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Saor - Forgotten Paths
27/03/2019
( 1457 letture )
Può sembrare la fiera delle banalità, il trionfo dei luoghi comuni, ditelo come più vi pare e piace, ma all’occhio e all’orecchio di un semplice auditore non britannico, Forgotten Paths, come tutta la produzione di casa Saor del resto, sgorga (ancora) Scozia e Highlands da ogni nota suonata: caricare, mirare, fuoco, obiettivo centrato. Andy Marshall, mastermind di quella che è, a tutti gli effetti, la sua creatura, sposa, amante e amica, anche dopo tre anni dall’uscita di Guardians , è fermo con corpo, spirito e mente ben lontano dai centri urbani che vivono sotto il segno della bandiera bianco-azzurra…e finché i lavori si assestano (e si assesteranno) su questi livelli, a noi, in fondo in fondo, sta decisamente bene così. Se consigliare ai non addetti ai lavori quanto inciso da Andy Marshall in precedenza è un’altra ovvietà, è tempo di procedere con le presentazioni di rito. Avantgarde Music, la nostrana ed eminente label, si occupa della pubblicazione del disco, sostituendo così la tedesca Northern Silence Productions: leggere Saor sotto il roster Avantgarde Music non può che essere motivo d’orgoglio per chi segue assiduamente le uscite di cui si occupa l’etichetta meneghina da un quarto di secolo con successo. La cover art di Forgotten Paths, ad opera del cantante serbo di Gorgoroth e Triumfall, Stefan Todorović, è una gioia per gli occhi, così come lo è il packaging del formato fisico del digipack/vinile. Come si può notare nello specchietto a destra, Marshall si affida ad un’altra tornata di ospiti per realizzare le proprie idee: il più illustre degli stessi è sicuramente Neige, leader degli Alcest, qui autore di una performance mantenuta su bassi profili. Di contro, leggere il nome di Neige tra le “comparse” del platter, è un chiaro indicatore dello status raggiunto da Saor. A ruota, poi, si notano i nomi del batterista Carlos Vivas, che incide al posto del turnista live Bryan Hamilton, quello dei “fondamentali” Kevin Murphy/Lambert Segura, indispensabili per conferire il taglio folclorico al Saor-sound, e infine troviamo la new-entry Glorya Lyr, la quale è autrice dell’outro strumentale Exile, chiosa tutta arpa e quiete, fisiologicamente indispensabile dopo trenta minuti perlopiù votati a violenza ed epica. Sì, giusto, poi c’è lei, Sophie Rogers, volutamente isolata da chi scrive dal resto della compagine perché nel breve minutaggio concessole in Bròn ha funto da vero valore aggiunto, elevando tale brano a punta di diamante dell’opera intera. E ancora una volta la proposta del Nostro rimane strettamente connessa alla furia primigenia del black che pennella paesaggi e scorci d’altri tempi, dannatamente selvaggi ed evocativi, miscelata ad un buon dosaggio di inserti acustici che più autoctoni non si può. Non solo: ancora una volta Andy Marshall si dimostra una figura colta e raffinata per quanto riguarda l’aspetto lirico-testuale, inserendo nei suoi brani intere poesie di autori scozzesi, che citeremo poi, perfettamente contestualizzate in questa uscita. Con il brano d’apertura si viene subito travolti da una bufera di suoni ed emozioni: il riffing è tagliente, il nocciolo è uno scritto di Neil Munro, To Exiles, impetuoso è il risultato. L’entrata in scena della chitarra acustica e del violino di Segura sollevano ogni dubbio: Scozia all’orizzonte, e solo Scozia vi sarà, anche oltre quella linea immaginaria. Da lì si riprende con il riff principale sovrastato dallo scream gutturale e selvatico di Marshall, accompagnato dai sussurri di supporto di Neige. Dalla seconda metà del brano, pare che siano gli Alcest a dettare i canoni formali e, ça va sans dire, Neige si erge a protagonista di questo frammento: un piano delicato, la voce eterea del singer francese e i passaggi di violino plasmano un segmento dai connotati sì folk, ma aperti anche su un altro fronte, quello del più moderno blackgaze. E dato che ogni dettaglio è curato sotto ogni aspetto e nulla è lasciato al caso, è giusto menzionare fra i migliori momenti della title-track il finale, dominato dalla coppia Segura/Murphy. In Monadh, il copione cambia di poco, anzi più ci si addentra e ci si perde nella brughiera (“monadh”, appunto, in scozzese gaelico), più la qualità sale: i primi cinque minuti al cardiopalma del brano meritano una serie di osservazioni. O meglio, rigiriamo la questione: cosa si può recriminare all’attacco all’unisono a 1.30 degli strumenti prettamente metal e folk, all’insinuarsi della chitarra elettrica a 2.16 con quel taglio tanto epico, quanto disperato, al riff così impantanato tra i ghiacci svedesi (non è un errore geografico…) a 3.02, o allo scream che esplode, sconfinando, in growl? È un’epopea e, da tale, va solo vissuta, seppur il brano rimanga inchiodato per tutta la seconda metà in un piccolo numero di idee realizzate in solitaria da violino e cornamusa tranquillamente accorciabili. Bròn, oh Bròn: chiudiamo in bellezza? Facciamolo. Facciamolo e che non se parli più. Il mastermind pesca ancora da Neil Munro, da Nettles, dalle ortiche sotto le quali giacciono i morti.

