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Contrarian - Their Worm Never Dies
29/03/2019
( 1535 letture )
Spaesamento, naufragio, rassegnazione e poi morte: una possibile sequela esperibile nello spazio più cupo e solitario. Ogni pensiero di salvezza non può che essere annichilito dal danzare delle proprie membra nel vuoto cosmico, sapendo soprattutto che soli non lo si è davvero. La realtà è solo una sopravvalutata maledizione in cui è difficile trovare bellezze se non deturpate e già prossime alla morte. Ogni respiro esalato è il canto del cigno, ogni possibile salvezza è un’illusione mendace. Oltre la realtà c’è la fantasia, lo sconosciuto, l’inconoscibile e poi lui… il cosmo. L’insieme di tutto ciò che è stato detto fin ora si concretizza nella paura, la paura che si manifesta nei minuti di Their Worm Never Dies, nuovo disco dei Contrarian.

Ogni speranza viene distrutta sin dall’inizio dell’opera, il quale è permeato di velocità e furia cieca e in cui si viene letteralmente investiti da sassate sonore pronte a stordire l’ascoltatore con manciate di nichilismo. Nichilismo che persevera sino all’ultimo secondo, fatta eccezione per i tre minuti e dodici secondi della title track -nonché penultima traccia- che si pone come vero e proprio stacco riflessivo dai toni cosmici. Stacco condito da un assolo ed echi quasi romantici, in cui la chitarra solista sembra piangere e donarci le sue lacrime in secondi di pura perdizione, per poi esplodere nelle ultime sequenze di ritrovato ardore. Ma d’altronde era la quiete ad essere di troppo, e lo status quo viene ripristinato ancor prima di arrivare alla suite conclusiva Whomsoever Worships the Whiteworm.
Ciò che non si può ignorare è il basso a carico di Ed Paulsen, che tecnicamente è nello stesso cosmo in cui ci vogliono portare i Contrarian con questo disco, ma il meglio di sé lo dà in personalità ed estro. Ascoltando le sette tracce dell’opera non si può che rimanere sbalorditi dai labirinti creati da Ed, dal loro essere privi di ogni amalgama con il resto degli strumenti e dal loro aspetto solistico. Capiterà di considerare le linee di basso di Their Worm Never Dies come appartenenti ad un altro disco, completamente autonome e capaci di intonare criptici passaggi quasi distaccandosi dagli altri membri della band, perdendosi in un flusso di coscienza strumentale. Spendere altre parole è quindi indecoroso e sminuente nei confronti del protagonista dell’album, fautore in più di un’occasione anche di sonorità tipiche dei migliori Ne Obliviscaris, i cui interludi sopraggiungono alla memoria ascoltando i Contrarian. La sezione ritmica è una nebulosa di intrecci poliritmici a carico del mastodontico George Kollias (Nile) che, oltre a incidere le pelli con un connubio di sonorità progressive e death con una semplicità disarmante, dona il suo contributo vocale in modo piuttosto discreto. Il tono acido e tagliente ben si sposa con il sound, necessitando però di qualche brano per essere assimilato e accolto dalla psiche dell’ascoltatore. Gli inni cantati dal buon Kollias si rifanno alla morte, alla tremenda e naufragante condizione del reale; la falce miete vittime durante l’ascolto rendendoci attratti in maniera quasi perversa dall’occulto e dalle fantasie del “Wingless Dragon” che vola nel cielo sopra di noi per ricordarci la nostra fine. Le fantasie dei demoni si realizzano in amplessi di reale e fittizio, di concreto e intangibile, giungendo infine all’ottima cover. Al fine di farci disperare, i Contrarian hanno ben deciso di costruire anche un guitarwork folle, non sempre capace di stupire -e di non cadere in riff già sentiti- ma privo di redini. Le sfuriate più devastanti sono a carico degli assoli. Qui il confine tra genio e follia sembra manifestarsi in questi momenti di puro death metal dalle tonalità prog e in alcuni frangenti persino black. Sette tracce e ben undici assoli rendono l’album una violazione completa dell’udito umano. The Petition meglio rappresenta questo deturpamento uditivo con il suo primo assolo inserito in un contesto adimensionale, inaspettato a tal punto da far balzare dalla sedia, brano che poi affronta in duello lovecraftiano la precedente My Curse per il trono di migliore canzone del disco. Risulta difficile spiegare le sensazioni provate da sezioni strumentali così intricate, violente e nichiliste. Una saggia scelta sarebbe quella di rimanerne sopraffatti e proseguire con l’ascolto.

La struttura dei brani che vanno dalla seconda alla penultima traccia è formata quasi sempre da un inizio più pacato e arpeggiato e da una conclusione circolare in cui i motivi summenzionati vengono ripetuti. Una struttura circolare che si ritrova nell’impostazione del disco, in quanto prima e ultima traccia -una encomiabile suite di otto minuti- iniziano entrambe senza troppi giri di parole e trovano uno sviluppo del songwriting quasi sovrapponibile. La circolarità dona un senso di ordine a un disco che di ordine ne ha poco, tanto che le stesse parole utilizzate per descrivere questo album risultano confusionarie. A tratti ci si perde leggendo questa recensione, a tratti ci si ritrova senza sapere realmente il motivo. Ascoltare Their Worm Never Dies è questo, è abbandonarsi all’adimensionalità e al dolore più radicato del vuoto cosmico. Persino un voto risulta difficoltoso e poco calzante per un’opera destinata -nonostante i suoi difetti- a chi non desidera mera violenza o semplici labirinti musicali. I Contrarian hanno composto qualcosa adatto a chi vuole provare esperienze differenti e innovative, nei loro aspetti positivi e negativi, i cui tratti musicali rimangono accostabili a tanti generi e band differenti ma in cui si ritrova una personalità capace di devastare tutto ciò che si ritrova davanti, non facendo nient’altro che suonare in mezzo alle macerie. Consigliato, controverso e spudorato, se questi tre aggettivi vi hanno incuriosito, la mia missione può essere definita conclusa positivamente, in caso contrario lo spazio continuerà noncurante a essere il teatro di mille orrori e follie.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
94.5 su 2 voti [ VOTA]
El Faffo
Lunedì 8 Aprile 2019, 0.07.50
3
Devastate, folle, capriccioso, a tratti insondabile completamente ma una gran sorpresa. Praticamente è, con gli A Novelist, l' unico Death che ascolto in repeat ultimamente. Con le debite differenze mi ha fatto lo stesso effetto che tanti anni Mi fecero gli Atheist . Grandi
DuceBoia
Sabato 6 Aprile 2019, 12.30.52
2
Uno dei lavori che sto apprezzando maggiormente quest' anno.
Tatore
Mercoledì 3 Aprile 2019, 8.35.25
1
Bello bello
INFORMAZIONI
2019
Willowtip Records
Prog Death
Tracklist
1. Vaskania (The Evil Eye)
2. Exorcism
3. My Curse
4. The Petition
5. Among the Misled
6. Their Worm Never Dies
7. Whomsoever Worships the Whiteworm
Line Up
Jim Tasikas (Chitarra)
Brian Mason (Chitarra)
Ed Paulsen (Basso)
George Kollias (Batteria/Voce)
 
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