosi...bah
Harlan
Martedì 19 Marzo 2019, 22.54.56
14
Di una piattezza disarmante, dei ritornelli al limite del pacchiano e solita produzione che in questi generi è sempre iper pompata. Un peccato che un ottimo e versatile cantante come Yannis debba perder tempo dietro questo carrozzone da circo, 40 e sono buono..
Enrico 86
Martedì 19 Marzo 2019, 22.46.13
13
Il disco è discreto, vogliono regalare un ascolto leggero e frizzante e lo fanno. Unico appunto: non chiamiamolo power metal, pop metal è decisamente più opportuno.
Metal Shock
Martedì 19 Marzo 2019, 20.21.51
12
I Warrior's Path ed i Beast in Black sono due gruppi con un sound ed un target completamente diversi: i primi, che poi sono più che altro un progetto solista del chitarrista a cui Yannis presta solo la voce, fanno un classico heavy metal/epic con innesti power, i secondi in questo disco di power hanno poco per questo ho scritto POP METAL etichetta che ultimamente è stata tirata fuori per tanti gruppi in modo ridicolo ma che ben sta a quanto proposto in questo disco. Ovviamente i trve metaller saranno inorriditi ma chi ascolta suoni più "ieggeri", hard rock, AOR ecc. di sicuro li può apprezzare.
Silvia
Martedì 19 Marzo 2019, 15.39.12
11
Che c'entra che a te sembri un'accozzaglia di idee, l'ispirazione è quella. Anche x me il power è ben altro. X quanto riguarda Yannis ha un sacco di altri progetti e collaborazioni con altri gruppi x fortuna hahaha 😁 (scherzo dai!)
masquerade
Martedì 19 Marzo 2019, 15.25.01
10
Ma quali Abba, io qui sento solo una cozzaglia di idee, messe tutte insieme e pure male! ottimi musicisti, ottima produzione, ma canzoni patetiche (ribadisco che il primo lavoro nn era male). Se voglio ascoltare power ascolto vero power e non sta roba da adolesenti. Mi lascia perplesso che un cantante come Papadopoulos registri un disco cosi, visto e considerato che il suo nuovo progetto, Warrior's Path è di tutt'altra fattura e lo ascolto piacevolmente da ormai oltre un mese. Misteri del business di bassa lega
Silvia
Martedì 19 Marzo 2019, 15.19.09
9
Sono d'accordo sul fatto che la parola pop venga buttata a casaccio ultimamente ma a mio parere qua le reminiscenze di quello che negli anni 80 si chiamava elettro-pop ci sono. Il ritornello di Sweet True Lies nella struttura non vi ricorda gli Abba? Anche Kabanen ha specificato di aver tratto ispirazione dalla musica degli 80/90 basata sulle tastiere. Poi ovviamente ognuno di noi sente richiami a vari generi anche in base al background.
masquerade
Martedì 19 Marzo 2019, 15.08.51
8
ultimamente si cita in alcuni siti un po troppo la parola Pop, genere muicale immondezza che col metal non c'entra, appunto, nulla. questi fenomeni qui han tirato fuori un bell'esordio ma un secondo album da delegare alla mensola se qualcuno fa l errore di acquistarlo. si tratta di una sorta di power metal con tastiere in bella evidenza come sabatn, bloodbound e compagnia cantante. ulla piu di un onsta sufficienza tendente al mediocre.
Silvia
Martedì 19 Marzo 2019, 12.10.25
7
Figurati entropy. Se ti piace il power ti consiglio il precedente gruppo del cantante, i greci Wardrum che io ho apprezzato parecchio.
entropy
Martedì 19 Marzo 2019, 11.31.13
6
grazie Silvia, anche dalla recensione si intuisce quello che dici. Ripeto non fanno per me. Non sono solito commentare album che non ho comprato, però sul sito non c'è la recensione di "berserker" , quindi qui era l'unica occasione per esprimere quanto non mi sia piaciuto il precedente album e quanto poco li apprezzi come gruppo in generale.
Silvia
Martedì 19 Marzo 2019, 10.52.58
5
entropy se nel primo i passaggi "catchy" c'erano già in questo sono diventati un elemento centrale e inoltre ci sono tante reminiscenze elettro-pop anni 80 ma senza lo spessore di quei gruppi del passato (a mio parere ovviamente).
entropy
Martedì 19 Marzo 2019, 7.38.53
4
Io possiedo il precedente, se lo stile come sembra è ancora quello, direi che non fanno per me. Li trovo irritanti. Non so cosa vi riferiate con pop metal, ma direi che non fa per me (mi fanno un po pensare alle baby metal o come si chiamavAno)
Metal Shock
Lunedì 18 Marzo 2019, 21.56.06
3
Anche io non sono d'accordo col recensore: questo è un buonissimo lavoro di POP METAL, che riprende certe sonorità tipiche degli anni 80' e le attualizza con un sound più moderno. Canzoni che ti si stampano in mente al primo ascolto, cori da cantare a voce alta, ottima prestazione del cantante e dei musicisti. Per me nel suo genere, di certo non power metal, già da adesso uno dei migliori dell'anno.
Silvia
Lunedì 18 Marzo 2019, 21.46.20
2
D’accordo con la recensione, x me questo secondo album è una grande delusione mentre il primo mi era piaciuto. Il cantante veramente eccellente e questo è solo un micron di quello che sa fare dato che dalla sua ha estrema versatilita’: metal, pop, folk, non penso ci sia niente che non sappia interpretare con grande cuore e ottima timbrica e tecnica. Comunque il gruppo sta avendo grande successo in Finlandia e Germania, mi fa piacere x loro ovviamente 😊
Graziano
Lunedì 18 Marzo 2019, 21.25.52
1
Per me invece sono una band favolosa. Bisogna ascoltarli con un pizzico di autoironia ma suonano freschi pur riproponendo in salsa power stilemi di tre decadi fa....
INFORMAZIONI
2019
Nuclear Blast Records
Power
Tracklist
1. Cry Out For A Hero
2. From Hell With Love
3. Sweet True Lies
4. Repentless
5. Die By The Blade
6. Oceandeep
7. Unlimited Sin
8. True Believer
9. This Is War
10. Heart Of Steel
11. No Surrender
Line Up
Yannis Papadopoulos (Voce)
Anton Kabanen (Chitarra)
Kasperi Heikkinen (Chitarra)
Mate Molnar (Basso)
Atte Palokangas (Batteria)
 
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