There’s deer upon the mountain,
There’s sheep along the glen,
The forests hum with feather,
But where are now the men?
Here’s but my mother’s garden
Where soft the footsteps fall,
My folk are quite forgotten,
But the nettle’s over all.


Bucolica, sepolcrale, romantica: un cervo che scruta fiero verso l’orizzonte, le chitarre che ronzano, la valle, la foresta che sembra parlare. Manca qualcuno. Gli uomini. Dolore, tristezza, sofferenza, desolazione. Bròn in scozzese è questo e altro: a 3.07 Saor scrive nel pentagramma questa parola e chiude un cerchio cominciato due brani fa, in quell’inarrestabile accelerata messa a tacere dall’angelica voce di Sophie Rogers. Dodici minuti di folk/black come raramente capita di sentirne, che lasciano spiragli di infiltrazione ad un approccio, in un certo senso, easy listening nel momento del ritornello. Di nuovo, nulla è lasciato al caso, nemmeno nel caso del finale di Bròn. Glorya Lyr magheggia elegantemente con l’arpa nell’outro strumentale: rimuovetevi di dosso ogni sentimento malvagio, di disperazione, di tortura spirituale. Son le stelle che vi parlano.

Fine, attorno tutto tace. Qualcosa non torna: siamo ancora affamati, ci guardiamo attorno spaesati, ne vorremo ancora, ad alcuni basta, ad altri no, ma i trentotto minuti sono volati. Ed è, paradossalmente, nella scarsa durata che risiede il difetto (imperdonabile) di Forgotten Paths, in quanto il materiale offertoci questa volta, preso nel suo complesso, è la quarta conferma consecutiva dell’artista scozzese. Di poco inferiore alle due uscite precedenti, riesce comunque a rivelarsi un degno biglietto da visita per chi fosse ancora all’oscuro di Saor in cui vengono condensate ottime idee, a volte eccellenti, ad altre leggermente anonime, il tutto grazie ad un inaspettato dono della sintesi. Ai fan di vecchia data, duole dirvelo, toccherà versare qualche lacrima: grandi premesse (tre, come i brani cantanti), quarto manifesto, ma si poteva ambire a qualcosa di più grande, fermo restando che tale lavoro è (e sarà) un’uscita imprescindibile per chi nella brughiera è solito vagabondare e perdersi, acusticamente parlando…



VOTO RECENSORE
79
VOTO LETTORI
81 su 8 voti [ VOTA]
mardonziak
Giovedì 6 Giugno 2019, 9.26.13
15
Un buon disco ma che non riesce a catturarmi come i precedenti. (70/100 per Me) Trovo molto interessante il commento di Todbringer83; che ne analizza una possibile lacuna (sulla voce).
Todbringer83
Mercoledì 5 Giugno 2019, 17.40.10
14
Accurati ascolti non sono bastati a farmi gridare al miracolo. Pur trattandosi di un più che discreto lavoro credo che manchi di qualcosa. Non colpisce pienamente nel segno nonostante i molti spunti degni di nota. Non è chiaro quale sia il difetto ad oggi, probabilmente la voce di Marshall pecca di poca incisività, e si perde in quello che è un vortice quasi interamente strumentale. Di fatti quando scende in campo Neige l'anima della musicalità si riaccende (non a caso la title track è il mio brano preferitto) come azzeccata in Bròn è la prova di Sophie Rogers. Forse l'aggiunta di un singer a tutti gli effetti apporterebbe quel quid in più alla band. Voto : 74
No Fun
Sabato 11 Maggio 2019, 11.32.22
13
Bellissimo, sembra di stare lì attorno a un fuoco nella brughiera ad ascoltare questa musica. Non sono d'accordo sul fatto che la scarsa durata sia un difetto, ma anche perché in generale i dischi troppo lunghi non mi esaltano, immagino che i fan avrebbero preferito perdersi un po' di più in questa musica. Ma come dice anche Giax c'è il dono della sintesi ma per me non è neanche questo, è che questi trentotto minuti lasciano dentro tanto, saziano ma fanno anche venire voglia di essere gustati di nuovo.
lisablack
Giovedì 4 Aprile 2019, 12.58.39
12
Molto bello..veramente..me lo devo procurare, band che non conosco, ma rimedio.
lisablack
Giovedì 4 Aprile 2019, 12.58.38
11
Molto bello..veramente..me lo devo procurare, band che non conosco, ma rimedio.
Silvia
Giovedì 4 Aprile 2019, 1.14.34
10
Vero, sa far sognare e percepire sensazioni diverse: momenti di solitudine, altri di pace poi ancora momenti struggenti e disperati a tratti. Stupenda l’apertura del disco e magnifici certi intrecci
Andry Stark
Giovedì 4 Aprile 2019, 0.46.02
9
Ottima recensione, pienamente d'accordo. Ancora una volta questa and sa farti sognare e assaporare le lande della scozia, ennesimo album maestoso, l'unica pecca a parer mio è la durata un pezzo in più non mi sarebbe dispiaciuto. Alzo il voto ad 88.
Alex Cavani
Mercoledì 3 Aprile 2019, 21.02.29
8
Aspettavo l'arrivo del Marchese su questa recensione, con cui mi aspettavo di concordare in toto
Le Marquis de Fremont
Mercoledì 3 Aprile 2019, 16.31.23
7
Album strepitoso e bellissimo, come i precedenti. Certo, poteva essere più lungo ma preferisco un po' più corto ma eccellente che una tiritera lunga e scarsa. Qui, la parola capolavoro non è proprio fuori posto. Mi è piaciuta anche la recensione ma ovviamente dissento dalla chiosa finale. Continua presenza sui miei device, soprattutto quando vado a cavallo. Spero Mr. Andy Marshall continui su questi livelli. Au revoir.
Flagellus75
Domenica 31 Marzo 2019, 18.57.56
6
Brividi dalle prime note...Maestoso, struggente, nebbioso. Cosa c'è di meglio che questo e un bicchiere di whisky torbato di Scozia? Che capolavoro Poi apro gli occhi e mi ritrovo in questa caotica città....
Gups
Venerdì 29 Marzo 2019, 23.14.09
5
Veramente interessante. Che suoni! Che atmopsfere! Occupa i miei ascolti assieme all'ultimo Veldes, "Flameless"... sarebbe figo vederne la recensione....
VOX POPULI
Giovedì 28 Marzo 2019, 22.08.57
4
Un capolavoro.. roba da far impallidire il quarto album dei Led Zeppelin..............
Cristiano Elros
Mercoledì 27 Marzo 2019, 21.35.07
3
Bell'album, evocativo ed affascinante! Tuttavia avrei preferito che le canzoni fossero un po' più corte e ci fosse stata una traccia in più, giusto per gustare meglio il tutto
Alex Cavani
Mercoledì 27 Marzo 2019, 14.43.00
2
100 secco, ma per me è un capolavoro personale. Non ascolto altro con tanto trasporto da ormai novembre scorso. Bellissimo, non cambierei una nota. Lo farei durare solo di più.
Jan Hus
Mercoledì 27 Marzo 2019, 13.28.24
1
Secondo me non è inferiore agli altri. Lo sento più maturo, di quella maturità che magari fa guadagnare bellezza e perfezione e perdere fascino (il fascino dell'imperfezione).
INFORMAZIONI
2019
Avantgarde Music
Folk/Black
Tracklist
1. Forgotten Paths
2. Monadh
3. Bròn
4. Exile
Line Up
Andy Marshall (Voce, Chitarre, Basso)

Musicisti ospiti:
Carlos Vivas (Batteria)
Neige (Voce in traccia 1)
Kevin Murphy (Cornamusa in traccia 3)
Lambert Segura (Violino)
Sophie Rogers (Voce in traccia 3)
Glorya Lyr (Arpa in traccia 4)
 
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